#CrisiInpgi1 Appello a Macelloni e Lorusso: chiarezza sul futuro

Apriamo il dibattito tra i giornalisti: 106 colleghi eletti negli organismi di categoria in tutta Italia scrivono alla presidente dell’Istituto di previdenza e al segretario generale Fnsi

Le lettere inviate per conoscenza anche al Cda, al Collegio dei sindaci e al governo. È necessaria la «conoscenza di tutti gli elementi indispensabili per avere, in un contesto di chiarezza assoluta, un quadro della situazione quanto più delineato, definito e chiaro possibile». Ed è «quanto mai opportuna la convocazione in tempi rapidi del Consiglio generale» dell’Ente

Oltre cento giornalisti di tutta Italia, eletti nelle istituzioni di categoria (Inpgi, Fnsi, Ordine, Casagit, Fondo di pensione complementare) hanno scritto una lettera alla presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, per esprimere la preoccupazione loro e dell’intera categoria sulla tenuta dei conti dell’Istituto di previdenza, specie alla luce della sospensione del commissariamento fino al prossimo novembre deciso dal governo (leggi qui).

I giornalisti chiedono di conoscere quali ipotesi siano allo studio del Cda dell’Inpgi nell’ottica di eventuali tagli alle prestazioni e di maggiori entrate, mentre i consiglieri generali dell’Istituto sollecitano la presidente a convocare in tempi solleciti il consiglio generale proprio perché i problemi sul tappeto e le eventuali soluzioni da proporre ai ministeri vigilanti siano noti a tutti e sia possibile un’ampia discussione.

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#CrisiInpgi1, entro 12 mesi un nuovo massacro per le nostre pensioni

Niente comunicatori e nessun commissariamento (per ora), ma l’Istituto dovrà tagliare prestazioni e spese e poi aumentare i contributi. A meno che, finalmente, non si passi al piano B…

di Daniela StiglianoConsigliera generale Inpgi e Giunta Fnsi di Unità Sindacale (Movimento con propri rappresentanti in Fnsi, Inpgi, Casagit, Fondo di previdenza complementare e Ordine dei Giornalisti)

Comunque vada, sarà un disastro. Per tutti. Per i giornalisti dipendenti, che subiranno certamente una nuova riforma (peggiorativa) delle pensioni future e che potrebbero doversela addirittura pagare con contributi aggiuntivi (e quindi retribuzioni ridotte, se non peggio). Con ogni probabilità per i pensionati, che si potrebbero ritrovare con un assegno fortemente tagliato. E, alla fine, pure per l’Inpgi e per i suoi dipendenti, che potrebbero subire un pesante ridimensionamento.

L’emendamento governativo al decreto Crescita, approvato alla Camera il 21 giugno e che entro fine giugno dovrebbe passare anche al Senato e diventare legge, evita sì il commissariamento del nostro Istituto previdenziale fino al 31 ottobre 2019. Ma chiede un prezzo altissimo a tutti noi per tentare (inutilmente) di tenere in piedi un Ente in profondo rosso e destinato al default che qualcuno, con scarsa (a dir poco) lungimiranza, si ostina a voler mantenere in vita a dispetto e “contro” tutto e tutti, senza voler neppure prendere in considerazione possibili alternative per salvare le pensioni dei giornalisti, come noi chiediamo da tempo (leggi qui).

Il percorso fissato dalla nuova norma è scandito da impegni e date precisi, da oggi al 2022, che gli organismi dell’Inpgi dovranno rispettare. E che tracciano i sacrifici richiesti ai giornalisti. Vediamo come.

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Pensioni dopo le riforme: una guida (minima) per non fare confusione

Manovra Inpgi e decreto Lotti (con la “manovrina” d’estate) hanno rivoluzionato la nostra previdenza. Raccapezzarsi tra regole, deroghe e salvaguardie non è facile. E non tutto è come appare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

La riforma dell’Inpgi e le nuove regole per i prepensionamenti. Le clausole di salvaguardia e le deroghe per le uscite anticipate. E poi il sistema contributivo, il calcolo automatico dell’aspettativa di vita, la rivalutazione dei contributi ridotta retroattivamente dal 2007 per tutti. Nel giro di pochi mesi di questo 2017 quasi tutto è cambiato per le pensioni dei giornalisti italiani. Ed è facile fare confusione tra norme, regole, deroghe e salvaguardie. Anche perché non tutto è esattamente come appare.

Proviamo allora a fare ordine tra le differenti novità, con questa guida minima alla comprensione del nostro futuro. O perlomeno di quel che sarà fino alla prossima (vicina?) riforma delle nostre pensioni, già richiesta dai ministeri vigilanti.

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Testate online e giornalisti in Svizzera: Hearst farà da apripista?

Ha utilizzato per prima le norme Fornero sul licenziamento economico nel caso di Alba Solaro. E ora fa un altro “strappo”. Mentre Fnsi e Inpgi stanno a guardare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Hearst trasferisce le edizioni online dei suoi giornali italiani a Chiasso. Giornalisti compresi. Giornalisti che nella sede milanese non avevano trovato una stabilizzazione definitiva. E che adesso avranno contratti svizzeri (da collaboratori?) e quindi meno vincoli rispetto a quello Fieg.

Il rischio è che Hearst Italia faccia da apripista ad altri editori. Così come per prima ha utilizzato un anno e mezzo fa le norme della legge Fornero sul licenziamento economico per mandare via il caporedattore di Marie Claire, Alba Solaro.

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Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

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Riforma pensioni e rischio esodati: la sconfitta politica di Inpgi e Fnsi

Bloccate le clausole di salvaguardia. Negata l’autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Mentre passano le misure Inps ma senza protezione pubblica. E il futuro dei giornalisti non è garantito

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Nessuna clausola di salvaguardia. Nessuna autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Nessuna garanzia sul futuro. E, soprattutto, il rischio – che è quasi una certezza – di creare decine, centinaia di esodati. La riforma delle pensioni dei giornalisti, entrata in vigore il 21 febbraio con il via libera dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, è la rappresentazione plastica del fallimento politico dell’attuale maggioranza di Inpgi e Fnsi.

I no e le sospensioni pronunciate dai due dicasteri pesano infatti come macigni. Perché vanno a colpire le poche, pochissime aree su cui il vertice dell’Istituto aveva differenziato le condizioni rispetto all’Inps e su cui il Sindacato si era impegnato con i giornalisti. Mentre nulla si conosce ancora delle condizioni e dei paletti che i ministeri hanno indicato nella lettera arrivata il 21 febbraio in via Nizza, che i vertici dell’Istituto si rifiutano di rendere pubblica.

Altro che cantare vittoria per una riforma che sovrappone la nostra previdenza a quella dell’Inps ma senza nessun ombrello protettivo pubblico! La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, e il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, dovrebbero ammettere la sconfitta politica. Ecco perché.

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All’Inpgi i controllati vogliono controllare il controllore

Lettera contro Abruzzo della presidente Macelloni. E si muovono pure i consiglieri della maggioranza

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Franco Abruzzo, giornalista economico e Sindaco dell’Inpgi

di Nicola BorziPaola D’Amico e Daniela StiglianoConsiglieri generali Inpgi

Può un controllato pretendere di controllare il controllore? Oppure chiedere al presidente dei controllori di “richiamare” uno di loro? La risposta, di norma, è no. Eppure, all’Inpgi sta accadendo pure questo. E sebbene l’Istituto di previdenza dei giornalisti ci abbia sorpresi ben più di una volta con la “creatività” della sua dirigenza in tema di interpretazione delle regole e di rifiuto della trasparenza, questa volta lo stupore lascia lo spazio all’indignazione civica.

Accade infatti che la presidente Marina Macelloni abbia scritto al neopresidente del Collegio dei sindaci, Paolo Reboani, per denunciare l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo, giornalista economico-finanziario in pensione, presidente emerito e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, e sindaco dell’Inpgi, ovvero controllore degli amministratori dell’Istituto. E ora sembra che anche alcuni consiglieri di amministrazione e generali della maggioranza si siano lamentati con lo stesso Reboani per gli identici motivi. Nel tentativo evidente di mettere il bavaglio a un collega che dice la sua, sì, anche sulle pensioni e sull’Inpgi. Ma senza mai violare la riservatezza sulle informazioni ricevute nella sua veste di sindaco dell’Istituto.

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I Cdr chiedono a Fnsi e Inpgi di rinviare la riforma delle pensioni e di aprire il dibattito tra i giornalisti

Fermatevi e discutiamone insieme per “introdurre elementi di maggiore equità e sostenibilità“. Ovvero: la riforma delle pensioni messa a punto dal Cda dell’Inpgi (e in approvazione nella riunione del 28 settembre prossimo) così com’è proprio non va (leggi qui).

L’ordine del giorno presentato mercoledì scorso, 21 settembre, all’Assemblea dei Comitati e Fiduciari di redazione, convocata a Roma insieme con la Commissione contratto Fnsi-Fieg, in poche righe dice tutto e anche di più (testo completo in fondo al pezzo).

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La “freddezza” di Lorusso con le radio-tv locali: tre indizi fanno una prova?

di Sergio Stella

Hanno abbozzato tutti. Nessuno ha intenzione di protestare ufficialmente. Ma i mugugni e i malumori serpeggiano, nel mondo delle radio-tv locali, verso quella che i più gentili definiscono “freddezza” nei loro confronti da parte del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Nei confronti dei giornalisti, che da 16 anni fanno i conti con un contratto depotenziato, fortemente voluto dall’allora numero uno del Sindacato, Paolo Serventi Longhi, nonostante le perplessità interne alla sua maggioranza e l’opposizione pubblica della Lombarda, ovvero la maggiore associazione regionale della Federazione. E nei confronti delle aziende che quel contratto hanno firmato attraverso l’associazione AerAnti-Corallo.

Una “sensazione” di scarsa attenzione e di mancanza di interesse, da parte di Lorusso, che troverebbe fondamento in tre diversi indizi che – come si sa – quasi sempre fanno una prova. Proviamo a metterli in fila?

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Inpgi, anche la presidente Macelloni vale più di Mattarella (e pure di Obama)

Più di Sergio Mattarella. Più di Barack Obama. Meno di Andrea Camporese, però. Quest’ultima è la motivazione finale con cui la neopresidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, si appresta domattina, 7 giugno, a chiedere ai consiglieri generali dell’Istituto riuniti in via Nizza di approvare la sua indennità da 230 mila euro l’anno. E a proporre un mini-taglio del 5% per i compensi degli altri amministratori. In barba a qualsiasi esigenza e promessa di moralizzazione e di spending review, che pure viene tirata in ballo.

Non solo. L’importo richiesto appare come la naturale prosecuzione della risposta data da Macelloni su questo tema al collega Giorgio Mottola nel corso dell’intervista realizzata per Report e andata in onda nella puntata di domenica 29 maggio (si può rivedere qui, per chi l’avesse persa). Una risposta con cui la neopresidente dell’Inpgi ha sottolineato come fosse il suo predecessore a guadagnare le cifre riportate dal cronista, mentre la sua indennità non fosse stata ancora fissata (senza precisare che, almeno per i primi due mesi, è stata necessariamente “costretta” a percepire quella deliberata a ottobre per Camporese).

Ma queste sono quisquilie. E il ragionamento per arrivare ai 230 mila euro (che non è, badate bene, il costo totale a carico dell’Inpgi) è più articolato.

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Caltagirone Messaggero

Caltagirone fuori dalla Fieg: un’ombra anche sul contratto dei giornalisti

azzurra caltagirone
Azzurra Caltagirone

di Sergio Stella

Il motivo ufficiale dello scontro sono i poligrafici delle testate del gruppo Caltagirone e il loro passaggio al contratto di lavoro del commercio, contestato da (quasi) tutti gli altri editori. Ma dietro l’uscita rumorosa dalla Fieg degli editori di Messaggero, Mattino di Napoli, Gazzettino di Venezia, Corriere Adriatico, Corriere di Puglia e Leggo si nasconde molto di più. E la mossa – non del tutto inaspettata – allunga ombre sul prossimo futuro dell’intera industria dell’informazione e delle sue relazioni industriali. Senza risparmiare, ovviamente, la categoria dei giornalisti e il nostro contratto di lavoro (scaduto a fine marzo e prorogato al 30 settembre).

Anzi. Il vero rischio è che la battaglia finale si combatta proprio su questo terreno. Con esiti non scontati su alcun fronte. Ma che rischiano, in ogni caso, di passare sulla nostra testa e di giocarsi sulla nostra pelle. Anche grazie all’inanellarsi di errori sindacali, negli ultimi mesi, che nessuno sembra essere preparato e pronto a correggere. Ma proviamo a ricostruire i fatti. 

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Processo Inpgi-Sopaf, il Cda in scacco matto si costituisce parte civile

marina_macelloni
La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni
Con le spalle al muro. Stretto da più parti, il Cda dell’Inpgi ha infine subìto lo scacco matto. E ha approvato la costituzione di parte civile nel processo Sopaf che si apre domani 21 aprile al Palazzo di Giustizia di Milano, in cui è imputato anche l’ex presidente Andrea Camporese con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto in associazione con altri rinviati a giudizio. Un’ottima notizia, per i giornalisti italiani e per la tutela della loro Cassa di previdenza. Ma una decisione (presa all’unanimità dei presenti) non senza resistenze e con molti mal di pancia.

A dimostrarlo ci sono il tono e il contenuto del comunicato tutto in difesa diffuso subito dopo la decisione. Le parole dal sapore di minaccia – vergate nero su bianco – della neopresidente Marina Macelloni contro fantomatici attacchi “diffamatori e calunniosi”. E il comportamento di due consiglieri di amministrazione, che al momento decisivo hanno lasciato la stanza della riunione pur di non partecipare al voto (ma senza voler lasciare traccia del loro dissenso).

Ma la cronaca degli ultimi giorni in via Nizza racconta molto di più.

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Inpgi, Cda al via. Idee e promesse di (alcuni) consiglieri di amministrazione. Già tradite

IMG_1208I giornalisti? Quando devono conquistare voti e poltrone, sono capaci di comportarsi peggio dei peggiori politici: parole, rassicurazioni e promesse prima, “dimenticanze” dopo. Addirittura a distanza di pochissime ore. L’ultima dimostrazione arriva dall’Inpgi.

Un esempio per tutti? Marina Macelloni e Paolo Serventi Longhi hanno assicurato al Consiglio generale riunito il 22 marzo per eleggere il nuovo Consiglio di amministrazione che il Cda si sarebbe occupato subito della costituzione di parte civile nel processo Sopaf. Ma dopo qualche giorno, tutto è stato contraddetto. E, nonostante la richiesta formale di due consiglieri, l’argomento non è all’ordine del giorno della prima riunione, che si terrà oggi, 7 aprile, per eleggere presidente e vicepresidenti.

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Stigliano: Come possiamo decidere il futuro dell’Inpgi senza conoscere quel che è davvero accaduto?

Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento di Daniela Stigliano al Consiglio generale dell’Inpgi del 22 marzo 2016, pronunciato a braccio nel dibattito che ha preceduto l’elezione dei dieci componenti giornalisti del Consiglio di amministrazione dell’Istituto (leggere qui)

Stigliano video 2di Daniela StiglianoConsigliere generale per Inpgi-La Svolta

Mi fa piacere che Marina Macelloni, che io conosco da oramai più di 32 anni, avendo fatto con lei la scuola di giornalismo Ifg di Milano nel biennio 1983-85, dica che è arrivata qui che era ancora “bambina” (parlando di 16 anni fa, ndr), cosa che consola anche me che sono un po’ più giovane di lei, però fa anche capire quanto la direzione verso una discontinuità sia molto distante.

Colleghi, quando ci troviamo in questi consessi, all’improvviso molti di noi dimenticano la professione che facciamo. Dimentichiamo di comprendere i meccanismi, di valutarli e di sentire l’esigenza di avere delle carte su cui discutere. O di verificare quello che viene detto da più parti, che è il nostro mestiere. Noi sappiamo benissimo che, da molto tempo, Marina Macelloni  – che ha appena dichiarato “non sono una sua fedelissima ma sono leale” – è la candidata del presidente uscente Andrea Camporese. E questo non può non essere considerato oggi.

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“Stampubblica”, testate locali Cenerentole sacrificabili? Anche la Fnsi le dimentica (e tace pure su Rcs)

tabella finegildi Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Valgono tutte insieme 36 mila copie in più della “mamma” Repubblica (quasi 292 mila rispetto a 255 mila), che le supera sul digitale solo perché la sua offerta li comprende tutti. E sulla carta staccano di 70 mila lunghezze Stampa e Secolo XIX messi insieme (tabella a destra, per ingrandirla clicca sopra l’immagine). Eppure, le 18 testate locali della divisione Finegil di Espresso-Repubblica appaiono come le Cenerentole della fusione tra la ItEdi di John Elkann e il gruppo di Carlo De Benedetti, immediatamente ribattezzata “Stampubblica“.

Solo un accenno nel comunicato congiunto (leggi qui). Quasi nessuna traccia negli ampi articoli del giorno successivo all’annuncio. Nessun riferimento neppure nella dichiarazione della Fnsi, che parla esclusivamente di “articolazione territoriale delle tre testate” come “patrimonio da salvaguardare e difendere” (leggi qui).

Cenerentole, appunto. E, come tali, sacrificabili. Perché quando AgCom e Antitrust dovranno pronunciarsi su un matrimonio che supera già il tetto del 20% delle diffusioni nazionali fissato dalla legge, e che ha tutta l’ambizione di ampliare la propria presenza nel mercato italiano dell’informazione, sarà più semplice rinunciare – con chiusure o vendite – a qualche giornale locale piuttosto che intervenire sui quotidiani principali: Repubblica e Stampa.

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Inpgi, gli sgambetti tra pensionati della lista Camporese

Elezioni Inpgi 2016 bisTutti insieme, ma in ordine sparso. Uniti ma divisi. A leggere i flussi dei voti in arrivo dalle singole regioni (tabella in basso), si scopre che i candidati pensionati al Consiglio generale dell’Inpgi della lista “L’Inpgi siamo noi – 2016” hanno lavorato più per se stessi che per la squadra. E nel gioco di sgambetti incrociati hanno lasciato sul campo cinque compagni su otto, tra cui i due “eccellenti” Enrico (Chicco) Ferri de Lazara e Giovanni Negri, entrambi aspiranti alla poltrona di vicepresidente, e il presidente dell’Unione pensionati Guido Bossa, che è stato bocciato dagli elettori dell’Inpgi1 anche nella corsa a sindaco.

A farcela sono stati alla fine gli unici due che hanno fatto asse, Marina Cosi e Paolo Serventi Longhi (quest’ultimo per il rotto della cuffia, nonostante il curriculum da segretario Fnsi per 11 anni e da vicepresidente vicario Inpgi negli ultimi quattro), che si rifanno entrambi all’area di Autonomia e Solidarietà. Oltre al siciliano Giuseppe Gulletta, che ha preso un po’ da tutti, forse perché ritenuto innocuo e quasi marginale nella competizione, ma ha dato poco o niente agli altri nella sua regione: in Sicilia si è portato a casa 61 preferenze su 80 elettori, il secondo più votato della lista, Serventi Longhi, appena 28.

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La Fnsi ha i telefoni muti da una settimana. Ma non si è preoccupata nemmeno di avvisare i giornalisti attraverso il sito e i social

FNSI_1Muti da una settimana. I telefoni della Federazione nazionale della stampa non danno segnale. Sia il numero del centralino, sia gli interni. Come se non esistessero più. E ai giornalisti che hanno provato a telefonare nei giorni scorsi non è ancora stato detto perché.

La colpa “tecnica” – va detto subito – non è del Sindacato. La responsabilità di aver “spento” i telefoni della Fnsi è infatti di una centralina di zona Chiesa Rossa, che pare essere bruciata sottoterra all’inizio della scorsa settimana, lasciando senza linea l’intera area romana di corso Vittorio Emanuele II.

Esiste però una responsabilità “politica”, o ancora meglio di rispetto dei giornalisti, iscritti o meno, che hanno bisogno di informazioni e non sono abbastanza “amici” da avere i numeri di cellulare giusti.

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Prepensionamenti, attesa finita per la Poligrafici: i Periodici Rcs ora primi della lista. E la continuità del piano di crisi “salva” la prenotazione del Sole

Aula vertenze LavoroI prepensionamenti vanno avanti. Tanto che la Poligrafici ha ottenuto l’assegnazione dei finanziamenti per gli ultimi 20 posti in attesa. E la lista delle richieste “prenotate” al ministero del Lavoro continua ad avere validità anche quando si va al rinnovo di stati di crisi giunti al termine dei due anni, in una continuità pienamente riconosciuta dagli uffici di Giuliano Poletti.

La mattina del 28 gennaio al ministero del Lavoro, nella sede di via Fornovo a Roma, due incontri successivi – per la Poligrafici e per Il Sole 24 Ore – hanno avviato le assegnazioni 2016 dei finanziamenti, segnando alcuni punti fermi per le procedure di ricorso ai prepensionamenti all’interno di stati di crisi.

In particolare, hanno messo a tacere definitivamente la voce, circolata nelle scorse settimane in base a un’errata interpretazione da parte di alcuni esponenti sindacali, che la “prenotazione” dei prepensionamenti potesse essere cancellata automaticamente nonostante la presentazione di un nuovo stato di crisi, facendo scivolare in fondo alla lista le richieste finora in testa.

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Al via il voto per il Fondo. La nostra lista è stata esclusa, l’indipendenza dall’Inpgi è a rischio. Ecco le istruzioni

IMG_1818Il voto online per i nuovi organismi del Fondo di previdenza complementare è aperto da qualche ora e le urne elettroniche si chiuderanno alle ore 20 del 28 novembre. La lista che avevamo presentata è stata esclusa dalla competizione, nonostante le 284 firme presentate: ne sono state infatti giudicate non valide 38, con una severità e una rigidità che sono state invece evitate in altre competizioni, in particolare quella per il Congresso Fnsi e i vertici dell’Associazione lombarda dei giornalisti (forse perché allora, a rischiare di non essere ammesse, sarebbero state liste di altri schieramenti?).

Siamo stati esclusi e non possiamo quindi presentarvi e chiedervi di sostenere e votare i nostri candidati, come avremmo voluto. E sappiamo già che la fine di queste elezioni, senza la nostra presenza, è purtroppo nota.

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La Fnsi di Lorusso non sa come giustificare il silenzio sulla disdetta del contratto: ritocca il pezzo sul sito e accusa tutti di ignoranza

Raffaele Lorusso
Raffaele Lorusso

Un minimo, ma significativo, ritocco all’articolo del 30 ottobre. Un nuovo pezzo che ammette tutto, ma mimizza la portata della notizia e sbeffeggia migliaia di giornalisti per non aver capito nulla. Un contrattacco con veleni e invettive lanciati verso chi ha scoperto i responsabili con le dita nella marmellata. In una parola: una indecorosa e arrogante arrampicata sugli specchi.

Ha reagito così la Fnsi del segretario Raffaele Lorusso alla rivelazione, su questo blog (leggere qui), della formale disdetta del contratto da parte degli editori della Fieg, per la prima volta nella storia del nostro sindacato. Invece di chiedere scusa ai giornalisti italiani, ai quali è stata negata una informazione pronta (e una eventuale presa di posizione condivisa), la strada scelta da Lorusso e dal suo “cerchio magico” è tentare di mistificare la realtà e confondere le idee ai colleghi.

La cronologia degli eventi, e le prove “fotografiche” (nella galleria in basso), lo dimostrano.

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