Processo Inpgi-Sopaf, Toschi contro Camporese: conti svizzeri e giocate al casinò

L’ex ad di Adenium in aula: un altro conto a Ginevra, 40 viaggi a Lugano e a Klagenfurt e le quote Fip “a rischio”

L'ex presidente dell'Inpgi, Andrea Camporese
L’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese

Al processo Sopaf in corso a Milano ieri è stata la giornata di Andrea Toschi, ex amministratore delegato di Adenium sgr, che – oltre a essere uno degli imputati – figura tra i testimoni chiamati dal pm Gaetano Ruta per interrogarli sulle vicende dell’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese (leggi qui l’elenco di tutti i testi), rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Ente. Riportiamo qui di seguito la cronaca fatta dall’Ansa.

Rispetto a quanto finora noto (leggi qui, qui e qui), tre gli elementi di novità in base all’interrogatorio in aula di Toschi e alle ricostruzioni di Ruta: l’apertura di un conto corrente da parte di Camporese a proprio nome nella filiale di Deutsche Bank a Ginevra, mai utilizzato, a cui poi sarebbe seguita l’accensione del conto amministrato fiduciariamente presso la Bsi di Lugano; i viaggi al casinò di Lugano (38) di Toschi con l’ex presidente dell’Inpgi e uno anche al casinò di Klagenfurt, in Carinzia, con pernottamento a carico di Adenium sgr; la consapevolezza da parte di Camporese che una parte delle quote del Fip acquistate dall’Istituto di previdenza per 30 milioni di euro, che avrebbero fruttato 7,6 milioni di plusvalenza alla Sopaf, provenissero da una società in fallimento e quindi a rischio di revocatoria e di causare un danno al compratore, cioè all’Inpgi.

(ANSA) – MILANO, 18 OTT – “Lo voglio dire chiaramente: il dottor Camporese ha fatto molto per la società di gestione del risparmio che amministravo e di questo gliene devo dare atto”. E’ uno dei passaggi dell’interrogatorio in aula di Andrea Toschi, ex amministratore delegato della sgr Adenium del gruppo Sopaf e imputato per corruzione e appropriazione indebita nel processo che ruota intorno proprio al gruppo Sopaf.

Continua a leggere

Annunci

Sopaf, i giudici di Milano condannano Saltarelli (ex presidente Cassa Ragionieri) a 4 anni e 8 mesi. All’Ente 1 milione di anticipo del risarcimento

IMG_1672(Ansa) Paolo Saltarelli, ex presidente della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali, è stato condannato oggi dal Tribunale di Milano a 4 anni e 8 mesi per corruzione ed evasione fiscale in un filone del procedimento sul crac di Sopaf.

Saltarelli, accusato di aver intascato un milione dando in cambio alla finanziaria la gestione di milioni di euro di contributi previdenziali, si è visto confiscare quasi 1,4 milioni e dovrà versare alla stessa cassa una provvisionale di un milione. I giudici della quarta sezione penale del Tribunale, presieduti da Oscar Magi, hanno inoltre disposto per Saltarelli l’interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni.

Continua a leggere

Tutti i testimoni del processo Inpgi-Sopaf

I più “citati” sono, com’era prevedibile, i due dirigenti del settore immobiliare dell’Inpgi ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondo immobili pubblici) per 30 milioni di euro. Accanto a loro, compaiono i nomi di altri funzionari – di livello più o meno elevato – dell’Istituto di previdenza dei giornalisti. E, in qualche caso a sorpresa, pure quelli di amministratori “politici”, ovvero giornalisti eletti dai colleghi nei diversi organismi dell’Ente. Oltre a manager e dipendenti della Sopaf della famiglia Magnoni e della sua Adenium sgr, funzionari di banca, esperti, consulenti. E persino i vertici di una (nota) società immobiliare che dovrebbero riferire della vendita di un immobile a Padova.

È lunga la lista dei testimoni del processo Sopaf che hanno iniziato a deporre nei giorni scorsi a Milano, tra quelli citati dal pm Gaetano Ruta e quelli chiamati invece dalle difese degli accusati. Testimoni che – vale la pena tenerlo ben presente – a differenza degli imputati, a cui è riconosciuto il diritto di mentire per non auto-incriminarsi, sono obbligati a dire tutta la verità, senza omettere nulla di quanto a loro conoscenza. Altrimenti, vanno incontro all’incriminazione penale per falsa testimonianza.

Continua a leggere

Vendita case Inpgi: quello che fanno finta di non capire

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento del collega Pierangelo Maurizio sulla dismissione degli immobili dell’Inpgi approvata a maggioranza il 14 giugno dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto.

pierangelo-mauriziodi Pierangelo MaurizioConsigliere Fnsi

Subito dopo dicembre, nell’improvvisa quanto prevista accelerazione per dismettere il patrimonio Inpgi, ai vertici dell’Istituto tra i ben informati si parlava di “sconti” agli inquilini. Ma, si sa, eravamo in campagna elettorale… Ai primi di giugno una proposta addirittura scritta della Sgr che gestisce il Fondo “G. Amendola” suggerisce un abbattimento sul prezzo di vendita per gli inquilini “di almeno il 20%”. E’ stata presentata al Consiglio generale e in Commissione immobili e dismissioni dell’Istituto. Non proprio al bar…

Nel Cda del 14 giugno che in un batter d’occhio ha approvato le linee guida per vendere immobili (per 550 milioni) in due anni, invece quel “di almeno” è sparito. Come mai? Grazie all’emendamento di un consigliere, il quale ha ricevuto – fortuna sua – un lauto scivolo per lasciare il posto di lavoro e ha già a portata di mano la pensione di anzianità (cioè quella totalmente a carico dell’Inpgi al contrario del prepensionamento che fino all’età pensionabile è a carico dello Stato). Emendamento subito appoggiato dalla presidente Marina Macelloni (230 mila euro di indennità per costi complessivi di 250 mila all’anno pagati da noi). “Le case servono a pagare le pensioni” (e anche stipendi, emolumenti, consulenze ecc.). Che nel Consiglio d’amministrazione dell’Istituto ci sia qualche conflitto di interesse? Ma ancora peggio è far finta di non capire.

Continua a leggere

Case Inpgi, chi ci guadagna dalla vendita? La Sgr dei Nattino e i nuovi inquilini (non giornalisti)

case inpgi targaUn industriale con 400 dipendenti e moglie stilista, che fabbrica in Sri Lanka reggiseni per Victoria’s Secret. Un proprietario di tipografie. Un imprenditore della sanità privata. Che cos’hanno in comune? Primo: non fanno i giornalisti. Secondo: sono inquilini – recenti – dell’Inpgi. Terzo: faranno un affare con la dismissione milionaria delle case del nostro Istituto di previdenza. Come lo farà, un affare, la InvestiRe Sgr della famiglia Nattino.

Basta leggere con attenzione le carte del mega-piano di vendita da 550 milioni in due anni (più altri 150 nei due successivi) degli immobili dell’Inpgi, costretto dalla profonda crisi di liquidità a far cassa con il mattone, per capire che a guadagnarci davvero saranno alla fine solo due soggetti: gli inquilini non giornalisti, soprattutto se con contratti di locazione stipulati dal 2013 in poi, e appunto la InvestiRe, società di gestione del Fondo “Giovanni Amendola”, a cui le case dell’Istituto sono state conferite negli ultimi anni, che si occuperà dell’intera operazione. Con autonomia quasi assoluta. E incassando commissioni più elevate rispetto a quanto finora previsto. Mentre tutti i giornalisti ci perderanno.

Proviamo a capire come e perché.

Continua a leggere

L’Inpgi, le casse a secco e il “vizietto” delle delibere presidenziali

Ci risiamo. Arriva giugno, e l’Inpgi si accorge all’improvviso, da un giorno all’altro, che è un mese di scadenze fiscali e di quattordicesima mensilità per i pensionati. E siccome i rubinetti della cassa sono a secco di liquidità, ecco che si ricorre ancora una volta a una delibera presidenziale per vendere fondi per milioni di euro e far fronte agli impegni. Come se si trattasse di un’emergenza dell’ultim’ora e non di una necessità prevedibile e prevista da mesi. Nonostante un Consiglio di amministrazione riunito appena qualche giorno prima. E invocando le stesse ragioni di urgenza – guarda caso – utilizzate ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondi immobili pubblici).

È quello che è accaduto il 6 giugno (e che era accaduto pure un anno fa e a gennaio, leggi qui, qui e qui). Forse dimentica di quanto gli uffici dell’Inpgi dicono da tempo, ovvero che le entrate non riescono a coprire le uscite per almeno una decina di milioni al mese (circa 130 milioni l’anno), la presidente Marina Macelloni si è accorta – dobbiamo immaginare con sorpresa, anche se nel giornale dove ha lavorato per una decina d’anni da caporedattorele scadenze fiscali sono il pane quotidiano – che non sarebbe riuscita a pagare Irpef, Imu/Tasi, Ires/Irap e quattordicesime.

Ha quindi deciso di gran carriera e firmato in solitudine una delibera per lo smobilizzo di investimenti finanziari per 25 milioni (qualcuno direbbe: qualcosa come 50 miliardi delle vecchie lire). E questa mattina chiederà al Consiglio di amministrazione di ratificare la sua decisione. Con la sicurezza di ottenere l’approvazione senza troppe storie, visto che la sua maggioranza è numericamente superiore a tutti gli altri consiglieri messi insieme (compresi rappresentanti degli editori e del Governo).

Continua a leggere

Inpgi, anche la presidente Macelloni vale più di Mattarella (e pure di Obama)

Più di Sergio Mattarella. Più di Barack Obama. Meno di Andrea Camporese, però. Quest’ultima è la motivazione finale con cui la neopresidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, si appresta domattina, 7 giugno, a chiedere ai consiglieri generali dell’Istituto riuniti in via Nizza di approvare la sua indennità da 230 mila euro l’anno. E a proporre un mini-taglio del 5% per i compensi degli altri amministratori. In barba a qualsiasi esigenza e promessa di moralizzazione e di spending review, che pure viene tirata in ballo.

Non solo. L’importo richiesto appare come la naturale prosecuzione della risposta data da Macelloni su questo tema al collega Giorgio Mottola nel corso dell’intervista realizzata per Report e andata in onda nella puntata di domenica 29 maggio (si può rivedere qui, per chi l’avesse persa). Una risposta con cui la neopresidente dell’Inpgi ha sottolineato come fosse il suo predecessore a guadagnare le cifre riportate dal cronista, mentre la sua indennità non fosse stata ancora fissata (senza precisare che, almeno per i primi due mesi, è stata necessariamente “costretta” a percepire quella deliberata a ottobre per Camporese).

Ma queste sono quisquilie. E il ragionamento per arrivare ai 230 mila euro (che non è, badate bene, il costo totale a carico dell’Inpgi) è più articolato.

Continua a leggere

Inpgi in profondo rosso: utile di carta, bilancio “core” a -142 milioni

di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

Il rosso dell’Inpgi è sempre più profondo. Il bilancio previdenziale 2015 della gestione principale si è chiuso a -142 milioni di euro, mentre il patrimonio dell’Istituto si è ridotto di quasi 140 milioni. E il 2016 non andrà meglio. Né gli anni subito successivi. Nonostante le rassicurazioni del vertice dell’Inpgi, l’aumento dei contributi scattato dallo scorso gennaio, gli escamotage contabili ancora una volta utilizzati per mostrare un utile solo apparente, la vicinissima svendita degli immobili e una riforma previdenziale che sarà ben più dura di quella già lacrime e sangue strombazzata a luglio del 2015 e poi in larga parte bocciata dai ministeri.

I bilanci 2015 dell’Inpgi, completi delle relazioni, sono stati pubblicati solo ieri, 23 maggio, sul sito dell’Inpgi, a quasi un mese dalla definitiva approvazione (leggi qui). Ma quanti giornalisti andranno a leggerli? Quanti riusciranno a interpretare i dati, che sono in alcuni casi incompleti? E quanti arriveranno fino all’interessante documento dei sindaci? Molti hanno invece ricevuto e letto quello che è immediatamente uscito dalle stanze di via Nizza ora governate dalla neo-presidente Marina Macelloni (finora in assoluta continuità con il predecessore Andrea Camporese): due comunicati scarni, quasi fotocopia e (volutamente?) poco comprensibili ai più, pubblicati sul sito e diffusi alle agenzie di stampa dopo l’approvazione del bilancio nel Consiglio di amministrazione del 20 aprile e la sua ratifica da parte del Consiglio generale il 28 aprile (leggi qui e qui).

Una sola cosa è ben chiara, leggendo il secondo comunicato: la ratifica in Consiglio generale è avvenuta con 17 voti contrari e 2 astenuti su 58 presenti. Solo due terzi dei consiglieri, insomma, hanno detto sì. Un fatto senza precedenti, nella storia dell’Inpgi, che ha la sua base nella preoccupazione per il futuro dell’Istituto e della sua autonomia. Io ho votato no. Vi racconto perché.

Continua a leggere

Inpgi/Borzi al Consiglio generale: “Cara Presidente, non sempre le attese sui fondi immobiliari si realizzano”

Lo sbilancio nei conti dell’Istituto è stato coperto per il quarto anno consecutivo dalle plusvalenze contabili nella rivalutazione degli immobili ceduti al Fondo Amendola: ma il precedente del Fondo Inpgi – Hines dimostra che non sempre contare i pulcini prima che le uova si siano schiuse è un processo affidabile. Questa è una scommessa che mette a rischio le pensioni future dei giornalisti italiani. Pubblichiamo la sintesi dell’intervento di Nicola Borzi, consigliere generale di Inpgi-La Svolta, sul bilancio 2015 della gestione sostitutiva Ago dell’Inpgi al Consiglio generale del 28 aprile 2016.

Borzi fotodi Nicola Borzi

Presidente, care colleghe, cari colleghi,

analizzare in un intervento per il quale sono possibili soli cinque minuti di tempo un fascicolo di bilancio di 100 pagine è un’operazione quasi impossibile, per cui mi concentrerò su pochi punti salienti. Prima però debbo rilevare con disappunto che mentre i bilanci ci sono stati inviati via email martedì 19 aprile, solo ieri sera poco prima delle 20, a 14 ore dall’inizio del consiglio generale dove dovremmo discutere i bilanci, ci sono stati trasmessi l’ordine del giorno e le cinque delibere allegate, sempre via email, rendendo quasi impossibile esaminare con attenzione il materiale in discussione in tempo utile.

Non solo: nel bilancio trasmessoci il 19 aprile mancavano gli allegati OBBLIGATORI quali la relazione del collegio sindacale e quella della società di revisione, che ci sono stati distribuiti solo stamattina all’ingresso. E’ un comportamento grave e scorretto, oltre che una mancanza di rispetto.

Continua a leggere

Processo Inpgi-Sopaf, il Cda in scacco matto si costituisce parte civile

marina_macelloni
La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni
Con le spalle al muro. Stretto da più parti, il Cda dell’Inpgi ha infine subìto lo scacco matto. E ha approvato la costituzione di parte civile nel processo Sopaf che si apre domani 21 aprile al Palazzo di Giustizia di Milano, in cui è imputato anche l’ex presidente Andrea Camporese con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto in associazione con altri rinviati a giudizio. Un’ottima notizia, per i giornalisti italiani e per la tutela della loro Cassa di previdenza. Ma una decisione (presa all’unanimità dei presenti) non senza resistenze e con molti mal di pancia.

A dimostrarlo ci sono il tono e il contenuto del comunicato tutto in difesa diffuso subito dopo la decisione. Le parole dal sapore di minaccia – vergate nero su bianco – della neopresidente Marina Macelloni contro fantomatici attacchi “diffamatori e calunniosi”. E il comportamento di due consiglieri di amministrazione, che al momento decisivo hanno lasciato la stanza della riunione pur di non partecipare al voto (ma senza voler lasciare traccia del loro dissenso).

Ma la cronaca degli ultimi giorni in via Nizza racconta molto di più.

Continua a leggere

Processo Sopaf: il Cda dell’Inpgi decide in zona Cesarini. Ma noi ci siamo già costituiti parte civile

IMG_1208L’abbiamo rifatto. A un anno di distanza dall’udienza del 14 aprile 2015 contro Luca e Giorgio Magnoni, nei giorni scorsi ci siamo costituiti parte civile, questa volta nel filone del processo Sopaf che si aprirà il 21 aprile, al tribunale di Milano. Un processo che vede imputato, tra gli altri, l’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, accusato di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto, all’interno di una presunta associazione a delinquere con altri otto rinviati a giudizio.

È stata una decisione quasi obbligata, la nostra, di fronte al Consiglio di amministrazione dell’Inpgi che ha spinto in zona Cesarini la decisione sulla costituzione di parte civile da parte dell’Istituto che, secondo la tesi del pm Gaetano Ruta accolta nel rinvio a giudizio dal gup Alessandro Santangelo, è stato truffato dagli imputati e ha subìto danni per almeno 7,6 milioni di euro. Siamo ben consapevoli che nel caso in cui il Cda dell’Ente riunito oggi e domani dovesse scegliere di costituirsi – come si aspetta l’intera categoria e come ancora ci auguriamo noi – la nostra azione sarebbe ricompresa in quella dell’Inpgi. Ma noi avremmo comunque raggiunto il nostro obiettivo: tutelare gli interessi dei giornalisti e del nostro Istituto.

Continua a leggere

Vittoria di Inpgi-La Svolta: si inizia (in silenzio) a squarciare il velo sui segreti di via Nizza. La trasparenza vera è però ancora molto lontana

Mimma-Iorio
Mimma Iorio, direttrice generale dell’Inpgi e responsabile della Trasparenza

Sta avvenendo tutto alla chetichella, senza annunci, in gran silenzio. E pochissimi se ne sono accorti. Ma sul sito dell’Inpgi, nella sezione “Trasparenza” (clicca qui), subito prima del Consiglio generale del 22 marzo, sono stati caricati documenti e testi che contengono informazioni e dati finora sempre negati con motivazioni infondate e arroganti. Dai nomi dei componenti dei comitati dei Comparti Uno e Due del Fondo immobiliare “Giovanni Amendola” ai numeri sull’andamento delle quote dello stesso Fondo, all’identità dei dirigenti che siedono nei comitati consultivi di altri fondi in cui investe l’Inpgi (compresi i compensi).

Dopo le richieste, le denunce pubbliche e anche le posizioni nette assunte da candidati e consiglieri generali eletti da Inpgi-La Svolta (a partire dagli esposti di Nicola Borzi: leggere qui, qui e qui), si comincia insomma a squarciare il velo su alcuni dei segreti che si nascondono nelle stanze di via Nizza. Solo un primissimo, timido passo, sia ben chiaro. Perché tantissimo resta da fare. Ma sicuramente una vittoria per noi e per chi ci ha sostenuto. Sperando che l’elezione di una presidente in assoluta continuità con il passato come Marina Macelloni non rappresenti uno stop a questo percorso.

Continua a leggere

Inpgi, Cda al via. Idee e promesse di (alcuni) consiglieri di amministrazione. Già tradite

IMG_1208I giornalisti? Quando devono conquistare voti e poltrone, sono capaci di comportarsi peggio dei peggiori politici: parole, rassicurazioni e promesse prima, “dimenticanze” dopo. Addirittura a distanza di pochissime ore. L’ultima dimostrazione arriva dall’Inpgi.

Un esempio per tutti? Marina Macelloni e Paolo Serventi Longhi hanno assicurato al Consiglio generale riunito il 22 marzo per eleggere il nuovo Consiglio di amministrazione che il Cda si sarebbe occupato subito della costituzione di parte civile nel processo Sopaf. Ma dopo qualche giorno, tutto è stato contraddetto. E, nonostante la richiesta formale di due consiglieri, l’argomento non è all’ordine del giorno della prima riunione, che si terrà oggi, 7 aprile, per eleggere presidente e vicepresidenti.

Continua a leggere

Inpgi, definiamo subito compensi e linea politica: 18 consiglieri chiedono una riunione straordinaria

 

marina_macelloni
Marina Macelloni

Subito un Consiglio generale straordinario per stabilire i compensi degli amministratori e tracciare la linea politica dell’Inpgi per i prossimi quattro anni. La richiesta motivata (il testo integrale con i sottoscrittori è in fondo all’articolo) è stata firmata e consegnata da 18 consiglieri generali nella riunione del 22 marzo. E, in base allo Statuto dell’Istituto, dovrà essere esaminata dal Cda e convocata dal nuovo presidente, che secondo le indicazioni dell’ex numero uno Andrea Camporese, imputato per truffa aggravata e corruzione nel processo Sopaf che si aprirà a Milano il 21 aprile, dovrebbe essere Marina Macelloni.

Ma la futura presidente Macelloni convocherà il Consiglio generale nella settimana subito dopo il Cda del 7 aprile – in cui dovrebbe essere eletta – oppure troverà un cavillo per rinviare la riunione straordinaria richiesta, continuare con la politica Camporese e assicurarsi un compenso da 230 mila euro? E chi, tra i 16 neo consiglieri di amministrazione (di cui 9 riconfermati, tra eletti e rappresentati Fnsi e Fieg), si impunterà sulla convocazione e chi invece preferirà far finta di nulla?

Continua a leggere

Stigliano: Come possiamo decidere il futuro dell’Inpgi senza conoscere quel che è davvero accaduto?

Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento di Daniela Stigliano al Consiglio generale dell’Inpgi del 22 marzo 2016, pronunciato a braccio nel dibattito che ha preceduto l’elezione dei dieci componenti giornalisti del Consiglio di amministrazione dell’Istituto (leggere qui)

Stigliano video 2di Daniela StiglianoConsigliere generale per Inpgi-La Svolta

Mi fa piacere che Marina Macelloni, che io conosco da oramai più di 32 anni, avendo fatto con lei la scuola di giornalismo Ifg di Milano nel biennio 1983-85, dica che è arrivata qui che era ancora “bambina” (parlando di 16 anni fa, ndr), cosa che consola anche me che sono un po’ più giovane di lei, però fa anche capire quanto la direzione verso una discontinuità sia molto distante.

Colleghi, quando ci troviamo in questi consessi, all’improvviso molti di noi dimenticano la professione che facciamo. Dimentichiamo di comprendere i meccanismi, di valutarli e di sentire l’esigenza di avere delle carte su cui discutere. O di verificare quello che viene detto da più parti, che è il nostro mestiere. Noi sappiamo benissimo che, da molto tempo, Marina Macelloni  – che ha appena dichiarato “non sono una sua fedelissima ma sono leale” – è la candidata del presidente uscente Andrea Camporese. E questo non può non essere considerato oggi.

Continua a leggere

Inpgi: un Cda più anziano, meno “rosa” e confermato per oltre la metà

Un Cda di pensionati o quasi. La metà ha più di 60 anni. Tre di loro finiranno il mandato oltre i 70. E nessuno ne ha meno di 50. I dieci componenti del Consiglio di amministrazione dell’Inpgi eletti martedì 22 marzo dal Consiglio generale (leggi qui il comunicato ufficiale) hanno una media di 60 anni: più vicini all’età della pensione che a quella di giornalisti in attività. Cinque anni in più rispetto all’età media dei dieci consiglieri di quattro anni fa.

Il Cda dell’Inpgi, insomma, è invecchiato. Ed è anche meno “rosa”, con appena due colleghe su dieci. È l’effetto combinato della conferma di sei persone (di cui una sola donna), che ovviamente hanno quattro anni in più rispetto al 2012, e dell’ingresso in Consiglio tra i quattro nuovi consiglieri di tre ultrasessantenni (tra cui una giornalista) e di un solo cinquantenne.

Continua a leggere

Inpgi, trasparenza ancora pari a zero. Il Consigliere generale Borzi: Basta al nostro Istituto “cosa loro”

di Nicola Borzi – Consigliere generale Inpgi – Inpgi-La svolta

Care colleghe, cari colleghi,

in attesa della prima riunione di martedì 22 marzo del Consiglio generale, sinora per l’Inpgi ho sentito discutere – eufemismo – solo sull’assegnazione di poltrone, poltroncine, seggiole e strapuntini, dentro il Cda e fuori. Posto che “gli assetti” sono comunque importanti, credo che prima di dividersi sull’attribuzione di cariche, prebende e sinecure (spesso lautissimamente retribuite: coi soldi dei contributi dei colleghi, ricordiamolo sempre!) occorrerebbe domandarsi piuttosto quale sia il futuro dell’Istituto previdenziale dei giornalisti, quali le riforme necessarie per cercare di tenerlo in piedi, ma su tutto QUALI REGOLE DI GOVERNANCE siano indispensabili oggi più che mai.

Dopo otto anni di una gestione personalistica, quasi proprietaria, delle pensioni dei giornalisti italiani, in cui sono stati calpestati i più elementari diritti alla trasparenza e all’informativa su atti scelte e nomine, dopo otto anni di operazioni che hanno sollevato più di un’obiezione dei magistrati (il presidente uscente è imputato di truffa e corruzione ai danni del suo stesso istituto), c’è chi non si vergogna di negare ancora anche solo l’accesso ad atti PUBBLICI (tutti i documenti sono di seguito nel testo).

Continua a leggere

Inpgi, gli sgambetti tra pensionati della lista Camporese

Elezioni Inpgi 2016 bisTutti insieme, ma in ordine sparso. Uniti ma divisi. A leggere i flussi dei voti in arrivo dalle singole regioni (tabella in basso), si scopre che i candidati pensionati al Consiglio generale dell’Inpgi della lista “L’Inpgi siamo noi – 2016” hanno lavorato più per se stessi che per la squadra. E nel gioco di sgambetti incrociati hanno lasciato sul campo cinque compagni su otto, tra cui i due “eccellenti” Enrico (Chicco) Ferri de Lazara e Giovanni Negri, entrambi aspiranti alla poltrona di vicepresidente, e il presidente dell’Unione pensionati Guido Bossa, che è stato bocciato dagli elettori dell’Inpgi1 anche nella corsa a sindaco.

A farcela sono stati alla fine gli unici due che hanno fatto asse, Marina Cosi e Paolo Serventi Longhi (quest’ultimo per il rotto della cuffia, nonostante il curriculum da segretario Fnsi per 11 anni e da vicepresidente vicario Inpgi negli ultimi quattro), che si rifanno entrambi all’area di Autonomia e Solidarietà. Oltre al siciliano Giuseppe Gulletta, che ha preso un po’ da tutti, forse perché ritenuto innocuo e quasi marginale nella competizione, ma ha dato poco o niente agli altri nella sua regione: in Sicilia si è portato a casa 61 preferenze su 80 elettori, il secondo più votato della lista, Serventi Longhi, appena 28.

Continua a leggere

#ElezioniInpgi, week end di voto ai seggi. Daniela Stigliano: “Nessuna fiducia a chi ci ha tradito, difendiamo le nostre pensioni”

100876-227di Daniela Stigliano – candidata al Consiglio generale in Lombardia nella lista Inpgi-La Svolta

Care colleghe, cari colleghi,

vi rinnovo il mio appello in questo week end di voto ai seggi (per la Lombardia, a Milano in viale Monte Santo 7). Oggi e domani – dalle 10 alle 20 – potete ancora scegliere di dare una vera svolta alla gestione dell’Inpgi. Una svolta concreta, che è soltanto nelle vostre, nelle nostre mani.

Il voto online ha visto una partecipazione ancora esigua di giornalisti: appena il 16% degli elettori. Per questo, voglio provare – una seconda e ultima volta – a raggiungere con queste mie parole i molti, troppi colleghi, che preferiscono lasciare ad altri il compito di decidere del proprio futuro. Voglio ripetervi perché no, questa volta davvero non si può rinunciare a votare. Perché in gioco ci sono i nostri soldi, le nostre pensioni di domani, la speranza di avere una pensione.

Continua a leggere

Processo Inpgi-Sopaf: quei 50 mila euro che Camporese ammette di aver preso dai Magnoni. E che (con altri 142 mila) per il pm Ruta e il gup Santangelo provano la corruzione

Andrea Camporese
Andrea Camporese

Corruzione. Al processo Inpgi-Sopaf, che si aprirà a Milano tra meno di due mesi, il 21 aprile prossimo, non c’è solo l’accusa di truffa aggravata ai danni del nostro Istituto di previdenza a carico del presidente Andrea Camporese. La seconda imputazione, su cui il suo Consiglio di amministrazione e i suoi amici hanno sempre taciuto, è appunto la corruzione.

Due gli elementi su cui si basano le accuse. Il conto corrente n. 12872890 da 142.500 euro che Andrea Toschi, amministratore delegato di Adenium sgr (del gruppo Sopaf), avrebbe aperto per conto del presidente dell’Inpgi nella filiale di Lugano della Bsi, su cui il processo dovrà fare chiarezza. E i 50 mila euro in due anni (2012 e 2013) versati a Camporese per l’incarico di presidente del Comitato  consultivo del fondo di fondi di private equity della Sopaf Capital Management (SCM) sgr della famiglia Magnoni, poi ribattezzata Adenium sgr (oggi è gestito dalla Wise sgr).

Soldi – i 50 mila euro – che lo stesso Camporese ha ammesso di aver preso, sostenendo di fronte al Consiglio generale dell’Inpgi del dicembre 2014 di averli devoluti in beneficenza (senza però mai chiarire come e a chi). Una dichiarazione peraltro non ripetuta nell’interrogatorio davanti al pm Gaetano Ruta del 15 giugno 2015, quando si è limitato a dire che “nella mia prospettiva non vi era nulla di anomalo” nonché di averli “regolarmente dichiarati”. Secondo l’accusa, invece, qualcosa di anomalo ci sarebbe.

Continua a leggere