La “freddezza” di Lorusso con le radio-tv locali: tre indizi fanno una prova?

di Sergio Stella

Hanno abbozzato tutti. Nessuno ha intenzione di protestare ufficialmente. Ma i mugugni e i malumori serpeggiano, nel mondo delle radio-tv locali, verso quella che i più gentili definiscono “freddezza” nei loro confronti da parte del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Nei confronti dei giornalisti, che da 16 anni fanno i conti con un contratto depotenziato, fortemente voluto dall’allora numero uno del Sindacato, Paolo Serventi Longhi, nonostante le perplessità interne alla sua maggioranza e l’opposizione pubblica della Lombarda, ovvero la maggiore associazione regionale della Federazione. E nei confronti delle aziende che quel contratto hanno firmato attraverso l’associazione AerAnti-Corallo.

Una “sensazione” di scarsa attenzione e di mancanza di interesse, da parte di Lorusso, che troverebbe fondamento in tre diversi indizi che – come si sa – quasi sempre fanno una prova. Proviamo a metterli in fila?

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Franco Siddi e la tassa sugli spot tv a favore dei giornalisti. Ovvero, come si cambia per non morire…

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Franco Siddi

La notizia di agenzia è chiara. “È incomprensibile e non condivisibile il contributo di solidarietà nel settore dell’informazione, pari allo 0,1% del reddito complessivo delle concessionarie pubblicitarie sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi”. Questo il giudizio severo e tranciante espresso il 16 febbraio in una nota ufficiale da Crtv (Confindustria radio televisioni), di cui è presidente il sardo Franco Siddi, sul provvedimento approvato lunedì in Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Che siano gli editori a giudicare “iniquo” questo che viene definito un “prelievo forzoso” appare fin troppo scontato. Peraltro una delegazione degli industriali, la cui guida è affidata a Siddi che siede anche nel Cda della Rai (ed è lecito che lo faccia in rappresentanza delle forze industriali del Paese), aveva espresso questi stessi concetti durante una audizione informale della commissione Cultura della Camera il 14 gennaio scorso.

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Fnsi, la maggioranza fa spazio a un pezzo delle opposizioni per eleggere Giulietti. Ma il vero obiettivo è silenziare lo scandalo Inpgi-Sopaf

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Spazio a un pezzo delle opposizioni. Per eleggere Beppe Giulietti presidente della Fnsi e, soprattutto, fare quadrato intorno agli attuali assetti dell’Inpgi e al presidente dell’Istituto, Andrea Camporese, sulla cui testa pende la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Milano per corruzione e truffa aggravata ai danni della Cassa di previdenza dei giornalisti italiani (leggi qui).

C’è molto di diverso dalla motivazione di facciata di una maggiore unita del sindacato, dietro l’allargamento della maggioranza alla compagine di Stampa libera e indipendente, che al Congresso di Chianciano era schierata con veemenza e determinazione contro la scelta di Raffaele Lorusso come segretario generale, al punto da contrapporgli come candidato il suo leader Carlo Parisi. Raccogliendo il consenso di 70 voti tra tutti coloro che si opponevano all'”accorduni” (copyright del consigliere nazionale calabrese Luciano Regolo nel suo pezzo post-Congresso da leggere qui, insieme con la cronaca riportata qui) voluto da Camporese e appoggiato dall’ex segretario Fnsi Franco Siddi (ora consigliere di amministrazione della Rai).

Le ragioni vere vanno ricercate dalle parti di via Nizza. Come dimostrano i racconti delle riunioni preparatorie e delle manovre in corso.

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Presidenza Fnsi, De Bortoli candidato (a sua insaputa?). Ma è il nome di Giulietti a spaccare la maggioranza

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Beppe Giulietti

di Sergio Stella

Ferruccio De Bortoli candidato (a sua insaputa?) alla presidenza della Fnsi. Il nome dell’ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore ha fatto irruzione nella riunione della maggioranza che guida la Federazione che si è tenuta a Roma a inizio settimana, accanto a quello – scontato – di Beppe Giulietti. Creando un iniziale sconcerto e un certo disorientamento, che era forse lo scopo per cui la candidatura sarebbe stata avanzata, e suscitando poi qualche sorriso (ironico), quando il gioco è stato scoperto.

La consultazione tra i “referenti delle aree politiche e territoriali” affidata al segretario generale Raffaele Lorusso ha sortito, a distanza di una settimana dalla prima riunione (riportata nell’articolo consultabile qui), un unico vero risultato: è stato portato allo scoperto il nome finora sussurrato di Giulietti. Ma la conseguenza, forse inaspettata, è stata di spaccare ancora di più la maggioranza.

La candidatura di De Bortoli, a quel punto, sarebbe stata un diversivo per arrivare a ricompattare tutti sull’ex segretario Usigrai, cinque volte parlamentare e portavoce dell’associazione Articolo21. Ma sembra non sia bastato. Con buona pace della voce, che in molti tentano di far circolare, a Roma come a Milano, che l’accordo su Giulietti sia stato sancito e accettato dall’intera maggioranza.

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Sopaf, l’Inpgi sapeva da un anno della truffa ai suoi danni. Ecco tutti i dettagli dell’inchiesta

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A luglio 2014 l‘Inpgi ne era pienamente consapevole, al punto da ammettere in due diverse lettere indirizzate al ministero del Lavoro (e pubblicate solo ora sulla Rete) di essere una “possibile parte offesa” e di aver dato mandato ai propri legali di “costituirsi nel procedimento penale, intendendo con ciò non solo tutelare la propria posizione nell’interesse degli iscritti, ma anche collaborare fattivamente con la Procura della Repubblica di Milano“. Non più “soggetto terzo, totalmente estraneo ai fatti”, come dichiarato in un comunicato di un paio di mesi prima, subito dopo la perquisizione negli uffici da parte della Guardia di Finanza. Poi tutto è cambiato, nell’autunno successivo. E l’Inpgi e il suo Cda hanno scelto la strada dell’arroccamento. Del no a ogni costo alla costituzione di parte civile nel processo avviato contro Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf, accusati anche di una presunta truffa ai danni dell’Inpgi e per 7,6 milioni di euro. Del nascondersi dietro formalismi processuali in un quadro che è da moltissimo tempo di solare chiarezza

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La Fnsi si “concentra”: in Giunta più giornalisti di grandi gruppi. Un solo freelance tra i professionali

di Sergio Stella

Tre giornalisti del gruppo Espresso-Repubblica, tra cui il segretario generale e due vicesegretari. Due a testa per Italiana Editrice, nuova realtà nata dall’integrazione societaria tra La Stampa e il Secolo XIX, e per Rcs Mediagroup. Uno ciascuno per Rai, che ha però anche il presidente, Mediaset, Sole 24 Ore e Agi. Un solo autonomo tra i professionali, oltre ai tre collaboratori che per definizione sono giornalisti non contrattualizzati. È l’immagine della nuova Giunta esecutiva della Fnsi in base all’occupazione dei componenti e alle testate di appartenenza. Se ragionassimo con il metro del mercato finanziario, potremmo parlare di una maggiore “concentrazione” rispetto al passato.

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