Presidente Fnsi, Capss e Lombarda fanno flop. Senza voti, Giulietti si ritira. E la maggioranza del segretario Lorusso scappa sull’Aventino

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Stefano Tallia tra Giancarlo Tartaglia (a sinistra) e Raffaele Lorusso

di Sergio Stella

Presidente Fnsi, la prima è un flop storico. La maggioranza del segretario Raffaele Lorusso non ha i numeri per eleggere al primo turno il neoconsigliere nazionale Beppe Giulietti e si ritira sull’Aventino, con i consiglieri nascosti nelle stanze della Federazione o nei bar sotto la sede della Fnsi, per non rispondere all’appello delle presenze. Senza numero legale, il consigliere anziano Stefano Tallia, deputato per statuto a presiedere il Consiglio nazionale, non può che dichiarare non valida la riunione e chiuderla senza nemmeno aprirla.

Una brutta pagina, per il sindacato dei giornalisti, quella andata in scena ieri mattina al secondo piano di corso Vittorio Emanuele II, a Roma. Una cosa mai accaduta, a memoria di chi conosce storia e anima della Fnsi. La dimostrazione plastica della disgregazione del gruppo che a Chianciano si era fatto maggioranza, negando differenze politiche (e personali) profonde. E il fallimento della linea dura sulla candidatura di Giulietti sostenuta contro tutti da Enrico Ferri per il Capss e Giovanni Negri per la Lombarda, con l’ausilio degli uomini del pallottoliere.

Ma soprattutto un gioco al massacro (del sindacato) che sembra preso a prestito dalla peggiore politica e che difficilmente potrà essere compreso dai colleghi, che dai dirigenti della Fnsi si aspettano risposte ai tanti problemi di chi sta fuori e dentro le redazioni e non trucchi pirotecnici per nascondere la propria disfatta.

La decisione della maggioranza della maggioranza di non presentarsi nella sala Walter Tobagi per far saltare il Consiglio nazionale è stata presa appena prima dell’orario di convocazione della riunione, le 10,30 del mattino. Forse sull’onda emotiva e nello smarrimento seguiti alla lettera con cui Giulietti comunicava di aver deciso di ritirare la propria disponibilità alla candidatura a presidente. Ai consiglieri dello schieramento è stato ordinato di non presentarsi in sala, spesso senza neppure una chiara spiegazione di quel che stava accadendo, in un rincorrersi di telefonate e capannelli sul marciapiede sotto la Federazione.

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La platea che ascolta il discorso di candidatura di Beppe Giulietti

Senza i numeri per superare l’elezione al primo voto, era del resto stato detto nella riunione di maggioranza di martedì sera, Giulietti non ci sarebbe stato. Lo stesso Giulietti che nel pomeriggio era uscito tra gli applausi dall’incontro sulla storia dei presidenti della Fnsi che, dopo la preziosa ricostruzione degli ultimi cento anni e più del sindacato dei giornalisti pronunciata dal direttore Giancarlo Tartaglia, si era trasformata nella presentazione della candidatura (senza possibilità di dibattito) da parte dell’ex segretario generale dell’Usigrai e cinque volte parlamentare, appena rieletto – dopo alcuni lustri – consigliere nazionale (dalla delegazione veneta, dopo il sacrificio delle dimissioni chiesto a un collega) per avere il requisito primo per diventare presidente. Davanti a una sala piena, alla presenza di alcuni ex presidenti della Fnsi (Vittorio Roidi, Roberto Natale, Franco Siddi) e ad ascoltarlo e applaudirlo in platea, seduta in prima fila, anche la direttrice dell’Inpgi, Mimma Iorio.

Non mi sono candidato, ha esordito Giulietti, mi hanno candidato. E ha proseguito sostenendo che a Chianciano non c’erano le condizioni politiche per una sua disponibilità (che cosa sia ora cambiato non l’ha però chiarito). Poi ha tracciato quello che per lui dovrebbero essere il ruolo del presidente della Fnsi: non un contraltare del segretario, ma il garante della linea politica tracciata dal Congresso, nel rispetto delle regole, che devono comunque essere interpretate, e il rappresentante di tutti.

Parlava però esclusivamente alla maggioranza, Giulietti, quando ha invitato i colleghi a sentirsi liberi di decidere il nome migliore nella riunione che sarebbe seguita all’incontro, convocata tra i soli gruppi che a Chianciano hanno votato Lorusso segretario. Perché lui – ha assicurato con una battuta – anche senza la presidenza della Fnsi, non ha intenzione di ritirarsi ai giardinetti, ha progetti professionali e politici. Tanto da spingersi a dare alcune indicazioni alternative al suo nome per il presidente.

Meglio una donna, perché la Fnsi ha avuto solo una presidente (Miriam Mafai) e una segretaria generale (Giuliana Del Bufalo). Meglio un giornalista di frontiera, facendo il nome di alcuni colleghi minacciati tra cui il consigliere nazionale (sotto scorta) Michele Albanese, proposto (fintamente) a Chianciano dal segretario uscente Franco Siddi, ora nel cda della Rai ma ancora sotterraneamente presente nella vita del sindacato, e ieri mattina attorniato al bar da una folla di presunti amici vecchi e nuovi. E comunque, in conclusione, Giulietti ha riaffermato la sua disponibilità a essere indicato, e votato, come nuovo presidente.

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Il direttore della Fnsi, Giancarlo Tartaglia, a sinistra, e Beppe Giulietti

Applausi a scena aperta e lungo battimano finale, martedì pomeriggio, per il candidato Giulietti. In un evento che sembrava un’investitura e il trionfo del Coordinamento di Fiuggi, nato a giugno dall’alleanza tra Capss, Usigrai e Lombarda, e mal digerito dagli altri gruppi della maggioranza. Ma le facce scure e irritate di alcuni facevano già intendere che, ancora una volta, l’apparenza inganna.

Nessun applauso è infatti risuonato nella riunione serale di maggioranza, che si è tenuta senza Giulietti. Dove le divisioni si sono riproposte intatte, se non addirittura accentuate. Con la reiterata indisponibilità di Paolo Butturini a ritirare la sua candidatura. E il no a Giulietti ripetuto dal fronte che dal Piemonte va alla Toscana, all’Emilia Romagna, all’Umbria, alle Marche.

Qualcuno, nel Capss e nella Lombarda, aveva anche pensato – già da tempo, in verità – a contattare alcune delle componenti che a Chianciano erano state tenute fuori dalla maggioranza, ipotizzando un loro appoggio attraverso il voto a Giulietti in cambio di un ingresso nel gruppo dirigente che gestisce il sindacato. E i contatti sono proseguiti. Ma di fronte a un discorso di impegno e condivisione politici, le proposte sono rimaste lettera morta. Così come il tentativo di fare a meno, sostituendoli, dei voti dei “dissidenti” della maggioranza riuscendo comunque ad eleggere il presidente alla prima votazione.

All’appello del Consiglio nazionale di ieri mattina, hanno infine risposto solo 36 consiglieri, quelli presenti qualche minuto prima delle 11, tra romani, emiliani, toscani, marchigiani, umbri, piemontesi, calabresi, siciliani e qualche milanese non allineato. Altri sarebbero arrivati inutilmente dopo, per ritardi di treni e aerei, nella certezza che, come sempre, costituito il numero legale si possa in mattinata segnare la propria presenza e partecipare ai lavori. Ma la sala era ormai semi-vuota, e i giochi compiuti, alla presenza anche del segretario generale della Slc-Cgil, Massimo Cestaro, che fa parte a titolo consultivo del Consiglio nazionale della Fnsi, come i rappresentanti delle altre confederazioni.

Si era invece riempita un’altra stanza, al primo piano, con i consiglieri fatti uscire dagli anfratti e rientrare dai bar e convocati da Lorusso per una secca comunicazione. Il segretario ha solo allora rivelato a tutti la marcia indietro di Giulietti, motivata non da ragioni politiche ma “personali“, legate alle perplessità e agli attacchi che gli sarebbero arrivati da parte della minoranza della maggioranza: per questo il candidato proposto da Capss e Lombarda avrebbe deciso di chiamarsi fuori. E, pur nel tono pacato della sua lettera, diffusa nel pomeriggio sul web, tra le righe questo si legge.

Tutto da rifare, dunque, per trovare il nome di chi dovrà prendere il posto di Santo Della Volpe, eletto presidente a Chianciano con un’ampia maggioranza (un’ottantina di voti) e scomparso prematuramente a luglio. Tolto (definitivamente?) dal tavolo il nome di Giulietti e certo non riproponibile la candidatura di Butturini, il segretario incontrerà nelle due-tre settimane prima del prossimo Consiglio nazionale i referenti delle aree politiche e territoriali per arrivare a un accordo ampio. Lo stesso film, insomma, già visto nel mese di settembre.

Con una partenza resa ancora più in salita dai toni e dalle parole usati dal segretario. Che ai consiglieri della maggioranza di Chianciano ha detto di non essere più disposto ad accettare veti: o si trova il nome, o si va tutti a casa. Arrivando a pronunciare una frase stizzosa, rivolta a un destinatario indefinito: a chi stamattina ha stappato bottiglie di champagne, auguro gli vadano di traverso tra venti giorni. Come se qualunque persona minimamente responsabile potesse gioire e brindare di fronte a un sindacato ridotto così. Poi, davanti al Dipartimento sindacale (composto da tutti i membri della Giunta tranne i quattro che non hanno votato a Chianciano per lui e sono fuori dalla maggioranza), ha alzato il tiro, affermando che il nuovo presidente lo avrebbe scelto da solo. Salvo fare rapidamente marcia indietro di fronte alle reazioni dello stesso gruppo che dovrebbe sostenerlo.

Il resto lo hanno fatto altri esponenti della maggioranza, in particolare gli uomini dell’Usigrai, coloro che più hanno lavorato e insistito perché a Chianciano nella maggioranza fossero compresi anche Paolo Butturini, Guido Besana e gli altri oppositori al contratto firmato nel giugno 2014, con cui hanno poi anche fatto lista per la Giunta. Sono stati loro a lanciare due avvertimenti, rivolti all’una e all’altra parte della compagine che guida la Fnsi: che nessuno si azzardi a pensare a una secessione così come a nessuno venga in mente di far uscire una parte di maggioranza di Chianciano per far entrare altri. E lo scambio di accuse e recriminazioni è continuato nelle ore successive su Internet e sui social network.

Nessuno appariva, e appare, invece preoccupato che scontri, divisioni e il giochino di disertare il Consiglio nazionale abbiano fatto saltare non solo l’elezione del presidente, ma anche il secondo punto all’ordine del giorno, l’aggiornamento e la discussione sulla situazione politico-sindacale. Dalle tante vertenze che interessano centinaia di colleghi in difficoltà fino al complesso rinnovo del contratto nazionale. Tutto sacrificato da una maggioranza che si è sgretolata e non si capisce come possa essere in grado di portare avanti linea e strategia sindacale condivise e di rappresentare e tutelare i giornalisti italiani.

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