Rinasce il Gruppo cronisti piemontesi, eletto presidente Massimiliano Peggio

Rinasce il Gruppo cronisti piemontesi. L’assemblea costitutiva della articolazione nordoccidentale dell’Unione nazionale cronisti italiani ha avuto luogo a Palazzo Ceriana-Mayneri, sede dell’Asssostampa subalpina, dell’Ordine regionale dei Giornalisti e del Circolo della Stampa, alla presenza del segretario regionale dell’Assostampa, Stefano Tallia.

Una quindicina i cronisti che hanno deciso di aderire al Gruppo di specializzazione, che per i prossimi 4 anni sarà guidato dal collega de La Stampa Massimiliano Peggio, 46 anni, eletto per acclamazione. Peggio sarà coadiuvato dal vice-presidente, Andrea Monticone, cronista di Cronacaqui, e dalla tesoriera Federica Cravero, cronista di Repubblica.

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Investire sgr, pugno di ferro con gli inquilini Inpgi mentre svende in altri fondi

di Pierangelo MaurizioConsigliere Fnsi e Comitato Giornalisti Inquilini Inpgi

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“Non possiamo spendere un centesimo in più, né ricavare un centesimo in meno”, ha detto la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, respingendo ogni richiesta di rivedere i prezzi di vendita delle case nell’incontro con Sunia e Siai, al quale non ha preso parte il Comitato Giornalisti Inquilini Inpgi.

La presidente Macelloni dovrebbe però, come tutti, prestare la massima attenzione a quanto sta emergendo attorno alle vicende di “risparmio tradito” e di quattro fondi immobiliari, di cui si sono occupati La Repubblica e Il Sole 24 Ore (il giornale di cui la presidente è caporedattore centrale in aspettativa).

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Il mercato del lavoro delle Pr, tra necessità e buoni propositi

di Rita PalumboSegretario Generale Ferpi

Agli inizi di gennaio non si può prescindere dal fare il bilancio degli ultimi 12 mesi appena trascorsi. Per la nostra professione il 2016 è stato un altro anno di profondi cambiamenti. E non solo per le costanti e meravigliose innovazioni tecnologiche che siano chiamati a capire e a gestire.

La sfida che siamo costretti ad affrontare riguarda l’etica e il rigore professionale, ma anche – se non soprattutto – la rivalutazione del valore generato dal nostro lavoro. Si tratta di una vera e propria scommessa: trasformare l’impatto economico (negativo) che l’ultimo decennio ha generato, in un nuovo modello di affermazione e rilancio della nostra professione.

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