Il Circolo della Stampa di Milano fuori da Palazzo Bocconi dal 19 dicembre

Il 29 novembre va in scena l’ultima cena in corso Venezia. Mentre resta aperta la domanda: chi pagherà il debito milionario della Società commerciale?

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Il presidente della Lombarda, Paolo Perucchini

«Il complesso “Centro di Servizi Congressuali Circolo della Stampa” cesserà la sua attività con il 19 dicembre 2016». Finisce così, come purtroppo ampiamente preannunciato (leggi qui), la storia del Circolo della Stampa di Milano in corso Venezia 48, dopo nemmeno sei anni e nel peggiore dei modi: con uno sfratto esecutivo e un contenzioso con la Fondazione Bocconi, che vanta mancati pagamenti del canone di affitto per oltre 1 milione di euro e ha già chiesto il pignoramento di almeno un conto corrente.

Ancora non si sa se l’istituzione culturale del sindacato lombardo dei giornalisti troverà una nuova sede adeguata al suo prestigio. Di sicuro, restano in piedi tutte le preoccupazioni legate al debito da oltre 1,5 milioni accumulato dalla società (in liquidazione) che gestisce in maniera autonoma i rapporti commerciali e con i dipendenti. Mentre il 29 novembre alle 20 si terrà, come annunciato su sito del Circolo, l’ultima cena sociale nelle sale di corso Venezia.

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Inpgi, il governo nega ai giornalisti il cumulo gratuito dei contributi

Nelle slide di Nannicini l’esclusione degli iscritti all’Inpgi, unica cassa professionale di lavoratori dipendenti

Ora è scritto anche nero su bianco: il governo tiene fuori i giornalisti iscritti all’Inpgi dalla possibilità di cumulo gratuito dei contributi versati in altri enti previdenziali. Rendendo la nostra l’unica categoria di lavoratori dipendenti penalizzata dalle nuove norme. E anticipando di fatto il parere su uno dei punti della riforma varata dal Cda di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti: l’eliminazione delle regole della legge Vigorelli del 1955, che prevede appunto il cumulo tra contributi Inps e Inpgi, per le pensioni di anzianità (leggi qui e qui). Con la conseguenza di cancellare le speranze, anche per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, a tanti colleghi che hanno versamenti precedenti per esempio all’Inpdap.

L’esclusione dei giornalisti dalle nuove norme è contenuta a pagina 20 delle 32 slide sugli interventi sulle pensioni concordate con i sindacati e distribuite ieri dal team economico di Palazzo Chigi guidato dal sottosegretario Tommaso Nannicini (nella foto di apertura). Pur se celata in una considerazione che vorrebbe apparire di portata più ampia.

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Inpgi, bilanci in rosso anche con la riforma. Ora intervenga il governo

Previste perdite milionarie nel trennio 2017-2019. Le responsabilità dei ministeri vigilanti

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliera generale Inpgi

L’Inpgi rischia in pochi anni il default, anche con la riforma appena varata. Nessuno lo ammette in maniera chiara. E pure i rappresentanti di governo e ministeri vigilanti nel Consiglio di amministrazione fingono evidentemente di non vederlo. Ma i numeri contenuti nel bilancio preventivo 2017, e ancor più le previsioni per il 2018 e il 2019, lo mostrano chiaramente.

Se a fine 2016 l’Istituto avrà forse un risultato positivo, grazie ancora una volta alle plusvalenze su carta da 98,6 milioni di euro per il conferimento degli immobili al Fondo “Giovanni Amendola”, nel 2017 neppure i 61 milioni per l’ultima tranche del passaggio da Inpgi a Fondo riusciranno a salvare via Nizza dal profondo rosso. E nei due anni successivi andrà ancora peggio, nonostante i presunti effetti della riforma varata dal Cda il 28 settembre (e ancora al vaglio dei ministeri) che porterebbe di fatto l’Inps dentro l’Inpgi (leggi qui e qui).

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