#CrisiInpgi1 Appello a Macelloni e Lorusso: chiarezza sul futuro

Apriamo il dibattito tra i giornalisti: 106 colleghi eletti negli organismi di categoria in tutta Italia scrivono alla presidente dell’Istituto di previdenza e al segretario generale Fnsi

Le lettere inviate per conoscenza anche al Cda, al Collegio dei sindaci e al governo. È necessaria la «conoscenza di tutti gli elementi indispensabili per avere, in un contesto di chiarezza assoluta, un quadro della situazione quanto più delineato, definito e chiaro possibile». Ed è «quanto mai opportuna la convocazione in tempi rapidi del Consiglio generale» dell’Ente

Oltre cento giornalisti di tutta Italia, eletti nelle istituzioni di categoria (Inpgi, Fnsi, Ordine, Casagit, Fondo di pensione complementare) hanno scritto una lettera alla presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, per esprimere la preoccupazione loro e dell’intera categoria sulla tenuta dei conti dell’Istituto di previdenza, specie alla luce della sospensione del commissariamento fino al prossimo novembre deciso dal governo (leggi qui).

I giornalisti chiedono di conoscere quali ipotesi siano allo studio del Cda dell’Inpgi nell’ottica di eventuali tagli alle prestazioni e di maggiori entrate, mentre i consiglieri generali dell’Istituto sollecitano la presidente a convocare in tempi solleciti il consiglio generale proprio perché i problemi sul tappeto e le eventuali soluzioni da proporre ai ministeri vigilanti siano noti a tutti e sia possibile un’ampia discussione.

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#Elezioni2018Fnsi Galimberti: Il voto è una chance per cambiare anche il Sindacato

Abbiamo ridato all’Ordine lombardo trasparenza e autorevolezza. Ora possiamo portare competenza e impegno nell’Alg

galimbertidi Alessandro GalimbertiPresidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

Cambiare. Come (neo) presidente dell’Ordine lombardo dei giornalisti penso di essere titolato a utilizzare questo vocabolo.

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Mentana fa Gol grazie al bel regalo del contratto Fnsi-Uspi

Quattro anni e un unico risultato: un contratto per giornalisti poveri. E un bel regalo a Enrico Mentana: per il suo sito nazionale Open ha assunto 30 giovani con diritti e retribuzioni di serie B

carlo-gariboldi-nuova.jpgdi Carlo E. GariboldiConsigliere di amministrazione della Casagit

Incapaci. Un sindacato di incapaci. In quattro anni la maggioranza che governa il sindacato unitario (sic) dei giornalisti non ha rinnovato il contratto Fnsi-Fieg (non è riuscita neppure ad aprire un tavolo di discussione con gli editori), ha assistito come un pensionato davanti a un cantiere al disfacimento dell’Inpgi, sta boicottando la trasformazione di Casagit.

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Pensioni dopo le riforme: una guida (minima) per non fare confusione

Manovra Inpgi e decreto Lotti (con la “manovrina” d’estate) hanno rivoluzionato la nostra previdenza. Raccapezzarsi tra regole, deroghe e salvaguardie non è facile. E non tutto è come appare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

La riforma dell’Inpgi e le nuove regole per i prepensionamenti. Le clausole di salvaguardia e le deroghe per le uscite anticipate. E poi il sistema contributivo, il calcolo automatico dell’aspettativa di vita, la rivalutazione dei contributi ridotta retroattivamente dal 2007 per tutti. Nel giro di pochi mesi di questo 2017 quasi tutto è cambiato per le pensioni dei giornalisti italiani. Ed è facile fare confusione tra norme, regole, deroghe e salvaguardie. Anche perché non tutto è esattamente come appare.

Proviamo allora a fare ordine tra le differenti novità, con questa guida minima alla comprensione del nostro futuro. O perlomeno di quel che sarà fino alla prossima (vicina?) riforma delle nostre pensioni, già richiesta dai ministeri vigilanti.

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Casagit, trasparenza e conti risanati. Gariboldi: i frutti di una gestione senza steccati

Sostenibilità dei servizi, aggiornamento delle tariffe, migliori convenzioni e tempi certi di liquidazione: bilancio del vicepresidente uscente. Si vota online dal 6 al 10 giugno

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Carlo E. Gariboldi

di Carlo E. GariboldiVicepresidente Casagit uscente –  gariboldi@gmail.com

Caro collega,
dal 6 al 10 giugno si vota online per il rinnovo degli organismi Casagit.

È un voto importante per garantire un adeguato welfare sanitario ai giornalisti (il momento della categoria è difficile, quello del Sistema sanitario è, peggio, in continuo arretramento).

Io mi ricandido con un gruppo di colleghi e amici. Ti rubo solo pochi minuti per raccontarti che cosa abbiamo fatto in questi anni nei quali sono stato vicepresidente. Pochi minuti davvero, ma è importante che si conosca il lavoro svolto.

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Testate online e giornalisti in Svizzera: Hearst farà da apripista?

Ha utilizzato per prima le norme Fornero sul licenziamento economico nel caso di Alba Solaro. E ora fa un altro “strappo”. Mentre Fnsi e Inpgi stanno a guardare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Hearst trasferisce le edizioni online dei suoi giornali italiani a Chiasso. Giornalisti compresi. Giornalisti che nella sede milanese non avevano trovato una stabilizzazione definitiva. E che adesso avranno contratti svizzeri (da collaboratori?) e quindi meno vincoli rispetto a quello Fieg.

Il rischio è che Hearst Italia faccia da apripista ad altri editori. Così come per prima ha utilizzato un anno e mezzo fa le norme della legge Fornero sul licenziamento economico per mandare via il caporedattore di Marie Claire, Alba Solaro.

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Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

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Riforma pensioni e rischio esodati: la sconfitta politica di Inpgi e Fnsi

Bloccate le clausole di salvaguardia. Negata l’autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Mentre passano le misure Inps ma senza protezione pubblica. E il futuro dei giornalisti non è garantito

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Nessuna clausola di salvaguardia. Nessuna autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Nessuna garanzia sul futuro. E, soprattutto, il rischio – che è quasi una certezza – di creare decine, centinaia di esodati. La riforma delle pensioni dei giornalisti, entrata in vigore il 21 febbraio con il via libera dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, è la rappresentazione plastica del fallimento politico dell’attuale maggioranza di Inpgi e Fnsi.

I no e le sospensioni pronunciate dai due dicasteri pesano infatti come macigni. Perché vanno a colpire le poche, pochissime aree su cui il vertice dell’Istituto aveva differenziato le condizioni rispetto all’Inps e su cui il Sindacato si era impegnato con i giornalisti. Mentre nulla si conosce ancora delle condizioni e dei paletti che i ministeri hanno indicato nella lettera arrivata il 21 febbraio in via Nizza, che i vertici dell’Istituto si rifiutano di rendere pubblica.

Altro che cantare vittoria per una riforma che sovrappone la nostra previdenza a quella dell’Inps ma senza nessun ombrello protettivo pubblico! La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, e il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, dovrebbero ammettere la sconfitta politica. Ecco perché.

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All’Inpgi i controllati vogliono controllare il controllore

Lettera contro Abruzzo della presidente Macelloni. E si muovono pure i consiglieri della maggioranza

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Franco Abruzzo, giornalista economico e Sindaco dell’Inpgi

di Nicola BorziPaola D’Amico e Daniela StiglianoConsiglieri generali Inpgi

Può un controllato pretendere di controllare il controllore? Oppure chiedere al presidente dei controllori di “richiamare” uno di loro? La risposta, di norma, è no. Eppure, all’Inpgi sta accadendo pure questo. E sebbene l’Istituto di previdenza dei giornalisti ci abbia sorpresi ben più di una volta con la “creatività” della sua dirigenza in tema di interpretazione delle regole e di rifiuto della trasparenza, questa volta lo stupore lascia lo spazio all’indignazione civica.

Accade infatti che la presidente Marina Macelloni abbia scritto al neopresidente del Collegio dei sindaci, Paolo Reboani, per denunciare l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo, giornalista economico-finanziario in pensione, presidente emerito e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, e sindaco dell’Inpgi, ovvero controllore degli amministratori dell’Istituto. E ora sembra che anche alcuni consiglieri di amministrazione e generali della maggioranza si siano lamentati con lo stesso Reboani per gli identici motivi. Nel tentativo evidente di mettere il bavaglio a un collega che dice la sua, sì, anche sulle pensioni e sull’Inpgi. Ma senza mai violare la riservatezza sulle informazioni ricevute nella sua veste di sindaco dell’Istituto.

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Galimberti (Unci): «Riforma della diffamazione, via le maximulte»

Indispensabile rivedere il sistema delle pene pecuniarie per i giornalisti, «vero bavaglio alla libertà di informare»

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Il presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti

«La riapertura del percorso parlamentare del ddl sulla diffamazione, annunciata oggi dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Nino D’Ascola, è un’occasione imperdibile per rimediare ai tanti errori dell’intervento legislativo da troppi anni giacente in Parlamento».

Lo ha dichiarato il presidente dell’Unione nazionale cronisti (Unci), Alessandro Galimberti, a margine del convegno sulle querele temerarie organizzato dalla Federazione nazionale della stampa e da Articolo 21.

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Prepensionamenti, i 23 milioni della Finanziaria lasciano fuori 300 in attesa

A gennaio prime convocazioni al ministero del Lavoro. L’incognita del decreto che cambierà i requisiti e della riforma Inpgi

I 23 milioni di euro in cinque anni stanziati nella legge di Bilancio 2017 a carico della presidenza del Consiglio basteranno a coprire forse nemmeno il 20% dei 377 prepensionamenti in lista da attesa. Lasciandone fuori circa 300. A cui rimarrà qualche speranza di rientrare in gioco con i cosiddetti “inoptati”, posti prenotati ma poi non utilizzati grazie a uscite ad altro titolo. A meno che non si riesca a trovare, in altro modo, quel centinaio di milioni necessari a soddisfare tutti.

A gennaio dovrebbero comunque partire le prime convocazioni al ministero del Lavoro per l’assegnazione dei finanziamenti «in ordine di presentazione delle richieste», come recita la norma. Due incognite condizioneranno però numero di uscite e costo per ogni giornalista prepensionato: i nuovi requisiti che il governo dovrà stabilire in uno dei decreti della legge sull’Editoria e l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia prevista dalla riforma dell’Inpgi varata a fine settembre dal Consiglio di amministrazione di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti. Ecco perché, chi può andare via con le attuali norme sta facendo i suoi calcoli. Mentre a muoversi d’anticipo con determinazione è stata la Rai, che ha varato da qualche settimana un piano di incentivazioni all’esodo per circa cento colleghi con i requisiti per la pensione di anzianità.

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Inpgi, ritocchi minimi alla riforma delle pensioni e per tre anni il potere agli editori sulla flessibilità in uscita

di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

PIccoli ritocchi, qualche riscrittura,  modifiche che potrebbero addirittura essere peggiorative, una proposta – l’unica novità vera – per coniugare flessibilità in uscita e nuova occupazione  consegnata nelle mani degli editori. La nuova versione della riforma delle pensioni disegnata dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi (scarica qui il file) – su cui stamattina dovrà dare il giudizio la Giunta Esecutiva della Fnsi – non modifica di fatto nulla della struttura presentata a inizio settembre: passaggio al contributivo, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, niente più possibilità di sommare anni di contributi Inps e Inpgi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà (leggi qui).

Una manovra iniqua, e oltretutto incapace di garantire la sostenibilità dell’Inpgi a lungo termine e di mettere in sicurezza le nostre pensioni. Anzi. Le proiezioni complete dell’attuario ancora non ci sono, ma è certo siano basate su dati non corrispondenti a quelli effettivi per i primi due anni (2015 e 2016) e calcolati su irrealistici parametri di crescita per i successivi 48 anni, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione. Lo sanno bene i consiglieri di amministrazione dell’Inpgi che domani dovranno decidere se approvare o meno la riforma, e quindi inviarla ai ministeri vigilanti. E lo sa ancora meglio il consigliere Mauro Marè, professore esperto di previdenza, dal 2007 a capo del Mefop (la società di sviluppo dei fondi pensione voluta e partecipata da ministero dell’Economia) e soprattutto rappresentante nel Cda del ministero del Lavoro che quei parametri di crescita ha consegnato alle casse previdenziali.

Come potranno, tutti i consiglieri e Marè in particolare, approvare una riforma che non risolve nulla alla radice rimandando soltanto il problema nel tempo?

Ma vediamo che cosa cambia nella nuova versione dell’ipotesi di riforma delle nostre pensioni.

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I Cdr chiedono a Fnsi e Inpgi di rinviare la riforma delle pensioni e di aprire il dibattito tra i giornalisti

Fermatevi e discutiamone insieme per “introdurre elementi di maggiore equità e sostenibilità“. Ovvero: la riforma delle pensioni messa a punto dal Cda dell’Inpgi (e in approvazione nella riunione del 28 settembre prossimo) così com’è proprio non va (leggi qui).

L’ordine del giorno presentato mercoledì scorso, 21 settembre, all’Assemblea dei Comitati e Fiduciari di redazione, convocata a Roma insieme con la Commissione contratto Fnsi-Fieg, in poche righe dice tutto e anche di più (testo completo in fondo al pezzo).

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Inpgi, pronta la nuova riforma: in pensione a 66 anni e 7 mesi con il contributivo. Stretta sulle uscite anticipate e salvaguardia per pochi

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Si alza il velo sulla nuova riforma Inpgi. E per le pensioni dei giornalisti dal gennaio 2017 arrivano le regole Inps e le misure più “cattive” della manovra Fornero. In qualche caso, persino peggiorate. Contributivo per tutti, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà. Certo, qualche mini-salvaguardia è prevista e si ipotizza un triennio di progressivo “assestamento”. Ma l’impianto replica al 90% le norme Inps. E lo scalone c’è da subito. In particolare per le donne, che nello spazio di un mattino passeranno dai 62 ai 64 anni per accedere alla pensione di vecchiaia, dopo altri 12 mesi saliranno in un sol colpo a 65 anni e 7 mesi, per ritrovarsi equiparate definitivamente agli uomini nel 2019, con il requisito di 66 anni e 7 mesi.

Le modifiche delle prestazioni messe a punto in gran segreto (ma con scarsa fantasia) negli ultimi mesi sono state illustrate alle Commissioni consultive Inpgi competenti l’8 e il 9 settembre (Previdenza e Occupazione). E giovedì prossimo, 15 settembre, la riforma verrà presentata alla Giunta della Fnsi e quindi alla Fieg per il parere (non vincolante) delle parti sociali obbligatorio per legge. Qualcosa, insomma, potrebbe ancora cambiare prima del 29 settembre, quando è in programma il Consiglio di amministrazione per l’approvazione finale. E anche fosse tutto confermato e infine deliberato dal Cda dell’Inpgi, non è detto che i ministeri vigilanti diranno sì all’intera manovra. Ma già così ce n’è abbastanza per disegnare un futuro quantomeno povero e incerto per le pensioni dei giornalisti. Senza peraltro alcuna certezza di mettere in sicurezza i conti disastrati del nostro Istituto. Anzi.

Vediamo, punto per punto, che cosa prevede la nuova ipotesi di riforma dell’Inpgi.

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Più lavoro, meno soldi, minori tutele. E niente assunzioni. Guida ragionata alle 25 richieste della Fieg sul contratto

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Spremere i giornalisti già assunti, obbligandoli a lavorare di più, guadagnando meno, eliminando molte garanzie e tutele e rendendo i capiredattori ricattabili. Senza alcuna previsione reale di assunzioni future. Anzi. E senza riferimenti all’innovazione e allo sviluppo multimediale. Questa è la flessibilità secondo gli editori.

A mesi di distanza dalla presentazione formale al vertice del Sindacato, la piattaforma della Fieg è stata finalmente resa nota anche alla Giunta Esecutiva e alla Consulta delle Associazioni regionali di stampa, all’interno di un documento di 12 pagine consegnato nella riunione del 26 luglio e doverosamente diffuso da alcune Associazioni, tra cui la Siciliana (leggi l’articolo che riporta il testo integrale). Mentre dalla Segreteria della Romana arriva un giudizio netto: “Inaccettabili le proposte degli editori sul prossimo contratto” (leggi qui).

Ecco allora una guida ragionata alla piattaforma in 25 punti presentata alla Fnsi, con la spiegazione punto per punto di quello che vorrebbero gli editori: dalle corte alle domeniche, dalle ferie agli scatti, dagli straordinari alle malattie, dai superfestivi ed ex festivi alla licenziabilità dei capiredattori.

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La “freddezza” di Lorusso con le radio-tv locali: tre indizi fanno una prova?

di Sergio Stella

Hanno abbozzato tutti. Nessuno ha intenzione di protestare ufficialmente. Ma i mugugni e i malumori serpeggiano, nel mondo delle radio-tv locali, verso quella che i più gentili definiscono “freddezza” nei loro confronti da parte del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Nei confronti dei giornalisti, che da 16 anni fanno i conti con un contratto depotenziato, fortemente voluto dall’allora numero uno del Sindacato, Paolo Serventi Longhi, nonostante le perplessità interne alla sua maggioranza e l’opposizione pubblica della Lombarda, ovvero la maggiore associazione regionale della Federazione. E nei confronti delle aziende che quel contratto hanno firmato attraverso l’associazione AerAnti-Corallo.

Una “sensazione” di scarsa attenzione e di mancanza di interesse, da parte di Lorusso, che troverebbe fondamento in tre diversi indizi che – come si sa – quasi sempre fanno una prova. Proviamo a metterli in fila?

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Assostampa Sicilia: “Contratto Fieg e riforma Inpgi, ancora troppi silenzi”

Pubblichiamo il comunicato diffuso a conclusione del Consiglio generale dell’Associazione siciliana della stampa.

Le pesanti incertezze sul contratto la cui proroga, fissata per settembre, è ormai alle porte; le gravi preoccupazioni per la manovra che l’Inpgi dovrà varare entro dicembre per adempiere alle direttive imposte dai ministeri vigilanti e far fronte al pesante disavanzo economico; la ridefinizione in calando delle prestazioni di Casagit; la riforma dell’Ordine.

Questi i temi che oggi rendono fosco il panorama prossimo venturo della categoria già messa a dura prova dalla pesante crisi dell’editoria e sui quali ha focalizzato la sua attenzione il Consiglio regionale dell’Associazione siciliana della stampa riunitosi a Palermo.

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Inpgi, chi ha votato (e chi no) i 230 mila euro della presidente

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La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni

La partita si è chiusa 36 a 17, più 3 astenuti. E il risultato è oramai noto: indennità confermata a 230 mila euro per la presidente Marina Macelloni, compensi limati di un risicatissimo 5% per gli altri componenti giornalisti degli organi collegiali, via il gettone di presenza da 80 euro, stop ai rimborsi spese per gli amministratori che risiedono a Roma e provincia, alcuni tagli ai rimborsi spese per tutti. Ma questi numeri raccontano poco, del dibattito di tre ore che si è svolto martedì 7 giugno al Consiglio generale dell’Inpgi. E ancora meno dicono sugli umori che attraversano una maggioranza già meno solida di due mesi fa.

Partiamo dai nomi. I giornalisti, sui social network e con telefonate e messaggi personali, rivendicano il diritto di conoscere chi tra i consiglieri generali si è espresso a favore, e chi contro, la delibera sui compensi. Chi ha presentato i tre emendamenti e com’è andato il voto. Vogliono trasparenza, insomma, sulle scelte di colleghe e colleghi che hanno eletto a febbraio. E hanno ragione a pretenderla. Chissà perché, però, solo chi ha detto no lo ha dichiarato pubblicamente. Nonostante una votazione avvenuta a scrutinio palese e per chiamata nominale. Ma capire chi si è espresso come è comunque possibile.

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Inpgi, anche la presidente Macelloni vale più di Mattarella (e pure di Obama)

Più di Sergio Mattarella. Più di Barack Obama. Meno di Andrea Camporese, però. Quest’ultima è la motivazione finale con cui la neopresidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, si appresta domattina, 7 giugno, a chiedere ai consiglieri generali dell’Istituto riuniti in via Nizza di approvare la sua indennità da 230 mila euro l’anno. E a proporre un mini-taglio del 5% per i compensi degli altri amministratori. In barba a qualsiasi esigenza e promessa di moralizzazione e di spending review, che pure viene tirata in ballo.

Non solo. L’importo richiesto appare come la naturale prosecuzione della risposta data da Macelloni su questo tema al collega Giorgio Mottola nel corso dell’intervista realizzata per Report e andata in onda nella puntata di domenica 29 maggio (si può rivedere qui, per chi l’avesse persa). Una risposta con cui la neopresidente dell’Inpgi ha sottolineato come fosse il suo predecessore a guadagnare le cifre riportate dal cronista, mentre la sua indennità non fosse stata ancora fissata (senza precisare che, almeno per i primi due mesi, è stata necessariamente “costretta” a percepire quella deliberata a ottobre per Camporese).

Ma queste sono quisquilie. E il ragionamento per arrivare ai 230 mila euro (che non è, badate bene, il costo totale a carico dell’Inpgi) è più articolato.

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Inpgi in profondo rosso: utile di carta, bilancio “core” a -142 milioni

di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Il rosso dell’Inpgi è sempre più profondo. Il bilancio previdenziale 2015 della gestione principale si è chiuso a -142 milioni di euro, mentre il patrimonio dell’Istituto si è ridotto di quasi 140 milioni. E il 2016 non andrà meglio. Né gli anni subito successivi. Nonostante le rassicurazioni del vertice dell’Inpgi, l’aumento dei contributi scattato dallo scorso gennaio, gli escamotage contabili ancora una volta utilizzati per mostrare un utile solo apparente, la vicinissima svendita degli immobili e una riforma previdenziale che sarà ben più dura di quella già lacrime e sangue strombazzata a luglio del 2015 e poi in larga parte bocciata dai ministeri.

I bilanci 2015 dell’Inpgi, completi delle relazioni, sono stati pubblicati solo ieri, 23 maggio, sul sito dell’Inpgi, a quasi un mese dalla definitiva approvazione (leggi qui). Ma quanti giornalisti andranno a leggerli? Quanti riusciranno a interpretare i dati, che sono in alcuni casi incompleti? E quanti arriveranno fino all’interessante documento dei sindaci? Molti hanno invece ricevuto e letto quello che è immediatamente uscito dalle stanze di via Nizza ora governate dalla neo-presidente Marina Macelloni (finora in assoluta continuità con il predecessore Andrea Camporese): due comunicati scarni, quasi fotocopia e (volutamente?) poco comprensibili ai più, pubblicati sul sito e diffusi alle agenzie di stampa dopo l’approvazione del bilancio nel Consiglio di amministrazione del 20 aprile e la sua ratifica da parte del Consiglio generale il 28 aprile (leggi qui e qui).

Una sola cosa è ben chiara, leggendo il secondo comunicato: la ratifica in Consiglio generale è avvenuta con 17 voti contrari e 2 astenuti su 58 presenti. Solo due terzi dei consiglieri, insomma, hanno detto sì. Un fatto senza precedenti, nella storia dell’Inpgi, che ha la sua base nella preoccupazione per il futuro dell’Istituto e della sua autonomia. Io ho votato no. Vi racconto perché.

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