Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

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All’Inpgi i controllati vogliono controllare il controllore

Lettera contro Abruzzo della presidente Macelloni. E si muovono pure i consiglieri della maggioranza

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Franco Abruzzo, giornalista economico e Sindaco dell’Inpgi

di Nicola BorziPaola D’Amico e Daniela StiglianoConsiglieri generali Inpgi

Può un controllato pretendere di controllare il controllore? Oppure chiedere al presidente dei controllori di “richiamare” uno di loro? La risposta, di norma, è no. Eppure, all’Inpgi sta accadendo pure questo. E sebbene l’Istituto di previdenza dei giornalisti ci abbia sorpresi ben più di una volta con la “creatività” della sua dirigenza in tema di interpretazione delle regole e di rifiuto della trasparenza, questa volta lo stupore lascia lo spazio all’indignazione civica.

Accade infatti che la presidente Marina Macelloni abbia scritto al neopresidente del Collegio dei sindaci, Paolo Reboani, per denunciare l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo, giornalista economico-finanziario in pensione, presidente emerito e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, e sindaco dell’Inpgi, ovvero controllore degli amministratori dell’Istituto. E ora sembra che anche alcuni consiglieri di amministrazione e generali della maggioranza si siano lamentati con lo stesso Reboani per gli identici motivi. Nel tentativo evidente di mettere il bavaglio a un collega che dice la sua, sì, anche sulle pensioni e sull’Inpgi. Ma senza mai violare la riservatezza sulle informazioni ricevute nella sua veste di sindaco dell’Istituto.

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Vademecum elezioni Inpgi: la guida completa che risponde a tutte le domande sul perché e per che cosa siamo chiamati a votare

100876-227di Inpgi-La Svolta

Come, dove e quando si vota per l’Inpgi? Ma anche: chi può votare e per quali candidati, quali sono gli organismi da rinnovare, quante persone li compongono e che poteri hanno, qual è il sistema elettorale, perché ci sono circoscrizioni regionali e collegi nazionali, si può dare o no un voto di lista, quante preferenze si possono esprimere e secondo quali regole saranno determinati gli eletti?

Inondati come mai prima d’ora da mail e messaggi elettorali da tutti i candidati, i giornalisti chiamati a scegliere chi gestirà per i prossimi quattro anni l’Istituto di previdenza, che versa in una situazione di oggettiva e profonda difficoltà, si fanno – qualcuno forse per la prima volta – molte domande.

Il vademecum che abbiamo realizzato vuole essere un contributo di chiarezza e un aiuto a votare con consapevolezza (e senza difficoltà). Perché la posta in gioco, questa volta, è troppo alta per rinunciare a partecipare e delegare ad altri la scelta di chi gestirà i nostri soldi e il nostro futuro.

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Riforma Inpgi, la stangata di Camporese & co. su contributi e pensioni future passa senza salvaguardie. Bocciate tutte le altre misure

imagedi Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsicandidata con Inpgi-La Svolta

Tutto come previsto. Le indicazioni del ministero del Lavoro (leggi qui) sono state fatte proprie dal ministero dell’Economia, ed entrambi hanno dato il via libera alla riforma Inpgi solo per le misure di incremento delle aliquote e diminuzione del calcolo delle future pensioni. Le misure negative, insomma. Che penalizzano i giornalisti (e solo in parte gli editori) per rimediare alla politica disastrosa degli ultimi otto anni.

Lo stop, ovvero la bocciatura di fatto, per tutto il resto è però confermato. No alla nuova età pensionabile a 66 anni, ritenuta troppo bassa. No ai nuovi requisiti per la pensione di anzianità, anch’essi considerati troppo “larghi”. No al prelievo sulle pensioni in essere, per i rischi di contenzioso. No, soprattutto, alle clausole di salvaguardia. E, unica nota davvero positiva, no alla indennità di disoccupazione rivista per l’ennesima volta all’ingiù per un risparmio di pochi spiccioli. Tutto rinviato ai prossimi vertici dell’Inpgi.

Non c’è insomma molto da essere allegri, né tantomeno da essere trionfanti per quest’ultimo regalo del Cda in scadenza, che in gran parte si ripresenta alle elezioni di fine febbraio. Anzi, coloro che si gaudiano oggi o non hanno capito bene (ed è grave) oppure sono ancora una volta degli irresponsabili verso i colleghi. Perché non dicono la verità: l’insipienza e l’arroganza di chi ha governato finora l’Inpgi non hanno permesso di trovare soluzioni correttive quando ancora si sarebbe potuto evitare il disastro. E di fatto ci hanno condotti ad avere condizioni da Inps pur restando apparentemente fuori dal sistema pubblico.

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Prepensionamenti, attesa finita per la Poligrafici: i Periodici Rcs ora primi della lista. E la continuità del piano di crisi “salva” la prenotazione del Sole

Aula vertenze LavoroI prepensionamenti vanno avanti. Tanto che la Poligrafici ha ottenuto l’assegnazione dei finanziamenti per gli ultimi 20 posti in attesa. E la lista delle richieste “prenotate” al ministero del Lavoro continua ad avere validità anche quando si va al rinnovo di stati di crisi giunti al termine dei due anni, in una continuità pienamente riconosciuta dagli uffici di Giuliano Poletti.

La mattina del 28 gennaio al ministero del Lavoro, nella sede di via Fornovo a Roma, due incontri successivi – per la Poligrafici e per Il Sole 24 Ore – hanno avviato le assegnazioni 2016 dei finanziamenti, segnando alcuni punti fermi per le procedure di ricorso ai prepensionamenti all’interno di stati di crisi.

In particolare, hanno messo a tacere definitivamente la voce, circolata nelle scorse settimane in base a un’errata interpretazione da parte di alcuni esponenti sindacali, che la “prenotazione” dei prepensionamenti potesse essere cancellata automaticamente nonostante la presentazione di un nuovo stato di crisi, facendo scivolare in fondo alla lista le richieste finora in testa.

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Le nostre pensioni, numeri e responsabili del disastro. #InpgiLaSvolta: il programma con le azioni da fare subito per garantire futuro e autonomia dell’Istituto

di Inpgi-La Svolta

Questi sono i numeri del dissesto dell’Inpgi, nell’andamento dal 2008 al 2015. Numeri che mettono a rischio le nostre pensioni, di oggi e soprattutto di domani:

Programma tabella def

I responsabili di questa gestione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti: sono Andrea Camporese, presidente dall’aprile 2008, e i consiglieri di amministrazione che gli sono stati più vicini, fingendo di non vedere il disastro annunciato e poi realizzatosi.

Noi di Inpgi-La Svolta vi raccontiamo come sono andate le cose. E quali sono le azioni urgenti che, se saremo eletti, ci impegniamo a portare avanti nei nostri primi 100 giorni all’Istituto. Con l’obiettivo di riportare i conti dell’Inpgi in salute e assicurare il futuro delle nostre pensioni, il sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, prestazioni e garanzie aggiuntive per freelance e collaboratori e l’autonomia del nostro Istituto.

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Riforma pensioni, l’Inpgi sapeva da settembre dei “no” di Poletti. Ma non l’ha detto a nessuno

IMG_1208Il primo giudizio sulla riforma delle pensioni dell’Inpgi da parte del ministero del Lavoro è arrivato il 22 settembre scorso. Con la richiesta di nuovi calcoli rispetto a quelli contenuti nel bilancio tecnico consegnato a fine giugno, in particolare limitando il tasso di interesse sul patrimonio al 3% rispetto al 4,6% ipotizzato dall’Istituto. Calcoli che sono stati inviati da via Nizza al dicastero di Giuliano Poletti il 9 novembre, nel silenzio più totale. Non l’hanno infatti saputo i giornalisti italiani tutti. Ma non risulta siano stati informati ufficialmente neppure il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale dell’Inpgi. O perlomeno non tutti i componenti dei due organismi.

A rivelarlo è la lettura integrale della comunicazione che il ministero del Lavoro ha inviato prima di Natale ai colleghi dell’Economia (in coda, il testo completo), di cui ha scritto per primo sul Sole 24 Ore di sabato 9 gennaio il collega Vitaliano D’Angerio (leggi qui). Nella lettera il giudizio degli uomini di Poletti è tranchant: “Si ritiene che la delibera CdA 24/2015, nella sua attuale formulazione, non possa avere ulteriore corso”. E scorrendo le lunghe pagine di missiva tra i due ministeri vigilanti si capisce il perché.

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Il ministero del Lavoro boccia la riforma dell’Inpgi: non risolve la situazione di squilibrio. La nuova manovra sarà affidata al prossimo Cda

imageSonora bocciatura per la riforma dell’Inpgi. La delibera varata dal Consiglio di amministrazione il 27 luglio scorso non passa l’esame del ministero del Lavoro, che sottolinea come non sia sufficiente a superare la “complessa situazione di squilibrio” dell’Istituto. E conclude con una formula lapidaria: “Si ritiene che la delibera del Cda, nella sua attuale formulazione, non possa avere ulteriore corso“.

A rivelarlo è un articolo del Sole 24 Ore in edicola oggi a firma di Vitaliano D’Angerio (a destra e in formato leggibile in fondo al testo), che riporta il contenuto della lettera inviata prima di Natale dal ministero guidato da Giuliano Poletti al Mef di Pier Carlo Padoan, a cui spetta un’ulteriore valutazione sui conti prospettici in base alla riforma e sulla stabilità futura dell’Inpgi. Anche sulla base delle nuove proiezioni attuariali sviluppate a inizio novembre con rendimento del patrimonio ridotto al 3% nominale rispetto al 4,6% considerato nelle ipotesi di luglio (leggi qui).

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Casse dell’Inpgi a secco. E il cda ora vuole disfarsi degli immobili per pagare pensioni e stipendi

IMG_1208di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Nel gergo tecnico della finanza si definisce – rigorosamente in inglese – “liabilities driven investing“, Ldi in sigla. Tradotto in italiano suona così: strategia di investimento guidata dalle passività. In parole povere significa: abbiamo finito i soldi e dobbiamo vendere i gioielli di famiglia per pagare i debiti. I debiti, in questo caso, si chiamano pensioni dei giornalisti, stipendi dei dipendenti e altre spese correnti. E i gioielli di famiglia sono il patrimonio dell’Inpgi, in particolare gli immobili.

Nei prossimi tre anni, tra il 2016 e il 2018, dovrebbero andare sul mercato tra 450 e 550 milioni di beni immobili dell’Istituto di previdenza, altri 120-150 milioni nei due anni successivi, per continuare con ulteriori cessioni per qualche centinaio di milioni fino al 2030. Non prima, però, di aver concluso rapidamente tutto il progetto di conferimento del mattone nel Fondo immobiliare “Giovanni Amendola”. E senza alcuna garanzia per il futuro dell’Inpgi e delle nostre pensioni.

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Fnsi paralizzata dallo scontro su Giulietti presidente: Capss e Lombarda insistono, i “dissidenti” non cedono. Caccia ai voti delle minoranze

imagedi Sergio Stella

Capss e Lombarda ci riprovano. Non contenti della brutta pagina del sindacato dei giornalisti scritta il 7 ottobre, con la maggioranza che ancora sostiene il segretario Raffaele Lorusso rintanata nelle stanze della Federazione o riunita al bar per far mancare il numero legale al Consiglio nazionale (come raccontato qui), quelli che si ritengono gli azionisti di riferimento – quasi i padroni – della Fnsi insistono nell’imporre il nome di Beppe Giulietti per la presidenza.

A una settimana dalla figuraccia nazionale, invece di provare a ritrovare l’unità interna, nella riunione della maggioranza che si è tenuta nella mattinata di ieri a Roma è andata in onda la replica degli incontri precedenti.

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Lotti cambierà i requisiti per i prepensionamenti. Ma che cosa potrebbe accadere agli stati di crisi in corso?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Il sottosegretario Luca Lotti
Il sottosegretario Luca Lotti

Nuovi requisiti di età e di contribuzione all’Inpgi per i giornalisti prepensionati. Li stabilirà il Governo secondo la proposta di legge sull’editoria in discussione al Parlamento, presentata dal Pd il 22 settembre scorso. La soddisfazione di chi – nella categoria – pensa più ai conti a breve termine dell’Inpgi che ai colleghi e al loro futuro è palpabile, anche se non espressa esplicitamente nelle dichiarazioni ufficiali. Forse nella speranza che lo stop tanto annunciato ai prepensionamenti arrivi per via legislativa.

In pochi, invece, sembrano interrogarsi sul destino dei molti stati di crisi in corso nelle testate e nelle aziende che, in attesa dei finanziamenti per l’uscita dei colleghi prepensionabili, hanno attivato ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà. E che, in assenza di quelle uscite, potrebbero ritrovarsi con il ricorso a soluzioni ben più traumatiche: il licenziamento di chi non avrà alcun paracadute.

Ma come potrebbero cambiare i requisiti per il prepensionamento dei giornalisti? E che impatto potrebbero subire le molte richieste in lista di attesa al ministero del Lavoro?

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Riforma Inpgi: sì, no, nì. Quale sarà il giudizio dei ministeri? Ecco gli scenari che si aprono. E i rischi che si corrono

IMG_1208Ma la riforma delle pensioni dell’Inpgi è già entrata in vigore? La domanda può apparire retorica, ingenua o fors’anche provocatoria. È però la prima cosa che viene da chiedersi ad ascoltare i discorsi dei colleghi. Siamo infatti tutti impegnati a fare i conti con norme future (disponibili a questo link) date per acquisite e in verità ancora incerte, perché varate dal Cda dell’Istituto il 27 luglio scorso ma non approvate dai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Mentre nessuno sembra più pensare a quello che prevedono le regole attuali, ancora pienamente in vigore (si possono consultare qui) Né tantomeno ai rischi di un giudizio non nettamente positivo da parte dei dicasteri vigilanti.

L’avvertimento è stato lanciato dallo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, presentando a giugno la sua riforma: i ministeri – ha spiegato – possono approvare la manovra così com’è, o rigettarla in toto, oppure dire sì ma imponendo una serie di correzioni, ritenendola di fatto non sufficiente a mettere i conti dell’Inpgi al sicuro. E che la riforma sia del tutto inutile a garantire la sostenibilità, perché studiata troppo tardi da chi ha in questi anni messo in ginocchio il nostro Istituto, è dimostrato dai calcoli ufficiali del bilancio tecnico del professor Marco Micocci (non reso pubblico dall’Istituto, ma rivelato su questo blog a questo link).

Che cosa accade, o potrebbe accadere, in ognuno di questi tre scenari? E come questo può condizionare le decisioni personali?

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Prepensionamenti: il costo medio ufficiale a fine 2014 è di 354 mila euro (compreso lo scivolo). Si riapre la partita?

imageÈ solo un passaggio, nelle 57 pagine del bilancio attuariale elaborato dal professor Marco Micocci. Ma basta per riaprire la partita sui prepensionamenti. In base ai dati forniti dall’Inpgi, infatti, l’attuario chiamato dall’Istituto a sostenere la sostenibilità dei conti con la riforma varata dal Cda il 27 luglio scorso (e ora al vaglio dei ministeri vigilanti) certifica anche il costo dei prepensionamenti a fine 2014.

Ebbene: facendo i calcoli in base alle sue cifre, l’importo complessivo risulterebbe di circa 354 mila euro per ognuno dei 386 giornalisti con età media di 62,4 anni che hanno lasciato il lavoro utilizzando le norme dell’articolo 37 della legge 416 del 1981 e che sono ancora a carico del fondo pubblico.

Un numero stranamente molto vicino ai 350 mila euro utilizzati nell’articolo pubblicato su questo sito nello scorso giugno con il titolo Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono. E curiosamente lontano dai 467 mila euro apparsi nella replica dell’Istituto e comunicati per mail agli uffici del governo nel giugno 2014, come rivelato dall’Inpgi in una successiva precisazione.

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Inpgi, i calcoli dell’attuario: default nel 2030 senza interventi, ma la riforma è solo il preludio a future manovre

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Marco Micocci, professore di Statistica e attuario dell'Inpgi
Marco Micocci, attuario dell’Inpgi
Dritti verso il default. A restare fermi, senza fare nulla ma anzi rassicurando i giornalisti italiani sulla “salute” dei conti e delle pensioni come hanno fatto negli ultimi anni, i vertici dell’Inpgi avrebbero portato il patrimonio dell’Istituto ad annullarsi entro il 2030, molto probabilmente anche prima, e a dichiarare fallimento.

La riforma appena approvata dal Cda, e ora al vaglio dei ministeri vigilanti (del Lavoro e dell’Economia), migliora la situazione. Ma non è per nulla risolutiva. E costituisce solo il preludio a nuovi interventi da qui al 2020. Le uscite previdenziali continuano infatti a superare le entrate per contributi fino al 2044, le prestazioni e i costi di struttura vengono quindi pagate erodendo il patrimonio e facendo conto sul rendimento degli investimenti immobiliari e mobiliari, anche se le casse dell’Inpgi si assottigliano senza annullarsi mai completamente. Questo però a fronte di tali e tante condizioni da non far dormire sonni tranquilli a nessuno.

A mettere sull’avviso per il futuro dell’Istituto è Marco Micocci, ovvero il professore con cattedra di Matematica finanziaria e attuariale all’università di Cagliari, a cui è stato affidato il compito di sostenere con proiezioni attuariali a 50 anni la validità della manovra varata il 27 luglio.

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