Pensioni dopo le riforme: una guida (minima) per non fare confusione

Manovra Inpgi e decreto Lotti (con la “manovrina” d’estate) hanno rivoluzionato la nostra previdenza. Raccapezzarsi tra regole, deroghe e salvaguardie non è facile. E non tutto è come appare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

La riforma dell’Inpgi e le nuove regole per i prepensionamenti. Le clausole di salvaguardia e le deroghe per le uscite anticipate. E poi il sistema contributivo, il calcolo automatico dell’aspettativa di vita, la rivalutazione dei contributi ridotta retroattivamente dal 2007 per tutti. Nel giro di pochi mesi di questo 2017 quasi tutto è cambiato per le pensioni dei giornalisti italiani. Ed è facile fare confusione tra norme, regole, deroghe e salvaguardie. Anche perché non tutto è esattamente come appare.

Proviamo allora a fare ordine tra le differenti novità, con questa guida minima alla comprensione del nostro futuro. O perlomeno di quel che sarà fino alla prossima (vicina?) riforma delle nostre pensioni, già richiesta dai ministeri vigilanti.

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Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

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Prepensionamenti, i 23 milioni della Finanziaria lasciano fuori 300 in attesa

A gennaio prime convocazioni al ministero del Lavoro. L’incognita del decreto che cambierà i requisiti e della riforma Inpgi

I 23 milioni di euro in cinque anni stanziati nella legge di Bilancio 2017 a carico della presidenza del Consiglio basteranno a coprire forse nemmeno il 20% dei 377 prepensionamenti in lista da attesa. Lasciandone fuori circa 300. A cui rimarrà qualche speranza di rientrare in gioco con i cosiddetti “inoptati”, posti prenotati ma poi non utilizzati grazie a uscite ad altro titolo. A meno che non si riesca a trovare, in altro modo, quel centinaio di milioni necessari a soddisfare tutti.

A gennaio dovrebbero comunque partire le prime convocazioni al ministero del Lavoro per l’assegnazione dei finanziamenti «in ordine di presentazione delle richieste», come recita la norma. Due incognite condizioneranno però numero di uscite e costo per ogni giornalista prepensionato: i nuovi requisiti che il governo dovrà stabilire in uno dei decreti della legge sull’Editoria e l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia prevista dalla riforma dell’Inpgi varata a fine settembre dal Consiglio di amministrazione di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti. Ecco perché, chi può andare via con le attuali norme sta facendo i suoi calcoli. Mentre a muoversi d’anticipo con determinazione è stata la Rai, che ha varato da qualche settimana un piano di incentivazioni all’esodo per circa cento colleghi con i requisiti per la pensione di anzianità.

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Prepensionamenti, attesa finita per la Poligrafici: i Periodici Rcs ora primi della lista. E la continuità del piano di crisi “salva” la prenotazione del Sole

Aula vertenze LavoroI prepensionamenti vanno avanti. Tanto che la Poligrafici ha ottenuto l’assegnazione dei finanziamenti per gli ultimi 20 posti in attesa. E la lista delle richieste “prenotate” al ministero del Lavoro continua ad avere validità anche quando si va al rinnovo di stati di crisi giunti al termine dei due anni, in una continuità pienamente riconosciuta dagli uffici di Giuliano Poletti.

La mattina del 28 gennaio al ministero del Lavoro, nella sede di via Fornovo a Roma, due incontri successivi – per la Poligrafici e per Il Sole 24 Ore – hanno avviato le assegnazioni 2016 dei finanziamenti, segnando alcuni punti fermi per le procedure di ricorso ai prepensionamenti all’interno di stati di crisi.

In particolare, hanno messo a tacere definitivamente la voce, circolata nelle scorse settimane in base a un’errata interpretazione da parte di alcuni esponenti sindacali, che la “prenotazione” dei prepensionamenti potesse essere cancellata automaticamente nonostante la presentazione di un nuovo stato di crisi, facendo scivolare in fondo alla lista le richieste finora in testa.

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Lotti cambierà i requisiti per i prepensionamenti. Ma che cosa potrebbe accadere agli stati di crisi in corso?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Il sottosegretario Luca Lotti
Il sottosegretario Luca Lotti

Nuovi requisiti di età e di contribuzione all’Inpgi per i giornalisti prepensionati. Li stabilirà il Governo secondo la proposta di legge sull’editoria in discussione al Parlamento, presentata dal Pd il 22 settembre scorso. La soddisfazione di chi – nella categoria – pensa più ai conti a breve termine dell’Inpgi che ai colleghi e al loro futuro è palpabile, anche se non espressa esplicitamente nelle dichiarazioni ufficiali. Forse nella speranza che lo stop tanto annunciato ai prepensionamenti arrivi per via legislativa.

In pochi, invece, sembrano interrogarsi sul destino dei molti stati di crisi in corso nelle testate e nelle aziende che, in attesa dei finanziamenti per l’uscita dei colleghi prepensionabili, hanno attivato ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà. E che, in assenza di quelle uscite, potrebbero ritrovarsi con il ricorso a soluzioni ben più traumatiche: il licenziamento di chi non avrà alcun paracadute.

Ma come potrebbero cambiare i requisiti per il prepensionamento dei giornalisti? E che impatto potrebbero subire le molte richieste in lista di attesa al ministero del Lavoro?

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Prepensionamenti: il costo medio ufficiale a fine 2014 è di 354 mila euro (compreso lo scivolo). Si riapre la partita?

imageÈ solo un passaggio, nelle 57 pagine del bilancio attuariale elaborato dal professor Marco Micocci. Ma basta per riaprire la partita sui prepensionamenti. In base ai dati forniti dall’Inpgi, infatti, l’attuario chiamato dall’Istituto a sostenere la sostenibilità dei conti con la riforma varata dal Cda il 27 luglio scorso (e ora al vaglio dei ministeri vigilanti) certifica anche il costo dei prepensionamenti a fine 2014.

Ebbene: facendo i calcoli in base alle sue cifre, l’importo complessivo risulterebbe di circa 354 mila euro per ognuno dei 386 giornalisti con età media di 62,4 anni che hanno lasciato il lavoro utilizzando le norme dell’articolo 37 della legge 416 del 1981 e che sono ancora a carico del fondo pubblico.

Un numero stranamente molto vicino ai 350 mila euro utilizzati nell’articolo pubblicato su questo sito nello scorso giugno con il titolo Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono. E curiosamente lontano dai 467 mila euro apparsi nella replica dell’Istituto e comunicati per mail agli uffici del governo nel giugno 2014, come rivelato dall’Inpgi in una successiva precisazione.

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Inpgi, i calcoli dell’attuario: default nel 2030 senza interventi, ma la riforma è solo il preludio a future manovre

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Marco Micocci, professore di Statistica e attuario dell'Inpgi
Marco Micocci, attuario dell’Inpgi
Dritti verso il default. A restare fermi, senza fare nulla ma anzi rassicurando i giornalisti italiani sulla “salute” dei conti e delle pensioni come hanno fatto negli ultimi anni, i vertici dell’Inpgi avrebbero portato il patrimonio dell’Istituto ad annullarsi entro il 2030, molto probabilmente anche prima, e a dichiarare fallimento.

La riforma appena approvata dal Cda, e ora al vaglio dei ministeri vigilanti (del Lavoro e dell’Economia), migliora la situazione. Ma non è per nulla risolutiva. E costituisce solo il preludio a nuovi interventi da qui al 2020. Le uscite previdenziali continuano infatti a superare le entrate per contributi fino al 2044, le prestazioni e i costi di struttura vengono quindi pagate erodendo il patrimonio e facendo conto sul rendimento degli investimenti immobiliari e mobiliari, anche se le casse dell’Inpgi si assottigliano senza annullarsi mai completamente. Questo però a fronte di tali e tante condizioni da non far dormire sonni tranquilli a nessuno.

A mettere sull’avviso per il futuro dell’Istituto è Marco Micocci, ovvero il professore con cattedra di Matematica finanziaria e attuariale all’università di Cagliari, a cui è stato affidato il compito di sostenere con proiezioni attuariali a 50 anni la validità della manovra varata il 27 luglio.

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Prepensionamenti, perché l’Inpgi non ha avvertito la Fnsi quando dava ai colleghi numeri oggi definiti errati?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Ringrazio l’Inpgi per gli “ulteriori chiarimenti, definitivi e non necessari” che aggiungono nuovi elementi a un dibattito che sta diventando stucchevole per i colleghi. La domanda finale resta una sola: preso atto dei dati illustrati nelle due note dell’Istituto, perché da via Nizza nessuno ha mai avvertito i rappresentanti della Fnsi quando, dal segretario generale (membro del Cda dell’Ente previdenziale) in giù, hanno sostenuto di fronte ai colleghi che il costo medio di ogni prepensionamento è pari a 350 mila euro?

Per quanto riguarda la mail indirizzata dall’Inpgi al governo,  nel giugno 2014, e le cifre in essa contenute, rifletto da profana:

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Prepensionamenti dei giornalisti: chi ha ragione, Iorio o Lorusso?

Pubblichiamo un intervento postato ieri da Letizia Mosca sul suo blog letiziamosca.wordpress.com

di Letizia Mosca

 La collega della Giunta Esecutiva della Fnsi, Daniela Stigliano, ha calcolato il numero dei prepensionamenti ancora possibili fino al 2019 utilizzando un dato fornito un anno fa dall’Inpgi e noto a Fnsi e Fieg: 350 mila euro di costo medio per ogni prepensionato. Oggi la direttrice generale dell’Inpgi, Mimma Iorio, accusa Stigliano di aver fatto male i calcoli, perché ogni prepensionato costerebbe 467.267 euro. Un dato nuovo e sconosciuto a tutti.
La prova incontrovertibile? Il discorso tenuto dal neo segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso ad Ancona il 20 aprile 2015 in cui dichiarava che i prepensionamenti in attesa erano 224 e che un singolo prepensionato “costa 350 mila euro, e ad oggi solo di soldi pubblici avremmo bisogno di 60 milioni di euro, più un terzo pagato dagli editori”. Lo stesso Lorusso che oggi sposa la nuova tesi dell’Ingpi e parla di “strumentalizzazioni, dietrologie, insinuazioni”. Basate sulle sue stesse dichiarazioni pubbliche. Chi ha ragione: Lorusso o Iorio?

Qui l’intervento ad Ancona di Lorusso, riportato dal sito Fnsi (di cui è direttore responsabile lo stesso Lorusso).

Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono

di Daniela Stigliano Giunta Esecutiva Fnsi

Daniela Stigliano

Sono davvero finiti i soldi per i prepensionamenti dei giornalisti? Certo, il governo di Matteo Renzi non intende almeno fino a tutto il 2019 rivedere le regole della legge 416 del 1981, quella che regola cigs e prepensionamenti per i giornalisti. E non ha nemmeno intenzione di dare nuovi finanziamenti per le uscite anticipate negli stati di crisi, oltre ai 20 milioni l’anno previsti dal 2009 (che non si sa se saranno confermati dal 2020 in poi) e ai 51,8 milioni di euro del Fondo triennale straordinario da 120 milioni di euro voluto dal governo di Enrico Letta e poi reso operativo lo scorso anno dal sottosegretario Luca Lotti. Ma questo significa che già oggi non ci sono più soldi per soddisfare la coda di richieste di finanziamento avanzate al ministero del Lavoro né tantomeno quelle che potrebbero arrivare, come i vertici di Fnsi e Inpgi vanno ripetendo negli ultimi mesi in ogni occasione, praticamente all’unisono ma senza dare giustificazioni e dati chiari? Facendo i conti in base ai criteri di calcolo elaborati e utilizzati proprio dai massimi uffici dell’Istituto di previdenza, le cose in verità non sembrano stare così. Anzi! I prepensionamenti finanziabili fino a tutto il 2019 sarebbe addirittura almeno altri 300 e più

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Il welfare ai tempi della crisi: corso di formazione l’11 giugno al Circolo della Stampa

L’editoria è in crisi dal 2007. L’innovazione tecnologica ridisegna l’organizzazione del lavoro dentro e fuori le redazioni. Più di una testata ha cessato le pubblicazioni. Molta parte dei giornalisti dipendenti è coinvolta in stati di crisi, tra casse integrazioni, contratti di solidarietà e prepensionamenti. Si riduce il numero dei colleghi assunti e aumenta quello dei collaboratori e dei freelance sfruttati e con scarsi diritti. E i conti degli istituti di categoria soffrono.

Come è possibile garantire ancora un welfare solidale e inclusivo, all’interno di contratti nazionali di lavoro innovativi, che estenda le tutele e ritrovi l’equilibrio economico?

È l’argomento al centro del corso di formazione organizzato l’11 giugno a Milano dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia e dall’Ordine nazionale dal titolo “Il welfare ai tempi della crisi: ammortizzatori sociali, pensioni, salute, nuove tutele per i freelance

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