giustizia

“Da giornalista a giornalista”. Lettera di 52 colleghi della Cairo sulle pensioni Inps-Inpgi al Cda dell’Istituto: “Evitate una grave ingiustizia”

inpgi.jpg_694560180“Evitate questa grave ingiustizia“. L’appello arriva in una lettera aperta firmata da 52 colleghi di Cairo Editore ed Editoriale Giorgio Mondadori inviata questa mattina ai giornalisti eletti nel Consiglio di amministrazione dell’Inpgi e, per conoscenza, al Collegio sindacale. Una lettera “da giornalista a giornalista” in cui si punta l’attenzione in particolare su un punto della riforma delle pensioni (leggi qui) che il Cda dell’Istituto si appresta a varare nella riunione del prossimo 28 settembre: la cancellazione della possibilità di sommare i contributi versati all’Inps per raggiungere i requisiti per la pensione Inpgi (legge Vigorelli).

Ecco il testo completo della lettera, con i nomi dei 52 colleghi che l’hanno sottoscritta a cui tutti noi di Unità Sindacale aderiamo.

LETTERA APERTA
DA
GIORNALISTA A GIORNALISTA

Caro/a collega

in questi giorni stai per approvare la nuova riforma dell’Inpgi. 

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I Cdr chiedono a Fnsi e Inpgi di rinviare la riforma delle pensioni e di aprire il dibattito tra i giornalisti

Fermatevi e discutiamone insieme per “introdurre elementi di maggiore equità e sostenibilità“. Ovvero: la riforma delle pensioni messa a punto dal Cda dell’Inpgi (e in approvazione nella riunione del 28 settembre prossimo) così com’è proprio non va (leggi qui).

L’ordine del giorno presentato mercoledì scorso, 21 settembre, all’Assemblea dei Comitati e Fiduciari di redazione, convocata a Roma insieme con la Commissione contratto Fnsi-Fieg, in poche righe dice tutto e anche di più (testo completo in fondo al pezzo).

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Inpgi, pronta la nuova riforma: in pensione a 66 anni e 7 mesi con il contributivo. Stretta sulle uscite anticipate e salvaguardia per pochi

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Si alza il velo sulla nuova riforma Inpgi. E per le pensioni dei giornalisti dal gennaio 2017 arrivano le regole Inps e le misure più “cattive” della manovra Fornero. In qualche caso, persino peggiorate. Contributivo per tutti, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà. Certo, qualche mini-salvaguardia è prevista e si ipotizza un triennio di progressivo “assestamento”. Ma l’impianto replica al 90% le norme Inps. E lo scalone c’è da subito. In particolare per le donne, che nello spazio di un mattino passeranno dai 62 ai 64 anni per accedere alla pensione di vecchiaia, dopo altri 12 mesi saliranno in un sol colpo a 65 anni e 7 mesi, per ritrovarsi equiparate definitivamente agli uomini nel 2019, con il requisito di 66 anni e 7 mesi.

Le modifiche delle prestazioni messe a punto in gran segreto (ma con scarsa fantasia) negli ultimi mesi sono state illustrate alle Commissioni consultive Inpgi competenti l’8 e il 9 settembre (Previdenza e Occupazione). E giovedì prossimo, 15 settembre, la riforma verrà presentata alla Giunta della Fnsi e quindi alla Fieg per il parere (non vincolante) delle parti sociali obbligatorio per legge. Qualcosa, insomma, potrebbe ancora cambiare prima del 29 settembre, quando è in programma il Consiglio di amministrazione per l’approvazione finale. E anche fosse tutto confermato e infine deliberato dal Cda dell’Inpgi, non è detto che i ministeri vigilanti diranno sì all’intera manovra. Ma già così ce n’è abbastanza per disegnare un futuro quantomeno povero e incerto per le pensioni dei giornalisti. Senza peraltro alcuna certezza di mettere in sicurezza i conti disastrati del nostro Istituto. Anzi.

Vediamo, punto per punto, che cosa prevede la nuova ipotesi di riforma dell’Inpgi.

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Finegil

“il Centro” di Pescara e “la Città” di Salerno sacrificati sull’altare di Stampubblica. Tutti i giornalisti Finegil in sciopero

Il gruppo Espresso ha ceduto il Centro di Pescara e la Città di Salerno. La comunicazione ufficiale è arrivata oggi con una nota del gruppo (leggi qui), mentre i Comitati di redazione delle due testate Finegil sono stati informati con una irrituale videoconferenza. Immediata la reazione dei giornalisti dei 18 giornali locali del gruppo Espresso e dell’Agl, Agenzia giornali locali, che hanno proclamato due giorni di sciopero il 7 e l’8 settembre con un comunicato che pubblichiamo qui di seguito.

La vendita delle due testate, finalizzata al completamento del processo di fusione del gruppo Espresso con Itedi, dimostra purtroppo le intenzioni paventate e da noi denunciate sin dal primo momento di considerare “sacrificabili” i giornali locali di Finegil all’interno dell’operazione Stampubblica (leggi qui).

Il comunicato del Coordinamento Finegil dei Comitati di redazione

I giornali locali del gruppo editoriale Finegil-Espresso hanno proclamato due giorni di sciopero, oggi, mercoledì 7 settembre, e domani giovedì 8 settembre, per contestare la scelta dell’editore di cedere ad altri imprenditori due quotidiani storici del Gruppo “il Centro” di Pescara e “la Città” di Salerno.

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I giornalisti della Provincia pavese in sciopero contro i tagli all’organico

Niente Provincia pavese oggi in edicola, per lo sciopero dei giornalisti contro i tagli all’organico che l’azienda ha attuato non sostituendo i colleghi andati in pensione e bloccando da anni le nuove assunzioni, come spiega il Cdr nel comunicato che pubblichiamo. La protesta alla Provincia Pavese è la seconda nel giro di pochi giorni tra le testate locali del gruppo l’Espresso-Repubblica dopo lo sciopero dei quotidiani Finegil del Veneto (leggi qui).

COMUNICATO SINDACALE

Cari lettori, domani (venerdì 2 settembre) la Provincia pavese non sarà in edicola e oggi (giovedì 1 settembre) il sito internet non sarà aggiornato per uno sciopero dei giornalisti. L’assemblea di redazione della Provincia pavese ha affidato ai rappresentanti sindacali un pacchetto di tre giorni di astensione dal lavoro, il primo dei quali viene attuato oggi, per protestare contro la mancata sostituzione di un collega che proprio da oggi è in pensione.

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Alg logo

Gli editori ci attaccano. E il Sindacato tace. Subito in Lombardia un’assemblea su contratti, riforma Inpgi e legge sull’Editoria

Documento condiviso dai consiglieri dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti di Unità Sindacale, Movimento Liberi Giornalisti e Senza Bavaglio

Gli editori sono partiti lancia in resta contro i giornalisti, con richieste di modifica al contratto che mirano a scardinare le loro tutele, i loro diritti e la loro professione. E la piattaforma del Sindacato – resa nota da pochi giorni – è totalmente insufficiente a cogliere e guidare l’innovazione e la trasformazione del lavoro nelle redazioni e a determinare una crescita reale dell’occupazione.

La trattativa, a oltre un anno dal suo avvio, appare ancora in alto mare. Mentre si avvicina la data del 30 settembre, quando scadrà la proroga di sei mesi al contratto, che per la prima volta nella sua storia è stato disdetto dalla Fieg.

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“Il Circolo della Stampa di Milano chiude”. Allarme anche su Libero e ItaliaOggi

La notizia dello sfratto al Circolo della Stampa di Milano e dell’addio in autunno alla prestigiosa sede di Palazzo Bocconi è arrivata anche ai giornali nazionali. Insieme alla preoccupazione che la “casa culturale” del giornalismo milanese e lombardo possa chiudere.

Dopo l’articolo-denuncia pubblicato su questo blog con il titolo “Ora è ufficiale: Circolo della Stampa di Milano sfrattato, in autunno via da Palazzo Bocconi. Chi ne risponderà?” (leggi qui), hanno pubblicato due pezzi il quotidiano economico ItaliaOggi e la testata diretta da Vittorio Feltri Libero.

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Fieg Costa

Più lavoro, meno soldi, minori tutele. E niente assunzioni. Guida ragionata alle 25 richieste della Fieg sul contratto

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Spremere i giornalisti già assunti, obbligandoli a lavorare di più, guadagnando meno, eliminando molte garanzie e tutele e rendendo i capiredattori ricattabili. Senza alcuna previsione reale di assunzioni future. Anzi. E senza riferimenti all’innovazione e allo sviluppo multimediale. Questa è la flessibilità secondo gli editori.

A mesi di distanza dalla presentazione formale al vertice del Sindacato, la piattaforma della Fieg è stata finalmente resa nota anche alla Giunta Esecutiva e alla Consulta delle Associazioni regionali di stampa, all’interno di un documento di 12 pagine consegnato nella riunione del 26 luglio e doverosamente diffuso da alcune Associazioni, tra cui la Siciliana (leggi l’articolo che riporta il testo integrale). Mentre dalla Segreteria della Romana arriva un giudizio netto: “Inaccettabili le proposte degli editori sul prossimo contratto” (leggi qui).

Ecco allora una guida ragionata alla piattaforma in 25 punti presentata alla Fnsi, con la spiegazione punto per punto di quello che vorrebbero gli editori: dalle corte alle domeniche, dalle ferie agli scatti, dagli straordinari alle malattie, dai superfestivi ed ex festivi alla licenziabilità dei capiredattori.

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Circolo stampa chiuso

Ora è ufficiale: Circolo della Stampa di Milano sfrattato, in autunno via da Palazzo Bocconi. Chi ne risponderà?

logo circolo 2Ora è ufficiale: il Circolo della Stampa di Milano chiude in autunno la sua storia con Palazzo Bocconi, travolto dai debiti per oltre 1,5 milioni di euro accumulati in nemmeno sei anni dalla Centro di Servizi Congressuali srl, la società (in liquidazione) che gestisce in maniera autonoma i rapporti commerciali e con i dipendenti. Mentre l’Associazione Lombarda dei Giornalisti prova, ancora, disperatamente, a cercare una via di uscita onorevole e una nuova sede per la “casa culturale” dell’informazione milanese, che in 66 anni di vita non ha mai smesso di operare.

La notizia non è arrivata, come sarebbe stato corretto, nel corso del Direttivo della Lombarda, che si è riunito il 15 luglio, dove pure il presidente Paolo Perucchini ha ammesso la “visita” dell’ufficiale giudiziario il 29 giugno scorso e la consegna dello sfratto esecutivo da parte della Fondazione Bocconi guidata da Luigi Guatri. La conferma dell’addio a corso Venezia 48 di cui si parlava da mesi (leggi quiqui) è stata invece comunicata qualche giorno dopo per mail ai vari Club che del Circolo della Stampa avevano fatto la sede dei propri incontri e cene sociali. E trapelata all’esterno.

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Appello

Contratto Fnsi-Fieg e riforma Inpgi: massima trasparenza e immediato confronto con tutti i giornalisti

Basta silenzi. I giornalisti italiani hanno il diritto di conoscere subito il reale stato del negoziato sul rinnovo del contratto Fieg e quali ipotesi di riforma delle pensioni siano allo studio nelle stanze dell’Inpgi. Mentre, al contrario, il Sindacato e il nostro Istituto di previdenza continuano a non dare informazioni chiare e trasparenti sulle loro azioni e intenzioni.

Le trattative per il rinnovo contrattuale sono partite da un anno e la scadenza della proroga, fissata al 30 settembre, è oramai dietro l’angolo. Eppure, nessuna piattaforma è stata mai presentata ufficialmente alla categoria al di là del generico slogan dell’“inclusione”, mentre scopriamo oggi che da otto mesi esiste una proposta articolata del Sindacato – inviata in segreto alla Fieg – che rischia di distruggere il contratto e la stessa professione giornalistica. Né si conosce la posizione della Fnsi in merito alle numerose richieste degli editori, anche queste inviate in maniera scritta e formale da mesi ma rimaste segrete, che vogliono intervenire sugli istituti economici del contratto (dagli straordinari ai festivi, dalle ferie alle domeniche ai notturni ai permessi retribuiti) per ridurre in maniera sensibile il costo del lavoro giornalistico tagliando le retribuzioni effettive dei colleghi. Mentre è scaduto da anni il contratto AerAnti-Corallo e per ora si parla solo di “prese di contatto” tra le parti.

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La sede Rcs in via Rizzoli a Milano

Rcs, i giornalisti dei Periodici a Cairo: “Piano industriale in tempi rapidi”

Pubblichiamo il comunicato diffuso dai giornalisti dei Periodici di Rcs Mediagroup al termine della battaglia per il controllo del gruppo editoriale, che ha visto prevalere l’Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) di Cairo Communication, appoggiata da Intesa Sanpaolo e arrivata al 48,8% del capitale sociale del gruppo di via Rizzoli, sull’Opa (Offerta pubblica di acquisto) di Andrea Bonomi con Mediobanca, Diego della Valle, UnipolSai e Pirelli, che si è fermata al 37,7%. I giornalisti dei Periodici Rcs erano già intervenuti a battaglia in corso con un precedente comunicato (leggi qui).

I giornalisti dei Periodici di Rcs MediaGroup, che da tempo sentono l’esigenza di un piano industriale basato sulla valorizzazione dei brand storici e sul lancio di nuovi progetti editoriali, prendono atto del consenso degli azionisti e degli investitori all’Opas lanciata da Cairo Communications, che punta al rilancio dell’azienda.

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Fnsi, otto mesi di menzogne sul contratto. Intervenga Giulietti

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Il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Otto mesi di silenzio. Di più. Otto mesi di menzogne. Otto mesi in cui nessuno ha saputo della piattaforma contrattuale, un documento di 12 pagine con tanto di proposte di modifica e/o cancellazione di 7 articoli contrattuali (leggi i dettagli nell’articolo qui), che la Fnsi aveva inviato alla Fieg l’11 novembre 2015 senza mai renderlo noto e discuterlo nella Giunta Esecutiva, né nella Commissione contratto, e quindi nascondendolo a tutti i colleghi. Otto mesi in cui si è lasciato credere a tutti che il confronto con gli editori fosse ancora su ipotesi da verificare, tacendo anche sulla piattaforma presentata per iscritto dalla Fieg. Otto mesi in cui il gruppo che governa la Federazione nazionale della stampa ha calpestato la storia centenaria della Fnsi e strappato in mille pezzi le regole dello Statuto democratico che liberamente il Sindacato nel tempo si è dato.

Un fatto gravissimo, su cui l’unico che può e deve intervenire è il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti. E che è importante ricostruire bene. Sapendo che quel documento dell’11 novembre, su cui si sono sviluppate le trattative segrete, negate e infine interrotte con la Fieg di Maurizio Costa (appena confermato presidente per un altro biennio), potrebbe essere rimesso sul tavolo già dalla riunione congiunta Fnsi-Fieg convocata per mercoledì 20 luglio.

Ecco come sono andate le cose.

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Così la Fnsi di Lorusso vuole distruggere il contratto Fieg e la professione

Foto documento contratto
Clicca sull’immagine per scaricare il documento

Addio all’articolo 1 come riferimento storico del contratto dei giornalisti. Spazzati via (e dimenticati) gli articoli 2 e 12. Che lasciano il posto a “collaboratore esterno” e “corrispondente”, figure nuove con pochi pregi e molti rischi per nuovi e vecchi assunti. Largo alle professioni del web, ma con troppa confusione. L’equiparazione di professionisti e pubblicisti che può interferire con le regole della professione fissate dall’Ordine e va contro anche la linea indicata nella nuova legge di riforma dell’editoria. E il pericolo incombente che, per portare a casa un risultato di dubbio valore, si decida di soccombere di fronte all’accetta degli editori sull’intero sistema degli istituti economici del contratto, dalle ferie ai notturni ai permessi retribuiti, dai festivi alle domeniche agli straordinari. Il tutto condito dalla solita, intollerabile abitudine di tenere tutto nascosto alla Giunta Esecutiva, alla Commissione contratto e all’intera categoria (leggi altro articolo qui).

Il progetto di distruzione del contratto dei giornalisti (e pure della professione) porta la data dell’11 novembre 2015 sotto un documento di 12 pagine inviato in silenzio dalla Fnsi di Raffaele Lorusso agli editori della Fieg (clicca sull’immagine qui sopra per scaricarlo e leggerlo integralmente). Ecco nei dettagli come la Fnsi di Raffaele Lorusso vuole sconvolgere oltre un secolo di contratto dei giornalisti. E mettere a rischio la nostra professione.

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Visibilia

Novella2000 e Visto, Santanchè vuole decimare i giornalisti. Il Cdr: a rischio il futuro dei settimanali

Sono bastati pochissimi mesi, a Daniela Santanchè, per passare dagli annunci di grandi rilanci alla richiesta nero su bianco di decimare le redazioni di Novella2000 e Visto, acquistate a fine 2015 dalla Prs di Alfredo Bernardini de Pace (che le aveva rilevate a sua volta nel 2013 da Rcs). Ma i giornalisti dei due settimanali non ci stanno, e oggi hanno diffuso un comunicato in cui “denunciano con preoccupazione la volontà di forte ridimensionamento degli organici”, senza che l’editore abbia “presentato tuttavia alcun progetto di rilancio per Novella2000 e Visto” e “nonostante i buoni risultati rivendicati sul fronte della raccolta pubblicitaria”.

La decimazione dei 14 giornalisti passa attraverso la cassa integrazione a cifre oltre il 50% o addirittura direttamente dai licenziamenti. Ed è stata dichiarata da Visibilia, la casa editrice della deputata di Forza Italia, allo scadere dei sei mesi di garanzia occupazionale sottoscritta al termine delle trattative di cessione del ramo di azienda. Puntuale come un orologio svizzero, insomma.

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giornalista

La cassetta degli attrezzi del giornalista imprenditore

di Fabio Benati

Palazzo LombardiaTanta passione, un business plan giusto, saper fare rete e diventare un nodo di riferimento per network tra professionisti della comunicazione e con altri utenti del sistema, usare bene i social per costruirsi una buona reputazione e creare una propria linea editoriale, rifuggire dalla “sindrome del Palio di Siena”:  sono contento di perdere purché tu perda.

Questi alcuni degli spunti emersi in occasione del corso di formazione “Dall’idea alla start up, storie di giornalismo imprenditoriale” organizzato a Palazzo Lombardia in collaborazione con  Regione Lombardia dalla Cooperativa di giornalisti “Primopiano”. L’evento formativo ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti.

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CircoloStampa

Circolo della Stampa, addio a Palazzo Bocconi. Chi pagherà 1,5 milioni di debiti della società commerciale?

Alg logoStagione finita per il Circolo della Stampa di Milano a Palazzo Bocconi? Nessuna parola ufficiale è stata ancora pubblicamente pronunciata. Ma la notizia dello sfratto intimato dalla Fondazione Bocconi alla Centro di servizi congressuali Circolo della Stampa srl, che gestisce autonomamente le attività commerciali e il personale ed è stata messa in liquidazione dal maggio 2015, circola da mesi (leggi qui). E il destino della “casa culturale” del giornalismo milanese in corso Venezia 48 è oramai segnato dai debiti accumulati complessivamente dalla srl, non troppo distanti da un milione e mezzo di euro. L’unico dubbio rimarrebbe la data dell’addio: settembre o dicembre?

Il velo sulla verità dovrebbe essere finalmente sollevato nel Consiglio direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti (che controlla la Centro servizi congressuali con il 54,1%) convocato per venerdì 15 luglio, che al secondo punto dell’ordine del giorno riporta “aggiornamento situazione Circolo della Stampa/centro servizi congressuali“.

Nei giorni scorsi, si è invece tenuta una riunione per concordare una posizione comune tra il gruppo sindacale di Stampa Democratica, a cui fa capo il presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti e del Circolo della Stampa, Paolo Perucchini, e il Movimento Liberi Giornalisti di Giuseppe Gallizzi, che insieme governano l’Alg e (da sette mesi) anche il Circolo. Mentre i dipendenti della Centro servizi – che pagheranno il costo più pesante e triste per il disastro dei conti della srl – sarebbero già stati informati dell’epilogo di una storia cominciata nel 2011 con il trasloco a Palazzo Bocconi.

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Tutti i testimoni del processo Inpgi-Sopaf

I più “citati” sono, com’era prevedibile, i due dirigenti del settore immobiliare dell’Inpgi ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondo immobili pubblici) per 30 milioni di euro. Accanto a loro, compaiono i nomi di altri funzionari – di livello più o meno elevato – dell’Istituto di previdenza dei giornalisti. E, in qualche caso a sorpresa, pure quelli di amministratori “politici”, ovvero giornalisti eletti dai colleghi nei diversi organismi dell’Ente. Oltre a manager e dipendenti della Sopaf della famiglia Magnoni e della sua Adenium sgr, funzionari di banca, esperti, consulenti. E persino i vertici di una (nota) società immobiliare che dovrebbero riferire della vendita di un immobile a Padova.

È lunga la lista dei testimoni del processo Sopaf che hanno iniziato a deporre nei giorni scorsi a Milano, tra quelli citati dal pm Gaetano Ruta e quelli chiamati invece dalle difese degli accusati. Testimoni che – vale la pena tenerlo ben presente – a differenza degli imputati, a cui è riconosciuto il diritto di mentire per non auto-incriminarsi, sono obbligati a dire tutta la verità, senza omettere nulla di quanto a loro conoscenza. Altrimenti, vanno incontro all’incriminazione penale per falsa testimonianza.

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La “freddezza” di Lorusso con le radio-tv locali: tre indizi fanno una prova?

di Sergio Stella

Hanno abbozzato tutti. Nessuno ha intenzione di protestare ufficialmente. Ma i mugugni e i malumori serpeggiano, nel mondo delle radio-tv locali, verso quella che i più gentili definiscono “freddezza” nei loro confronti da parte del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Nei confronti dei giornalisti, che da 16 anni fanno i conti con un contratto depotenziato, fortemente voluto dall’allora numero uno del Sindacato, Paolo Serventi Longhi, nonostante le perplessità interne alla sua maggioranza e l’opposizione pubblica della Lombarda, ovvero la maggiore associazione regionale della Federazione. E nei confronti delle aziende che quel contratto hanno firmato attraverso l’associazione AerAnti-Corallo.

Una “sensazione” di scarsa attenzione e di mancanza di interesse, da parte di Lorusso, che troverebbe fondamento in tre diversi indizi che – come si sa – quasi sempre fanno una prova. Proviamo a metterli in fila?

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Palazzo Lombardia

Giornalismo imprenditoriale, dall’idea alla startup: corso il 30 giugno

di Fabio Benati

“Ho quasi 60 anni, la testata per cui ho lavorato chiuderà. Che faccio?”.
“Sono un precario da quando ho iniziato a fare il giornalista, le collaborazioni diminuiscono, i contributi che verso all’Inpgi invece restano identici. Ma non ci si può inventare qualcosa?”.
“Licenziata in tronco, alle sei del pomeriggio, per chiusura del mensile in cui ero assunta a tempo indeterminarto. E adesso?”.

Sono storie vere, che conosciamo. Ce ne saranno altre migliaia, simili, che colpiscono la nostra categoria e causano un effetto di stordimento che annebbia le idee e fa ritenere sia molto difficile, se non impossibile, continuare a fare il mestiere che si ama: il giornalista.

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Assostampa Sicilia: “Contratto Fieg e riforma Inpgi, ancora troppi silenzi”

Pubblichiamo il comunicato diffuso a conclusione del Consiglio generale dell’Associazione siciliana della stampa.

Le pesanti incertezze sul contratto la cui proroga, fissata per settembre, è ormai alle porte; le gravi preoccupazioni per la manovra che l’Inpgi dovrà varare entro dicembre per adempiere alle direttive imposte dai ministeri vigilanti e far fronte al pesante disavanzo economico; la ridefinizione in calando delle prestazioni di Casagit; la riforma dell’Ordine.

Questi i temi che oggi rendono fosco il panorama prossimo venturo della categoria già messa a dura prova dalla pesante crisi dell’editoria e sui quali ha focalizzato la sua attenzione il Consiglio regionale dell’Associazione siciliana della stampa riunitosi a Palermo.

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