Inpgi, pronta la nuova riforma: in pensione a 66 anni e 7 mesi con il contributivo. Stretta sulle uscite anticipate e salvaguardia per pochi

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Si alza il velo sulla nuova riforma Inpgi. E per le pensioni dei giornalisti dal gennaio 2017 arrivano le regole Inps e le misure più “cattive” della manovra Fornero. In qualche caso, persino peggiorate. Contributivo per tutti, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà. Certo, qualche mini-salvaguardia è prevista e si ipotizza un triennio di progressivo “assestamento”. Ma l’impianto replica al 90% le norme Inps. E lo scalone c’è da subito. In particolare per le donne, che nello spazio di un mattino passeranno dai 62 ai 64 anni per accedere alla pensione di vecchiaia, dopo altri 12 mesi saliranno in un sol colpo a 65 anni e 7 mesi, per ritrovarsi equiparate definitivamente agli uomini nel 2019, con il requisito di 66 anni e 7 mesi.

Le modifiche delle prestazioni messe a punto in gran segreto (ma con scarsa fantasia) negli ultimi mesi sono state illustrate alle Commissioni consultive Inpgi competenti l’8 e il 9 settembre (Previdenza e Occupazione). E giovedì prossimo, 15 settembre, la riforma verrà presentata alla Giunta della Fnsi e quindi alla Fieg per il parere (non vincolante) delle parti sociali obbligatorio per legge. Qualcosa, insomma, potrebbe ancora cambiare prima del 29 settembre, quando è in programma il Consiglio di amministrazione per l’approvazione finale. E anche fosse tutto confermato e infine deliberato dal Cda dell’Inpgi, non è detto che i ministeri vigilanti diranno sì all’intera manovra. Ma già così ce n’è abbastanza per disegnare un futuro quantomeno povero e incerto per le pensioni dei giornalisti. Senza peraltro alcuna certezza di mettere in sicurezza i conti disastrati del nostro Istituto. Anzi.

Vediamo, punto per punto, che cosa prevede la nuova ipotesi di riforma dell’Inpgi.

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Prepensionamenti, attesa finita per la Poligrafici: i Periodici Rcs ora primi della lista. E la continuità del piano di crisi “salva” la prenotazione del Sole

Aula vertenze LavoroI prepensionamenti vanno avanti. Tanto che la Poligrafici ha ottenuto l’assegnazione dei finanziamenti per gli ultimi 20 posti in attesa. E la lista delle richieste “prenotate” al ministero del Lavoro continua ad avere validità anche quando si va al rinnovo di stati di crisi giunti al termine dei due anni, in una continuità pienamente riconosciuta dagli uffici di Giuliano Poletti.

La mattina del 28 gennaio al ministero del Lavoro, nella sede di via Fornovo a Roma, due incontri successivi – per la Poligrafici e per Il Sole 24 Ore – hanno avviato le assegnazioni 2016 dei finanziamenti, segnando alcuni punti fermi per le procedure di ricorso ai prepensionamenti all’interno di stati di crisi.

In particolare, hanno messo a tacere definitivamente la voce, circolata nelle scorse settimane in base a un’errata interpretazione da parte di alcuni esponenti sindacali, che la “prenotazione” dei prepensionamenti potesse essere cancellata automaticamente nonostante la presentazione di un nuovo stato di crisi, facendo scivolare in fondo alla lista le richieste finora in testa.

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Le nostre pensioni, numeri e responsabili del disastro. #InpgiLaSvolta: il programma con le azioni da fare subito per garantire futuro e autonomia dell’Istituto

di Inpgi-La Svolta

Questi sono i numeri del dissesto dell’Inpgi, nell’andamento dal 2008 al 2015. Numeri che mettono a rischio le nostre pensioni, di oggi e soprattutto di domani:

Programma tabella def

I responsabili di questa gestione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti: sono Andrea Camporese, presidente dall’aprile 2008, e i consiglieri di amministrazione che gli sono stati più vicini, fingendo di non vedere il disastro annunciato e poi realizzatosi.

Noi di Inpgi-La Svolta vi raccontiamo come sono andate le cose. E quali sono le azioni urgenti che, se saremo eletti, ci impegniamo a portare avanti nei nostri primi 100 giorni all’Istituto. Con l’obiettivo di riportare i conti dell’Inpgi in salute e assicurare il futuro delle nostre pensioni, il sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, prestazioni e garanzie aggiuntive per freelance e collaboratori e l’autonomia del nostro Istituto.

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Lotti cambierà i requisiti per i prepensionamenti. Ma che cosa potrebbe accadere agli stati di crisi in corso?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Il sottosegretario Luca Lotti
Il sottosegretario Luca Lotti

Nuovi requisiti di età e di contribuzione all’Inpgi per i giornalisti prepensionati. Li stabilirà il Governo secondo la proposta di legge sull’editoria in discussione al Parlamento, presentata dal Pd il 22 settembre scorso. La soddisfazione di chi – nella categoria – pensa più ai conti a breve termine dell’Inpgi che ai colleghi e al loro futuro è palpabile, anche se non espressa esplicitamente nelle dichiarazioni ufficiali. Forse nella speranza che lo stop tanto annunciato ai prepensionamenti arrivi per via legislativa.

In pochi, invece, sembrano interrogarsi sul destino dei molti stati di crisi in corso nelle testate e nelle aziende che, in attesa dei finanziamenti per l’uscita dei colleghi prepensionabili, hanno attivato ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà. E che, in assenza di quelle uscite, potrebbero ritrovarsi con il ricorso a soluzioni ben più traumatiche: il licenziamento di chi non avrà alcun paracadute.

Ma come potrebbero cambiare i requisiti per il prepensionamento dei giornalisti? E che impatto potrebbero subire le molte richieste in lista di attesa al ministero del Lavoro?

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Avviso ai Cdr: inviate all’Inpgi entro l’1 settembre gli accordi di cigs, solidarietà o incentivazione all’esodo. Altrimenti, niente deroghe (divenute discriminatorie)

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Le clausole modificate per le pensioni di anzianità con abbattimenti permanenti

La riforma delle nostre pensioni deve passare ancora al vaglio dei ministeri vigilanti, e non è detto che venga infine approvata, ma l’Inpgi impone comunque tempi incomprensibilmente stretti ai colleghi che potrebbero aver bisogno di usufruire delle clausole di salvaguardia contenute nella delibera del Consiglio di amministrazione del 27 luglio. Gli accordi di cigs o per i contratti di solidarietà e quelli collettivi o individuali per incentivazione all’esodo, prima di tutto, devono essere stati sottoscritti obbligatoriamente prima della data di delibera, inoltre dovranno essere inviati in via Nizza 35 “entro e non oltre il 01/09/2015“, come scritto nel regolamento modificato (ma non ancora in vigore) e come si sottolinea anche in una comunicazione inviata il 29 luglio a Fnsi, Associazioni di stampa e fiduciari Inpgi per la sua diffusione, ma non pubblicata (al momento) sul sito dell’Istituto.

Perché il paletto del 27 luglio e non dalla data di approvazione finale della riforma? E perché tanta fretta, come se gli accordi potessero scappare o essere nel frattempo modificati? Questo nessuno lo spiega. A meno di non pensare al timore di un esodo di massa. Di certo, dare l’annuncio a fine luglio e imporre una scadenza entro agosto potrebbe trovare molti giornalisti e loro rappresentanti “distratti” dalle ferie, e quindi “ridurre” il numero di possibili aventi diritto alla deroga. Senza considerare che questa regola non vale per tutti. È già questa è una fastidiosa discriminazione.

Chi è dunque interessato a queste deroghe? E che cosa esattamente bisogna inviare all’Inpgi? Proviamo a definirlo bene.

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Prepensionamenti, perché l’Inpgi non ha avvertito la Fnsi quando dava ai colleghi numeri oggi definiti errati?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Ringrazio l’Inpgi per gli “ulteriori chiarimenti, definitivi e non necessari” che aggiungono nuovi elementi a un dibattito che sta diventando stucchevole per i colleghi. La domanda finale resta una sola: preso atto dei dati illustrati nelle due note dell’Istituto, perché da via Nizza nessuno ha mai avvertito i rappresentanti della Fnsi quando, dal segretario generale (membro del Cda dell’Ente previdenziale) in giù, hanno sostenuto di fronte ai colleghi che il costo medio di ogni prepensionamento è pari a 350 mila euro?

Per quanto riguarda la mail indirizzata dall’Inpgi al governo,  nel giugno 2014, e le cifre in essa contenute, rifletto da profana:

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Il welfare ai tempi della crisi: corso di formazione l’11 giugno al Circolo della Stampa

L’editoria è in crisi dal 2007. L’innovazione tecnologica ridisegna l’organizzazione del lavoro dentro e fuori le redazioni. Più di una testata ha cessato le pubblicazioni. Molta parte dei giornalisti dipendenti è coinvolta in stati di crisi, tra casse integrazioni, contratti di solidarietà e prepensionamenti. Si riduce il numero dei colleghi assunti e aumenta quello dei collaboratori e dei freelance sfruttati e con scarsi diritti. E i conti degli istituti di categoria soffrono.

Come è possibile garantire ancora un welfare solidale e inclusivo, all’interno di contratti nazionali di lavoro innovativi, che estenda le tutele e ritrovi l’equilibrio economico?

È l’argomento al centro del corso di formazione organizzato l’11 giugno a Milano dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia e dall’Ordine nazionale dal titolo “Il welfare ai tempi della crisi: ammortizzatori sociali, pensioni, salute, nuove tutele per i freelance

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