Il Cda Inpgi come la Fornero: crea esodate. A rischio centinaia di giornaliste

IMG_1208Donne, con poco meno di 60 anni, oltre 20 di contributi previdenziali, che hanno perso o lasciato il lavoro in aziende in crisi nella convinzione della vicina pensione, ma dovranno ora attendere sette, otto, anche nove anni prima di ottenere l’assegno. Sono decine, forse centinaia, in tutta Italia, le giornaliste esodate create dal Cda dell’Inpgi con la riforma approvata il 27 luglio e ora al vaglio dei ministeri vigilanti.

Senza lavoro, senza reddito, spesso unica fonte di guadagno in famiglia, si stanno rivolgendo in questi giorni agli uffici dell’Istituto per capire quale sarà il loro destino. E ottengono la risposta peggiore: loro no, non sono comprese nelle clausole di salvaguardia previste per altre colleghe e per i colleghi. Anche se gli stati di crisi che hanno subìto sono precedenti alla delibera del Cda, anche se hanno vissuto mesi in cassa integrazione, anche se hanno concordato uscite incentivate nell’ambito di accordi sindacali. Per loro, non c’è niente da fare.

Come è potuto accadere tutto questo? E che cosa si potrebbe fare per rimediare?

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Professionista condannato a risarcire La Provinca di Como per “lite temeraria”. Vittoria del diritto di informazione contro le “cause strumentali”

foto p.moretti@laprovincia.it
Paolo Moretti

di Paolo Moretti Cdr La Provincia di Como

Il giudice del Tribunale di Milano, Martina Flamini, ha condannato un professionista comasco a risarcire 2.500 euro al quotidiano contro cui aveva presentato una causa civile per diffamazione. Il giudice ha infatti riconosciuto il professionista responsabile di “lite temeraria” per aver “agito in giudizio con evidente colpa grave”.

La vicenda si riferisce a un articolo pubblicato due anni fa sul quotidiano La Provincia di Como, che dava conto di una doppia condanna penale e civile – subita dal professionista nell’ambito di un procedimento che lo vedeva accusato di truffa

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Ronsisvalle: “L’eterno conflitto tra ufficio stampa e portavoce. Ai politici interessa più il culto dell’immagine che informare i cittadini”

Luigi Ronsisvalle
Luigi Ronsisvalle

di Luigi Ronsisvalle

Caltanissetta, Gela e Mazara. Se tre indizi – come sostengono alcuni – fanno una prova, significa che quello che sta accadendo negli Enti locali siciliani a proposito di uffici stampa non è per nulla un caso.

Del resto, anche a volere ottimisti e benpensanti, come si può credere che, solo per un puro caso, il sindaco di Caltanissetta abbia sentito all’improvviso, poco prima dell’estate, la necessità di scegliersi senza alcuna selezione un proprio esperto in comunicazione andandolo a rintracciare nientemeno che al Comune di Catania, pur avendo un giornalista nell’ufficio stampa del suo stesso Comune?

Oppure, che dire del sindaco di Gela che alla vigilia di Ferragosto, il 13 agosto per l’esattezza, ha reso noto il bando per la selezione di un addetto stampa che si concluderà il 28 agosto (in pieno periodo di ferie quindi) prevedendo solo requisiti ma nessun titolo col relativo punteggio? Le uniche certezze di questa vicenda sono che alla fine della selezione non ci sarà alcuna graduatoria, che il giornalista prescelto dovrà intervistare lo stesso sindaco, e che il sindaco medesimo, a suo insindacabile giudizio, potrà revocare l’incarico all’addetto stampa.

Buon ultimo è arrivato il Comune di Mazara del Vallo (foto in alto). Il caso certamente più delicato perché con la sua decisione di individuare autonomamente nuovi profili professionali (un giornalista pubblicista e un addetto stampa tra i dipendenti dell’Ente) minaccia di scardinare la struttura normativa che regola il lavoro giornalistico negli uffici stampa degli Enti locali siciliani.

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Uffici stampa: il Sindacato siciliano contro i sindaci “furbetti”. Quei “singolari” casi di Gela e Caltanissetta

Luigi Ronsisvalle
Luigi Ronsisvalle

A Gela il Comune cerca un capo redattore ma freelance. A Caltanissetta, sempre il Comune, che ha già alle sue dipendenze un addetto stampa, ha assegnato per cinque mesi l’incarico di esperto della comunicazione a un giornalista assunto da un altro ente pubblico. Sono i due casi “singolari” arrivati in questi giorni dalla Sicilia sul fronte sempre molto caldo degli uffici stampa della Pubblica amministrazione, il primo dei quali segnalato a Ferragosto dal sito giornalistitalia.it. Talmente singolari, e contrari a leggi, accordi e contratti di lavoro, da indurre l’Associazione Siciliana della Stampa a pubblicare sul proprio sito e diffondere, d’intesa con l’Ordine regionale e il Gus (Gruppo uffici stampa), una severa presa di posizione, che pubblichiamo integralmente di seguito.

Nella nota, il Sindacato guidato da Alberto Cicero ricorda “che in Sicilia è tutt’ora in vigore, e non è mai stato abrogato, il decreto del Presidente della Regione siciliana, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 54 del 16 novembre 2007, che recepisce l’esito della contrattazione collettiva prevista dal comma 1 dell’articolo 127 della legge regionale n. 2 del 26 marzo 2002″. Ovvero la norma che ha recepito la legge 150 del 2000 sugli uffici stampa della Pubblica amministrazione.

La nota sottolinea inoltre come il contratto, firmato nell’ottobre 2007 all’assessorato alla Presidenza della Regione da Anci Sicilia e Urps e dall’Assostampa siciliana con la Fnsi, rappresentata dal segretario generale aggiunto Luigi Ronsisvalle, definisca “i profili professionali del personale giornalistico componente degli Uffici stampa di tutti gli Enti sottoposti al controllo della Regione”.

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“La Provincia di Cosenza” e la redazione riapparsa senza giornalisti. Solidarietà e sostegno da Unità Sindacale

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Carlo Parisi

Mesi senza un regolare contratto. Retribuzioni in forte ritardo e con il contagocce. Infine, la sorpresa di agosto: il giornale cambia sede dalla notte alla mattina, senza comunicarlo ai suoi quattro redattori e impedendo loro di entrare nella nuova redazione. La storia di “ordinaria follia” del giornalismo negli anni della crisi si svolge a Cosenza, ma sarebbe purtroppo potuta accadere ovunque, in Italia.

I quattro colleghi de “La Provincia di Cosenza” (che nel frattempo ha pure cambiato testata in “La Nuova Provincia di Cosenza“) coinvolti n questa brutta vicenda sono Francesco Viola, Ilaria Nocito, Enrico MiceliBruno Greco. Mentre un ruolo fondamentale lo sta giocando il Sindacato Giornalisti della Calabria, con il suo segretario Carlo Parisi (che è anche membro della Giunta Esecutiva della Fnsi), che li segue e li sostiene dal primo momento.

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Lorusso e Costante falliscono la prima prova sugli Uffici stampa. Firmano una circolare, ma i colleghi li obbligano alla marcia indietro

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L’articolo pubblicato il 5 agosto sul blog del Capss. Ora è scomparso

Una circolare ufficiale, a firma congiunta del segretario generale Raffaele Lorusso e della responsabile del Dipartimento degli Uffici stampa Alessandra Costante, inviata nel pomeriggio del 5 agosto a tutte le Associazioni di stampa e ai componenti del Dipartimento. Un articolo sul blog della corrente sindacale a cui Lorusso e Costante appartengono. Il rilancio (dell’articolo, non della circolare) su ogni gruppo di Facebook di categoria raggiungibile. Poi, in serata e nella notte, una precipitosa marcia indietro. Che non riesce a nascondere la brutta figura, quantomeno da dilettanti allo sbaraglio.

Peccato, infatti, che – per quanto ingiusto possa sembrare ai protagonisti di molte vicende – non possa certo scomparire d’incanto una circolare protocollata e inviata per mail (seppur a non molti indirizzi: stranamente non ai componenti di Giunta, che fanno parte e possono partecipare per definizione a ogni dipartimento della Fnsi). E che, nonostante sul web non ci sia più traccia apparente di nulla, qualcosa sia comunque rimasto. Come dimostrano le immagini a corredo di questo articolo.

Ma che cosa è successo?

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Cronista minacciato su Fb dal fratello del boss mafioso. Galimberti (Unci): “Urgente intervenire per legge”

Pubblichiamo il comunicato a firma del presidente dell’Unci (Unione nazionale cronisti italiani), Alessandro Galimberti, diffuso oggi dalla Fnsi, sulle minacce via web giunte al cronista e direttore del quotidiano online “la Spia”, Paolo Borrometi, da Giombattista Ventura, fratello del boss mafioso di Vittoria.

imagedi Alessandro GalimbertiPresidente Unione nazionale cronisti italiani

Ancora minacce gravissime via social network a giornalisti colpevoli solo di svolgere correttamente il proprio lavoro. Questa volta è toccato a Paolo Borrometi, cronista e direttore del giornale online “la Spia“, preso di mira da Giombattista Ventura, fratello del boss mafioso di Vittoria.

“Ti scippo la testa, sarò il tuo incubo!” uno degli avvertimenti più chiari lasciati sull’account Facebook del giornalista, che da due anni vive sotto scorta per aver denunciato la mafia di Ragusa.  In un articolo pubblicato sul quotidiano online locale, Borrometi spiega che Ventura dirige un’agenzia di pompe funebri senza avere mai ottenuto nessuna licenza né permesso. Qualche ora dopo la pubblicazione sono arrivate le pesantissime minacce di morte da uno dei boss più pericolosi della zona.

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Avviso ai Cdr: inviate all’Inpgi entro l’1 settembre gli accordi di cigs, solidarietà o incentivazione all’esodo. Altrimenti, niente deroghe (divenute discriminatorie)

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Le clausole modificate per le pensioni di anzianità con abbattimenti permanenti

La riforma delle nostre pensioni deve passare ancora al vaglio dei ministeri vigilanti, e non è detto che venga infine approvata, ma l’Inpgi impone comunque tempi incomprensibilmente stretti ai colleghi che potrebbero aver bisogno di usufruire delle clausole di salvaguardia contenute nella delibera del Consiglio di amministrazione del 27 luglio. Gli accordi di cigs o per i contratti di solidarietà e quelli collettivi o individuali per incentivazione all’esodo, prima di tutto, devono essere stati sottoscritti obbligatoriamente prima della data di delibera, inoltre dovranno essere inviati in via Nizza 35 “entro e non oltre il 01/09/2015“, come scritto nel regolamento modificato (ma non ancora in vigore) e come si sottolinea anche in una comunicazione inviata il 29 luglio a Fnsi, Associazioni di stampa e fiduciari Inpgi per la sua diffusione, ma non pubblicata (al momento) sul sito dell’Istituto.

Perché il paletto del 27 luglio e non dalla data di approvazione finale della riforma? E perché tanta fretta, come se gli accordi potessero scappare o essere nel frattempo modificati? Questo nessuno lo spiega. A meno di non pensare al timore di un esodo di massa. Di certo, dare l’annuncio a fine luglio e imporre una scadenza entro agosto potrebbe trovare molti giornalisti e loro rappresentanti “distratti” dalle ferie, e quindi “ridurre” il numero di possibili aventi diritto alla deroga. Senza considerare che questa regola non vale per tutti. È già questa è una fastidiosa discriminazione.

Chi è dunque interessato a queste deroghe? E che cosa esattamente bisogna inviare all’Inpgi? Proviamo a definirlo bene.

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