Inpgi, quel dubbio sulla procedura seguita per le delibere presidenziali di disinvestimento da 100 milioni. E le analogie con il caso Sopaf

Andrea Camporese
Andrea Camporese

C’è un tema, preoccupante, di depauperamento progressivo del patrimonio finanziario più liquido dell’Inpgi, su cui Unità Sindacale si è soffermata nell’articolo “Inpgi, Camporese “brucia” 100 milioni di euro in 32 giorni: investimenti venduti per pagare tasse, quattordicesime e l’anticipo dell’ex fissa“. E c’è un aspetto, altrettanto allarmante, che riguarda le procedure seguite per l’adozione delle delibere del presidente, Andrea Camporese, e per la ratifica successiva del Consiglio di amministrazione, su cui ha puntato il dito la consigliera Alessandra Spitz in un intervento su puntoeacapo.org. A cui ha subito risposto il direttore generale dell’Istituto, Mimma Iorio, con una nota esplicativa e di precisazione. Seguita da una controreplica dei colleghi di Puntoeacapo.

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Ritocchi positivi minimi, stretta sulla disoccupazione, penalizzazione per i redditi più alti: quello che sappiamo della (possibile) riforma Inpgi

IMG_0731di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Una strada più lenta e capace di maggiori risparmi nel breve periodo (ma non nel lungo) verso l’età pensionabile, di anzianità (per tutti) e di vecchiaia (solo per le donne). Cinque anni di “grazia” per il ritiro a qualsiasi età con 40 anni di contribuzione, per evitare la corsa alla pensione entro dicembre di quest’anno. Un ennesimo taglio drastico all’indennità di disoccupazione. Contributo di solidarietà sulle pensioni confermato, con la garanzia però dell’assegno sociale minimo (6 mila euro lordi annui). E una pesante penalizzazione – che non appare in nessun comunicato – per chi ha redditi sopra gli 84 mila euro lordi l’anno, “stangato” con un’aliquota di rivalutazione di appena lo 0,78.

Sono i ritocchi dell’ultim’ora apportati dal consiglio di amministrazione dell’Inpgi alla riforma delle nostre pensioni prima di approvarla a maggioranza. Che non risolvono davvero nessuno dei temi posti da più parti della categoria nelle ultime settimane. Né sgombrano il campo dai dubbi dei giornalisti sul futuro proprio e dell’Istituto di previdenza. Anzi.

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Galimberti (Unci) su intercettazioni, privacy e diritto di cronaca: “I rischi di una legge delega sbagliata, inutile e sospetta”

Pubblichiamo la dichiarazione in merito alla legge delega sulle intercettazioni rilasciata dal Presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti, e diffusa dalla Federazione nazionale della stampa.

Alessandro Galimberti
Alessandro Galimberti

di Alessandro Galimberti Presidente Unione nazionale cronisti italiani

La legge delega C. 2798-A al vaglio della Camera dei deputati riguardante tra l’altro Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive mostra ancora una volta i limiti di un legislatore incoerente e schizofrenico, per non dire impreparato, sul rapporto tra (presunta) privacy e diritto di cronaca.

L’emendamento sul divieto di registrazioni tra presenti, che nonostante le smentite potrebbe colpire anche le telecamere nascoste del giornalismo d’inchiesta, è tecnicamente sbagliato perché:

1) Le registrazioni tra presenti sono pienamente legittime e utilizzabili nei processi – anche a prescindere dalla questione giornalistica – tutte le volte che siano utili a dimostrare la commissione (o il tentativo) di un reato. La Cassazione si è più volte pronunciata sul punto, estendendo qui l’applicazione dell’articolo 266 del codice di procedura penale

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Inpgi, Camporese “brucia” 100 milioni di euro in 32 giorni: investimenti venduti per pagare tasse, quattordicesime e l’anticipo dell’ex fissa

Andrea Camporese
Andrea Camporese

Quasi 100 milioni in 32 giorni. È la quantità di patrimonio “bruciata“, con tre diverse delibere, dal presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, tra il 29 maggio e il 30 giugno scorsi, per far fronte ai drammatici problemi di liquidità che l’Inpgi deve affrontare oramai da tempo e in particolare per pagare tasse, quattordicesima ai pensionati e l’anticipo dell’ex fissa. Tre diverse operazioni che il Consiglio di amministrazione riunito il 27 luglio in via Nizza ha ratificato, subito dopo aver varato a maggioranza (con nove sì, due no, l’astensione critica della rappresentante dei ministeri vigilanti, Fiorella Kostoris, e l’assenza dei due uomini della Fieg e di un consigliere giornalista) la riforma delle nostre pensioni.

L’uomo che, secondo l’epopea narrata dai suoi estimatori, avrebbe fatto “guadagnare” alla Cassa previdenziale dei giornalisti 500 milioni di euro grazie alla rivalutazione (su carta) degli immobili conferiti al Fondo Amendola, sta in verità dissolvendo il patrimonio più liquido dell’Inpgi, quello investito in fondi, perché le entrate contributive non sono in grado di far fronte alle diverse voci di uscita. Non una novità dell’ultim’ora, certo, ma una verità negata con forza dai vertici dell’Istituto, per anni e pure ultimamente. E che la riforma tardiva appena varata dal cda, se sarà approvata dai ministeri vigilanti, non riuscirà a contrastare efficacemente.

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Casse previdenziali, l’Inpgi ha il rosso più profondo

imageIl Sole 24 Ore del Lunedì in edicola oggi dedica l’inchiesta di apertura alle Casse previdenziali dei professionisti, con una documentata e ricca analisi a firma di Michela Finizio, Valentina Melis, Federica Micardi e Valeria Uva. Accanto, a partire da pagina 1, si può inoltre leggere un interessante commento di Maria Carla De Cesari dal titolo “La necessità di allenarsi alla trasparenza“.

Sotto la lente delle colleghe del Sole sono finiti gli 11 Enti privatizzati di altrettante categorie professionali, tutte provate dagli anni della crisi: dai geometri ai commercialisti, dai notai agli avvocati, dai medici agli architetti e ingegneri, dai farmacisti ai veterinari, dai consulenti del lavoro ai ragionieri, fino ai giornalisti con il nostro Inpgi.

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I costi dell’Inpgi/3. Consulenze triplicate in otto anni, le spese per i servizi delle Associazioni in aumento del 36% a 2,5 milioni

Terza (e ultima) puntata dell’analisi dei costi di struttura dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Dopo aver preso in esame indennità e compensi degli organi e spese del personale, concentriamo l’attenzione su tutte le altre uscite, e in particolare sulle due voci che pesano di più: “Beni e servizi” e “Servizi delle Associazioni stampa“.

Nel complesso, i costi di struttura nel 2014 hanno aumentato il loro peso rispetto al totale delle entrate per contributi fino all’1,07% dall’1,06% dell’anno precedente. E questo nonostante una riduzione in valore dell’uscita di quasi 402 mila euro, che però, come vedremo, nasconde in verità un aumento di fatto delle spese.

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Torta costi struttura 2007Le consulenze, quasi triplicate in otto anni, sono parte dell’articolazione di “Beni e servizi”. Mentre i contributi alle Associazioni regionali di stampa e alla Fnsi, in crescita del 36,3%, fanno capitolo a sé. Sono cinque le voci di spesa, oltre a Organi e Personale, che costituiscono l’insieme dei costi di struttura, con una spesa totale di 7 milioni di euro nel 2014, in crescita del 14,9% negli otto anni della crisi, dal 2007 allo scorso esercizio, ma in diminuzione tra il 2013 e il 2014. Con andamenti però differenziati tra loro.

Il grande contenitore di “Beni e servizi“, per esempio, rappresenta l’uscita più grossa tra le cinque, ma è cresciuta complessivamente di poco, il 2,7%, in otto anni, e si è mantenuta sostanzialmente stabile nell’ultimo biennio. Mentre la spesa per i “Servizi delle Associazioni stampa” si è impennata nello stesso periodo in seguito all’aumento delle attività svolte a livello locale e alla trasformazione da contributi liberali in costi sulla base di apposite convenzioni, ma tra il 2013 e il 2014 appare in diminuzione. Completano il quadro “Altri costi“, cioè le Spese legali, e “Oneri finanziari“, il cui andamento è per definizione variabile nel tempo, oltre agli “Ammortamenti“.

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Cresce la voglia di editoria (all’estero) di John Elkann, tra i problemi di Rcs e la chiusura del Corriere Mercantile

IMG_1425Pubblichiamo l’articolo a firma Gaia Scacciavillani, pubblicato dal Fatto quotidiano online, sul disegno della famiglia Agnelli per aumentare la propria partecipazione nell’Economist, di cui già detiene il 4,7%

Dopo la cessione del Financial Times ai giapponesi di Nikkei, la britannica Pearson ha messo in vendita il 50% del settimanale inglese di economia e finanza. E John Elkann vorrebbe conquistarne almeno una fetta. In un momento molto caldo per le partecipazioni editoriali della famiglia torinese, come Rcs e il Corsera, e le ex partecipazioni come il Corriere Mercantile, che da lunedì chiude i battenti.

di Gaia Scacciavillani – ilfattoquotidiano.it

Sempre più editoria, ma all’estero, per la famiglia Agnelli. Nei giorni in cui i nodi del Corriere della Sera stanno venendo nuovamente al pettine e l’ex partecipato Corriere Mercantile sta chiudendo i battenti, gli eredi dell’Avvocato confermano la crescente vocazione internazionale e puntano dritti a crescere nel blasonato Economist di cui già posseggono il 4,7 per cento.

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Riforma Inpgi, la Fieg si smarca: lunedì non voterà il piano di Camporese

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Maurizio Costa

La risposta ufficiale è arrivata venerdì 24 luglio nel tardo pomeriggio, con una lettera a firma del presidente della Fieg, Maurizio Costa, indirizzata al presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, e al segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Ma era stata anticipata a voce ai due dirigenti già il giorno prima. Sulla riforma delle pensioni proposta dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto dei giornalisti, gli editori non hanno per ora intenzione di esprimere un giudizio. Chiedono all’Inpgi di ricevere dati attuariali prospettici, sull’impatto delle misure sui futuri bilanci dell’Ente e sulla sostenibilità a medio e lungo termine.

La domanda è ora una sola: che cosa deciderà il Cda convocato per le 10 di lunedì 27 luglio? Varerà la riforma senza il parere (consultivo) della Fieg e con il solo giudizio positivo (a maggioranza) della Giunta della Fnsi o rinvierà il voto a dopo l’estate? E che cosa si rischia, nell’uno e nell’altro caso?

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Così muore il Corriere Mercantile. L’ultimo numero in edicola lunedì 27 luglio

Così muore il Corriere Mercantile. È il Comitato di redazione a comunicare la decisione, presa all’unanimità dall’assemblea dei soci del Cooperativa G&P. L’ultimo numero, della Gazzetta del Lunedì, sarà in edicola il 27 luglio. Oltre alla scomparsa dei due giornali di Genova, si perdono i posti di lavoro di 15 giornalisti, 3 poligrafici, 2 amministrativi, oltre a collaboratori, fotografici, centralinisti.

Pubblichiamo il lancio dell’Ansa di oggi, con il comunicato del Cdr.

IMG_1417L’assemblea dei soci della Cooperativa G&P che edita il ‘Corriere Mercantile’ e la ‘Gazzetta del Lunedì’ ha deliberato all’unanimità la cessazione delle pubblicazione a partire da lunedì prossimo. L’ultimo numero in edicola sarà la “Gazzetta del Lunedì” del 27 luglio. Lo comunica il cdr.

Finisce così la storia di un giornale iniziata nel 1824 e proseguita dal 1978, dopo il fallimento Fassio, con la coraggiosa fondazione di una cooperativa che fino a oggi ha unito giornalisti e poligrafici, firmando un giornale libero dal peso di un editore esterno”, scrive il cdr. “A questa dolorosa decisione i soci giornalisti e poligrafici sono giunti dopo un anno e mezzo di crisi economica sempre più acuta, seguita da vicino dall’Associazione dei giornalisti, fino agli ultimi sei mesi senza stipendio e all’apertura della cassa integrazione”, ricorda il sindacato. 

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Inpgi, la copertura sanitaria per i giornalisti freelance è un passo storico (seppur non ancora certo)

Antonio ARMANORiprendiamo da Il Fatto Quotidiano di ieri 23 luglio 2015 un articolo di Antonio Armano, giornalista, scrittore e membro del Comitato Amministratore dell’Inpgi 2, sull’estensione della copertura sanitaria per i giornalisti freelance, una conquista sicuramente storica, anche se non ancora certa.    

Non esito a definire storica la delibera per una copertura sanitaria destinata ai freelance e approvata mercoledì 15 luglio dall’Inpgi, l’istituto che eroga le pensioni dei giornalisti. Pur in mezzo alle polemiche e alla crisi. O forse anche per questo. Nessuno è perfetto, e io sono freelance da vent’anni, salvo qualche parentesi redazionale. All’incirca da quando il settimanale Avvenimenti mi ha pubblicato un reportage sulle trasformazioni di Zlin – la company town dei Bat’a che durante il periodo della Repubblica socialista cecoslovacca si chiamava Gottwaldov e dopo il crollo del Muro si è ripresa il suo nome -, ho creduto in questo mestiere.

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“Salviamo l’Inpgi”: raccolta firme su change.org per chiedere le dimissioni di Andrea Camporese

Andrea Camporese
Andrea Camporese

Un appello online, sul neonato blog collettivo giornalistiMAG.it, e una raccolta firme su change.org. È partita su iniziativa di 15 colleghi la campagna “Salviamo l’Inpgi”,  che punta alle dimissioni del presidente dell’Istituto, Andrea Camporese, indagato dalla Procura di Milano da novembre 2014 per truffa aggravata, a cui si è aggiunta, dopo il deposito della conclusione delle indagini, il 7 luglio scorso, anche l’ipotesi di corruzione

Tra i promotori dell’iniziativa ci sono consiglieri nazionali della Fnsi, esponenti dell’Associazione stampa romana, l’ex consigliere di amministrazione dell’Inpgi, Enzo Cirillo, l’ex presidente dell’Ordine del Lazio, Bruno Tucci, e la vicepresidente dell’Unione nazionale giornalisti pensionati (Ungp), Stefania Giacomini.

L’appello traccia un percorso successivo che passa dal commissariamento dell’Inpgi, con l’indizione immediata di elezioni per un nuovo Cda. Bloccando in ogni caso la riforma delle pensioni proposta dai vertici dell’Ente, a cui la Giunta esecutiva della Fnsi ha dato (a maggioranza) parere favorevole.

da giornalistiMAG.it

Dopo mesi di tensioni, preoccupazioni e qualche legittima speranza che dalla Fnsi potesse arrivare un segnale di disponibilità seria ad affrontare con coraggio la vergognosa situazione dell’Inpgi, ai cui vertici siede un presidente indagato dalla Procura di Milano per truffa aggravata ai danni del proprio Istituto e corruzione in relazione alle vicende Sopaf, abbiamo dovuto prendere atto che ancora una volta, in presenza di critiche feroci espresse dai colleghi di ogni parte d’Italia, è scattata l’ennesima penosa “solidarietà” al presidente Camporese.

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Gazzetta in solidarietà. Cdr: “Ultima apertura di credito a Rcs. Ora investimenti e coinvolgimento della redazione nello sviluppo”

Pubblichiamo il Comunicato sindacale a firma del Comitato di redazione della Gazzetta dello Sport apparso oggi a pagina 8 del quotidiano, nel giorno in cui prende avvio il contratto di solidarietà al 15% concordato dal Cdr con l’azienda e approvato dalla redazione con il referendum della scorsa settimana, con 98 voti a favore e 20 contro.

imageCari let­to­ri,

da oggi i gior­na­li­sti della Gaz­zet­ta dello Sport en­tra­no in re­gi­me di so­li­da­rietà: sa­re­mo noi, an­co­ra una volta, a pa­ga­re i conti di Rcs Me­dia­group che non tor­na­no da ormai molto tempo, ov­ve­ro dal gior­no in cui la scel­le­ra­ta ope­ra­zio­ne Re­co­le­tos ha aper­to una vo­ra­gi­ne eco­no­mi­ca nel bi­lan­cio del grup­po. L’at­tua­le ma­na­ge­ment non vor­reb­be più sen­tir par­la­re di quell’in­ve­sti­men­to in­fe­li­ce, perché al ti­mo­ne della barca, all’epoca, c’erano altri ca­pi­ta­ni poi an­da­ti al­tro­ve a cer­car for­tu­na: vero, ma pur­trop­po quel di­sa­stro ha avuto e con­ti­nua ad avere ri­per­cus­sio­ni pe­san­ti sulla vita di chi in Rcs la­vo­ra tutti i gior­ni. Gior­na­li­sti, po­li­gra­fi­ci e im­pie­ga­ti sono oggi chia­ma­ti a una de­cur­ta­zio­ne pe­san­te dello sti­pen­dio e ad altri sa­cri­fi­ci, per evi­ta­re che l’azien­da pren­da stra­de sbri­ga­ti­ve nella po­li­ti­ca di tagli che con­ti­nua a per­se­gui­re du­ra­men­te, met­ten­do così in pe­ri­co­lo la qua­lità dei suoi glo­rio­si gior­na­li.

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Al Circolo della Stampa la Presidenza dei Press club europei. Stigliano: “Impegno su libertà di stampa ed evoluzione dell’informazione”

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Daniela Stigliano e Uri Dromi

European Federation of Press clubs a guida italiana per un anno. Il passaggio di testimone dal direttore esecutivo del Jpc (The Jerusalem Press club), Uri Dromi, alla presidente del Circolo della Stampa di Milano, Daniela Stigliano, è avvenuto in apertura dell’Assemblea generale della Federazione europea dei Press club, che si è tenuta al mattino di sabato 18 luglio a MilanoNel corso dell’Assemblea della Efpc, presieduta dal neopresidente Stigliano, i rappresentanti dei Press club hanno fatto il bilancio delle attività svolte a livello europeo e nazionale e tracciato le linee del programma per il prossimo anno. Al centro delle iniziative della Federazione restano tutti i temi professionali del giornalismo europeo e internazionale.

“Il nostro impegno“, ha dichiarato Daniela Stigliano assumendo il nuovo ruolo di presidente della Efpc, “si concentrerà nei prossimi mesi in particolare sulla libertà di stampa, messa in pericolo ovunque nel mondo da guerre, minacce e tentativi di introdurre leggi bavaglio. La conferenza internazionale “The Freedom of the Press” organizzata a fine maggio dal Press club di Gerusalemme, che ha visto la partecipazione di giornalisti ed esperti di altissimo livello confrontarsi per tre giorni proprio sul tema della libertà di stampa, è un’iniziativa che sarà replicata anche da altri club”. A partire già dal 2016.

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Accrediti Expo negati a giornalisti: Unci e Ordine di Milano dal Prefetto. I diritti della cronaca e del lavoro devono essere salvaguardati

Alessandro Galimberti
Alessandro Galimberti

Una delegazione di giornalisti ha incontrato venerdì 17 luglio il prefetto di Milano, dottor Francesco Paolo Tronca, e il capo di Gabinetto della Prefettura, dottor Ugo Taucer, per chiarire la questione degli accrediti all’area Expo, negati a seguito di parere negativo da parte della Questura ad alcuni giornalisti.

Per rappresentare le ragioni dei giornalisti interessati erano presenti il presidente dell’Unione Nazionale Cronisti, Alessandro Galimberti, il presidente dell’Ordine della Lombardia, Gabriele Dossena, con il suo portavoce Paolo Pozzi, e l’avvocato Caterina Malavenda.

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Copertura sanitaria all’Inpgi 2? Basta sogni e propaganda elettorale, ci vogliono i fatti!

inpgi.jpg_694560180La decisione del Comitato amministratore della Gestione separata dell’Inpgi di estendere una copertura sanitaria Casagit a circa 6 mila iscritti all’Inpgi 2 sarà sicuramente una buona notizia. Per ora – realisticamente – è però solo un buon progetto, per non dire un sogno.

L’entusiasmo del presidente dell’Inpgi, che è anche alla testa dell’AdeppAndrea Camporese (indagato per corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto stesso e proprio alla Gestione separata, quindi all’Inpgi 2) e del segretario della Fnsi Raffaele Lorusso hanno lo sgradevole sapore della propaganda elettorale.

Ecco, per punti, perché:

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Processo Sopaf, Giorgio Magnoni accusato anche di corruzione. E pensa di ritentare il patteggiamento

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

Giorgio Magnoni
Giorgio Magnoni

Il processo al Tribunale di Milano a Giorgio Magnoni nell’ambito del dissesto del gruppo Sopaf e di alcune truffe a enti previdenziali e’ stato aggiornato al 29 settembre prossimo, per dare tempo alla difesa dell’imputato di prendere visione dei nuovi atti del pm relativi alla contestazione suppletiva mossa nei confronti dell’imprenditore. A Giorgio Magnoni, ex vicepresidente del cda di Sopaf dal 2005 al 2012 e consigliere delegato dal 2007 al 2010, gia’ imputato per associazione per delinquere, bancarotta, truffa, corruzione e alcuni reati fiscali, sono state fatte dal pm Gaetano Ruta, titolare del fascicolo, ulteriori contestazioni relative all’accusa di corruzione, dopo che e’ stata chiusa l’inchiesta nei confronti degli altri indagati per gli stessi fatti (tra cui Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi e anche dell’Adepp, ndr).

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L’inchiesta Inpgi-Sopaf? È un tabù. Tutti ne parlano (nei corridoi), pochissimi ne scrivono. E i giornalisti ne escono male. Ecco lo storify

Andrea Camporese
Andrea Camporese

È un vero e proprio tabù, che ha avuto la sua rappresentazione plastica durante la massima assise del giornalisti: il Congresso Fnsi di Chianciano di fine gennaio. Lì quasi nessuno ha osato neppure pronunciarne il nome. Stiamo parlando dell’indagine della Procura milanese sulla presunta truffa all’Inpgi da 7,6 milioni di euro, all’interno dell’inchiesta sul crac della holding di partecipazioni Sopaf della famiglia Magnoni.

Per mesi le notizie su Sopaf e Inpgi hanno trovato pochissimo spazio, con rare eccezioni, su giornali, tv e rete. Giovedì scorso, quando è arrivata la chiusura delle indagini con l’accusa al presidente Andrea Camporese anche di corruzione, in tanti hanno rilanciato la notizia in rete limitandosi però alla sola condivisione degli articoli pubblicati sui siti. Segno che la notizia colpisce e interessa la categoria, che un’idea precisa ce l’ha sul tema, però resta silente. Ma che cosa sarebbe successo se l’inchiesta fosse stata sull’Inps e sul suo presidente Tito Boeri?

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Non facciamo gli struzzi: l’inchiesta Inpgi-Sopaf ha ricadute anche sulla riforma delle nostre pensioni

di Daniela Stigliano – Giunta Esecutiva Fnsi

IMG_0033Ho detto due volte no alla riforma Inpgi in tre giorni: il primo l’ho pronunciato la mattina di lunedì 6 luglio, al Direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, insieme con i colleghi (e amici) Letizia Mosca e Carlo Gariboldi; il secondo, nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio, unico voto contrario della Giunta Esecutiva della Fnsi. In mezzo, martedì 7 luglio, il pm della Procura milanese, Gaetano Ruta, ha depositato la conclusione delle indagini sul crac della holding di partecipazione Sopaf, della famiglia Magnoni, che comprende la presunta truffa ai danni dell’Inpgi da 7,6 milioni di euro. E che coinvolge direttamente il presidente dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, Andrea Camporese, indagato non solo per la truffa aggravata ma da martedì scorso anche per corruzione.

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Inchiesta Inpgi-Sopaf, 20 giorni (dal 7 luglio) alle difese per farsi interrogare o presentare dichiarazioni

IMG_1340La parola ora passa alle difese. Che hanno 20 giorni di tempo, a partire dalla data in cui il pm della Procura milanese Gaetano Ruta ha presentato le conclusioni di indagine (il 7 luglio), per presentare memorie, chiedere di essere sentiti o consegnare dichiarazioni.

Lo spiega il collega del Sole 24 Ore, Stefano Elli, in un articolo apparso oggi nell’inserto Plus del quotidiano economico-finanziario sull’inchiesta per il crac della holding di partecipazione Sopaf (nell’immagine a destra).

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Rcs, dopo lo sciopero del 9 luglio l’azienda “apre” a grafici e poligrafici. La solidarietà di tutti i giornalisti del gruppo

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Un primo giorno di sciopero riuscito, con la mancata uscita in edicola il 10 luglio di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Un pacchetto di altri cinque giorni già nelle mani delle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie), con la minaccia di astenersi dal lavoro già oggi, di sabato, facendo saltare anche i preziosi numeri della domenica. E il tavolo delle trattative per grafici e poligrafici di Rcs Mediagroup sembra destinato a riaprirsi. Con un primo appuntamento fissato per il primo pomeriggio di lunedì 13 luglio.

Come spiega chiaramente il Comunicato sindacale delle Rsu (nell’immagine a destra), la protesta dei lavoratori del primo gruppo editoriale italiano nasce per la richiesta dell’azienda di tagli al costo del lavoro pari a 260 esuberi tra impiegati e poligrafici (oltre a 210 giornalisti), per un risparmio pari a 30 milioni di euro. Dopo gli accordi raggiunti con i Cdr di Corriere e Gazzetta (a cui si aggiunge lo stato di crisi in corso nei Periodici), Rcs ha proposta ai sindacati delle altre categorie professionali il ricorso a un contratto di solidarietà al 25%, rifiutandosi però di presentare un piano industriale e di aprire il confronto su organizzazione del lavoro e valutazione di strade alternative di risparmio.

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