#CrisiInpgi1 Appello a Macelloni e Lorusso: chiarezza sul futuro

Apriamo il dibattito tra i giornalisti: 106 colleghi eletti negli organismi di categoria in tutta Italia scrivono alla presidente dell’Istituto di previdenza e al segretario generale Fnsi

Le lettere inviate per conoscenza anche al Cda, al Collegio dei sindaci e al governo. È necessaria la «conoscenza di tutti gli elementi indispensabili per avere, in un contesto di chiarezza assoluta, un quadro della situazione quanto più delineato, definito e chiaro possibile». Ed è «quanto mai opportuna la convocazione in tempi rapidi del Consiglio generale» dell’Ente

Oltre cento giornalisti di tutta Italia, eletti nelle istituzioni di categoria (Inpgi, Fnsi, Ordine, Casagit, Fondo di pensione complementare) hanno scritto una lettera alla presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, per esprimere la preoccupazione loro e dell’intera categoria sulla tenuta dei conti dell’Istituto di previdenza, specie alla luce della sospensione del commissariamento fino al prossimo novembre deciso dal governo (leggi qui).

I giornalisti chiedono di conoscere quali ipotesi siano allo studio del Cda dell’Inpgi nell’ottica di eventuali tagli alle prestazioni e di maggiori entrate, mentre i consiglieri generali dell’Istituto sollecitano la presidente a convocare in tempi solleciti il consiglio generale proprio perché i problemi sul tappeto e le eventuali soluzioni da proporre ai ministeri vigilanti siano noti a tutti e sia possibile un’ampia discussione.

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#CrisiInpgi1, entro 12 mesi un nuovo massacro per le nostre pensioni

Niente comunicatori e nessun commissariamento (per ora), ma l’Istituto dovrà tagliare prestazioni e spese e poi aumentare i contributi. A meno che, finalmente, non si passi al piano B…

di Daniela StiglianoConsigliera generale Inpgi e Giunta Fnsi di Unità Sindacale (Movimento con propri rappresentanti in Fnsi, Inpgi, Casagit, Fondo di previdenza complementare e Ordine dei Giornalisti)

Comunque vada, sarà un disastro. Per tutti. Per i giornalisti dipendenti, che subiranno certamente una nuova riforma (peggiorativa) delle pensioni future e che potrebbero doversela addirittura pagare con contributi aggiuntivi (e quindi retribuzioni ridotte, se non peggio). Con ogni probabilità per i pensionati, che si potrebbero ritrovare con un assegno fortemente tagliato. E, alla fine, pure per l’Inpgi e per i suoi dipendenti, che potrebbero subire un pesante ridimensionamento.

L’emendamento governativo al decreto Crescita, approvato alla Camera il 21 giugno e che entro fine giugno dovrebbe passare anche al Senato e diventare legge, evita sì il commissariamento del nostro Istituto previdenziale fino al 31 ottobre 2019. Ma chiede un prezzo altissimo a tutti noi per tentare (inutilmente) di tenere in piedi un Ente in profondo rosso e destinato al default che qualcuno, con scarsa (a dir poco) lungimiranza, si ostina a voler mantenere in vita a dispetto e “contro” tutto e tutti, senza voler neppure prendere in considerazione possibili alternative per salvare le pensioni dei giornalisti, come noi chiediamo da tempo (leggi qui).

Il percorso fissato dalla nuova norma è scandito da impegni e date precisi, da oggi al 2022, che gli organismi dell’Inpgi dovranno rispettare. E che tracciano i sacrifici richiesti ai giornalisti. Vediamo come.

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#CrisiInpgi1, prima i giornalisti (e le nostre pensioni)

Diverse le ipotesi per salvare la nostra previdenza. Stati generali dell’Editoria e tavolo tecnico devono essere l’occasione per valutarle e scegliere la più efficace. Sì a una soluzione rapida, non frettolosa

di Unità SindacaleMovimento con propri rappresentanti in Fnsi, Inpgi, Casagit, Fondo di previdenza complementare e Ordine dei Giornalisti

Prima i giornalisti, cioè tutti noi e le nostre pensioni. È da qui che si deve partire quando si parla di Inpgi e di possibili soluzioni per la crisi della sua Gestione principale, quella dei dipendenti che sostituisce integralmente l’Inps, per intenderci. Perché in gioco ci sono la vita e il futuro di migliaia di persone e delle loro famiglie. Ed è da qui che noi chiediamo con forza di partire a tutti gli attori di questa partita, all’apertura degli Stati generali dell’Editoria e con un tavolo tecnico già avviato al ministero del Lavoro.

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Mentana fa Gol grazie al bel regalo del contratto Fnsi-Uspi

Quattro anni e un unico risultato: un contratto per giornalisti poveri. E un bel regalo a Enrico Mentana: per il suo sito nazionale Open ha assunto 30 giovani con diritti e retribuzioni di serie B

carlo-gariboldi-nuova.jpgdi Carlo E. GariboldiConsigliere di amministrazione della Casagit

Incapaci. Un sindacato di incapaci. In quattro anni la maggioranza che governa il sindacato unitario (sic) dei giornalisti non ha rinnovato il contratto Fnsi-Fieg (non è riuscita neppure ad aprire un tavolo di discussione con gli editori), ha assistito come un pensionato davanti a un cantiere al disfacimento dell’Inpgi, sta boicottando la trasformazione di Casagit.

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Io e l’ex fissa: non ne ho diritto, ma molti colleghi sì. Per questo la difendo

Stigliano video 2di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Scusate se parlo di me. Ma è corretto che i colleghi conoscano, e valutino, anche gli eventuali interessi in gioco di chi ha incarichi negli organismi di categoria e prende posizione sui diversi temi in discussione. Come sto facendo in queste settimane sulla vicenda del Fondo ex fissa, da componente della Giunta Fnsi e Consigliera generale dell’Inpgi.

Ho 52 anni, lavoro da 32 con contratto, ma non ho diritto all’ex fissa perché a fine 2014 non avevo 15 anni di anzianità aziendale. A quella data avevo 14 anni e 9 mesi di anzianità in Rcs MediaGroup, dove lavoro ancora oggi. Al massimo, quando andrò in pensione, avrò diritto a 10 mila euro invece di molto di più.

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Ex fissa: non è solo una questione da “ricchi” pensionati

Sono 5.500 i giornalisti in attività interessati ai destini del Fondo, di cui oltre l’80% con diritto all’indennità piena. Colleghi che, se Fnsi e Fieg dovessero decidere di chiudere la gestione, non avrebbero diritto a nulla. Nemmeno al mancato preavviso previsto per i “giovani”

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi e Consigliera generale Inpgi

L’ex fissa riguarda solo i 2 mila pensionati di oggi? Nemmeno per idea! La confusione, indotta (involontariamente?) da molti, è smentita dai numeri. Sono infatti quasi 5.500 i giornalisti in attività interessati ai destini del Fondo gestito dall’Inpgi che l’attuale maggioranza della Fnsi, guidata dal segretario Raffaele Lorusso, ha messo in discussione insieme con gli editori della Fieg. Colleghi che, se il Fondo ex fissa dovesse chiudere i battenti per volontà del sindacato e degli editori, nella gran parte dei casi non potranno vantare più nulla. Neppure l’indennità sostitutiva del preavviso resuscitata dall’ultimo contratto anche nel caso di pensionamento da parte dell’azienda.

L’attenzione è puntata sulla riunione della Commissione paritetica convocata in via Nizza mercoledì 10 gennaio, alla quale si presenterà anche il neocostituito Comitato Diritto Exfissa. L’incontro dovrebbe valutare le risposte già arrivate alla proposta di taglio tra il 40% e il 50% contenuta nella letterina di Natale inviata a 1.948 colleghi in attesa dell’indennità (leggi qui) e, probabilmente, decidere il rinvio a fine mese del termine entro cui esprimere la “manifestazione di interesse” alla riduzione del credito in cambio di un anticipo dei tempi di pagamento.

Nessuno, in Fnsi, parla e si rivolge anche alle migliaia di “altri” giornalisti ancora al lavoro che vantano un futuro credito nei confronti del Fondo ex fissa. Ecco chi sono.

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Ex fissa, le verità nascoste della letterina di Natale di Fnsi e Fieg

Entro il 31 dicembre 1.948 colleghi dovranno scegliere se accettare o meno il dimezzamento (o quasi) della cifra originaria. Senza un nuovo prestito da altri 23 milioni da parte dell’Inpgi (o delle banche?), nessuno però otterrà niente. Ecco tutti gli elementi per decidere

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Le lettere con la “proposta” sono arrivate nei giorni scorsi e 1.948 giornalisti in attesa dell’ex fissa (alcuni da molti anni) stanno facendo i conti nelle proprie tasche: meglio accettare pochi soldi, “maledetti e subito”, oppure aspettare ancora pur di ottenere l’intera cifra che gli spetta? Una scelta difficile e personale, resa quasi impossibile dalla fumosa comunicazione ricevuta. E su cui pesa come un macigno un’incognita di cui nessuno dice nulla: senza un ulteriore prestito da parte dell’Inpgi (o di un altro soggetto?), i 23 milioni residui sui 35 complessivi su cui si basava la modifica contrattuale del 2014 (e di cui sono già stati versati 12 milioni), nessuna operazione sarà possibile.

Un prestito avvolto dal mistero e da posizioni e dichiarazioni contraddittorie. Su cui il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, si è rifiutato di fare chiarezza. Nonostante su quegli ulteriori 23 milioni di finanziamento si basino tutte le ipotesi proposte. E se quei soldi non dovessero arrivare?

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Inpgi, primo rosso a -104 milioni. Daniela Stigliano: I conti non sono in sicurezza

Le previsioni per il 2018-2020, basate su un bilancio attuariale irrealistico, sono inattendibili. Nessuna sostenibilità può essere attesa nel medio-lungo periodo

Il Consiglio generale dell’Inpgi ha approvato mercoledì 8 novembre il bilancio di assestamento del 2017 (scarica qui) e il preventivo 2018 (scarica qui) con 42 voti a favore e 14 contrari. Pubblichiamo un’analisi di Daniela Stigliano, Consigliera generale dell’Istituto e componente della Giunta Esecutiva della Fnsi, riassunta nell’intervento con cui ha motivato il suo voto negativo.

di Daniela Stigliano Consigliera generale Inpgi e Giunta Esecutiva Fnsi

Il 2017 dell’Inpgi è andato molto peggio del previsto. Non bastano i numeri del rosso della gestione previdenziale, -151 milioni di euro, e della perdita di bilancio da 104 milioni (la prima, nella storia dell’Ente) a dare la misura dello sprofondo in cui l’Istituto di via Nizza è finito. E non bastano neppure i toni drammatici della relazione che la presidente Marina Macelloni ha (scorrettamente) diffuso prima ancora che i bilanci arrivassero ai consiglieri generali (scarica qui il testo integrale).

Perché né lei, né la direttrice Mimma Iorio nella sua relazione tecnica (scarica qui), ammettono la verità: le previsioni di bilancio per il prossimo triennio 2018-2020, basate su un bilancio attuariale irrealistico, sono inattendibili. Nessuna sostenibilità può essere attesa nel medio periodo, non ci sarà insomma l’ipotizzato ritorno (provvisorio) all’utile tra il 2021 e il 2025. Ben difficilmente sarà rispettata la data – già spaventosamente lontana – del 2038 per ritrovare una crescita del patrimonio. Mentre nel frattempo il “tesoretto” dei giornalisti italiani sarà stato dissipato completamente per coprire le uscite per pensioni e altre prestazioni.

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Pensioni dopo le riforme: una guida (minima) per non fare confusione

Manovra Inpgi e decreto Lotti (con la “manovrina” d’estate) hanno rivoluzionato la nostra previdenza. Raccapezzarsi tra regole, deroghe e salvaguardie non è facile. E non tutto è come appare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

La riforma dell’Inpgi e le nuove regole per i prepensionamenti. Le clausole di salvaguardia e le deroghe per le uscite anticipate. E poi il sistema contributivo, il calcolo automatico dell’aspettativa di vita, la rivalutazione dei contributi ridotta retroattivamente dal 2007 per tutti. Nel giro di pochi mesi di questo 2017 quasi tutto è cambiato per le pensioni dei giornalisti italiani. Ed è facile fare confusione tra norme, regole, deroghe e salvaguardie. Anche perché non tutto è esattamente come appare.

Proviamo allora a fare ordine tra le differenti novità, con questa guida minima alla comprensione del nostro futuro. O perlomeno di quel che sarà fino alla prossima (vicina?) riforma delle nostre pensioni, già richiesta dai ministeri vigilanti.

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Processo Sopaf, assolto Camporese

In processo Milano 6 condanne, 8 anni a Giorgio Magnoni

(ANSA) – MILANO, 17 GIU – L’ex presidente dell’Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti, Andrea Camporese è stato assolto con formula piena, «perché il fatto non sussiste», dalle  accuse di corruzione e truffa nel processo milanese con al centro la finanziaria Sopaf.

La Procura aveva chiesto per lui una condanna a 4 anni e mezzo. Il Tribunale ha invece  condannato, in particolare per alcuni episodi di bancarotta, 6 imputati, tra cui Giorgio Magnoni, che era a capo della società, a 8 anni di reclusione. Assolti altri 4 imputati. 

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Testate online e giornalisti in Svizzera: Hearst farà da apripista?

Ha utilizzato per prima le norme Fornero sul licenziamento economico nel caso di Alba Solaro. E ora fa un altro “strappo”. Mentre Fnsi e Inpgi stanno a guardare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Hearst trasferisce le edizioni online dei suoi giornali italiani a Chiasso. Giornalisti compresi. Giornalisti che nella sede milanese non avevano trovato una stabilizzazione definitiva. E che adesso avranno contratti svizzeri (da collaboratori?) e quindi meno vincoli rispetto a quello Fieg.

Il rischio è che Hearst Italia faccia da apripista ad altri editori. Così come per prima ha utilizzato un anno e mezzo fa le norme della legge Fornero sul licenziamento economico per mandare via il caporedattore di Marie Claire, Alba Solaro.

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Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

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Riforma pensioni e rischio esodati: la sconfitta politica di Inpgi e Fnsi

Bloccate le clausole di salvaguardia. Negata l’autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Mentre passano le misure Inps ma senza protezione pubblica. E il futuro dei giornalisti non è garantito

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Nessuna clausola di salvaguardia. Nessuna autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Nessuna garanzia sul futuro. E, soprattutto, il rischio – che è quasi una certezza – di creare decine, centinaia di esodati. La riforma delle pensioni dei giornalisti, entrata in vigore il 21 febbraio con il via libera dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, è la rappresentazione plastica del fallimento politico dell’attuale maggioranza di Inpgi e Fnsi.

I no e le sospensioni pronunciate dai due dicasteri pesano infatti come macigni. Perché vanno a colpire le poche, pochissime aree su cui il vertice dell’Istituto aveva differenziato le condizioni rispetto all’Inps e su cui il Sindacato si era impegnato con i giornalisti. Mentre nulla si conosce ancora delle condizioni e dei paletti che i ministeri hanno indicato nella lettera arrivata il 21 febbraio in via Nizza, che i vertici dell’Istituto si rifiutano di rendere pubblica.

Altro che cantare vittoria per una riforma che sovrappone la nostra previdenza a quella dell’Inps ma senza nessun ombrello protettivo pubblico! La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, e il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, dovrebbero ammettere la sconfitta politica. Ecco perché.

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All’Inpgi i controllati vogliono controllare il controllore

Lettera contro Abruzzo della presidente Macelloni. E si muovono pure i consiglieri della maggioranza

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Franco Abruzzo, giornalista economico e Sindaco dell’Inpgi

di Nicola BorziPaola D’Amico e Daniela StiglianoConsiglieri generali Inpgi

Può un controllato pretendere di controllare il controllore? Oppure chiedere al presidente dei controllori di “richiamare” uno di loro? La risposta, di norma, è no. Eppure, all’Inpgi sta accadendo pure questo. E sebbene l’Istituto di previdenza dei giornalisti ci abbia sorpresi ben più di una volta con la “creatività” della sua dirigenza in tema di interpretazione delle regole e di rifiuto della trasparenza, questa volta lo stupore lascia lo spazio all’indignazione civica.

Accade infatti che la presidente Marina Macelloni abbia scritto al neopresidente del Collegio dei sindaci, Paolo Reboani, per denunciare l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo, giornalista economico-finanziario in pensione, presidente emerito e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, e sindaco dell’Inpgi, ovvero controllore degli amministratori dell’Istituto. E ora sembra che anche alcuni consiglieri di amministrazione e generali della maggioranza si siano lamentati con lo stesso Reboani per gli identici motivi. Nel tentativo evidente di mettere il bavaglio a un collega che dice la sua, sì, anche sulle pensioni e sull’Inpgi. Ma senza mai violare la riservatezza sulle informazioni ricevute nella sua veste di sindaco dell’Istituto.

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Investire sgr, pugno di ferro con gli inquilini Inpgi mentre svende in altri fondi

di Pierangelo MaurizioConsigliere Fnsi e Comitato Giornalisti Inquilini Inpgi

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“Non possiamo spendere un centesimo in più, né ricavare un centesimo in meno”, ha detto la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, respingendo ogni richiesta di rivedere i prezzi di vendita delle case nell’incontro con Sunia e Siai, al quale non ha preso parte il Comitato Giornalisti Inquilini Inpgi.

La presidente Macelloni dovrebbe però, come tutti, prestare la massima attenzione a quanto sta emergendo attorno alle vicende di “risparmio tradito” e di quattro fondi immobiliari, di cui si sono occupati La Repubblica e Il Sole 24 Ore (il giornale di cui la presidente è caporedattore centrale in aspettativa).

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Prepensionamenti, i 23 milioni della Finanziaria lasciano fuori 300 in attesa

A gennaio prime convocazioni al ministero del Lavoro. L’incognita del decreto che cambierà i requisiti e della riforma Inpgi

I 23 milioni di euro in cinque anni stanziati nella legge di Bilancio 2017 a carico della presidenza del Consiglio basteranno a coprire forse nemmeno il 20% dei 377 prepensionamenti in lista da attesa. Lasciandone fuori circa 300. A cui rimarrà qualche speranza di rientrare in gioco con i cosiddetti “inoptati”, posti prenotati ma poi non utilizzati grazie a uscite ad altro titolo. A meno che non si riesca a trovare, in altro modo, quel centinaio di milioni necessari a soddisfare tutti.

A gennaio dovrebbero comunque partire le prime convocazioni al ministero del Lavoro per l’assegnazione dei finanziamenti «in ordine di presentazione delle richieste», come recita la norma. Due incognite condizioneranno però numero di uscite e costo per ogni giornalista prepensionato: i nuovi requisiti che il governo dovrà stabilire in uno dei decreti della legge sull’Editoria e l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia prevista dalla riforma dell’Inpgi varata a fine settembre dal Consiglio di amministrazione di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti. Ecco perché, chi può andare via con le attuali norme sta facendo i suoi calcoli. Mentre a muoversi d’anticipo con determinazione è stata la Rai, che ha varato da qualche settimana un piano di incentivazioni all’esodo per circa cento colleghi con i requisiti per la pensione di anzianità.

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Inpgi, il governo nega ai giornalisti il cumulo gratuito dei contributi

Nelle slide di Nannicini l’esclusione degli iscritti all’Inpgi, unica cassa professionale di lavoratori dipendenti

Ora è scritto anche nero su bianco: il governo tiene fuori i giornalisti iscritti all’Inpgi dalla possibilità di cumulo gratuito dei contributi versati in altri enti previdenziali. Rendendo la nostra l’unica categoria di lavoratori dipendenti penalizzata dalle nuove norme. E anticipando di fatto il parere su uno dei punti della riforma varata dal Cda di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti: l’eliminazione delle regole della legge Vigorelli del 1955, che prevede appunto il cumulo tra contributi Inps e Inpgi, per le pensioni di anzianità (leggi qui e qui). Con la conseguenza di cancellare le speranze, anche per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, a tanti colleghi che hanno versamenti precedenti per esempio all’Inpdap.

L’esclusione dei giornalisti dalle nuove norme è contenuta a pagina 20 delle 32 slide sugli interventi sulle pensioni concordate con i sindacati e distribuite ieri dal team economico di Palazzo Chigi guidato dal sottosegretario Tommaso Nannicini (nella foto di apertura). Pur se celata in una considerazione che vorrebbe apparire di portata più ampia.

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Inpgi, bilanci in rosso anche con la riforma. Ora intervenga il governo

Previste perdite milionarie nel trennio 2017-2019. Le responsabilità dei ministeri vigilanti

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliera generale Inpgi

L’Inpgi rischia in pochi anni il default, anche con la riforma appena varata. Nessuno lo ammette in maniera chiara. E pure i rappresentanti di governo e ministeri vigilanti nel Consiglio di amministrazione fingono evidentemente di non vederlo. Ma i numeri contenuti nel bilancio preventivo 2017, e ancor più le previsioni per il 2018 e il 2019, lo mostrano chiaramente.

Se a fine 2016 l’Istituto avrà forse un risultato positivo, grazie ancora una volta alle plusvalenze su carta da 98,6 milioni di euro per il conferimento degli immobili al Fondo “Giovanni Amendola”, nel 2017 neppure i 61 milioni per l’ultima tranche del passaggio da Inpgi a Fondo riusciranno a salvare via Nizza dal profondo rosso. E nei due anni successivi andrà ancora peggio, nonostante i presunti effetti della riforma varata dal Cda il 28 settembre (e ancora al vaglio dei ministeri) che porterebbe di fatto l’Inps dentro l’Inpgi (leggi qui e qui).

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Processo Inpgi-Sopaf, Toschi contro Camporese: conti svizzeri e giocate al casinò

L’ex ad di Adenium in aula: un altro conto a Ginevra, 40 viaggi a Lugano e a Klagenfurt e le quote Fip “a rischio”

L'ex presidente dell'Inpgi, Andrea Camporese
L’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese

Al processo Sopaf in corso a Milano ieri è stata la giornata di Andrea Toschi, ex amministratore delegato di Adenium sgr, che – oltre a essere uno degli imputati – figura tra i testimoni chiamati dal pm Gaetano Ruta per interrogarli sulle vicende dell’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese (leggi qui l’elenco di tutti i testi), rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Ente. Riportiamo qui di seguito la cronaca fatta dall’Ansa.

Rispetto a quanto finora noto (leggi qui, qui e qui), tre gli elementi di novità in base all’interrogatorio in aula di Toschi e alle ricostruzioni di Ruta: l’apertura di un conto corrente da parte di Camporese a proprio nome nella filiale di Deutsche Bank a Ginevra, mai utilizzato, a cui poi sarebbe seguita l’accensione del conto amministrato fiduciariamente presso la Bsi di Lugano; i viaggi al casinò di Lugano (38) di Toschi con l’ex presidente dell’Inpgi e uno anche al casinò di Klagenfurt, in Carinzia, con pernottamento a carico di Adenium sgr; la consapevolezza da parte di Camporese che una parte delle quote del Fip acquistate dall’Istituto di previdenza per 30 milioni di euro, che avrebbero fruttato 7,6 milioni di plusvalenza alla Sopaf, provenissero da una società in fallimento e quindi a rischio di revocatoria e di causare un danno al compratore, cioè all’Inpgi.

(ANSA) – MILANO, 18 OTT – “Lo voglio dire chiaramente: il dottor Camporese ha fatto molto per la società di gestione del risparmio che amministravo e di questo gliene devo dare atto”. E’ uno dei passaggi dell’interrogatorio in aula di Andrea Toschi, ex amministratore delegato della sgr Adenium del gruppo Sopaf e imputato per corruzione e appropriazione indebita nel processo che ruota intorno proprio al gruppo Sopaf.

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Sopaf, i giudici di Milano condannano Saltarelli (ex presidente Cassa Ragionieri) a 4 anni e 8 mesi. All’Ente 1 milione di anticipo del risarcimento

IMG_1672(Ansa) Paolo Saltarelli, ex presidente della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali, è stato condannato oggi dal Tribunale di Milano a 4 anni e 8 mesi per corruzione ed evasione fiscale in un filone del procedimento sul crac di Sopaf.

Saltarelli, accusato di aver intascato un milione dando in cambio alla finanziaria la gestione di milioni di euro di contributi previdenziali, si è visto confiscare quasi 1,4 milioni e dovrà versare alla stessa cassa una provvisionale di un milione. I giudici della quarta sezione penale del Tribunale, presieduti da Oscar Magi, hanno inoltre disposto per Saltarelli l’interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni.

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