Fnsi paralizzata dallo scontro su Giulietti presidente: Capss e Lombarda insistono, i “dissidenti” non cedono. Caccia ai voti delle minoranze

imagedi Sergio Stella

Capss e Lombarda ci riprovano. Non contenti della brutta pagina del sindacato dei giornalisti scritta il 7 ottobre, con la maggioranza che ancora sostiene il segretario Raffaele Lorusso rintanata nelle stanze della Federazione o riunita al bar per far mancare il numero legale al Consiglio nazionale (come raccontato qui), quelli che si ritengono gli azionisti di riferimento – quasi i padroni – della Fnsi insistono nell’imporre il nome di Beppe Giulietti per la presidenza.

A una settimana dalla figuraccia nazionale, invece di provare a ritrovare l’unità interna, nella riunione della maggioranza che si è tenuta nella mattinata di ieri a Roma è andata in onda la replica degli incontri precedenti.

Erano schierati tutti, ieri in Federazione. A partire dai primi candidati Paolo Butturini e Giovanni Negri, per continuare con il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, il torinese Stefano Tallia, il marchigiano Giovanni Rossi, e via via gli altri, da Trieste a Bologna, da Firenze a Perugia, da Venezia a Potenza, da Genova a Cagliari. Lorusso e i suoi centurioni erano decisi a forzare la mano ai “dissidenti” della maggioranza uscita dal Congresso di Chianciano con la minaccia dell’espulsione di fatto dalla gestione della Fnsi, grazie a un allargamento ad alcune aree rimaste fuori a fine gennaio ma ora pronte a scendere a patti e a portare in dote meno di una decina di voti. Mentre i contrari a una presidenza Giulietti hanno ripetuto le loro motivazioni, per nulla scalfite dalla voce grossa fatta dagli altri.

Alla riproposta di Giulietti gli animi si sono scaldati come sempre. E si sono scatenati nervosismi, scontri personali, veleni sparsi ovunque, toni più o meno urlati. Il segretario Lorusso ha rivendicato il diritto di allargare la maggioranza, se lo desidera. Scatenando la richiesta di una verifica sulla compagine uscita dal Congresso di Chianciano. E dopo (altre) ore di discussioni, si è deciso per un rinvio riempito da un nuovo diversivo: disegnare il profilo di un candidato ideale, da mettere ai voti nella maggioranza. In attesa della prossima riunione tra i maggiorenti. E del Consiglio nazionale, che non sarà comunque convocato prima di novembre.

Le posizioni non sono insomma di fatto cambiate. E dopo un mese e mezzo di confronti e scontri, la stasi nella maggioranza sembra assoluta. Con buona pace di un contratto da rinnovare all’orizzonte, delle vertenze che si susseguono, dei tanti problemi con cui i giornalisti italiani devono fare i conti.

Gli unici conti su cui si applicano in Fnsi sono invece quelli dei consiglieri nazionali pro o contro la candidatura di Giulietti. Con in testa l’obiettivo 71, il numero minimo di voti da raggiungere per eleggere il presidente al primo colpo. Sulla carta, sommando le teste dei fedelissimi e aggiungendo la manciata di numeri delle componenti pronte a cedere alla lusinga di un ingresso in segreteria, i pro-Giulietti si fermano al momento appena sotto la soglia minima. Ne sono consapevoli tutti, anche se si ostinano ad affermare il contrario.

Del resto, perché organizzare riunioni su riunioni con i “dissidenti” se Lorusso e i suoi fossero davvero convinti di avere in mano ben più dei tre quinti del Consiglio, come sostengono? E perché andare a caccia disperata di appoggio e voti nelle aree lasciate fuori dalla porta a Chianciano, che il 7 ottobre erano tra i presenti al Consiglio nazionale, se fossero vere le ricostruzioni-specchi su cui si sono arrampicati con forte stridío di unghie, in cui hanno sostenuto che i voti per eleggere Giulietti al primo turno c’erano eccome, quella mattina, ma a non esserci più era la disponibilità di Giulietti a candidarsi?

La versione urlata all’unisono dalla maggioranza della maggioranza non convince neppure un po’. A rendersene conto per primi sono i colleghi fuori dalle stanze della Fnsi, con un’insofferenza che cresce ogni giorno e che allontana sempre più la categoria dal suo sindacato. E a questo punto c’è chi si interroga sulle reali intenzioni di Giulietti, che prima si fa candidare, poi ritira la candidatura con una lettera inviata la mattina del voto perché interessato più all’unità della categoria che alle ambizioni personali, quindi si farebbe riproporre come presidente ben sapendo che questo passo spaccherà prima di tutto la maggioranza di Chianciano.

Davvero il consigliere Giulietti è disponibile a queste condizioni a essere nuovamente candidato alla presidenza? E se sì, perché?

Un unico argomento, nel clima pur surriscaldato di ieri, non è stato incredibilmente neppure accennato: la richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul crac Sopaf per il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese (qui la rassegna stampa), che della maggioranza costruita a Chianciano è il vero artefice, insieme con i pesanti interrogativi che aleggiano sulla riforma delle pensioni varata dal Cda dell’Istituto il 27 luglio – dopo l’ok dato a maggioranza dalla Giunta esecutiva della Fnsi – e ora al vaglio dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia.

Una notizia di attualità e di interesse per tutta la categoria, quella del possibile vicino rinvio a giudizio di Camporese. Ma neppure una parola da parte di quello che è stato ribattezzato “partito dell’Inpgi“. E anche questo, qualche perplessità non può che sollevarla.

Annunci

2 pensieri su “Fnsi paralizzata dallo scontro su Giulietti presidente: Capss e Lombarda insistono, i “dissidenti” non cedono. Caccia ai voti delle minoranze

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...