Testate online e giornalisti in Svizzera: Hearst farà da apripista?

Ha utilizzato per prima le norme Fornero sul licenziamento economico nel caso di Alba Solaro. E ora fa un altro “strappo”. Mentre Fnsi e Inpgi stanno a guardare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Hearst trasferisce le edizioni online dei suoi giornali italiani a Chiasso. Giornalisti compresi. Giornalisti che nella sede milanese non avevano trovato una stabilizzazione definitiva. E che adesso avranno contratti svizzeri (da collaboratori?) e quindi meno vincoli rispetto a quello Fieg.

Il rischio è che Hearst Italia faccia da apripista ad altri editori. Così come per prima ha utilizzato un anno e mezzo fa le norme della legge Fornero sul licenziamento economico per mandare via il caporedattore di Marie Claire, Alba Solaro.

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Altri 45 milioni per i prepensionamenti: restano fuori 75 giornalisti in attesa

Nuovi requisiti per l’accesso (61 anni e 25 di contribuzione nel 2017) anche per chi ha “prenotato” i finanziamenti. Ecco perché le risorse considerano solo 175 posizioni

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Fnsi

Altri 45 milioni di euro, per esaurire la “lista d’attesa” dei prepensionamenti. A cui saranno però applicati i nuovi requisiti minimi di accesso al ritiro anticipato, più stringenti di quelli attuali: 25 anni di contribuzione e 61 di età per il 2017 (61 e 7 mesi dal 2018). La soluzione prevista nello schema di decreto legislativo (dlgs) varato venerdì dal Consiglio dei ministri, che rivede integralmente le regole sugli stati di crisi delle aziende editoriali (vedi articolo del Sole 24 Ore in fondo), taglia fuori circa 75 posizioni prenotate: il 30% dell’intera lista.

Varrebbero invece le regole attuali (18 anni di contributi e 58 di età) per i prepensionamenti già finanziati con i precedenti stanziamenti, compresi gli ultimi 23 milioni della Finanziaria 2017. E questo ripropone, anzi accentua, il nodo sulla graduatoria di assegnazione già al centro di tensione tra gli editori della Fieg (leggi qui): a chi andranno gli ultimi 24 posti coperti dai 23 milioni, nei grandi numeri in bilico tra Corriere della Sera e Hearst magazines Italia? La risposta potrebbe cambiare il destino di molti giornalisti.

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Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

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Riforma pensioni e rischio esodati: la sconfitta politica di Inpgi e Fnsi

Bloccate le clausole di salvaguardia. Negata l’autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Mentre passano le misure Inps ma senza protezione pubblica. E il futuro dei giornalisti non è garantito

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Nessuna clausola di salvaguardia. Nessuna autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Nessuna garanzia sul futuro. E, soprattutto, il rischio – che è quasi una certezza – di creare decine, centinaia di esodati. La riforma delle pensioni dei giornalisti, entrata in vigore il 21 febbraio con il via libera dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, è la rappresentazione plastica del fallimento politico dell’attuale maggioranza di Inpgi e Fnsi.

I no e le sospensioni pronunciate dai due dicasteri pesano infatti come macigni. Perché vanno a colpire le poche, pochissime aree su cui il vertice dell’Istituto aveva differenziato le condizioni rispetto all’Inps e su cui il Sindacato si era impegnato con i giornalisti. Mentre nulla si conosce ancora delle condizioni e dei paletti che i ministeri hanno indicato nella lettera arrivata il 21 febbraio in via Nizza, che i vertici dell’Istituto si rifiutano di rendere pubblica.

Altro che cantare vittoria per una riforma che sovrappone la nostra previdenza a quella dell’Inps ma senza nessun ombrello protettivo pubblico! La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, e il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, dovrebbero ammettere la sconfitta politica. Ecco perché.

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All’Inpgi i controllati vogliono controllare il controllore

Lettera contro Abruzzo della presidente Macelloni. E si muovono pure i consiglieri della maggioranza

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Franco Abruzzo, giornalista economico e Sindaco dell’Inpgi

di Nicola BorziPaola D’Amico e Daniela StiglianoConsiglieri generali Inpgi

Può un controllato pretendere di controllare il controllore? Oppure chiedere al presidente dei controllori di “richiamare” uno di loro? La risposta, di norma, è no. Eppure, all’Inpgi sta accadendo pure questo. E sebbene l’Istituto di previdenza dei giornalisti ci abbia sorpresi ben più di una volta con la “creatività” della sua dirigenza in tema di interpretazione delle regole e di rifiuto della trasparenza, questa volta lo stupore lascia lo spazio all’indignazione civica.

Accade infatti che la presidente Marina Macelloni abbia scritto al neopresidente del Collegio dei sindaci, Paolo Reboani, per denunciare l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo, giornalista economico-finanziario in pensione, presidente emerito e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, e sindaco dell’Inpgi, ovvero controllore degli amministratori dell’Istituto. E ora sembra che anche alcuni consiglieri di amministrazione e generali della maggioranza si siano lamentati con lo stesso Reboani per gli identici motivi. Nel tentativo evidente di mettere il bavaglio a un collega che dice la sua, sì, anche sulle pensioni e sull’Inpgi. Ma senza mai violare la riservatezza sulle informazioni ricevute nella sua veste di sindaco dell’Istituto.

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Sky Tg24, gli 11 esuberi di oggi e lo “strano” caso dei 13 assunti del 2014

di Sergio Stella

Tredici assunzioni nel 2014, undici esuberi nel 2017 nella redazione di Roma di Sky Tg24, che l’azienda e il direttore Sarah Varetto vogliono trasferire a Milano, con un progetto di cui si parla da anni. Potrà mai essere un caso? Difficile crederlo. Almeno per chi la vicenda di Sky la conosce e sa che quelle 13 assunzioni l’azienda le ha finanziate con le trattenute sulle buste paga dei giornalisti. Con un paradosso. Nessuno di quei 13 assunti è tra gli attuali esuberi: come dire che chi oggi rischia il posto di lavoro avrebbe contribuito a finanziare il proprio possibile licenziamento.

Ricostruire quella vicenda potrebbe dare un’arma sindacale in più e maggiore forza alle richieste del Cdr di Sky Tg24, che pretende correttamente l’azzeramento degli esuberi e la presentazione di un piano industriale (propedeutico a quello editoriale  della testata) prima di discutere del trasferimento da Roma a Milano. E, anche nel caso che alla fine il trasferimento dovesse diventare realtà, il Cdr chiede la ricollocazione di tutti i giornalisti, un numero più elevato dei colleghi destinati a rimanere a Roma con particolare riguardo a chi ha situazioni familiari da tutelare, e più tempo per una trattativa che consenta di concordare le migliori condizioni per tutti.

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Rinasce il Gruppo cronisti piemontesi, eletto presidente Massimiliano Peggio

Rinasce il Gruppo cronisti piemontesi. L’assemblea costitutiva della articolazione nordoccidentale dell’Unione nazionale cronisti italiani ha avuto luogo a Palazzo Ceriana-Mayneri, sede dell’Asssostampa subalpina, dell’Ordine regionale dei Giornalisti e del Circolo della Stampa, alla presenza del segretario regionale dell’Assostampa, Stefano Tallia.

Una quindicina i cronisti che hanno deciso di aderire al Gruppo di specializzazione, che per i prossimi 4 anni sarà guidato dal collega de La Stampa Massimiliano Peggio, 46 anni, eletto per acclamazione. Peggio sarà coadiuvato dal vice-presidente, Andrea Monticone, cronista di Cronacaqui, e dalla tesoriera Federica Cravero, cronista di Repubblica.

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Investire sgr, pugno di ferro con gli inquilini Inpgi mentre svende in altri fondi

di Pierangelo MaurizioConsigliere Fnsi e Comitato Giornalisti Inquilini Inpgi

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“Non possiamo spendere un centesimo in più, né ricavare un centesimo in meno”, ha detto la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, respingendo ogni richiesta di rivedere i prezzi di vendita delle case nell’incontro con Sunia e Siai, al quale non ha preso parte il Comitato Giornalisti Inquilini Inpgi.

La presidente Macelloni dovrebbe però, come tutti, prestare la massima attenzione a quanto sta emergendo attorno alle vicende di “risparmio tradito” e di quattro fondi immobiliari, di cui si sono occupati La Repubblica e Il Sole 24 Ore (il giornale di cui la presidente è caporedattore centrale in aspettativa).

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Il mercato del lavoro delle Pr, tra necessità e buoni propositi

di Rita PalumboSegretario Generale Ferpi

Agli inizi di gennaio non si può prescindere dal fare il bilancio degli ultimi 12 mesi appena trascorsi. Per la nostra professione il 2016 è stato un altro anno di profondi cambiamenti. E non solo per le costanti e meravigliose innovazioni tecnologiche che siano chiamati a capire e a gestire.

La sfida che siamo costretti ad affrontare riguarda l’etica e il rigore professionale, ma anche – se non soprattutto – la rivalutazione del valore generato dal nostro lavoro. Si tratta di una vera e propria scommessa: trasformare l’impatto economico (negativo) che l’ultimo decennio ha generato, in un nuovo modello di affermazione e rilancio della nostra professione.

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Galimberti (Unci): «Riforma della diffamazione, via le maximulte»

Indispensabile rivedere il sistema delle pene pecuniarie per i giornalisti, «vero bavaglio alla libertà di informare»

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Il presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti

«La riapertura del percorso parlamentare del ddl sulla diffamazione, annunciata oggi dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Nino D’Ascola, è un’occasione imperdibile per rimediare ai tanti errori dell’intervento legislativo da troppi anni giacente in Parlamento».

Lo ha dichiarato il presidente dell’Unione nazionale cronisti (Unci), Alessandro Galimberti, a margine del convegno sulle querele temerarie organizzato dalla Federazione nazionale della stampa e da Articolo 21.

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Prepensionamenti, i 23 milioni della Finanziaria lasciano fuori 300 in attesa

A gennaio prime convocazioni al ministero del Lavoro. L’incognita del decreto che cambierà i requisiti e della riforma Inpgi

I 23 milioni di euro in cinque anni stanziati nella legge di Bilancio 2017 a carico della presidenza del Consiglio basteranno a coprire forse nemmeno il 20% dei 377 prepensionamenti in lista da attesa. Lasciandone fuori circa 300. A cui rimarrà qualche speranza di rientrare in gioco con i cosiddetti “inoptati”, posti prenotati ma poi non utilizzati grazie a uscite ad altro titolo. A meno che non si riesca a trovare, in altro modo, quel centinaio di milioni necessari a soddisfare tutti.

A gennaio dovrebbero comunque partire le prime convocazioni al ministero del Lavoro per l’assegnazione dei finanziamenti «in ordine di presentazione delle richieste», come recita la norma. Due incognite condizioneranno però numero di uscite e costo per ogni giornalista prepensionato: i nuovi requisiti che il governo dovrà stabilire in uno dei decreti della legge sull’Editoria e l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia prevista dalla riforma dell’Inpgi varata a fine settembre dal Consiglio di amministrazione di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti. Ecco perché, chi può andare via con le attuali norme sta facendo i suoi calcoli. Mentre a muoversi d’anticipo con determinazione è stata la Rai, che ha varato da qualche settimana un piano di incentivazioni all’esodo per circa cento colleghi con i requisiti per la pensione di anzianità.

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Il Circolo della Stampa di Milano fuori da Palazzo Bocconi dal 19 dicembre

Il 29 novembre va in scena l’ultima cena in corso Venezia. Mentre resta aperta la domanda: chi pagherà il debito milionario della Società commerciale?

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Il presidente della Lombarda, Paolo Perucchini

«Il complesso “Centro di Servizi Congressuali Circolo della Stampa” cesserà la sua attività con il 19 dicembre 2016». Finisce così, come purtroppo ampiamente preannunciato (leggi qui), la storia del Circolo della Stampa di Milano in corso Venezia 48, dopo nemmeno sei anni e nel peggiore dei modi: con uno sfratto esecutivo e un contenzioso con la Fondazione Bocconi, che vanta mancati pagamenti del canone di affitto per oltre 1 milione di euro e ha già chiesto il pignoramento di almeno un conto corrente.

Ancora non si sa se l’istituzione culturale del sindacato lombardo dei giornalisti troverà una nuova sede adeguata al suo prestigio. Di sicuro, restano in piedi tutte le preoccupazioni legate al debito da oltre 1,5 milioni accumulato dalla società (in liquidazione) che gestisce in maniera autonoma i rapporti commerciali e con i dipendenti. Mentre il 29 novembre alle 20 si terrà, come annunciato su sito del Circolo, l’ultima cena sociale nelle sale di corso Venezia.

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Inpgi, il governo nega ai giornalisti il cumulo gratuito dei contributi

Nelle slide di Nannicini l’esclusione degli iscritti all’Inpgi, unica cassa professionale di lavoratori dipendenti

Ora è scritto anche nero su bianco: il governo tiene fuori i giornalisti iscritti all’Inpgi dalla possibilità di cumulo gratuito dei contributi versati in altri enti previdenziali. Rendendo la nostra l’unica categoria di lavoratori dipendenti penalizzata dalle nuove norme. E anticipando di fatto il parere su uno dei punti della riforma varata dal Cda di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti: l’eliminazione delle regole della legge Vigorelli del 1955, che prevede appunto il cumulo tra contributi Inps e Inpgi, per le pensioni di anzianità (leggi qui e qui). Con la conseguenza di cancellare le speranze, anche per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, a tanti colleghi che hanno versamenti precedenti per esempio all’Inpdap.

L’esclusione dei giornalisti dalle nuove norme è contenuta a pagina 20 delle 32 slide sugli interventi sulle pensioni concordate con i sindacati e distribuite ieri dal team economico di Palazzo Chigi guidato dal sottosegretario Tommaso Nannicini (nella foto di apertura). Pur se celata in una considerazione che vorrebbe apparire di portata più ampia.

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Inpgi, bilanci in rosso anche con la riforma. Ora intervenga il governo

Previste perdite milionarie nel trennio 2017-2019. Le responsabilità dei ministeri vigilanti

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliera generale Inpgi

L’Inpgi rischia in pochi anni il default, anche con la riforma appena varata. Nessuno lo ammette in maniera chiara. E pure i rappresentanti di governo e ministeri vigilanti nel Consiglio di amministrazione fingono evidentemente di non vederlo. Ma i numeri contenuti nel bilancio preventivo 2017, e ancor più le previsioni per il 2018 e il 2019, lo mostrano chiaramente.

Se a fine 2016 l’Istituto avrà forse un risultato positivo, grazie ancora una volta alle plusvalenze su carta da 98,6 milioni di euro per il conferimento degli immobili al Fondo “Giovanni Amendola”, nel 2017 neppure i 61 milioni per l’ultima tranche del passaggio da Inpgi a Fondo riusciranno a salvare via Nizza dal profondo rosso. E nei due anni successivi andrà ancora peggio, nonostante i presunti effetti della riforma varata dal Cda il 28 settembre (e ancora al vaglio dei ministeri) che porterebbe di fatto l’Inps dentro l’Inpgi (leggi qui e qui).

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Processo Inpgi-Sopaf, Toschi contro Camporese: conti svizzeri e giocate al casinò

L’ex ad di Adenium in aula: un altro conto a Ginevra, 40 viaggi a Lugano e a Klagenfurt e le quote Fip “a rischio”

L'ex presidente dell'Inpgi, Andrea Camporese
L’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese

Al processo Sopaf in corso a Milano ieri è stata la giornata di Andrea Toschi, ex amministratore delegato di Adenium sgr, che – oltre a essere uno degli imputati – figura tra i testimoni chiamati dal pm Gaetano Ruta per interrogarli sulle vicende dell’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese (leggi qui l’elenco di tutti i testi), rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Ente. Riportiamo qui di seguito la cronaca fatta dall’Ansa.

Rispetto a quanto finora noto (leggi qui, qui e qui), tre gli elementi di novità in base all’interrogatorio in aula di Toschi e alle ricostruzioni di Ruta: l’apertura di un conto corrente da parte di Camporese a proprio nome nella filiale di Deutsche Bank a Ginevra, mai utilizzato, a cui poi sarebbe seguita l’accensione del conto amministrato fiduciariamente presso la Bsi di Lugano; i viaggi al casinò di Lugano (38) di Toschi con l’ex presidente dell’Inpgi e uno anche al casinò di Klagenfurt, in Carinzia, con pernottamento a carico di Adenium sgr; la consapevolezza da parte di Camporese che una parte delle quote del Fip acquistate dall’Istituto di previdenza per 30 milioni di euro, che avrebbero fruttato 7,6 milioni di plusvalenza alla Sopaf, provenissero da una società in fallimento e quindi a rischio di revocatoria e di causare un danno al compratore, cioè all’Inpgi.

(ANSA) – MILANO, 18 OTT – “Lo voglio dire chiaramente: il dottor Camporese ha fatto molto per la società di gestione del risparmio che amministravo e di questo gliene devo dare atto”. E’ uno dei passaggi dell’interrogatorio in aula di Andrea Toschi, ex amministratore delegato della sgr Adenium del gruppo Sopaf e imputato per corruzione e appropriazione indebita nel processo che ruota intorno proprio al gruppo Sopaf.

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Federica Angeli denuncia Beppe Grillo per istigazione all’odio. L’Unci: basta con il linciaggio organizzato, più protezione per i cronisti

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Federica Angeli

L’Unione nazionale cronisti esprime piena solidarietà e appoggio alla collega Federica Angeli, che questa mattina ha denunciato Beppe Grillo per i nuovi, intollerabili attacchi via social scatenatile contro dal capo del M5S.

Come al solito l'”accusa” è di aver scritto la verità, in questo caso descrivendo la composizione del presunto ordigno recapitato al vicesindaco di Roma.

Non è la prima volta che il Movimento attacca a testa bassa e senza scrupoli Federica.

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Sopaf, i giudici di Milano condannano Saltarelli (ex presidente Cassa Ragionieri) a 4 anni e 8 mesi. All’Ente 1 milione di anticipo del risarcimento

IMG_1672(Ansa) Paolo Saltarelli, ex presidente della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali, è stato condannato oggi dal Tribunale di Milano a 4 anni e 8 mesi per corruzione ed evasione fiscale in un filone del procedimento sul crac di Sopaf.

Saltarelli, accusato di aver intascato un milione dando in cambio alla finanziaria la gestione di milioni di euro di contributi previdenziali, si è visto confiscare quasi 1,4 milioni e dovrà versare alla stessa cassa una provvisionale di un milione. I giudici della quarta sezione penale del Tribunale, presieduti da Oscar Magi, hanno inoltre disposto per Saltarelli l’interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni.

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Dieci anni senza Anna Politkovskaja: a Mosca il ricordo “Life in a Second”. Nadezda Azhgikhina (Ruj): “Ancora tempi duri per i giornalisti in Russia”

Il 7 ottobre del 2006 veniva uccisa la giornalista Anna Politkovskaja. Domani a Mosca, per ricordarla e per ricordare tutti i colleghi russi assassinati prima e dopo la sua morte, al Club dei giornalisti di Mosca sarà presentato il lavoro “Journalist. Life in a Second“, basato su testi della stessa Politkovskaja e di Yury Shchekochikhin (da cui sono tratte le immagini che illustrano questo pezzo).

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento (in inglese) di Nadezda Azhgikhina, Executive Secretary del Sindacato russo dei giornalisti (Ruj) e Vicepresidente della Federazione europea dei giornalisti (Efj). “Dieci anni dopo l’assassinio di Anna”, scrive Azhgikhina, “sono tempi molto duri per i media e i giornalisti russi. Ed è importante essere onesti e sapere che il futuro dipende da noi. La nostra professione è una professione che si sceglie ogni giorno. È importante ricordarlo. È importante portare il giornalismo russo e le sue voci indipendenti all’attenzione internazionale. Sarà anche il nostro tributo ad Anna“.

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Nadezda Azhgikhina, Executive Secretary del Sindacato russo dei giornalisti (Ruj) e Vicepresidente della Federazione europea dei giornalisti (Efj)

di Nadezda Azhgikhina – Ruj Executive Secretary, European federation of Journalists Vice president

Anna Politkovskaya was not the first journalist killed in Russia after the end of USSR. For the day of her assassination in Moscow October 7, 2006, death list of Glasnost Defense Foundation consisted from 211 names. We, organizers of memorial meeting in Moscow central Pushkin Square, have been reading those names in a loud voice, and it took us 40 minutes, what stroke all attending Russian and International journalists.

Anyway, Anna Politkovskaya became the first Russian journalist, whose killing became International news and initiated, after many years, new interest to Russia and Russian media.

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La nuova riforma salva (per qualche anno) l’Inpgi ma non le nostre pensioni. Lo dice l’attuario, conti alla mano

imagedi Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Il patrimonio non si annullerebbe mai. Ma la riserva per le pensioni scenderebbe in picchiata fino al 2040 per poi risalire e raggiungere il valore minimo richiesto dalla legge solo nel 2052. Sempre a patto che si avverino previsioni basate su ipotesi di crescita irrealistiche per l’industria dell’informazione, in particolare quelle – fondamentali – legate all’aumento dell’occupazione e delle entrate per contributi. E senza tener conto di un dato di partenza del patrimonio maggiorato di quasi 370 milioni rispetto al dato del bilancio 2015.

Tradotto in parole povere, la nuova riforma varata il 28 settembre dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi non servirà a salvare le nostre pensioni. Ma basterà al massimo a mandare avanti l’Istituto per qualche anno, forse non più di cinque.

A parlare chiaro sono le conclusioni dell’attuario che accompagnano e sono parte integrante delle misure approvate (e che sono, chissà perché?, tenute nascoste).

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Inpgi, ritocchi minimi alla riforma delle pensioni e per tre anni il potere agli editori sulla flessibilità in uscita

di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

PIccoli ritocchi, qualche riscrittura,  modifiche che potrebbero addirittura essere peggiorative, una proposta – l’unica novità vera – per coniugare flessibilità in uscita e nuova occupazione  consegnata nelle mani degli editori. La nuova versione della riforma delle pensioni disegnata dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi (scarica qui il file) – su cui stamattina dovrà dare il giudizio la Giunta Esecutiva della Fnsi – non modifica di fatto nulla della struttura presentata a inizio settembre: passaggio al contributivo, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, niente più possibilità di sommare anni di contributi Inps e Inpgi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà (leggi qui).

Una manovra iniqua, e oltretutto incapace di garantire la sostenibilità dell’Inpgi a lungo termine e di mettere in sicurezza le nostre pensioni. Anzi. Le proiezioni complete dell’attuario ancora non ci sono, ma è certo siano basate su dati non corrispondenti a quelli effettivi per i primi due anni (2015 e 2016) e calcolati su irrealistici parametri di crescita per i successivi 48 anni, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione. Lo sanno bene i consiglieri di amministrazione dell’Inpgi che domani dovranno decidere se approvare o meno la riforma, e quindi inviarla ai ministeri vigilanti. E lo sa ancora meglio il consigliere Mauro Marè, professore esperto di previdenza, dal 2007 a capo del Mefop (la società di sviluppo dei fondi pensione voluta e partecipata da ministero dell’Economia) e soprattutto rappresentante nel Cda del ministero del Lavoro che quei parametri di crescita ha consegnato alle casse previdenziali.

Come potranno, tutti i consiglieri e Marè in particolare, approvare una riforma che non risolve nulla alla radice rimandando soltanto il problema nel tempo?

Ma vediamo che cosa cambia nella nuova versione dell’ipotesi di riforma delle nostre pensioni.

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