Presidenza Fnsi, De Bortoli candidato (a sua insaputa?). Ma è il nome di Giulietti a spaccare la maggioranza

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Beppe Giulietti

di Sergio Stella

Ferruccio De Bortoli candidato (a sua insaputa?) alla presidenza della Fnsi. Il nome dell’ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore ha fatto irruzione nella riunione della maggioranza che guida la Federazione che si è tenuta a Roma a inizio settimana, accanto a quello – scontato – di Beppe Giulietti. Creando un iniziale sconcerto e un certo disorientamento, che era forse lo scopo per cui la candidatura sarebbe stata avanzata, e suscitando poi qualche sorriso (ironico), quando il gioco è stato scoperto.

La consultazione tra i “referenti delle aree politiche e territoriali” affidata al segretario generale Raffaele Lorusso ha sortito, a distanza di una settimana dalla prima riunione (riportata nell’articolo consultabile qui), un unico vero risultato: è stato portato allo scoperto il nome finora sussurrato di Giulietti. Ma la conseguenza, forse inaspettata, è stata di spaccare ancora di più la maggioranza.

La candidatura di De Bortoli, a quel punto, sarebbe stata un diversivo per arrivare a ricompattare tutti sull’ex segretario Usigrai, cinque volte parlamentare e portavoce dell’associazione Articolo21. Ma sembra non sia bastato. Con buona pace della voce, che in molti tentano di far circolare, a Roma come a Milano, che l’accordo su Giulietti sia stato sancito e accettato dall’intera maggioranza.

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Riforma Inpgi: sì, no, nì. Quale sarà il giudizio dei ministeri? Ecco gli scenari che si aprono. E i rischi che si corrono

IMG_1208Ma la riforma delle pensioni dell’Inpgi è già entrata in vigore? La domanda può apparire retorica, ingenua o fors’anche provocatoria. È però la prima cosa che viene da chiedersi ad ascoltare i discorsi dei colleghi. Siamo infatti tutti impegnati a fare i conti con norme future (disponibili a questo link) date per acquisite e in verità ancora incerte, perché varate dal Cda dell’Istituto il 27 luglio scorso ma non approvate dai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Mentre nessuno sembra più pensare a quello che prevedono le regole attuali, ancora pienamente in vigore (si possono consultare qui) Né tantomeno ai rischi di un giudizio non nettamente positivo da parte dei dicasteri vigilanti.

L’avvertimento è stato lanciato dallo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, presentando a giugno la sua riforma: i ministeri – ha spiegato – possono approvare la manovra così com’è, o rigettarla in toto, oppure dire sì ma imponendo una serie di correzioni, ritenendola di fatto non sufficiente a mettere i conti dell’Inpgi al sicuro. E che la riforma sia del tutto inutile a garantire la sostenibilità, perché studiata troppo tardi da chi ha in questi anni messo in ginocchio il nostro Istituto, è dimostrato dai calcoli ufficiali del bilancio tecnico del professor Marco Micocci (non reso pubblico dall’Istituto, ma rivelato su questo blog a questo link).

Che cosa accade, o potrebbe accadere, in ognuno di questi tre scenari? E come questo può condizionare le decisioni personali?

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Come lavorano i giornalisti digitali europei? C’è tempo fino al 9 ottobre per il sondaggio online della Efj

EFJ-logoC’è tempo fino al 9 ottobre per compilare online il questionario per conoscere come lavorano i giornalisti online in Europa, proposto dal gruppo sui Digital media della Federazione europea dei giornalisti (Efj), di cui abbiamo dato notizia in questo articolo del 6 settembre.

Il sondaggio è stato anche aggiornato, per permettere di individuare senza dubbi il Paese di provenienza delle risposte, ma il link per accedere è rimasto invariato qui.

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Al via il nuovo Fondo spese legali: la Giunta Fnsi “apre” i contributi a più giornalisti querelati (anche freelance)

Fnsi logoContributi fino a un massimo di 5 mila euro in cinque anni per i giornalisti coinvolti in cause penali o civili e “abbandonati” da aziende fallite o in gravi difficoltà economiche. Possibilità di accesso anche per saldare la parcella degli avvocati, e pure in caso di assoluzione. E “apertura” a collaboratori e freelance e ai colleghi denunciati dopo il licenziamento o le dimissioni. La Giunta Esecutiva della Fnsi ha deciso all’unanimità, nella riunione del 9 settembre, di abolire il vecchio Fondo antiquerele e sostituirlo con il nuovo Fondo spese legali, elaborato da Daniela Scano, membro di Giunta e della Segreteria politica della Federazione e capocronista della Nuova Sardegna.

Il testo introduce una serie di novità importanti, che vale la pena conoscere. E che sono già operative (anche se sul sito federale, a dieci giorni dall’approvazione, sono ancora pubblicate le norme del Fondo antiquerele ormai abolito…).

Ecco in pillole come funziona il Fondo spese legali (in coda, il testo integrale).

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Prepensionamenti: il costo medio ufficiale a fine 2014 è di 354 mila euro (compreso lo scivolo). Si riapre la partita?

imageÈ solo un passaggio, nelle 57 pagine del bilancio attuariale elaborato dal professor Marco Micocci. Ma basta per riaprire la partita sui prepensionamenti. In base ai dati forniti dall’Inpgi, infatti, l’attuario chiamato dall’Istituto a sostenere la sostenibilità dei conti con la riforma varata dal Cda il 27 luglio scorso (e ora al vaglio dei ministeri vigilanti) certifica anche il costo dei prepensionamenti a fine 2014.

Ebbene: facendo i calcoli in base alle sue cifre, l’importo complessivo risulterebbe di circa 354 mila euro per ognuno dei 386 giornalisti con età media di 62,4 anni che hanno lasciato il lavoro utilizzando le norme dell’articolo 37 della legge 416 del 1981 e che sono ancora a carico del fondo pubblico.

Un numero stranamente molto vicino ai 350 mila euro utilizzati nell’articolo pubblicato su questo sito nello scorso giugno con il titolo Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono. E curiosamente lontano dai 467 mila euro apparsi nella replica dell’Istituto e comunicati per mail agli uffici del governo nel giugno 2014, come rivelato dall’Inpgi in una successiva precisazione.

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Fnsi, nella maggioranza è corsa alla presidenza. Ecco chi sono (per ora) i candidati ufficiali e quelli nascosti

imagedi Sergio Stella

Il 7 ottobre si conoscerà il nome del nuovo presidente della Fnsi: il collega o la collega che il voto del Consiglio nazionale indicherà per sostituire Santo Della Volpe, eletto al vertice del Sindacato dei giornalisti a Chianciano, dalla stessa maggioranza che ha voluto Raffaele Lorusso segretario generale, e scomparsotroppo presto e nella commozione di tutti – nello scorso luglio.

Un uomo, Santo Della Volpe, che ha dedicato molta parte della sua vita e del suo lavoro alla Rai ai temi e alle battaglie per la legalità.

Chi sarà scelto al suo posto? 

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Antenna Sicilia, confermati i 16 licenziamenti. Le denunce dell’Assostampa, in campo anche nove deputati Pd

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Pippo Baudo annuncia la nascita di Antenna Sicilia (1979)

Niente Tg e programmi di intrattenimento da metà settembre e licenziamento per 16 tra giornalisti e tecnici. L’annuncio da parte dell’azienda è arrivato a inizio luglio a dipendenti e sindacati di Antenna Sicilia, storica emittente privata di Catania di proprietà del gruppo Ciancio (editore de La Sicilia), tenuta a battesimo da Pippo Baudo 36 anni fa e ancora oggi la più seguita tra le tv siciliane.

Dopo settimane di trattative sindacali, oggi è arrivata la rottura del tavolo, con il rinvio del confronto all’ufficio provinciale del Lavoro di Catania. Anche se con ogni probabilità sarà prima l’assessore regionale a convocare le parti, come richiesto dai sindacati

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Riforma delle pensioni, sul Fatto quotidiano i calcoli che l’Inpgi tiene segreti e le nostre perplessità. I ministeri: verifiche in corso

“Le proposte di intervento andrebbero nella direzione di un miglioramento anche significativo degli equilibri di gestione garantendo la consistenza patrimoniale, ma ogni valutazione puntuale non può che essere rinviata al completamento della fase istruttoria da parte dei ministeri vigilanti”.

È la risposta che arriva dal ministero dell’Economia, guidato da Pier Carlo Padoan, al giornalista de ilfattoquotidiano.it Luigi Franco, che ha pubblicato un articolo (per leggerlo clicca qui) sulla riforma delle pensioni dei giornalisti approvata il 27 luglio dal cda dell’Inpgi e ora al vaglio dei due ministeri vigilanti: il Lavoro e, appunto, l’Economia.

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Collaboratori, l’Inpgi2 adesso può usare i guadagni finanziari per aumentare le pensioni. Lo dice il Tar del Lazio

Antonio ARMANOdi Antonio ArmanoComitato amministratore Inpgi2

Con una importantissima sentenza, il Tar del Lazio ha aperto la strada a pensioni più cospicue – o meglio meno misere – per i giornalisti non assunti. La sentenza riguarda nello specifico gli iscritti all’Epap (geologi, forestali, agronomi e altre categorie professionali), ma ha validità per tutte le casse previdenziali private. Compreso l’Inpgi2, la gestione separata dell’Inpgi che riguarda il lavoro giornalistico non subordinato.

I colleghi freelance e cococò sono stati finora per legge vincolati – come tutti i contribuenti di questo tipo – a una rivalutazione dei contributi previdenziali da loro versati in base alla crescita del Pil. Un indice che da anni in Italia si muove pochissimo o addirittura in negativo (in questo caso la rivalutazione dei contributi è pari a zero, non si aggiunge e non si sottrae nulla a quanto versato). Quello che è avvenuto nel 2014, per esempio: anno in cui il Pil è calato dello 0,1927 per cento.

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Auto danneggiata quattro volte in due mesi al cronista del Roma, Fabio Postiglione. Unci: poteri più incisivi per polizia e magistrati

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Alessandro Galimberti

di Alessandro GalimbertiPresidente Unci

L’Unci esprime piena solidarietà a Fabio Postiglione, cronista di giudiziaria del quotidiano napoletano Roma, oggetto dell’ennesima intimidazione legata al suo lavoro di indagine giornalistica su un boss locale. La sua auto è stata nuovamente danneggiata, “ignoti” hanno infranto il lunotto posteriore a colpi di bastone.

È la quarta volta in meno di due mesi che il cronista viene preso di mira con atti vandalici. Il nome di Fabio Postiglione è comparso nelle intercettazioni tra un malavitoso del posto e i suoi familiari, in cui il capoclan diceva che il Giornale “Roma” da’ «fastidio».

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Come lavorano i giornalisti digitali in Europa? La Efj lancia un questionario online

imagedi Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi e Efj Steering Committee

Un questionario per conoscere come lavorano i giornalisti online in Europa. Lo propone il gruppo sui Digital media della Federazione europea dei giornalisti (Efj), ultimo nato tra i cinque dell’organizzazione, che ho contribuito a costituire e di cui faccio parte come componente dello Steering Committee dell’Efj.

Il sondaggio, a cui si accede cliccando qui, viene diffuso per il momento in sei Paesi: Austria, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Spagna e, appunto, Italia. Ma verrà poi esteso ad altre aree d’Europa. Ed è rivolto ai giornalisti – freelance o dipendenti – che lavorano esclusivamente sui media digitali oppure affiancano l’attività online a quella sui mezzi tradizionali (carta, tv, radio e altro).

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I giornalisti non possono andare in pensione a 70 anni. La Cassazione: valgono i 65 anni previsti dall’Inpgi

imageI giornalisti non possono andare in pensione a 70 anni. A meno che non raggiungano un accordo con l’azienda. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione, a Sezioni unite, che si è espressa proprio su una controversia che coinvolgeva un collega, ma andando poi ben oltre la singola vicenda.

La notizia arriva dal Sole 24 Ore, in un articolo a firma Maria Carla De Cesari e Giampiero Falasca, ed è un cambiamento importante (e dirompente) – non solo per i giornalisti – rispetto all’interpretazione che era stata finora data alla norma prevista dalla legge SalvaItalia e voluta dal ministro Elsa Fornero.

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Nuove minacce ai cronisti. L’Unci: una legge per proteggere chi lavora e punire chi intimidisce. Il contrario di quanto accade oggi

Alessandro Galimberti
Alessandro Galimberti

di Alessandro GalimbertiPresidente Unci

Il nuovo episodio di intimidazione al collega Riccardo Coletti della Stampa – minacciato da due sconosciuti per le sue indagini sul caporalato nelle vigne dell’Astigiano, dopo aver subito un danneggiamento dell’auto – rende sempre più urgente un intervento legislativo a tutela dei cronisti, intervento che prenda atto della intollerabile escalation di aggressioni dirette, indirette, fisiche e virtuali a loro danno.

Perché mentre il legislatore continua a concentrarsi – nei disegni in gestazione – su come restringere il perimetro della cronaca e su come aumentare la punibilità di chi ha solo il torto di raccontare la realtà ai cittadini/elettori, oggi con le regole in vigore chi ha minacciato Riccardo rischia una condanna meno che simbolica

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Escamotage per le “esodate”: sì alla pensione a 60 anni se si chiede entro dicembre di pagare i contributi volontari

L’Inpgi ci mette una pezza. Dopo le proteste arrivate da più parti e la denuncia di Unità Sindacale, è stato costretto a trovare un escamotage per permettere a tutte le colleghe senza occupazione e con almeno 20 anni di contributi di andare in pensione a 60 anni di età entro il 2021. Anche se non avevano finora fatto richiesta di prosecuzione volontaria della contribuzione.

Come? Basterà presentare la domanda entro il prossimo dicembre e chiedere di retrodatare la prosecuzione di un semestre. Si rientrerebbe così di diritto nella clausola di salvaguardia, che mette appunto come condizione di aver versato almeno un contributo prima della data di approvazione della riforma da parte del cda dell’Inpgi, cioè il 27 luglio scorso. Questo se, beninteso, i ministeri vigilanti approveranno la riforma.

Ecco in ogni caso i passi da fare.

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Inpgi, i calcoli dell’attuario: default nel 2030 senza interventi, ma la riforma è solo il preludio a future manovre

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Marco Micocci, professore di Statistica e attuario dell'Inpgi
Marco Micocci, attuario dell’Inpgi
Dritti verso il default. A restare fermi, senza fare nulla ma anzi rassicurando i giornalisti italiani sulla “salute” dei conti e delle pensioni come hanno fatto negli ultimi anni, i vertici dell’Inpgi avrebbero portato il patrimonio dell’Istituto ad annullarsi entro il 2030, molto probabilmente anche prima, e a dichiarare fallimento.

La riforma appena approvata dal Cda, e ora al vaglio dei ministeri vigilanti (del Lavoro e dell’Economia), migliora la situazione. Ma non è per nulla risolutiva. E costituisce solo il preludio a nuovi interventi da qui al 2020. Le uscite previdenziali continuano infatti a superare le entrate per contributi fino al 2044, le prestazioni e i costi di struttura vengono quindi pagate erodendo il patrimonio e facendo conto sul rendimento degli investimenti immobiliari e mobiliari, anche se le casse dell’Inpgi si assottigliano senza annullarsi mai completamente. Questo però a fronte di tali e tante condizioni da non far dormire sonni tranquilli a nessuno.

A mettere sull’avviso per il futuro dell’Istituto è Marco Micocci, ovvero il professore con cattedra di Matematica finanziaria e attuariale all’università di Cagliari, a cui è stato affidato il compito di sostenere con proiezioni attuariali a 50 anni la validità della manovra varata il 27 luglio.

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È nata USletter, la newsletter di Unità Sindacale

Poche notizie. I link per leggerle sul nostro blog. Una grafica giocata sul colore del sito, il blu, unito al giallo e al bianco. E un sottotitolo che ci impegnamo a rispettare: Giornalismo e giornalisti come nessuno ve li ha mai raccontati.

USletter, la newsletter di Unità Sindacale, è partita ieri, primo settembre. Senza la presunzione di dare notizie sull’intero universo dell’informazione, dei media e della nostra professione. Ma con l’obiettivo di segnalare soprattutto quello che accade nel piccolo mondo del nostro sindacato, dei nostri istituti e organismi di categoria, dalla Fnsi alle Associazioni regionali, dall’Inpgi alla Casagit, dall’Ordine al Fondo di previdenza complementare.

Un mondo piccolo, ma importante per il nostro lavoro e il nostro futuro. E di cui spesso si conosce poco.

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Anticipazione/Riforma Inpgi, le conclusioni dell’attuario: domani in esclusiva numeri, tabelle e analisi

IMG_1208Default assicurato al massimo nel 2030 con le regole attuali, ma la riforma varata dal Cda dell’Inpgi il 27 luglio non risolve il problema ed è solo il preludio a nuovi interventi.

Domani sul blog di Unità sindacale pubblicheremo la sintesi del documento (che l’Istituto tiene segreto) presentato a fine luglio dall’attuario incaricato dall’Inpgi, il professor Marco Micocci. Presenteremo numeri, tabelle e analisi della crisi della Cassa di previdenza dei giornalisti.

La nostra critica è sempre la stessa: l’Inpgi doveva intervenire prima.

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