#CrisiInpgi1 Appello a Macelloni e Lorusso: chiarezza sul futuro

Apriamo il dibattito tra i giornalisti: 106 colleghi eletti negli organismi di categoria in tutta Italia scrivono alla presidente dell’Istituto di previdenza e al segretario generale Fnsi

Le lettere inviate per conoscenza anche al Cda, al Collegio dei sindaci e al governo. È necessaria la «conoscenza di tutti gli elementi indispensabili per avere, in un contesto di chiarezza assoluta, un quadro della situazione quanto più delineato, definito e chiaro possibile». Ed è «quanto mai opportuna la convocazione in tempi rapidi del Consiglio generale» dell’Ente

Oltre cento giornalisti di tutta Italia, eletti nelle istituzioni di categoria (Inpgi, Fnsi, Ordine, Casagit, Fondo di pensione complementare) hanno scritto una lettera alla presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, per esprimere la preoccupazione loro e dell’intera categoria sulla tenuta dei conti dell’Istituto di previdenza, specie alla luce della sospensione del commissariamento fino al prossimo novembre deciso dal governo (leggi qui).

I giornalisti chiedono di conoscere quali ipotesi siano allo studio del Cda dell’Inpgi nell’ottica di eventuali tagli alle prestazioni e di maggiori entrate, mentre i consiglieri generali dell’Istituto sollecitano la presidente a convocare in tempi solleciti il consiglio generale proprio perché i problemi sul tappeto e le eventuali soluzioni da proporre ai ministeri vigilanti siano noti a tutti e sia possibile un’ampia discussione.

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Inpgi, il governo nega ai giornalisti il cumulo gratuito dei contributi

Nelle slide di Nannicini l’esclusione degli iscritti all’Inpgi, unica cassa professionale di lavoratori dipendenti

Ora è scritto anche nero su bianco: il governo tiene fuori i giornalisti iscritti all’Inpgi dalla possibilità di cumulo gratuito dei contributi versati in altri enti previdenziali. Rendendo la nostra l’unica categoria di lavoratori dipendenti penalizzata dalle nuove norme. E anticipando di fatto il parere su uno dei punti della riforma varata dal Cda di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti: l’eliminazione delle regole della legge Vigorelli del 1955, che prevede appunto il cumulo tra contributi Inps e Inpgi, per le pensioni di anzianità (leggi qui e qui). Con la conseguenza di cancellare le speranze, anche per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, a tanti colleghi che hanno versamenti precedenti per esempio all’Inpdap.

L’esclusione dei giornalisti dalle nuove norme è contenuta a pagina 20 delle 32 slide sugli interventi sulle pensioni concordate con i sindacati e distribuite ieri dal team economico di Palazzo Chigi guidato dal sottosegretario Tommaso Nannicini (nella foto di apertura). Pur se celata in una considerazione che vorrebbe apparire di portata più ampia.

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Le nostre pensioni, numeri e responsabili del disastro. #InpgiLaSvolta: il programma con le azioni da fare subito per garantire futuro e autonomia dell’Istituto

di Inpgi-La Svolta

Questi sono i numeri del dissesto dell’Inpgi, nell’andamento dal 2008 al 2015. Numeri che mettono a rischio le nostre pensioni, di oggi e soprattutto di domani:

Programma tabella def

I responsabili di questa gestione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti: sono Andrea Camporese, presidente dall’aprile 2008, e i consiglieri di amministrazione che gli sono stati più vicini, fingendo di non vedere il disastro annunciato e poi realizzatosi.

Noi di Inpgi-La Svolta vi raccontiamo come sono andate le cose. E quali sono le azioni urgenti che, se saremo eletti, ci impegniamo a portare avanti nei nostri primi 100 giorni all’Istituto. Con l’obiettivo di riportare i conti dell’Inpgi in salute e assicurare il futuro delle nostre pensioni, il sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, prestazioni e garanzie aggiuntive per freelance e collaboratori e l’autonomia del nostro Istituto.

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Casse dell’Inpgi a secco. E il cda ora vuole disfarsi degli immobili per pagare pensioni e stipendi

IMG_1208di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Nel gergo tecnico della finanza si definisce – rigorosamente in inglese – “liabilities driven investing“, Ldi in sigla. Tradotto in italiano suona così: strategia di investimento guidata dalle passività. In parole povere significa: abbiamo finito i soldi e dobbiamo vendere i gioielli di famiglia per pagare i debiti. I debiti, in questo caso, si chiamano pensioni dei giornalisti, stipendi dei dipendenti e altre spese correnti. E i gioielli di famiglia sono il patrimonio dell’Inpgi, in particolare gli immobili.

Nei prossimi tre anni, tra il 2016 e il 2018, dovrebbero andare sul mercato tra 450 e 550 milioni di beni immobili dell’Istituto di previdenza, altri 120-150 milioni nei due anni successivi, per continuare con ulteriori cessioni per qualche centinaio di milioni fino al 2030. Non prima, però, di aver concluso rapidamente tutto il progetto di conferimento del mattone nel Fondo immobiliare “Giovanni Amendola”. E senza alcuna garanzia per il futuro dell’Inpgi e delle nostre pensioni.

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Fnsi, la maggioranza fa spazio a un pezzo delle opposizioni per eleggere Giulietti. Ma il vero obiettivo è silenziare lo scandalo Inpgi-Sopaf

imagedi Sergio Stella

Spazio a un pezzo delle opposizioni. Per eleggere Beppe Giulietti presidente della Fnsi e, soprattutto, fare quadrato intorno agli attuali assetti dell’Inpgi e al presidente dell’Istituto, Andrea Camporese, sulla cui testa pende la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Milano per corruzione e truffa aggravata ai danni della Cassa di previdenza dei giornalisti italiani (leggi qui).

C’è molto di diverso dalla motivazione di facciata di una maggiore unita del sindacato, dietro l’allargamento della maggioranza alla compagine di Stampa libera e indipendente, che al Congresso di Chianciano era schierata con veemenza e determinazione contro la scelta di Raffaele Lorusso come segretario generale, al punto da contrapporgli come candidato il suo leader Carlo Parisi. Raccogliendo il consenso di 70 voti tra tutti coloro che si opponevano all'”accorduni” (copyright del consigliere nazionale calabrese Luciano Regolo nel suo pezzo post-Congresso da leggere qui, insieme con la cronaca riportata qui) voluto da Camporese e appoggiato dall’ex segretario Fnsi Franco Siddi (ora consigliere di amministrazione della Rai).

Le ragioni vere vanno ricercate dalle parti di via Nizza. Come dimostrano i racconti delle riunioni preparatorie e delle manovre in corso.

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Lotti cambierà i requisiti per i prepensionamenti. Ma che cosa potrebbe accadere agli stati di crisi in corso?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Il sottosegretario Luca Lotti
Il sottosegretario Luca Lotti

Nuovi requisiti di età e di contribuzione all’Inpgi per i giornalisti prepensionati. Li stabilirà il Governo secondo la proposta di legge sull’editoria in discussione al Parlamento, presentata dal Pd il 22 settembre scorso. La soddisfazione di chi – nella categoria – pensa più ai conti a breve termine dell’Inpgi che ai colleghi e al loro futuro è palpabile, anche se non espressa esplicitamente nelle dichiarazioni ufficiali. Forse nella speranza che lo stop tanto annunciato ai prepensionamenti arrivi per via legislativa.

In pochi, invece, sembrano interrogarsi sul destino dei molti stati di crisi in corso nelle testate e nelle aziende che, in attesa dei finanziamenti per l’uscita dei colleghi prepensionabili, hanno attivato ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà. E che, in assenza di quelle uscite, potrebbero ritrovarsi con il ricorso a soluzioni ben più traumatiche: il licenziamento di chi non avrà alcun paracadute.

Ma come potrebbero cambiare i requisiti per il prepensionamento dei giornalisti? E che impatto potrebbero subire le molte richieste in lista di attesa al ministero del Lavoro?

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Prepensionamenti: il costo medio ufficiale a fine 2014 è di 354 mila euro (compreso lo scivolo). Si riapre la partita?

imageÈ solo un passaggio, nelle 57 pagine del bilancio attuariale elaborato dal professor Marco Micocci. Ma basta per riaprire la partita sui prepensionamenti. In base ai dati forniti dall’Inpgi, infatti, l’attuario chiamato dall’Istituto a sostenere la sostenibilità dei conti con la riforma varata dal Cda il 27 luglio scorso (e ora al vaglio dei ministeri vigilanti) certifica anche il costo dei prepensionamenti a fine 2014.

Ebbene: facendo i calcoli in base alle sue cifre, l’importo complessivo risulterebbe di circa 354 mila euro per ognuno dei 386 giornalisti con età media di 62,4 anni che hanno lasciato il lavoro utilizzando le norme dell’articolo 37 della legge 416 del 1981 e che sono ancora a carico del fondo pubblico.

Un numero stranamente molto vicino ai 350 mila euro utilizzati nell’articolo pubblicato su questo sito nello scorso giugno con il titolo Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono. E curiosamente lontano dai 467 mila euro apparsi nella replica dell’Istituto e comunicati per mail agli uffici del governo nel giugno 2014, come rivelato dall’Inpgi in una successiva precisazione.

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Riforma Inpgi, Lorusso e la sfera di cristallo: per il sito Fnsi l’ok è già sicuro

Schermata 2015-06-26 a 11.07.27Inutile leggere, scrivere, riunirsi in assemblea! L’ok alla riforma dell’Inpgi arriverà comunque a metà luglio. A dare la notizia è il sito della Fnsi, il cui direttore responsabile è il segretario generale della Federazione nazionale della stampa, Raffaele Lorusso. L’annuncio campeggia, fisso dal 23 giugno sotto il rullo delle quattro news su sfondo blu, nell’home page (foto in alto). Ed è stato inviato per newletter quello stesso giorno (foto a destra).

Il titolo è chiarissimo: l’Inpgi ha preparato la manovra di riequilibrio dei conti, l’ha inviata a Fieg e Fnsi, ma a metà luglio comunque la varerà (addirittura in anticipo sui tempi già stretti annunciati nelle riunioni del 9 giugno). A che cosa servono, dunque, le assemblee, le prese di posizione, i documenti che stanno circolando, di appoggio o di critica poco importa, su quelle che lo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, definisce nel testo inviato alle parti sociali “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale“?

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Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono

di Daniela Stigliano Giunta Esecutiva Fnsi

Daniela Stigliano

Sono davvero finiti i soldi per i prepensionamenti dei giornalisti? Certo, il governo di Matteo Renzi non intende almeno fino a tutto il 2019 rivedere le regole della legge 416 del 1981, quella che regola cigs e prepensionamenti per i giornalisti. E non ha nemmeno intenzione di dare nuovi finanziamenti per le uscite anticipate negli stati di crisi, oltre ai 20 milioni l’anno previsti dal 2009 (che non si sa se saranno confermati dal 2020 in poi) e ai 51,8 milioni di euro del Fondo triennale straordinario da 120 milioni di euro voluto dal governo di Enrico Letta e poi reso operativo lo scorso anno dal sottosegretario Luca Lotti. Ma questo significa che già oggi non ci sono più soldi per soddisfare la coda di richieste di finanziamento avanzate al ministero del Lavoro né tantomeno quelle che potrebbero arrivare, come i vertici di Fnsi e Inpgi vanno ripetendo negli ultimi mesi in ogni occasione, praticamente all’unisono ma senza dare giustificazioni e dati chiari? Facendo i conti in base ai criteri di calcolo elaborati e utilizzati proprio dai massimi uffici dell’Istituto di previdenza, le cose in verità non sembrano stare così. Anzi! I prepensionamenti finanziabili fino a tutto il 2019 sarebbe addirittura almeno altri 300 e più

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