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Gli editori ci attaccano. E il Sindacato tace. Subito in Lombardia un’assemblea su contratti, riforma Inpgi e legge sull’Editoria

Documento condiviso dai consiglieri dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti di Unità Sindacale, Movimento Liberi Giornalisti e Senza Bavaglio

Gli editori sono partiti lancia in resta contro i giornalisti, con richieste di modifica al contratto che mirano a scardinare le loro tutele, i loro diritti e la loro professione. E la piattaforma del Sindacato – resa nota da pochi giorni – è totalmente insufficiente a cogliere e guidare l’innovazione e la trasformazione del lavoro nelle redazioni e a determinare una crescita reale dell’occupazione.

La trattativa, a oltre un anno dal suo avvio, appare ancora in alto mare. Mentre si avvicina la data del 30 settembre, quando scadrà la proroga di sei mesi al contratto, che per la prima volta nella sua storia è stato disdetto dalla Fieg.

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“Il Circolo della Stampa di Milano chiude”. Allarme anche su Libero e ItaliaOggi

La notizia dello sfratto al Circolo della Stampa di Milano e dell’addio in autunno alla prestigiosa sede di Palazzo Bocconi è arrivata anche ai giornali nazionali. Insieme alla preoccupazione che la “casa culturale” del giornalismo milanese e lombardo possa chiudere.

Dopo l’articolo-denuncia pubblicato su questo blog con il titolo “Ora è ufficiale: Circolo della Stampa di Milano sfrattato, in autunno via da Palazzo Bocconi. Chi ne risponderà?” (leggi qui), hanno pubblicato due pezzi il quotidiano economico ItaliaOggi e la testata diretta da Vittorio Feltri Libero.

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Fieg Costa

Più lavoro, meno soldi, minori tutele. E niente assunzioni. Guida ragionata alle 25 richieste della Fieg sul contratto

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Spremere i giornalisti già assunti, obbligandoli a lavorare di più, guadagnando meno, eliminando molte garanzie e tutele e rendendo i capiredattori ricattabili. Senza alcuna previsione reale di assunzioni future. Anzi. E senza riferimenti all’innovazione e allo sviluppo multimediale. Questa è la flessibilità secondo gli editori.

A mesi di distanza dalla presentazione formale al vertice del Sindacato, la piattaforma della Fieg è stata finalmente resa nota anche alla Giunta Esecutiva e alla Consulta delle Associazioni regionali di stampa, all’interno di un documento di 12 pagine consegnato nella riunione del 26 luglio e doverosamente diffuso da alcune Associazioni, tra cui la Siciliana (leggi l’articolo che riporta il testo integrale). Mentre dalla Segreteria della Romana arriva un giudizio netto: “Inaccettabili le proposte degli editori sul prossimo contratto” (leggi qui).

Ecco allora una guida ragionata alla piattaforma in 25 punti presentata alla Fnsi, con la spiegazione punto per punto di quello che vorrebbero gli editori: dalle corte alle domeniche, dalle ferie agli scatti, dagli straordinari alle malattie, dai superfestivi ed ex festivi alla licenziabilità dei capiredattori.

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Circolo stampa chiuso

Ora è ufficiale: Circolo della Stampa di Milano sfrattato, in autunno via da Palazzo Bocconi. Chi ne risponderà?

logo circolo 2Ora è ufficiale: il Circolo della Stampa di Milano chiude in autunno la sua storia con Palazzo Bocconi, travolto dai debiti per oltre 1,5 milioni di euro accumulati in nemmeno sei anni dalla Centro di Servizi Congressuali srl, la società (in liquidazione) che gestisce in maniera autonoma i rapporti commerciali e con i dipendenti. Mentre l’Associazione Lombarda dei Giornalisti prova, ancora, disperatamente, a cercare una via di uscita onorevole e una nuova sede per la “casa culturale” dell’informazione milanese, che in 66 anni di vita non ha mai smesso di operare.

La notizia non è arrivata, come sarebbe stato corretto, nel corso del Direttivo della Lombarda, che si è riunito il 15 luglio, dove pure il presidente Paolo Perucchini ha ammesso la “visita” dell’ufficiale giudiziario il 29 giugno scorso e la consegna dello sfratto esecutivo da parte della Fondazione Bocconi guidata da Luigi Guatri. La conferma dell’addio a corso Venezia 48 di cui si parlava da mesi (leggi quiqui) è stata invece comunicata qualche giorno dopo per mail ai vari Club che del Circolo della Stampa avevano fatto la sede dei propri incontri e cene sociali. E trapelata all’esterno.

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Appello

Contratto Fnsi-Fieg e riforma Inpgi: massima trasparenza e immediato confronto con tutti i giornalisti

Basta silenzi. I giornalisti italiani hanno il diritto di conoscere subito il reale stato del negoziato sul rinnovo del contratto Fieg e quali ipotesi di riforma delle pensioni siano allo studio nelle stanze dell’Inpgi. Mentre, al contrario, il Sindacato e il nostro Istituto di previdenza continuano a non dare informazioni chiare e trasparenti sulle loro azioni e intenzioni.

Le trattative per il rinnovo contrattuale sono partite da un anno e la scadenza della proroga, fissata al 30 settembre, è oramai dietro l’angolo. Eppure, nessuna piattaforma è stata mai presentata ufficialmente alla categoria al di là del generico slogan dell’“inclusione”, mentre scopriamo oggi che da otto mesi esiste una proposta articolata del Sindacato – inviata in segreto alla Fieg – che rischia di distruggere il contratto e la stessa professione giornalistica. Né si conosce la posizione della Fnsi in merito alle numerose richieste degli editori, anche queste inviate in maniera scritta e formale da mesi ma rimaste segrete, che vogliono intervenire sugli istituti economici del contratto (dagli straordinari ai festivi, dalle ferie alle domeniche ai notturni ai permessi retribuiti) per ridurre in maniera sensibile il costo del lavoro giornalistico tagliando le retribuzioni effettive dei colleghi. Mentre è scaduto da anni il contratto AerAnti-Corallo e per ora si parla solo di “prese di contatto” tra le parti.

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La sede Rcs in via Rizzoli a Milano

Rcs, i giornalisti dei Periodici a Cairo: “Piano industriale in tempi rapidi”

Pubblichiamo il comunicato diffuso dai giornalisti dei Periodici di Rcs Mediagroup al termine della battaglia per il controllo del gruppo editoriale, che ha visto prevalere l’Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) di Cairo Communication, appoggiata da Intesa Sanpaolo e arrivata al 48,8% del capitale sociale del gruppo di via Rizzoli, sull’Opa (Offerta pubblica di acquisto) di Andrea Bonomi con Mediobanca, Diego della Valle, UnipolSai e Pirelli, che si è fermata al 37,7%. I giornalisti dei Periodici Rcs erano già intervenuti a battaglia in corso con un precedente comunicato (leggi qui).

I giornalisti dei Periodici di Rcs MediaGroup, che da tempo sentono l’esigenza di un piano industriale basato sulla valorizzazione dei brand storici e sul lancio di nuovi progetti editoriali, prendono atto del consenso degli azionisti e degli investitori all’Opas lanciata da Cairo Communications, che punta al rilancio dell’azienda.

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Fnsi, otto mesi di menzogne sul contratto. Intervenga Giulietti

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Il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Otto mesi di silenzio. Di più. Otto mesi di menzogne. Otto mesi in cui nessuno ha saputo della piattaforma contrattuale, un documento di 12 pagine con tanto di proposte di modifica e/o cancellazione di 7 articoli contrattuali (leggi i dettagli nell’articolo qui), che la Fnsi aveva inviato alla Fieg l’11 novembre 2015 senza mai renderlo noto e discuterlo nella Giunta Esecutiva, né nella Commissione contratto, e quindi nascondendolo a tutti i colleghi. Otto mesi in cui si è lasciato credere a tutti che il confronto con gli editori fosse ancora su ipotesi da verificare, tacendo anche sulla piattaforma presentata per iscritto dalla Fieg. Otto mesi in cui il gruppo che governa la Federazione nazionale della stampa ha calpestato la storia centenaria della Fnsi e strappato in mille pezzi le regole dello Statuto democratico che liberamente il Sindacato nel tempo si è dato.

Un fatto gravissimo, su cui l’unico che può e deve intervenire è il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti. E che è importante ricostruire bene. Sapendo che quel documento dell’11 novembre, su cui si sono sviluppate le trattative segrete, negate e infine interrotte con la Fieg di Maurizio Costa (appena confermato presidente per un altro biennio), potrebbe essere rimesso sul tavolo già dalla riunione congiunta Fnsi-Fieg convocata per mercoledì 20 luglio.

Ecco come sono andate le cose.

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Così la Fnsi di Lorusso vuole distruggere il contratto Fieg e la professione

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Clicca sull’immagine per scaricare il documento

Addio all’articolo 1 come riferimento storico del contratto dei giornalisti. Spazzati via (e dimenticati) gli articoli 2 e 12. Che lasciano il posto a “collaboratore esterno” e “corrispondente”, figure nuove con pochi pregi e molti rischi per nuovi e vecchi assunti. Largo alle professioni del web, ma con troppa confusione. L’equiparazione di professionisti e pubblicisti che può interferire con le regole della professione fissate dall’Ordine e va contro anche la linea indicata nella nuova legge di riforma dell’editoria. E il pericolo incombente che, per portare a casa un risultato di dubbio valore, si decida di soccombere di fronte all’accetta degli editori sull’intero sistema degli istituti economici del contratto, dalle ferie ai notturni ai permessi retribuiti, dai festivi alle domeniche agli straordinari. Il tutto condito dalla solita, intollerabile abitudine di tenere tutto nascosto alla Giunta Esecutiva, alla Commissione contratto e all’intera categoria (leggi altro articolo qui).

Il progetto di distruzione del contratto dei giornalisti (e pure della professione) porta la data dell’11 novembre 2015 sotto un documento di 12 pagine inviato in silenzio dalla Fnsi di Raffaele Lorusso agli editori della Fieg (clicca sull’immagine qui sopra per scaricarlo e leggerlo integralmente). Ecco nei dettagli come la Fnsi di Raffaele Lorusso vuole sconvolgere oltre un secolo di contratto dei giornalisti. E mettere a rischio la nostra professione.

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Visibilia

Novella2000 e Visto, Santanchè vuole decimare i giornalisti. Il Cdr: a rischio il futuro dei settimanali

Sono bastati pochissimi mesi, a Daniela Santanchè, per passare dagli annunci di grandi rilanci alla richiesta nero su bianco di decimare le redazioni di Novella2000 e Visto, acquistate a fine 2015 dalla Prs di Alfredo Bernardini de Pace (che le aveva rilevate a sua volta nel 2013 da Rcs). Ma i giornalisti dei due settimanali non ci stanno, e oggi hanno diffuso un comunicato in cui “denunciano con preoccupazione la volontà di forte ridimensionamento degli organici”, senza che l’editore abbia “presentato tuttavia alcun progetto di rilancio per Novella2000 e Visto” e “nonostante i buoni risultati rivendicati sul fronte della raccolta pubblicitaria”.

La decimazione dei 14 giornalisti passa attraverso la cassa integrazione a cifre oltre il 50% o addirittura direttamente dai licenziamenti. Ed è stata dichiarata da Visibilia, la casa editrice della deputata di Forza Italia, allo scadere dei sei mesi di garanzia occupazionale sottoscritta al termine delle trattative di cessione del ramo di azienda. Puntuale come un orologio svizzero, insomma.

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giornalista

La cassetta degli attrezzi del giornalista imprenditore

di Fabio Benati

Palazzo LombardiaTanta passione, un business plan giusto, saper fare rete e diventare un nodo di riferimento per network tra professionisti della comunicazione e con altri utenti del sistema, usare bene i social per costruirsi una buona reputazione e creare una propria linea editoriale, rifuggire dalla “sindrome del Palio di Siena”:  sono contento di perdere purché tu perda.

Questi alcuni degli spunti emersi in occasione del corso di formazione “Dall’idea alla start up, storie di giornalismo imprenditoriale” organizzato a Palazzo Lombardia in collaborazione con  Regione Lombardia dalla Cooperativa di giornalisti “Primopiano”. L’evento formativo ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti.

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CircoloStampa

Circolo della Stampa, addio a Palazzo Bocconi. Chi pagherà 1,5 milioni di debiti della società commerciale?

Alg logoStagione finita per il Circolo della Stampa di Milano a Palazzo Bocconi? Nessuna parola ufficiale è stata ancora pubblicamente pronunciata. Ma la notizia dello sfratto intimato dalla Fondazione Bocconi alla Centro di servizi congressuali Circolo della Stampa srl, che gestisce autonomamente le attività commerciali e il personale ed è stata messa in liquidazione dal maggio 2015, circola da mesi (leggi qui). E il destino della “casa culturale” del giornalismo milanese in corso Venezia 48 è oramai segnato dai debiti accumulati complessivamente dalla srl, non troppo distanti da un milione e mezzo di euro. L’unico dubbio rimarrebbe la data dell’addio: settembre o dicembre?

Il velo sulla verità dovrebbe essere finalmente sollevato nel Consiglio direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti (che controlla la Centro servizi congressuali con il 54,1%) convocato per venerdì 15 luglio, che al secondo punto dell’ordine del giorno riporta “aggiornamento situazione Circolo della Stampa/centro servizi congressuali“.

Nei giorni scorsi, si è invece tenuta una riunione per concordare una posizione comune tra il gruppo sindacale di Stampa Democratica, a cui fa capo il presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti e del Circolo della Stampa, Paolo Perucchini, e il Movimento Liberi Giornalisti di Giuseppe Gallizzi, che insieme governano l’Alg e (da sette mesi) anche il Circolo. Mentre i dipendenti della Centro servizi – che pagheranno il costo più pesante e triste per il disastro dei conti della srl – sarebbero già stati informati dell’epilogo di una storia cominciata nel 2011 con il trasloco a Palazzo Bocconi.

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Tutti i testimoni del processo Inpgi-Sopaf

I più “citati” sono, com’era prevedibile, i due dirigenti del settore immobiliare dell’Inpgi ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondo immobili pubblici) per 30 milioni di euro. Accanto a loro, compaiono i nomi di altri funzionari – di livello più o meno elevato – dell’Istituto di previdenza dei giornalisti. E, in qualche caso a sorpresa, pure quelli di amministratori “politici”, ovvero giornalisti eletti dai colleghi nei diversi organismi dell’Ente. Oltre a manager e dipendenti della Sopaf della famiglia Magnoni e della sua Adenium sgr, funzionari di banca, esperti, consulenti. E persino i vertici di una (nota) società immobiliare che dovrebbero riferire della vendita di un immobile a Padova.

È lunga la lista dei testimoni del processo Sopaf che hanno iniziato a deporre nei giorni scorsi a Milano, tra quelli citati dal pm Gaetano Ruta e quelli chiamati invece dalle difese degli accusati. Testimoni che – vale la pena tenerlo ben presente – a differenza degli imputati, a cui è riconosciuto il diritto di mentire per non auto-incriminarsi, sono obbligati a dire tutta la verità, senza omettere nulla di quanto a loro conoscenza. Altrimenti, vanno incontro all’incriminazione penale per falsa testimonianza.

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La “freddezza” di Lorusso con le radio-tv locali: tre indizi fanno una prova?

di Sergio Stella

Hanno abbozzato tutti. Nessuno ha intenzione di protestare ufficialmente. Ma i mugugni e i malumori serpeggiano, nel mondo delle radio-tv locali, verso quella che i più gentili definiscono “freddezza” nei loro confronti da parte del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Nei confronti dei giornalisti, che da 16 anni fanno i conti con un contratto depotenziato, fortemente voluto dall’allora numero uno del Sindacato, Paolo Serventi Longhi, nonostante le perplessità interne alla sua maggioranza e l’opposizione pubblica della Lombarda, ovvero la maggiore associazione regionale della Federazione. E nei confronti delle aziende che quel contratto hanno firmato attraverso l’associazione AerAnti-Corallo.

Una “sensazione” di scarsa attenzione e di mancanza di interesse, da parte di Lorusso, che troverebbe fondamento in tre diversi indizi che – come si sa – quasi sempre fanno una prova. Proviamo a metterli in fila?

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Palazzo Lombardia

Giornalismo imprenditoriale, dall’idea alla startup: corso il 30 giugno

di Fabio Benati

“Ho quasi 60 anni, la testata per cui ho lavorato chiuderà. Che faccio?”.
“Sono un precario da quando ho iniziato a fare il giornalista, le collaborazioni diminuiscono, i contributi che verso all’Inpgi invece restano identici. Ma non ci si può inventare qualcosa?”.
“Licenziata in tronco, alle sei del pomeriggio, per chiusura del mensile in cui ero assunta a tempo indeterminarto. E adesso?”.

Sono storie vere, che conosciamo. Ce ne saranno altre migliaia, simili, che colpiscono la nostra categoria e causano un effetto di stordimento che annebbia le idee e fa ritenere sia molto difficile, se non impossibile, continuare a fare il mestiere che si ama: il giornalista.

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Assostampa Sicilia: “Contratto Fieg e riforma Inpgi, ancora troppi silenzi”

Pubblichiamo il comunicato diffuso a conclusione del Consiglio generale dell’Associazione siciliana della stampa.

Le pesanti incertezze sul contratto la cui proroga, fissata per settembre, è ormai alle porte; le gravi preoccupazioni per la manovra che l’Inpgi dovrà varare entro dicembre per adempiere alle direttive imposte dai ministeri vigilanti e far fronte al pesante disavanzo economico; la ridefinizione in calando delle prestazioni di Casagit; la riforma dell’Ordine.

Questi i temi che oggi rendono fosco il panorama prossimo venturo della categoria già messa a dura prova dalla pesante crisi dell’editoria e sui quali ha focalizzato la sua attenzione il Consiglio regionale dell’Associazione siciliana della stampa riunitosi a Palermo.

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Vendita case Inpgi: quello che fanno finta di non capire

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento del collega Pierangelo Maurizio sulla dismissione degli immobili dell’Inpgi approvata a maggioranza il 14 giugno dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto.

pierangelo-mauriziodi Pierangelo MaurizioConsigliere Fnsi

Subito dopo dicembre, nell’improvvisa quanto prevista accelerazione per dismettere il patrimonio Inpgi, ai vertici dell’Istituto tra i ben informati si parlava di “sconti” agli inquilini. Ma, si sa, eravamo in campagna elettorale… Ai primi di giugno una proposta addirittura scritta della Sgr che gestisce il Fondo “G. Amendola” suggerisce un abbattimento sul prezzo di vendita per gli inquilini “di almeno il 20%”. E’ stata presentata al Consiglio generale e in Commissione immobili e dismissioni dell’Istituto. Non proprio al bar…

Nel Cda del 14 giugno che in un batter d’occhio ha approvato le linee guida per vendere immobili (per 550 milioni) in due anni, invece quel “di almeno” è sparito. Come mai? Grazie all’emendamento di un consigliere, il quale ha ricevuto – fortuna sua – un lauto scivolo per lasciare il posto di lavoro e ha già a portata di mano la pensione di anzianità (cioè quella totalmente a carico dell’Inpgi al contrario del prepensionamento che fino all’età pensionabile è a carico dello Stato). Emendamento subito appoggiato dalla presidente Marina Macelloni (230 mila euro di indennità per costi complessivi di 250 mila all’anno pagati da noi). “Le case servono a pagare le pensioni” (e anche stipendi, emolumenti, consulenze ecc.). Che nel Consiglio d’amministrazione dell’Istituto ci sia qualche conflitto di interesse? Ma ancora peggio è far finta di non capire.

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Prefettura Milano

Cronisti, il Prefetto di Milano a Unci e Odg Lombardia: “Massima attenzione alle intimidazioni sui social network”

Prefetto 1“In Italia non può esistere censura nei confronti della stampa. Certo, nel pieno rispetto dei ruoli e dell’autonomia di ciascuno, può essere opportuna una riflessione comune su come vengono diffuse talune notizie. In merito alle intimidazioni e alle minacce via web nei confronti dei giornalisti, mi impegno ad attivare sia il Questore sia la Polizia postale a una adeguata vigilanza, con particolare attenzione al fenomeno dei social network”.

Così il Prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, che questa mattina ha incontrato il presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani (Unci), Alessandro Galimberti, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia (Odg Lombardia), Gabriele Dossena.

L’incontro si è reso necessario dopo l’escalation di intimidazioni e minacce subite da alcuni cronisti segnalate allo “sportello cronaca” dell’Ordine lombardo. Dei 142 casi di intimidazioni e minacce in Italia, 14 casi (con 22 giornalisti coinvolti) si sono registrati in Lombardia, solo nei primi cinque mesi del 2016.

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case inpgi

Case Inpgi, chi ci guadagna dalla vendita? La Sgr dei Nattino e i nuovi inquilini (non giornalisti)

case inpgi targaUn industriale con 400 dipendenti e moglie stilista, che fabbrica in Sri Lanka reggiseni per Victoria’s Secret. Un proprietario di tipografie. Un imprenditore della sanità privata. Che cos’hanno in comune? Primo: non fanno i giornalisti. Secondo: sono inquilini – recenti – dell’Inpgi. Terzo: faranno un affare con la dismissione milionaria delle case del nostro Istituto di previdenza. Come lo farà, un affare, la InvestiRe Sgr della famiglia Nattino.

Basta leggere con attenzione le carte del mega-piano di vendita da 550 milioni in due anni (più altri 150 nei due successivi) degli immobili dell’Inpgi, costretto dalla profonda crisi di liquidità a far cassa con il mattone, per capire che a guadagnarci davvero saranno alla fine solo due soggetti: gli inquilini non giornalisti, soprattutto se con contratti di locazione stipulati dal 2013 in poi, e appunto la InvestiRe, società di gestione del Fondo “Giovanni Amendola”, a cui le case dell’Istituto sono state conferite negli ultimi anni, che si occuperà dell’intera operazione. Con autonomia quasi assoluta. E incassando commissioni più elevate rispetto a quanto finora previsto. Mentre tutti i giornalisti ci perderanno.

Proviamo a capire come e perché.

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rubinetto a secco

L’Inpgi, le casse a secco e il “vizietto” delle delibere presidenziali

Ci risiamo. Arriva giugno, e l’Inpgi si accorge all’improvviso, da un giorno all’altro, che è un mese di scadenze fiscali e di quattordicesima mensilità per i pensionati. E siccome i rubinetti della cassa sono a secco di liquidità, ecco che si ricorre ancora una volta a una delibera presidenziale per vendere fondi per milioni di euro e far fronte agli impegni. Come se si trattasse di un’emergenza dell’ultim’ora e non di una necessità prevedibile e prevista da mesi. Nonostante un Consiglio di amministrazione riunito appena qualche giorno prima. E invocando le stesse ragioni di urgenza – guarda caso – utilizzate ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondi immobili pubblici).

È quello che è accaduto il 6 giugno (e che era accaduto pure un anno fa e a gennaio, leggi qui, qui e qui). Forse dimentica di quanto gli uffici dell’Inpgi dicono da tempo, ovvero che le entrate non riescono a coprire le uscite per almeno una decina di milioni al mese (circa 130 milioni l’anno), la presidente Marina Macelloni si è accorta – dobbiamo immaginare con sorpresa, anche se nel giornale dove ha lavorato per una decina d’anni da caporedattorele scadenze fiscali sono il pane quotidiano – che non sarebbe riuscita a pagare Irpef, Imu/Tasi, Ires/Irap e quattordicesime.

Ha quindi deciso di gran carriera e firmato in solitudine una delibera per lo smobilizzo di investimenti finanziari per 25 milioni (qualcuno direbbe: qualcosa come 50 miliardi delle vecchie lire). E questa mattina chiederà al Consiglio di amministrazione di ratificare la sua decisione. Con la sicurezza di ottenere l’approvazione senza troppe storie, visto che la sua maggioranza è numericamente superiore a tutti gli altri consiglieri messi insieme (compresi rappresentanti degli editori e del Governo).

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Inpgi, chi ha votato (e chi no) i 230 mila euro della presidente

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La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni

La partita si è chiusa 36 a 17, più 3 astenuti. E il risultato è oramai noto: indennità confermata a 230 mila euro per la presidente Marina Macelloni, compensi limati di un risicatissimo 5% per gli altri componenti giornalisti degli organi collegiali, via il gettone di presenza da 80 euro, stop ai rimborsi spese per gli amministratori che risiedono a Roma e provincia, alcuni tagli ai rimborsi spese per tutti. Ma questi numeri raccontano poco, del dibattito di tre ore che si è svolto martedì 7 giugno al Consiglio generale dell’Inpgi. E ancora meno dicono sugli umori che attraversano una maggioranza già meno solida di due mesi fa.

Partiamo dai nomi. I giornalisti, sui social network e con telefonate e messaggi personali, rivendicano il diritto di conoscere chi tra i consiglieri generali si è espresso a favore, e chi contro, la delibera sui compensi. Chi ha presentato i tre emendamenti e com’è andato il voto. Vogliono trasparenza, insomma, sulle scelte di colleghe e colleghi che hanno eletto a febbraio. E hanno ragione a pretenderla. Chissà perché, però, solo chi ha detto no lo ha dichiarato pubblicamente. Nonostante una votazione avvenuta a scrutinio palese e per chiamata nominale. Ma capire chi si è espresso come è comunque possibile.

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