Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

Il sorpasso
Il primo sorpasso in classifica si è consumato nel silenzio, senza che tutti gli attori coinvolti se ne rendessero davvero conto: il Messaggero, il Gazzettino e l’Unione Sarda hanno ottenuto a gennaio i prepensionamenti richiesti (rispettivamente 34, 19 e 17), prima quindi del previsto Sole 24 Ore, che ha comunque ottenuto i suoi 28 posti a inizio febbraio, senza subire danni.

Ma è il secondo sorpasso, non ancora operativo, che sta sconquassando la Federazione degli editori: il Corriere della Sera e l’Editoriale San Paolo (che pubblica tra gli altri Famiglia Cristiana) dovrebbero infatti scalare una quindicina di posizioni, scavalcando altrettante aziende in attesa ed esaurendo tutti i posti rimasti (ne hanno chiesti rispettivamente 37 e 10). I retrocessi non ci stanno: guidati da Hearst magazines Italia, prima della lista dopo Il Sole 24 Ore in base al vecchio ordine, sono decisi a rivolgersi al Tar. Ed è bastato ventilare la minaccia per fermare il ministero del Lavoro, che ha bloccato di fatto la concessione dei finanziamenti, forse per non rischiare l’annullamento dei decreti.

Una situazione kafkiana che non danneggia soltanto le aziende. Soprattutto, crea incertezze e scompiglio tra i giornalisti coinvolti, i prepensionabili e tutti gli altri in cigs o solidarietà, che alla fine degli stati di crisi potrebbero ritrovarsi a fare i conti con esuberi strutturali dichiarati nel piano senza che le uscite siano effettivamente avvenute. E senza la certezza che il proprio editore non esiga una riduzione dell’organico a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo.

Ordine in lista
Come è potuto accadere tutto questo? Per ricostruire bene la complessa questione, bisogna tornare indietro nel tempo a una circolare interpretativa del ministero del Lavoro emessa a fine 2013 quando la disponibilità di prepensionamenti iniziò a diventare limitata e iniziarono le “prenotazioni” dei finanziamenti. La circolare chiariva che si potevano presentare i piani di crisi al ministero e, verificata la mancanza di posizioni per i prepensionamenti, optare per il contratto di solidarietà al posto della cassa integrazione prevista dalla legge 416/81 in attesa dell’arrivo dei finanziamenti.

Si «staccava il bigliettino», insomma. Prenotando i posti ed entrando nella lista che a fine 2016 era arrivata al numero di quasi 380 posizioni. Il meccanismo ha funzionato fino alla scorso dicembre. Qualcuno addirittura, come Repubblica, è riuscito a far valere la prenotazione a febbraio 2015 senza aver avviato alcun ammortizzatore sociale tra la presentazione del piano al ministero e la successiva chiamata.

A cambiare tutto è stato il varo della Finanziaria 2017, e la sua interpretazione da parte del dicastero di Poletti per l’assegnazione dei 23 milioni. In base alle nuove regole fissate, appunto, non basta più aver «staccato il bigliettino», ma bisogna anche aver avviato la cigs. Il contratto di solidarietà non è più sostitutivo della cassa integrazione. E, di conseguenza, il nuovo ordine di concessione dei prepensionamenti è in base alla data di attivazione della cigs.

La nuova graduatoria
Ebbene: subito dopo il Messaggero, il Gazzettino e l’Unione Sarda, i primi ad aver attivato la cigs risultano Rcs-Corriere della Sera ed Editoriale San Paolo, rispettivamente a settembre 2015 e a gennaio 2016, che avrebbero dunque conquistato il diritto a veder firmati per primi i decreti di concessione dei prepensionamenti. Anzi: il Corriere è in cigs addirittura da prima del Sole 24 Ore, e forse per questo l’ipotesi più palusibile è che i 28 prepensionamenti autorizzati a febbraio per il quotidiano di Confindustria siano imputabili a inoptati e non alle disponibilità della Finanziaria 2017. Esattamente come gli ultimi 3 dei Periodici di Rcs arrivati a fine gennaio.

Il quotidiano di Rcs dovrebbe aggiudicarsi gli ultimi 24 posti della Finanziaria 2017 e attendere poi gli eventuali inoptati, che potrebbero arrivare presto, per esempio dalle posizioni non utilizzate dal Messaggero, che ha chiuso il suo stato di crisi a novembre 2016 e nel giro di un mese dovrebbe rivelare il numero dei reali prepensionamenti attuati. Poi sarebbe la volta di Famiglia Cristiana. E solo a questo punto arriverebbe il turno della Hearst. Che ha in corso uno stato di crisi rinnovato con cigs (dopo anni di solidarietà) nello scorso gennaio, per un solo anno, e vede a rischio i suoi 15 prepensionamenti, che fino a qualche settimana fa sembravano a portata di mano. Non a caso, è l’azienda più determinata ad andare fino in fondo nella contestazione del nuovo meccanismo.

Doppio binario
La nuova interpretazione ministeriale, però, vale solo per i 23 milioni della Finanziaria 2017, e non anche per il passato. Questo significa che gli eventuali inoptati della tornata precedente continuano a essere assegnati in base alla vecchia lista. Un vero e proprio doppio binario, che spiega perché Il Sole 24 Ore non è stato scalzato dal Corriere della Sera.

Hearst si trova in pole position, se dovessero arrivare nuovi inoptati di pensionamenti concessi con il vecchio metodo (quelli pre-Messaggero, per intenderci). Ma potrebbe dover aspettare troppo. E, comunque, rimarrebbe il problema di tutte le altre aziende che sono ancora in contratto di solidarietà. Come l’Ansa, che di prepensionamenti ne ha chiesti 60, o come Mattino, Mondadori e Gazzetta del Mezzogiorno, che ne aspettano 19 a testa.

Lettere e diplomazia
Gli effetti devastanti della nuova interpretazione ministeriale non sono stati subito chiari. Anche perché i decreti autorizzativi dei prepensionamenti per il Messaggero, il Gazzettino e l’Unione Sarda sono stati firmati senza riconvocare le parti al ministero del Lavoro, sembra per una esplicita indicazione in questo senso arrivata dall’Inpgi.

In ogni caso, quando Fieg e Fnsi hanno compreso bene la portata della questione, hanno cercato di correre ai ripari. Prima con incontri informali e più diplomatici con i funzionari del ministero in via Fornovo. Poi con lettere a firma congiunta, indirizzate agli stessi funzionari e infine al ministro Poletti in persona. Sembra senza ricevere, al momento, risposta formale. Ma con la conseguenza di uno stop al via libera ai prepensionamenti del Corriere.

In attesa dei decreti
Quello che tutti sembrano attendere è il varo dei decreti della legge sull’Editoria, che devono vedere la luce entro metà maggio. E che dovrebbero concedere, tra le altre cose, nuovi finanziamenti, tanto da coprire l’intera lista di attesa. A quel punto, di fronte alla certezza per tutti di ottenere i prepensionamenti, l’ordine di chiamata al ministero non importerebbe più molto. E così tutto potrebbe essere risolto prima dell’estate.

A conti fatti, dovrebbero bastare una sessantina di milioni pubblici per far fronte ai circa 250 prepensionamenti in lista non coperti dalla Finanziaria 2017. Se i 23 milioni della Finanziaria 2017, secondo i calcoli comunicati dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, in base a dati Inpgi, corrispondono a 94 uscite, altri 61 milioni sarebbero sufficienti per tutti gli altri. Senza contare eventuali inoptati, che ridurrebbero la cifra.

Requisiti vecchi o nuovi?
C’è però un ulteriore nodo che si potrebbe aprire, con i decreti sull’Editoria, e che bisognerebbe sciogliere al più presto: i requisiti anagrafici e contributivi dei giornalisti per accedere al prepensionamento. Oggi sono pari rispettivamente a un minimo di 58 e 18 anni. Ma i decreti dovranno intervenire anche su questo punto, innalzando l’età probabilmente fino a 61 o 62 anni e portando il numero di contributi a 25 anni.

A rigor di logica, chi otterrà le posizioni per inoptati di vecchi piani e per i finanziamenti della Finanziaria 2017 dovrebbe aver diritto a conservare comunque i requisiti attuali. Mentre chi usufruirà dei soldi messi in campo dai decreti sull’Editoria potrebbe vedersela con i nuovi requisiti. E questo determinerebbe ulteriori discriminazioni e differenze tra colleghi e tra aziende.

In ogni caso, un pasticciaccio brutto. Per evitarlo, bisognerebbe tracciare una linea sui piani di crisi attualmente in lista e assicurare a tutti identico trattamento: ovvero, i requisiti attuali restano validi fino a smaltimento completo. Questa appare l’unica strada non “cruenta” possibile per riportare la pace tra gli editori. E, soprattutto, dare qualche certezza in più alle centinaia di giornalisti coinvolti.

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