#CrisiInpgi1 Appello a Macelloni e Lorusso: chiarezza sul futuro

Apriamo il dibattito tra i giornalisti: 106 colleghi eletti negli organismi di categoria in tutta Italia scrivono alla presidente dell’Istituto di previdenza e al segretario generale Fnsi

Le lettere inviate per conoscenza anche al Cda, al Collegio dei sindaci e al governo. È necessaria la «conoscenza di tutti gli elementi indispensabili per avere, in un contesto di chiarezza assoluta, un quadro della situazione quanto più delineato, definito e chiaro possibile». Ed è «quanto mai opportuna la convocazione in tempi rapidi del Consiglio generale» dell’Ente

Oltre cento giornalisti di tutta Italia, eletti nelle istituzioni di categoria (Inpgi, Fnsi, Ordine, Casagit, Fondo di pensione complementare) hanno scritto una lettera alla presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, per esprimere la preoccupazione loro e dell’intera categoria sulla tenuta dei conti dell’Istituto di previdenza, specie alla luce della sospensione del commissariamento fino al prossimo novembre deciso dal governo (leggi qui).

I giornalisti chiedono di conoscere quali ipotesi siano allo studio del Cda dell’Inpgi nell’ottica di eventuali tagli alle prestazioni e di maggiori entrate, mentre i consiglieri generali dell’Istituto sollecitano la presidente a convocare in tempi solleciti il consiglio generale proprio perché i problemi sul tappeto e le eventuali soluzioni da proporre ai ministeri vigilanti siano noti a tutti e sia possibile un’ampia discussione.

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La nuova riforma salva (per qualche anno) l’Inpgi ma non le nostre pensioni. Lo dice l’attuario, conti alla mano

imagedi Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Il patrimonio non si annullerebbe mai. Ma la riserva per le pensioni scenderebbe in picchiata fino al 2040 per poi risalire e raggiungere il valore minimo richiesto dalla legge solo nel 2052. Sempre a patto che si avverino previsioni basate su ipotesi di crescita irrealistiche per l’industria dell’informazione, in particolare quelle – fondamentali – legate all’aumento dell’occupazione e delle entrate per contributi. E senza tener conto di un dato di partenza del patrimonio maggiorato di quasi 370 milioni rispetto al dato del bilancio 2015.

Tradotto in parole povere, la nuova riforma varata il 28 settembre dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi non servirà a salvare le nostre pensioni. Ma basterà al massimo a mandare avanti l’Istituto per qualche anno, forse non più di cinque.

A parlare chiaro sono le conclusioni dell’attuario che accompagnano e sono parte integrante delle misure approvate (e che sono, chissà perché?, tenute nascoste).

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“Da giornalista a giornalista”. Lettera di 52 colleghi della Cairo sulle pensioni Inps-Inpgi al Cda dell’Istituto: “Evitate una grave ingiustizia”

inpgi.jpg_694560180“Evitate questa grave ingiustizia“. L’appello arriva in una lettera aperta firmata da 52 colleghi di Cairo Editore ed Editoriale Giorgio Mondadori inviata questa mattina ai giornalisti eletti nel Consiglio di amministrazione dell’Inpgi e, per conoscenza, al Collegio sindacale. Una lettera “da giornalista a giornalista” in cui si punta l’attenzione in particolare su un punto della riforma delle pensioni (leggi qui) che il Cda dell’Istituto si appresta a varare nella riunione del prossimo 28 settembre: la cancellazione della possibilità di sommare i contributi versati all’Inps per raggiungere i requisiti per la pensione Inpgi (legge Vigorelli).

Ecco il testo completo della lettera, con i nomi dei 52 colleghi che l’hanno sottoscritta a cui tutti noi di Unità Sindacale aderiamo.

LETTERA APERTA
DA
GIORNALISTA A GIORNALISTA

Caro/a collega

in questi giorni stai per approvare la nuova riforma dell’Inpgi. 

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Inpgi, pronta la nuova riforma: in pensione a 66 anni e 7 mesi con il contributivo. Stretta sulle uscite anticipate e salvaguardia per pochi

IMG_1208di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Si alza il velo sulla nuova riforma Inpgi. E per le pensioni dei giornalisti dal gennaio 2017 arrivano le regole Inps e le misure più “cattive” della manovra Fornero. In qualche caso, persino peggiorate. Contributivo per tutti, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà. Certo, qualche mini-salvaguardia è prevista e si ipotizza un triennio di progressivo “assestamento”. Ma l’impianto replica al 90% le norme Inps. E lo scalone c’è da subito. In particolare per le donne, che nello spazio di un mattino passeranno dai 62 ai 64 anni per accedere alla pensione di vecchiaia, dopo altri 12 mesi saliranno in un sol colpo a 65 anni e 7 mesi, per ritrovarsi equiparate definitivamente agli uomini nel 2019, con il requisito di 66 anni e 7 mesi.

Le modifiche delle prestazioni messe a punto in gran segreto (ma con scarsa fantasia) negli ultimi mesi sono state illustrate alle Commissioni consultive Inpgi competenti l’8 e il 9 settembre (Previdenza e Occupazione). E giovedì prossimo, 15 settembre, la riforma verrà presentata alla Giunta della Fnsi e quindi alla Fieg per il parere (non vincolante) delle parti sociali obbligatorio per legge. Qualcosa, insomma, potrebbe ancora cambiare prima del 29 settembre, quando è in programma il Consiglio di amministrazione per l’approvazione finale. E anche fosse tutto confermato e infine deliberato dal Cda dell’Inpgi, non è detto che i ministeri vigilanti diranno sì all’intera manovra. Ma già così ce n’è abbastanza per disegnare un futuro quantomeno povero e incerto per le pensioni dei giornalisti. Senza peraltro alcuna certezza di mettere in sicurezza i conti disastrati del nostro Istituto. Anzi.

Vediamo, punto per punto, che cosa prevede la nuova ipotesi di riforma dell’Inpgi.

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Case Inpgi, chi ci guadagna dalla vendita? La Sgr dei Nattino e i nuovi inquilini (non giornalisti)

case inpgi targaUn industriale con 400 dipendenti e moglie stilista, che fabbrica in Sri Lanka reggiseni per Victoria’s Secret. Un proprietario di tipografie. Un imprenditore della sanità privata. Che cos’hanno in comune? Primo: non fanno i giornalisti. Secondo: sono inquilini – recenti – dell’Inpgi. Terzo: faranno un affare con la dismissione milionaria delle case del nostro Istituto di previdenza. Come lo farà, un affare, la InvestiRe Sgr della famiglia Nattino.

Basta leggere con attenzione le carte del mega-piano di vendita da 550 milioni in due anni (più altri 150 nei due successivi) degli immobili dell’Inpgi, costretto dalla profonda crisi di liquidità a far cassa con il mattone, per capire che a guadagnarci davvero saranno alla fine solo due soggetti: gli inquilini non giornalisti, soprattutto se con contratti di locazione stipulati dal 2013 in poi, e appunto la InvestiRe, società di gestione del Fondo “Giovanni Amendola”, a cui le case dell’Istituto sono state conferite negli ultimi anni, che si occuperà dell’intera operazione. Con autonomia quasi assoluta. E incassando commissioni più elevate rispetto a quanto finora previsto. Mentre tutti i giornalisti ci perderanno.

Proviamo a capire come e perché.

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L’Inpgi, le casse a secco e il “vizietto” delle delibere presidenziali

Ci risiamo. Arriva giugno, e l’Inpgi si accorge all’improvviso, da un giorno all’altro, che è un mese di scadenze fiscali e di quattordicesima mensilità per i pensionati. E siccome i rubinetti della cassa sono a secco di liquidità, ecco che si ricorre ancora una volta a una delibera presidenziale per vendere fondi per milioni di euro e far fronte agli impegni. Come se si trattasse di un’emergenza dell’ultim’ora e non di una necessità prevedibile e prevista da mesi. Nonostante un Consiglio di amministrazione riunito appena qualche giorno prima. E invocando le stesse ragioni di urgenza – guarda caso – utilizzate ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondi immobili pubblici).

È quello che è accaduto il 6 giugno (e che era accaduto pure un anno fa e a gennaio, leggi qui, qui e qui). Forse dimentica di quanto gli uffici dell’Inpgi dicono da tempo, ovvero che le entrate non riescono a coprire le uscite per almeno una decina di milioni al mese (circa 130 milioni l’anno), la presidente Marina Macelloni si è accorta – dobbiamo immaginare con sorpresa, anche se nel giornale dove ha lavorato per una decina d’anni da caporedattorele scadenze fiscali sono il pane quotidiano – che non sarebbe riuscita a pagare Irpef, Imu/Tasi, Ires/Irap e quattordicesime.

Ha quindi deciso di gran carriera e firmato in solitudine una delibera per lo smobilizzo di investimenti finanziari per 25 milioni (qualcuno direbbe: qualcosa come 50 miliardi delle vecchie lire). E questa mattina chiederà al Consiglio di amministrazione di ratificare la sua decisione. Con la sicurezza di ottenere l’approvazione senza troppe storie, visto che la sua maggioranza è numericamente superiore a tutti gli altri consiglieri messi insieme (compresi rappresentanti degli editori e del Governo).

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Inpgi, anche la presidente Macelloni vale più di Mattarella (e pure di Obama)

Più di Sergio Mattarella. Più di Barack Obama. Meno di Andrea Camporese, però. Quest’ultima è la motivazione finale con cui la neopresidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, si appresta domattina, 7 giugno, a chiedere ai consiglieri generali dell’Istituto riuniti in via Nizza di approvare la sua indennità da 230 mila euro l’anno. E a proporre un mini-taglio del 5% per i compensi degli altri amministratori. In barba a qualsiasi esigenza e promessa di moralizzazione e di spending review, che pure viene tirata in ballo.

Non solo. L’importo richiesto appare come la naturale prosecuzione della risposta data da Macelloni su questo tema al collega Giorgio Mottola nel corso dell’intervista realizzata per Report e andata in onda nella puntata di domenica 29 maggio (si può rivedere qui, per chi l’avesse persa). Una risposta con cui la neopresidente dell’Inpgi ha sottolineato come fosse il suo predecessore a guadagnare le cifre riportate dal cronista, mentre la sua indennità non fosse stata ancora fissata (senza precisare che, almeno per i primi due mesi, è stata necessariamente “costretta” a percepire quella deliberata a ottobre per Camporese).

Ma queste sono quisquilie. E il ragionamento per arrivare ai 230 mila euro (che non è, badate bene, il costo totale a carico dell’Inpgi) è più articolato.

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Commissioni Inpgi, la sorpresa delle nomine “elargite” senza consenso

di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Questa non mi era proprio mai successa, in 50 anni di vita e oltre 30 di giornalismo. Quindi, ve la devo raccontare. A dimostrazione che l’Inpgi e la maggioranza che lo governa non finiscono mai di sorprendere (e di sorprendermi), con i loro comportamenti da padroni delle ferriere e l’interpretazione originale che danno del proprio “potere” di decidere in beata solitudine.

È stata una sorpresa, infatti, essermi ritrovata “nominata” giovedì 26 maggio in una Commissione consultiva dell’Istituto (la commissione “Occupazione”, per la cronaca) senza saperne nulla, senza alcun preventivo contatto, senza alcuna comunicazione formale, neppure un sms o un whatsapp (che pure non si nega oramai a nessuno). Così: compresa tra decine di nomine senza neppure poter dire prima se la cosa mi interessasse oppure no, con il mio nome inserito in un documento pubblico e scritto nero su bianco sul sito dell’Inpgi (per una volta aggiornato in tempo reale).

Tanto per chiarire: non sono stata l’unica beneficiata dalla “improvvisata” di distribuire alle minoranze strapuntini a sorpresa nelle Commissioni da parte di una maggioranza che si è spartita tutte le presidenze, quasi tutte le vicepresidenze e non ha lasciato spazio a “non fedelissimi” nelle commissioni ritenute “strategiche”. Sono in ottima (seppur non abbondante) compagnia. Ma procediamo con ordine.

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Processo Inpgi-Sopaf, il Cda in scacco matto si costituisce parte civile

marina_macelloni
La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni
Con le spalle al muro. Stretto da più parti, il Cda dell’Inpgi ha infine subìto lo scacco matto. E ha approvato la costituzione di parte civile nel processo Sopaf che si apre domani 21 aprile al Palazzo di Giustizia di Milano, in cui è imputato anche l’ex presidente Andrea Camporese con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto in associazione con altri rinviati a giudizio. Un’ottima notizia, per i giornalisti italiani e per la tutela della loro Cassa di previdenza. Ma una decisione (presa all’unanimità dei presenti) non senza resistenze e con molti mal di pancia.

A dimostrarlo ci sono il tono e il contenuto del comunicato tutto in difesa diffuso subito dopo la decisione. Le parole dal sapore di minaccia – vergate nero su bianco – della neopresidente Marina Macelloni contro fantomatici attacchi “diffamatori e calunniosi”. E il comportamento di due consiglieri di amministrazione, che al momento decisivo hanno lasciato la stanza della riunione pur di non partecipare al voto (ma senza voler lasciare traccia del loro dissenso).

Ma la cronaca degli ultimi giorni in via Nizza racconta molto di più.

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Processo Sopaf: il Cda dell’Inpgi decide in zona Cesarini. Ma noi ci siamo già costituiti parte civile

IMG_1208L’abbiamo rifatto. A un anno di distanza dall’udienza del 14 aprile 2015 contro Luca e Giorgio Magnoni, nei giorni scorsi ci siamo costituiti parte civile, questa volta nel filone del processo Sopaf che si aprirà il 21 aprile, al tribunale di Milano. Un processo che vede imputato, tra gli altri, l’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, accusato di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto, all’interno di una presunta associazione a delinquere con altri otto rinviati a giudizio.

È stata una decisione quasi obbligata, la nostra, di fronte al Consiglio di amministrazione dell’Inpgi che ha spinto in zona Cesarini la decisione sulla costituzione di parte civile da parte dell’Istituto che, secondo la tesi del pm Gaetano Ruta accolta nel rinvio a giudizio dal gup Alessandro Santangelo, è stato truffato dagli imputati e ha subìto danni per almeno 7,6 milioni di euro. Siamo ben consapevoli che nel caso in cui il Cda dell’Ente riunito oggi e domani dovesse scegliere di costituirsi – come si aspetta l’intera categoria e come ancora ci auguriamo noi – la nostra azione sarebbe ricompresa in quella dell’Inpgi. Ma noi avremmo comunque raggiunto il nostro obiettivo: tutelare gli interessi dei giornalisti e del nostro Istituto.

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Inpgi, Cda al via. Idee e promesse di (alcuni) consiglieri di amministrazione. Già tradite

IMG_1208I giornalisti? Quando devono conquistare voti e poltrone, sono capaci di comportarsi peggio dei peggiori politici: parole, rassicurazioni e promesse prima, “dimenticanze” dopo. Addirittura a distanza di pochissime ore. L’ultima dimostrazione arriva dall’Inpgi.

Un esempio per tutti? Marina Macelloni e Paolo Serventi Longhi hanno assicurato al Consiglio generale riunito il 22 marzo per eleggere il nuovo Consiglio di amministrazione che il Cda si sarebbe occupato subito della costituzione di parte civile nel processo Sopaf. Ma dopo qualche giorno, tutto è stato contraddetto. E, nonostante la richiesta formale di due consiglieri, l’argomento non è all’ordine del giorno della prima riunione, che si terrà oggi, 7 aprile, per eleggere presidente e vicepresidenti.

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Inpgi: un Cda più anziano, meno “rosa” e confermato per oltre la metà

Un Cda di pensionati o quasi. La metà ha più di 60 anni. Tre di loro finiranno il mandato oltre i 70. E nessuno ne ha meno di 50. I dieci componenti del Consiglio di amministrazione dell’Inpgi eletti martedì 22 marzo dal Consiglio generale (leggi qui il comunicato ufficiale) hanno una media di 60 anni: più vicini all’età della pensione che a quella di giornalisti in attività. Cinque anni in più rispetto all’età media dei dieci consiglieri di quattro anni fa.

Il Cda dell’Inpgi, insomma, è invecchiato. Ed è anche meno “rosa”, con appena due colleghe su dieci. È l’effetto combinato della conferma di sei persone (di cui una sola donna), che ovviamente hanno quattro anni in più rispetto al 2012, e dell’ingresso in Consiglio tra i quattro nuovi consiglieri di tre ultrasessantenni (tra cui una giornalista) e di un solo cinquantenne.

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Andrea Camporese: la fine ingloriosa di una folle corsa (sostenuta dal suo Cda). Ecco perché il presidente dell’Inpgi va a processo il 21 aprile a Milano

imagePerché il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, è stato rinviato a giudizio e sarà processato il 21 aprile? In base a quali elementi ha deciso il gup di Milano, Alessandro Santangelo? In che cosa sarebbe consistita la truffa all’Inpgi? Come e quanto avrebbe guadagnato la Sopaf dall’operazione di investimento in quote Fip (Fondo immobili pubblici) con i soldi dell’Inpgi2, la gestione di freelance e collaboratori? In che modo e per quali somme si sarebbe concretata la corruzione di cui dovrà rispondere Camporese?

A queste domande risponde il documento con cui il pm Gaetano Ruta ha presentato a Santangelo la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente dell’Inpgi e per altri dieci indagati.

Riportiamo qui di seguito esclusivamente le parti del documento che riguardano i due capi di imputazione con cui è stato rinviato a giudizio Camporese insieme con Andrea Toschi, amministratore delegato di Adenium sgr, per l’accusa di corruzione e insieme con Alberto Ciaperoni e Gianfranco Paparella (oltre che lo stesso Toschi e Giorgio Magnoni, che ha patteggiato in un primo filone dell’inchiesta) per la truffa all’Inpgi.

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Riforma Inpgi, la stangata di Camporese & co. su contributi e pensioni future passa senza salvaguardie. Bocciate tutte le altre misure

imagedi Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsicandidata con Inpgi-La Svolta

Tutto come previsto. Le indicazioni del ministero del Lavoro (leggi qui) sono state fatte proprie dal ministero dell’Economia, ed entrambi hanno dato il via libera alla riforma Inpgi solo per le misure di incremento delle aliquote e diminuzione del calcolo delle future pensioni. Le misure negative, insomma. Che penalizzano i giornalisti (e solo in parte gli editori) per rimediare alla politica disastrosa degli ultimi otto anni.

Lo stop, ovvero la bocciatura di fatto, per tutto il resto è però confermato. No alla nuova età pensionabile a 66 anni, ritenuta troppo bassa. No ai nuovi requisiti per la pensione di anzianità, anch’essi considerati troppo “larghi”. No al prelievo sulle pensioni in essere, per i rischi di contenzioso. No, soprattutto, alle clausole di salvaguardia. E, unica nota davvero positiva, no alla indennità di disoccupazione rivista per l’ennesima volta all’ingiù per un risparmio di pochi spiccioli. Tutto rinviato ai prossimi vertici dell’Inpgi.

Non c’è insomma molto da essere allegri, né tantomeno da essere trionfanti per quest’ultimo regalo del Cda in scadenza, che in gran parte si ripresenta alle elezioni di fine febbraio. Anzi, coloro che si gaudiano oggi o non hanno capito bene (ed è grave) oppure sono ancora una volta degli irresponsabili verso i colleghi. Perché non dicono la verità: l’insipienza e l’arroganza di chi ha governato finora l’Inpgi non hanno permesso di trovare soluzioni correttive quando ancora si sarebbe potuto evitare il disastro. E di fatto ci hanno condotti ad avere condizioni da Inps pur restando apparentemente fuori dal sistema pubblico.

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Le nostre pensioni, numeri e responsabili del disastro. #InpgiLaSvolta: il programma con le azioni da fare subito per garantire futuro e autonomia dell’Istituto

di Inpgi-La Svolta

Questi sono i numeri del dissesto dell’Inpgi, nell’andamento dal 2008 al 2015. Numeri che mettono a rischio le nostre pensioni, di oggi e soprattutto di domani:

Programma tabella def

I responsabili di questa gestione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti: sono Andrea Camporese, presidente dall’aprile 2008, e i consiglieri di amministrazione che gli sono stati più vicini, fingendo di non vedere il disastro annunciato e poi realizzatosi.

Noi di Inpgi-La Svolta vi raccontiamo come sono andate le cose. E quali sono le azioni urgenti che, se saremo eletti, ci impegniamo a portare avanti nei nostri primi 100 giorni all’Istituto. Con l’obiettivo di riportare i conti dell’Inpgi in salute e assicurare il futuro delle nostre pensioni, il sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, prestazioni e garanzie aggiuntive per freelance e collaboratori e l’autonomia del nostro Istituto.

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Riforma pensioni, l’Inpgi sapeva da settembre dei “no” di Poletti. Ma non l’ha detto a nessuno

IMG_1208Il primo giudizio sulla riforma delle pensioni dell’Inpgi da parte del ministero del Lavoro è arrivato il 22 settembre scorso. Con la richiesta di nuovi calcoli rispetto a quelli contenuti nel bilancio tecnico consegnato a fine giugno, in particolare limitando il tasso di interesse sul patrimonio al 3% rispetto al 4,6% ipotizzato dall’Istituto. Calcoli che sono stati inviati da via Nizza al dicastero di Giuliano Poletti il 9 novembre, nel silenzio più totale. Non l’hanno infatti saputo i giornalisti italiani tutti. Ma non risulta siano stati informati ufficialmente neppure il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale dell’Inpgi. O perlomeno non tutti i componenti dei due organismi.

A rivelarlo è la lettura integrale della comunicazione che il ministero del Lavoro ha inviato prima di Natale ai colleghi dell’Economia (in coda, il testo completo), di cui ha scritto per primo sul Sole 24 Ore di sabato 9 gennaio il collega Vitaliano D’Angerio (leggi qui). Nella lettera il giudizio degli uomini di Poletti è tranchant: “Si ritiene che la delibera CdA 24/2015, nella sua attuale formulazione, non possa avere ulteriore corso”. E scorrendo le lunghe pagine di missiva tra i due ministeri vigilanti si capisce il perché.

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Lotti cambierà i requisiti per i prepensionamenti. Ma che cosa potrebbe accadere agli stati di crisi in corso?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Il sottosegretario Luca Lotti
Il sottosegretario Luca Lotti

Nuovi requisiti di età e di contribuzione all’Inpgi per i giornalisti prepensionati. Li stabilirà il Governo secondo la proposta di legge sull’editoria in discussione al Parlamento, presentata dal Pd il 22 settembre scorso. La soddisfazione di chi – nella categoria – pensa più ai conti a breve termine dell’Inpgi che ai colleghi e al loro futuro è palpabile, anche se non espressa esplicitamente nelle dichiarazioni ufficiali. Forse nella speranza che lo stop tanto annunciato ai prepensionamenti arrivi per via legislativa.

In pochi, invece, sembrano interrogarsi sul destino dei molti stati di crisi in corso nelle testate e nelle aziende che, in attesa dei finanziamenti per l’uscita dei colleghi prepensionabili, hanno attivato ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà. E che, in assenza di quelle uscite, potrebbero ritrovarsi con il ricorso a soluzioni ben più traumatiche: il licenziamento di chi non avrà alcun paracadute.

Ma come potrebbero cambiare i requisiti per il prepensionamento dei giornalisti? E che impatto potrebbero subire le molte richieste in lista di attesa al ministero del Lavoro?

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Riforma Inpgi: sì, no, nì. Quale sarà il giudizio dei ministeri? Ecco gli scenari che si aprono. E i rischi che si corrono

IMG_1208Ma la riforma delle pensioni dell’Inpgi è già entrata in vigore? La domanda può apparire retorica, ingenua o fors’anche provocatoria. È però la prima cosa che viene da chiedersi ad ascoltare i discorsi dei colleghi. Siamo infatti tutti impegnati a fare i conti con norme future (disponibili a questo link) date per acquisite e in verità ancora incerte, perché varate dal Cda dell’Istituto il 27 luglio scorso ma non approvate dai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Mentre nessuno sembra più pensare a quello che prevedono le regole attuali, ancora pienamente in vigore (si possono consultare qui) Né tantomeno ai rischi di un giudizio non nettamente positivo da parte dei dicasteri vigilanti.

L’avvertimento è stato lanciato dallo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, presentando a giugno la sua riforma: i ministeri – ha spiegato – possono approvare la manovra così com’è, o rigettarla in toto, oppure dire sì ma imponendo una serie di correzioni, ritenendola di fatto non sufficiente a mettere i conti dell’Inpgi al sicuro. E che la riforma sia del tutto inutile a garantire la sostenibilità, perché studiata troppo tardi da chi ha in questi anni messo in ginocchio il nostro Istituto, è dimostrato dai calcoli ufficiali del bilancio tecnico del professor Marco Micocci (non reso pubblico dall’Istituto, ma rivelato su questo blog a questo link).

Che cosa accade, o potrebbe accadere, in ognuno di questi tre scenari? E come questo può condizionare le decisioni personali?

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Inpgi, i calcoli dell’attuario: default nel 2030 senza interventi, ma la riforma è solo il preludio a future manovre

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Marco Micocci, professore di Statistica e attuario dell'Inpgi
Marco Micocci, attuario dell’Inpgi
Dritti verso il default. A restare fermi, senza fare nulla ma anzi rassicurando i giornalisti italiani sulla “salute” dei conti e delle pensioni come hanno fatto negli ultimi anni, i vertici dell’Inpgi avrebbero portato il patrimonio dell’Istituto ad annullarsi entro il 2030, molto probabilmente anche prima, e a dichiarare fallimento.

La riforma appena approvata dal Cda, e ora al vaglio dei ministeri vigilanti (del Lavoro e dell’Economia), migliora la situazione. Ma non è per nulla risolutiva. E costituisce solo il preludio a nuovi interventi da qui al 2020. Le uscite previdenziali continuano infatti a superare le entrate per contributi fino al 2044, le prestazioni e i costi di struttura vengono quindi pagate erodendo il patrimonio e facendo conto sul rendimento degli investimenti immobiliari e mobiliari, anche se le casse dell’Inpgi si assottigliano senza annullarsi mai completamente. Questo però a fronte di tali e tante condizioni da non far dormire sonni tranquilli a nessuno.

A mettere sull’avviso per il futuro dell’Istituto è Marco Micocci, ovvero il professore con cattedra di Matematica finanziaria e attuariale all’università di Cagliari, a cui è stato affidato il compito di sostenere con proiezioni attuariali a 50 anni la validità della manovra varata il 27 luglio.

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Avviso ai Cdr: inviate all’Inpgi entro l’1 settembre gli accordi di cigs, solidarietà o incentivazione all’esodo. Altrimenti, niente deroghe (divenute discriminatorie)

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Le clausole modificate per le pensioni di anzianità con abbattimenti permanenti

La riforma delle nostre pensioni deve passare ancora al vaglio dei ministeri vigilanti, e non è detto che venga infine approvata, ma l’Inpgi impone comunque tempi incomprensibilmente stretti ai colleghi che potrebbero aver bisogno di usufruire delle clausole di salvaguardia contenute nella delibera del Consiglio di amministrazione del 27 luglio. Gli accordi di cigs o per i contratti di solidarietà e quelli collettivi o individuali per incentivazione all’esodo, prima di tutto, devono essere stati sottoscritti obbligatoriamente prima della data di delibera, inoltre dovranno essere inviati in via Nizza 35 “entro e non oltre il 01/09/2015“, come scritto nel regolamento modificato (ma non ancora in vigore) e come si sottolinea anche in una comunicazione inviata il 29 luglio a Fnsi, Associazioni di stampa e fiduciari Inpgi per la sua diffusione, ma non pubblicata (al momento) sul sito dell’Istituto.

Perché il paletto del 27 luglio e non dalla data di approvazione finale della riforma? E perché tanta fretta, come se gli accordi potessero scappare o essere nel frattempo modificati? Questo nessuno lo spiega. A meno di non pensare al timore di un esodo di massa. Di certo, dare l’annuncio a fine luglio e imporre una scadenza entro agosto potrebbe trovare molti giornalisti e loro rappresentanti “distratti” dalle ferie, e quindi “ridurre” il numero di possibili aventi diritto alla deroga. Senza considerare che questa regola non vale per tutti. È già questa è una fastidiosa discriminazione.

Chi è dunque interessato a queste deroghe? E che cosa esattamente bisogna inviare all’Inpgi? Proviamo a definirlo bene.

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