Prepensionamenti, i 23 milioni della Finanziaria lasciano fuori 300 in attesa

A gennaio prime convocazioni al ministero del Lavoro. L’incognita del decreto che cambierà i requisiti e della riforma Inpgi

I 23 milioni di euro in cinque anni stanziati nella legge di Bilancio 2017 a carico della presidenza del Consiglio basteranno a coprire forse nemmeno il 20% dei 377 prepensionamenti in lista da attesa. Lasciandone fuori circa 300. A cui rimarrà qualche speranza di rientrare in gioco con i cosiddetti “inoptati”, posti prenotati ma poi non utilizzati grazie a uscite ad altro titolo. A meno che non si riesca a trovare, in altro modo, quel centinaio di milioni necessari a soddisfare tutti.

A gennaio dovrebbero comunque partire le prime convocazioni al ministero del Lavoro per l’assegnazione dei finanziamenti «in ordine di presentazione delle richieste», come recita la norma. Due incognite condizioneranno però numero di uscite e costo per ogni giornalista prepensionato: i nuovi requisiti che il governo dovrà stabilire in uno dei decreti della legge sull’Editoria e l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia prevista dalla riforma dell’Inpgi varata a fine settembre dal Consiglio di amministrazione di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti. Ecco perché, chi può andare via con le attuali norme sta facendo i suoi calcoli. Mentre a muoversi d’anticipo con determinazione è stata la Rai, che ha varato da qualche settimana un piano di incentivazioni all’esodo per circa cento colleghi con i requisiti per la pensione di anzianità.

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I Cdr chiedono a Fnsi e Inpgi di rinviare la riforma delle pensioni e di aprire il dibattito tra i giornalisti

Fermatevi e discutiamone insieme per “introdurre elementi di maggiore equità e sostenibilità“. Ovvero: la riforma delle pensioni messa a punto dal Cda dell’Inpgi (e in approvazione nella riunione del 28 settembre prossimo) così com’è proprio non va (leggi qui).

L’ordine del giorno presentato mercoledì scorso, 21 settembre, all’Assemblea dei Comitati e Fiduciari di redazione, convocata a Roma insieme con la Commissione contratto Fnsi-Fieg, in poche righe dice tutto e anche di più (testo completo in fondo al pezzo).

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Inpgi, pronta la nuova riforma: in pensione a 66 anni e 7 mesi con il contributivo. Stretta sulle uscite anticipate e salvaguardia per pochi

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Si alza il velo sulla nuova riforma Inpgi. E per le pensioni dei giornalisti dal gennaio 2017 arrivano le regole Inps e le misure più “cattive” della manovra Fornero. In qualche caso, persino peggiorate. Contributivo per tutti, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà. Certo, qualche mini-salvaguardia è prevista e si ipotizza un triennio di progressivo “assestamento”. Ma l’impianto replica al 90% le norme Inps. E lo scalone c’è da subito. In particolare per le donne, che nello spazio di un mattino passeranno dai 62 ai 64 anni per accedere alla pensione di vecchiaia, dopo altri 12 mesi saliranno in un sol colpo a 65 anni e 7 mesi, per ritrovarsi equiparate definitivamente agli uomini nel 2019, con il requisito di 66 anni e 7 mesi.

Le modifiche delle prestazioni messe a punto in gran segreto (ma con scarsa fantasia) negli ultimi mesi sono state illustrate alle Commissioni consultive Inpgi competenti l’8 e il 9 settembre (Previdenza e Occupazione). E giovedì prossimo, 15 settembre, la riforma verrà presentata alla Giunta della Fnsi e quindi alla Fieg per il parere (non vincolante) delle parti sociali obbligatorio per legge. Qualcosa, insomma, potrebbe ancora cambiare prima del 29 settembre, quando è in programma il Consiglio di amministrazione per l’approvazione finale. E anche fosse tutto confermato e infine deliberato dal Cda dell’Inpgi, non è detto che i ministeri vigilanti diranno sì all’intera manovra. Ma già così ce n’è abbastanza per disegnare un futuro quantomeno povero e incerto per le pensioni dei giornalisti. Senza peraltro alcuna certezza di mettere in sicurezza i conti disastrati del nostro Istituto. Anzi.

Vediamo, punto per punto, che cosa prevede la nuova ipotesi di riforma dell’Inpgi.

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Inpgi, Cda al via. Idee e promesse di (alcuni) consiglieri di amministrazione. Già tradite

IMG_1208I giornalisti? Quando devono conquistare voti e poltrone, sono capaci di comportarsi peggio dei peggiori politici: parole, rassicurazioni e promesse prima, “dimenticanze” dopo. Addirittura a distanza di pochissime ore. L’ultima dimostrazione arriva dall’Inpgi.

Un esempio per tutti? Marina Macelloni e Paolo Serventi Longhi hanno assicurato al Consiglio generale riunito il 22 marzo per eleggere il nuovo Consiglio di amministrazione che il Cda si sarebbe occupato subito della costituzione di parte civile nel processo Sopaf. Ma dopo qualche giorno, tutto è stato contraddetto. E, nonostante la richiesta formale di due consiglieri, l’argomento non è all’ordine del giorno della prima riunione, che si terrà oggi, 7 aprile, per eleggere presidente e vicepresidenti.

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Stigliano: Come possiamo decidere il futuro dell’Inpgi senza conoscere quel che è davvero accaduto?

Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento di Daniela Stigliano al Consiglio generale dell’Inpgi del 22 marzo 2016, pronunciato a braccio nel dibattito che ha preceduto l’elezione dei dieci componenti giornalisti del Consiglio di amministrazione dell’Istituto (leggere qui)

Stigliano video 2di Daniela StiglianoConsigliere generale per Inpgi-La Svolta

Mi fa piacere che Marina Macelloni, che io conosco da oramai più di 32 anni, avendo fatto con lei la scuola di giornalismo Ifg di Milano nel biennio 1983-85, dica che è arrivata qui che era ancora “bambina” (parlando di 16 anni fa, ndr), cosa che consola anche me che sono un po’ più giovane di lei, però fa anche capire quanto la direzione verso una discontinuità sia molto distante.

Colleghi, quando ci troviamo in questi consessi, all’improvviso molti di noi dimenticano la professione che facciamo. Dimentichiamo di comprendere i meccanismi, di valutarli e di sentire l’esigenza di avere delle carte su cui discutere. O di verificare quello che viene detto da più parti, che è il nostro mestiere. Noi sappiamo benissimo che, da molto tempo, Marina Macelloni  – che ha appena dichiarato “non sono una sua fedelissima ma sono leale” – è la candidata del presidente uscente Andrea Camporese. E questo non può non essere considerato oggi.

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#ElezioniInpgi, week end di voto ai seggi. Daniela Stigliano: “Nessuna fiducia a chi ci ha tradito, difendiamo le nostre pensioni”

100876-227di Daniela Stigliano – candidata al Consiglio generale in Lombardia nella lista Inpgi-La Svolta

Care colleghe, cari colleghi,

vi rinnovo il mio appello in questo week end di voto ai seggi (per la Lombardia, a Milano in viale Monte Santo 7). Oggi e domani – dalle 10 alle 20 – potete ancora scegliere di dare una vera svolta alla gestione dell’Inpgi. Una svolta concreta, che è soltanto nelle vostre, nelle nostre mani.

Il voto online ha visto una partecipazione ancora esigua di giornalisti: appena il 16% degli elettori. Per questo, voglio provare – una seconda e ultima volta – a raggiungere con queste mie parole i molti, troppi colleghi, che preferiscono lasciare ad altri il compito di decidere del proprio futuro. Voglio ripetervi perché no, questa volta davvero non si può rinunciare a votare. Perché in gioco ci sono i nostri soldi, le nostre pensioni di domani, la speranza di avere una pensione.

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Fabio Benati: Struzzi, formiche e cicale. Il day-after del rinvio a giudizio del presidente dell’Inpgi Camporese

Benati fotodi Fabio Benaticdr Lombardia Notiziecandidato Inpgi-La Svolta

Il day-after del rinvio a giudizio del presidente dell’Inpgi Andrea Camporese, accusato di corruzione e truffa ai danni del nostro Istituto di previdenza, impone alcune considerazioni.

Non entrando nel merito della vicenda – che sarà chiarita dalla magistratura nel corso del processo che si aprirà a Milano il 21 aprile, quindi oltre le elezioni per il rinnovo delle cariche Inpgi di fine febbraio – credo sia il caso invece di soffermarsi sulle reazioni che la notizia ha suscitato.

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Riforma pensioni, l’Inpgi sapeva da settembre dei “no” di Poletti. Ma non l’ha detto a nessuno

IMG_1208Il primo giudizio sulla riforma delle pensioni dell’Inpgi da parte del ministero del Lavoro è arrivato il 22 settembre scorso. Con la richiesta di nuovi calcoli rispetto a quelli contenuti nel bilancio tecnico consegnato a fine giugno, in particolare limitando il tasso di interesse sul patrimonio al 3% rispetto al 4,6% ipotizzato dall’Istituto. Calcoli che sono stati inviati da via Nizza al dicastero di Giuliano Poletti il 9 novembre, nel silenzio più totale. Non l’hanno infatti saputo i giornalisti italiani tutti. Ma non risulta siano stati informati ufficialmente neppure il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale dell’Inpgi. O perlomeno non tutti i componenti dei due organismi.

A rivelarlo è la lettura integrale della comunicazione che il ministero del Lavoro ha inviato prima di Natale ai colleghi dell’Economia (in coda, il testo completo), di cui ha scritto per primo sul Sole 24 Ore di sabato 9 gennaio il collega Vitaliano D’Angerio (leggi qui). Nella lettera il giudizio degli uomini di Poletti è tranchant: “Si ritiene che la delibera CdA 24/2015, nella sua attuale formulazione, non possa avere ulteriore corso”. E scorrendo le lunghe pagine di missiva tra i due ministeri vigilanti si capisce il perché.

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Il ministero del Lavoro boccia la riforma dell’Inpgi: non risolve la situazione di squilibrio. La nuova manovra sarà affidata al prossimo Cda

imageSonora bocciatura per la riforma dell’Inpgi. La delibera varata dal Consiglio di amministrazione il 27 luglio scorso non passa l’esame del ministero del Lavoro, che sottolinea come non sia sufficiente a superare la “complessa situazione di squilibrio” dell’Istituto. E conclude con una formula lapidaria: “Si ritiene che la delibera del Cda, nella sua attuale formulazione, non possa avere ulteriore corso“.

A rivelarlo è un articolo del Sole 24 Ore in edicola oggi a firma di Vitaliano D’Angerio (a destra e in formato leggibile in fondo al testo), che riporta il contenuto della lettera inviata prima di Natale dal ministero guidato da Giuliano Poletti al Mef di Pier Carlo Padoan, a cui spetta un’ulteriore valutazione sui conti prospettici in base alla riforma e sulla stabilità futura dell’Inpgi. Anche sulla base delle nuove proiezioni attuariali sviluppate a inizio novembre con rendimento del patrimonio ridotto al 3% nominale rispetto al 4,6% considerato nelle ipotesi di luglio (leggi qui).

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Riforma Inpgi: sì, no, nì. Quale sarà il giudizio dei ministeri? Ecco gli scenari che si aprono. E i rischi che si corrono

IMG_1208Ma la riforma delle pensioni dell’Inpgi è già entrata in vigore? La domanda può apparire retorica, ingenua o fors’anche provocatoria. È però la prima cosa che viene da chiedersi ad ascoltare i discorsi dei colleghi. Siamo infatti tutti impegnati a fare i conti con norme future (disponibili a questo link) date per acquisite e in verità ancora incerte, perché varate dal Cda dell’Istituto il 27 luglio scorso ma non approvate dai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Mentre nessuno sembra più pensare a quello che prevedono le regole attuali, ancora pienamente in vigore (si possono consultare qui) Né tantomeno ai rischi di un giudizio non nettamente positivo da parte dei dicasteri vigilanti.

L’avvertimento è stato lanciato dallo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, presentando a giugno la sua riforma: i ministeri – ha spiegato – possono approvare la manovra così com’è, o rigettarla in toto, oppure dire sì ma imponendo una serie di correzioni, ritenendola di fatto non sufficiente a mettere i conti dell’Inpgi al sicuro. E che la riforma sia del tutto inutile a garantire la sostenibilità, perché studiata troppo tardi da chi ha in questi anni messo in ginocchio il nostro Istituto, è dimostrato dai calcoli ufficiali del bilancio tecnico del professor Marco Micocci (non reso pubblico dall’Istituto, ma rivelato su questo blog a questo link).

Che cosa accade, o potrebbe accadere, in ognuno di questi tre scenari? E come questo può condizionare le decisioni personali?

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Prepensionamenti: il costo medio ufficiale a fine 2014 è di 354 mila euro (compreso lo scivolo). Si riapre la partita?

imageÈ solo un passaggio, nelle 57 pagine del bilancio attuariale elaborato dal professor Marco Micocci. Ma basta per riaprire la partita sui prepensionamenti. In base ai dati forniti dall’Inpgi, infatti, l’attuario chiamato dall’Istituto a sostenere la sostenibilità dei conti con la riforma varata dal Cda il 27 luglio scorso (e ora al vaglio dei ministeri vigilanti) certifica anche il costo dei prepensionamenti a fine 2014.

Ebbene: facendo i calcoli in base alle sue cifre, l’importo complessivo risulterebbe di circa 354 mila euro per ognuno dei 386 giornalisti con età media di 62,4 anni che hanno lasciato il lavoro utilizzando le norme dell’articolo 37 della legge 416 del 1981 e che sono ancora a carico del fondo pubblico.

Un numero stranamente molto vicino ai 350 mila euro utilizzati nell’articolo pubblicato su questo sito nello scorso giugno con il titolo Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono. E curiosamente lontano dai 467 mila euro apparsi nella replica dell’Istituto e comunicati per mail agli uffici del governo nel giugno 2014, come rivelato dall’Inpgi in una successiva precisazione.

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Escamotage per le “esodate”: sì alla pensione a 60 anni se si chiede entro dicembre di pagare i contributi volontari

L’Inpgi ci mette una pezza. Dopo le proteste arrivate da più parti e la denuncia di Unità Sindacale, è stato costretto a trovare un escamotage per permettere a tutte le colleghe senza occupazione e con almeno 20 anni di contributi di andare in pensione a 60 anni di età entro il 2021. Anche se non avevano finora fatto richiesta di prosecuzione volontaria della contribuzione.

Come? Basterà presentare la domanda entro il prossimo dicembre e chiedere di retrodatare la prosecuzione di un semestre. Si rientrerebbe così di diritto nella clausola di salvaguardia, che mette appunto come condizione di aver versato almeno un contributo prima della data di approvazione della riforma da parte del cda dell’Inpgi, cioè il 27 luglio scorso. Questo se, beninteso, i ministeri vigilanti approveranno la riforma.

Ecco in ogni caso i passi da fare.

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Inpgi, i calcoli dell’attuario: default nel 2030 senza interventi, ma la riforma è solo il preludio a future manovre

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Marco Micocci, professore di Statistica e attuario dell'Inpgi
Marco Micocci, attuario dell’Inpgi
Dritti verso il default. A restare fermi, senza fare nulla ma anzi rassicurando i giornalisti italiani sulla “salute” dei conti e delle pensioni come hanno fatto negli ultimi anni, i vertici dell’Inpgi avrebbero portato il patrimonio dell’Istituto ad annullarsi entro il 2030, molto probabilmente anche prima, e a dichiarare fallimento.

La riforma appena approvata dal Cda, e ora al vaglio dei ministeri vigilanti (del Lavoro e dell’Economia), migliora la situazione. Ma non è per nulla risolutiva. E costituisce solo il preludio a nuovi interventi da qui al 2020. Le uscite previdenziali continuano infatti a superare le entrate per contributi fino al 2044, le prestazioni e i costi di struttura vengono quindi pagate erodendo il patrimonio e facendo conto sul rendimento degli investimenti immobiliari e mobiliari, anche se le casse dell’Inpgi si assottigliano senza annullarsi mai completamente. Questo però a fronte di tali e tante condizioni da non far dormire sonni tranquilli a nessuno.

A mettere sull’avviso per il futuro dell’Istituto è Marco Micocci, ovvero il professore con cattedra di Matematica finanziaria e attuariale all’università di Cagliari, a cui è stato affidato il compito di sostenere con proiezioni attuariali a 50 anni la validità della manovra varata il 27 luglio.

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Il Cda Inpgi come la Fornero: crea esodate. A rischio centinaia di giornaliste

IMG_1208Donne, con poco meno di 60 anni, oltre 20 di contributi previdenziali, che hanno perso o lasciato il lavoro in aziende in crisi nella convinzione della vicina pensione, ma dovranno ora attendere sette, otto, anche nove anni prima di ottenere l’assegno. Sono decine, forse centinaia, in tutta Italia, le giornaliste esodate create dal Cda dell’Inpgi con la riforma approvata il 27 luglio e ora al vaglio dei ministeri vigilanti.

Senza lavoro, senza reddito, spesso unica fonte di guadagno in famiglia, si stanno rivolgendo in questi giorni agli uffici dell’Istituto per capire quale sarà il loro destino. E ottengono la risposta peggiore: loro no, non sono comprese nelle clausole di salvaguardia previste per altre colleghe e per i colleghi. Anche se gli stati di crisi che hanno subìto sono precedenti alla delibera del Cda, anche se hanno vissuto mesi in cassa integrazione, anche se hanno concordato uscite incentivate nell’ambito di accordi sindacali. Per loro, non c’è niente da fare.

Come è potuto accadere tutto questo? E che cosa si potrebbe fare per rimediare?

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Avviso ai Cdr: inviate all’Inpgi entro l’1 settembre gli accordi di cigs, solidarietà o incentivazione all’esodo. Altrimenti, niente deroghe (divenute discriminatorie)

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Le clausole modificate per le pensioni di anzianità con abbattimenti permanenti

La riforma delle nostre pensioni deve passare ancora al vaglio dei ministeri vigilanti, e non è detto che venga infine approvata, ma l’Inpgi impone comunque tempi incomprensibilmente stretti ai colleghi che potrebbero aver bisogno di usufruire delle clausole di salvaguardia contenute nella delibera del Consiglio di amministrazione del 27 luglio. Gli accordi di cigs o per i contratti di solidarietà e quelli collettivi o individuali per incentivazione all’esodo, prima di tutto, devono essere stati sottoscritti obbligatoriamente prima della data di delibera, inoltre dovranno essere inviati in via Nizza 35 “entro e non oltre il 01/09/2015“, come scritto nel regolamento modificato (ma non ancora in vigore) e come si sottolinea anche in una comunicazione inviata il 29 luglio a Fnsi, Associazioni di stampa e fiduciari Inpgi per la sua diffusione, ma non pubblicata (al momento) sul sito dell’Istituto.

Perché il paletto del 27 luglio e non dalla data di approvazione finale della riforma? E perché tanta fretta, come se gli accordi potessero scappare o essere nel frattempo modificati? Questo nessuno lo spiega. A meno di non pensare al timore di un esodo di massa. Di certo, dare l’annuncio a fine luglio e imporre una scadenza entro agosto potrebbe trovare molti giornalisti e loro rappresentanti “distratti” dalle ferie, e quindi “ridurre” il numero di possibili aventi diritto alla deroga. Senza considerare che questa regola non vale per tutti. È già questa è una fastidiosa discriminazione.

Chi è dunque interessato a queste deroghe? E che cosa esattamente bisogna inviare all’Inpgi? Proviamo a definirlo bene.

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Ritocchi positivi minimi, stretta sulla disoccupazione, penalizzazione per i redditi più alti: quello che sappiamo della (possibile) riforma Inpgi

IMG_0731di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Una strada più lenta e capace di maggiori risparmi nel breve periodo (ma non nel lungo) verso l’età pensionabile, di anzianità (per tutti) e di vecchiaia (solo per le donne). Cinque anni di “grazia” per il ritiro a qualsiasi età con 40 anni di contribuzione, per evitare la corsa alla pensione entro dicembre di quest’anno. Un ennesimo taglio drastico all’indennità di disoccupazione. Contributo di solidarietà sulle pensioni confermato, con la garanzia però dell’assegno sociale minimo (6 mila euro lordi annui). E una pesante penalizzazione – che non appare in nessun comunicato – per chi ha redditi sopra gli 84 mila euro lordi l’anno, “stangato” con un’aliquota di rivalutazione di appena lo 0,78.

Sono i ritocchi dell’ultim’ora apportati dal consiglio di amministrazione dell’Inpgi alla riforma delle nostre pensioni prima di approvarla a maggioranza. Che non risolvono davvero nessuno dei temi posti da più parti della categoria nelle ultime settimane. Né sgombrano il campo dai dubbi dei giornalisti sul futuro proprio e dell’Istituto di previdenza. Anzi.

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Inpgi, Camporese “brucia” 100 milioni di euro in 32 giorni: investimenti venduti per pagare tasse, quattordicesime e l’anticipo dell’ex fissa

Andrea Camporese
Andrea Camporese

Quasi 100 milioni in 32 giorni. È la quantità di patrimonio “bruciata“, con tre diverse delibere, dal presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, tra il 29 maggio e il 30 giugno scorsi, per far fronte ai drammatici problemi di liquidità che l’Inpgi deve affrontare oramai da tempo e in particolare per pagare tasse, quattordicesima ai pensionati e l’anticipo dell’ex fissa. Tre diverse operazioni che il Consiglio di amministrazione riunito il 27 luglio in via Nizza ha ratificato, subito dopo aver varato a maggioranza (con nove sì, due no, l’astensione critica della rappresentante dei ministeri vigilanti, Fiorella Kostoris, e l’assenza dei due uomini della Fieg e di un consigliere giornalista) la riforma delle nostre pensioni.

L’uomo che, secondo l’epopea narrata dai suoi estimatori, avrebbe fatto “guadagnare” alla Cassa previdenziale dei giornalisti 500 milioni di euro grazie alla rivalutazione (su carta) degli immobili conferiti al Fondo Amendola, sta in verità dissolvendo il patrimonio più liquido dell’Inpgi, quello investito in fondi, perché le entrate contributive non sono in grado di far fronte alle diverse voci di uscita. Non una novità dell’ultim’ora, certo, ma una verità negata con forza dai vertici dell’Istituto, per anni e pure ultimamente. E che la riforma tardiva appena varata dal cda, se sarà approvata dai ministeri vigilanti, non riuscirà a contrastare efficacemente.

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Riforma Inpgi, Lorusso e la sfera di cristallo: per il sito Fnsi l’ok è già sicuro

Schermata 2015-06-26 a 11.07.27Inutile leggere, scrivere, riunirsi in assemblea! L’ok alla riforma dell’Inpgi arriverà comunque a metà luglio. A dare la notizia è il sito della Fnsi, il cui direttore responsabile è il segretario generale della Federazione nazionale della stampa, Raffaele Lorusso. L’annuncio campeggia, fisso dal 23 giugno sotto il rullo delle quattro news su sfondo blu, nell’home page (foto in alto). Ed è stato inviato per newletter quello stesso giorno (foto a destra).

Il titolo è chiarissimo: l’Inpgi ha preparato la manovra di riequilibrio dei conti, l’ha inviata a Fieg e Fnsi, ma a metà luglio comunque la varerà (addirittura in anticipo sui tempi già stretti annunciati nelle riunioni del 9 giugno). A che cosa servono, dunque, le assemblee, le prese di posizione, i documenti che stanno circolando, di appoggio o di critica poco importa, su quelle che lo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, definisce nel testo inviato alle parti sociali “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale“?

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Inpgi, che cosa dobbiamo aspettarci dalla riforma?

di Sergio Stella

inpgi.jpg_694560180Sette pagine fitte di motivazioni e dati in gran parte già noti ma rielaborati ad hoc per sostenere le ragioni della vicina riforma. E sette punti stringatissimi che annunciano che cosa prevede “l’attuale livello di avanzamento della discussione interna al Cda” dell’Inpgi. Alzi la mano chi ha capito, tra i giornalisti italiani, che cosa ci aspetta dall’intervento su pensioni e ammortizzatori sociali! Probabilmente, lo hanno capito in pochi anche nel Consiglio generale del 27 maggio (che ha approvato il bilancio 2014 con sole cinque astensioni), se le uniche voci che si sono levate sono andate nella direzione di un rinnovato no alla riduzione delle pensioni in essere e a generiche affermazioni politiche

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