I prepensionamenti hanno salvato centinaia di colleghi dalla disoccupazione. Con un impatto minore sull’Inpgi

IMG_0033Pubblichiamo la lettera inviata ieri da Daniela Stigliano a Franco Abruzzo per intervenire nel dibattito sugli stati di crisi aperto da Carlo Chianura (portavoce di Puntoeacapo) a cui ha risposto Guido Besana (Nuova Informazione).

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Carissimo Franco,

ti chiedo ospitalità per qualche considerazione sul botta e risposta tra i due consiglieri generali dell’Inpgi, Carlo Chianura e Guido Besana, il primo anche membro del Consiglio di amministrazione dell’Istituto, il secondo presidente (da più mandati) della commissione Vigilanza e vicefiduciario lombardo dell’Ente, membro di Giunta e viceresponsabile del Dipartimento sindacale della Fnsi.

Io ti scrivo prima di tutto come sindacalista che ha seguito decine di vertenze e firmato – mai a cuor leggero, anzi – molti stati di crisi. Ti scrivo però anche come giornalista che ha subìto personalmente riorganizzazioni e ristrutturazioni aziendali. E come persona, che ha visto lasciare le redazioni a molti amici capaci di dare ancora molto alla professione e che in qualche caso ha raccolto insulti da parte di chi più soffriva questo comunque doloroso allontanamento.

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Antenna Sicilia al capolinea, ma i sindacati non si arrendono e denunciano il gruppo Ciancio

imageStop ai Tg di Antenna Sicilia. I telegiornali della più seguita emittente dell’Isola da oggi non andranno più in onda. Ieri sera all’Ufficio provinciale del Lavoro di Catania si è infatti conclusa la procedura che ha portato al licenziamento di 16 tra giornalisti, tecnici e amministrativi con il conseguente azzeramento della redazione giornalistica.

I licenziamenti sono stati contestati e giudicati illegittimi dai sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Associazione siciliana della stampa che hanno denunciato l’azienda Sige del gruppo Ciancio per comportamento antisindacale.

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Esposto del collega Nicola Borzi (Il Sole 24 Ore) sul Fondo immobiliare dell’Inpgi inviato oggi a magistratura, ministeri, Consob, Bankitalia, Covip e autorità anticorruzione

Nicola Borzi
Nicola Borzi

Riceviamo e pubblichiamo volentieri l’esposto sul Fondo immobiliare Inpgi Giovanni Amendola inviato questa mattina dal collega Nicola Borzi, giornalista del Sole 24 Ore, alla magistratura, ai ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, alle authority di controllo sulle sgr Consob e Bankitalia e anche all’autorità anticorruzione.

Oggetto centrale dell’esposto sono le valutazioni degli immobili che sono stati e saranno conferiti al Fondo immobiliare chiuso e le procedure che sono state seguite per arrivare a definire i prezzi di mercato attribuiti.

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Fnsi, la maggioranza fa spazio a un pezzo delle opposizioni per eleggere Giulietti. Ma il vero obiettivo è silenziare lo scandalo Inpgi-Sopaf

imagedi Sergio Stella

Spazio a un pezzo delle opposizioni. Per eleggere Beppe Giulietti presidente della Fnsi e, soprattutto, fare quadrato intorno agli attuali assetti dell’Inpgi e al presidente dell’Istituto, Andrea Camporese, sulla cui testa pende la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Milano per corruzione e truffa aggravata ai danni della Cassa di previdenza dei giornalisti italiani (leggi qui).

C’è molto di diverso dalla motivazione di facciata di una maggiore unita del sindacato, dietro l’allargamento della maggioranza alla compagine di Stampa libera e indipendente, che al Congresso di Chianciano era schierata con veemenza e determinazione contro la scelta di Raffaele Lorusso come segretario generale, al punto da contrapporgli come candidato il suo leader Carlo Parisi. Raccogliendo il consenso di 70 voti tra tutti coloro che si opponevano all'”accorduni” (copyright del consigliere nazionale calabrese Luciano Regolo nel suo pezzo post-Congresso da leggere qui, insieme con la cronaca riportata qui) voluto da Camporese e appoggiato dall’ex segretario Fnsi Franco Siddi (ora consigliere di amministrazione della Rai).

Le ragioni vere vanno ricercate dalle parti di via Nizza. Come dimostrano i racconti delle riunioni preparatorie e delle manovre in corso.

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Patrimonio Inpgi in caduta libera: le ipotesi a sostegno della manovra sulle pensioni smentite già al primo anno

IMG_1208I conti non tornano. A tre mesi dal varo in Cda della riforma delle pensioni, ancora al vaglio dei ministri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, l’assestamento al bilancio preventivo 2015 dell’Inpgi, che oggi è stato presentato per l’approvazione al Consiglio generale e ai fiduciari regionali dell’Ente, già smentisce la possibilità che la manovra possa funzionare. Con il patrimonio in caduta libera, a 2,059 miliardi (a prezzi di mercato) contro 2,178 miliardi previsti, nonostante uscite per prestazioni inferiori rispetto a quanto ipotizzato.

Tutto ruota intorno ai disinvestimenti finanziari che sono stati realizzati nel corso dell’anno per far fronte alla mancanza di liquidità, che risultano pari a 102 milioni (ne avevamo scritto qui e qui). E all’entità del patrimonio alla base delle proiezioni del professor Marco Micocci, il professionista incaricato di predisporre il bilancio tecnico-attuariale dell’Inpgi fino al 2064 (leggere qui).

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Licenziamenti Antenna Sicilia, i giornalisti La Sicilia sconcertati dalle scelte del gruppo Ciancio: offensive per il quotidiano e la sua tv

imagePubblichiamo il comunicato approvato ieri all’unanimità dall’assemblea dei giornalisti de La Sicilia sulla vicenda di Antenna Sicilia (leggere quiqui), la storica emittente del quotidiano del gruppo Ciancio, in cui si esprime “sconcerto” per la decisione di azzerarre la redazione giornalistica e di procedere al licenziamento di 16 tra giornalisti, tecnici e amministrativi” e “preoccupazione” per gli scenari che si aprono. Solidarietà e sostegno concreto ai colleghi della tv.

I giornalisti de “La Sicilia” prendono atto con sconcerto della decisione di Sige di azzerarre la redazione giornalistica di Antenna Sicilia e di procedere al licenziamento di 16 tra giornalisti, tecnici e amministrativi.

Il rifiuto della mediazione dell’assessore regionale al Lavoro, e il rigetto della proposta di “working buyout” presentata dai tecnici dei sindacati e dei lavoratori, ritenuta dall’azienda inaccettabile, aprono scenari di gravissima preoccupazione.

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Antenna Sicilia, la Sige di Ciancio dice no a tutte le proposte dei dipendenti. Scatta la denuncia per comportamento antisindacale

imageL’ultimo atto si terrà martedì 27 ottobre davanti all’ufficio del lavoro di Catania. Dopo due mesi e mezzo di incontri, scontri, rotture delle trattative, interventi di politici, la vertenza di Antenna Sicilia, storica televisione siciliana e ancora oggi la più seguita emittente dell’Isola, di proprietà del gruppo Ciancio (editore de La Sicilia) attraverso la Sige, si avvia alla conclusione peggiore: il licenziamento definitivo di 16 tra giornalisti e tecnici.

L’azienda, che aveva annunciato a inizio luglio l’intenzione di voler licenziare i dipendenti, ha rifiutato qualsiasi mediazione e qualunque proposta avanzata nel corso del confronto dai sindacati, che avevano anche progettato un working buyout, ovvero l’acquisto della testata da parte dei lavoratori. Un’ipotesi che aveva trovato l’appoggio l’Alleanza delle Cooperative italiane-Aci Sicilia. A settembre c’era stata la rottura delle trattative (di cui avevamo scritto qui), quindi erano seguiti tentativi di mediazione politica, a livello cittadino e regionale. Fino all’incontro di venerdì scorso con l’assessore siciliano al Lavoro, Bruno Caruso, e all’ennesima sorda chiusura da parte della Sige.

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Fnsi paralizzata dallo scontro su Giulietti presidente: Capss e Lombarda insistono, i “dissidenti” non cedono. Caccia ai voti delle minoranze

imagedi Sergio Stella

Capss e Lombarda ci riprovano. Non contenti della brutta pagina del sindacato dei giornalisti scritta il 7 ottobre, con la maggioranza che ancora sostiene il segretario Raffaele Lorusso rintanata nelle stanze della Federazione o riunita al bar per far mancare il numero legale al Consiglio nazionale (come raccontato qui), quelli che si ritengono gli azionisti di riferimento – quasi i padroni – della Fnsi insistono nell’imporre il nome di Beppe Giulietti per la presidenza.

A una settimana dalla figuraccia nazionale, invece di provare a ritrovare l’unità interna, nella riunione della maggioranza che si è tenuta nella mattinata di ieri a Roma è andata in onda la replica degli incontri precedenti.

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Galimberti (Unci): un altro cronista minacciato di morte, necessarie punizioni esemplari, immediate ed effettive per i responsabili

imagedi Alessandro Galimberti

L’Unci esprime la piena solidarietà al collega Vittorio Buongiorno del Messaggero, destinatario di una pesantissima minaccia di morte da parte di Gianluca Tuma, arrestato nell’ambito dell’inchiesta su una potente organizzazione criminale nel Pontino.

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Il pm Gaetano Ruta chiede il rinvio a giudizio per Andrea Camporese per corruzione e truffa ai danni dell’Inpgi. Così ne scrivono i (pochi) media

Andrea Camporese
Il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese

di Ansa

Il pm di Milano Gaetano Ruta ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente dell’Inpgi Andrea Camporese e di altre persone coinvolte nell’inchiesta sul crac della holding Sopaf fondata dai fratelli Magnoni. Camporese è accusato di truffa ai danni dell’Istituto di previdenza dei giornalisti e di corruzione in quanto, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto 200mila euro “a titolo di remunerazione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio“. Sulla richiesta di rinvio a giudizio si esprimerà il gup.

Al centro dell’inchiesta, una distrazione milionaria di fondi della holding, ammessa alla procedure di concordato preventivo nel febbraio del 2013. Soldi che, secondo la Procura, sarebbero stati riciclati in Austria, Svizzera, Madeira, Lussemburgo, Bermuda e Mauritius.

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La Giornata della Memoria dell’Unci nel 2016 si terrà a Reggio Calabria insieme con la Giornata per la libertà dell’informazione Onu

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Il presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti

La Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo si svolgerà il prossimo 3 maggio 2016 a Reggio Calabria in collegamento con la Giornata per la libertà dell’informazione indetta dall’Onu. Lo ha deciso la Giunta nazionale dell’Unci, riunitasi a Roma nella sede della Fnsi.

La manifestazione organizzata dall’Unione cronisti, giunta alla nona edizione, ha l’intento di ricordare l’esempio di chi ha pagato con la vita il desiderio di informare, di raccontare anche e soprattutto quello che è scomodo, quello che non si deve dire. Uomini e donne morti “sul campo” dell’informazione.

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I giornalisti Rcs dopo le dimissioni dell’ad Jovane: basta tagli e svendite, vogliamo un manager-editore

pietro-scott-jovaneIl 15 ottobre, tra tre giorni e a nemmeno una settimana dall’annuncio, Pietro Scott Jovane lascerà Rcs Mediagroup. L’amministratore delegato arrivato da Microsoft nell’estate del 2012 a prendere il posto di Antonello Perricone, l’uomo che, insieme al presidente Gaetano Marchetti e a tutto il Consiglio di amministrazione, appena arrivato portò a compimento la nefasta (per i conti) operazione Recoletos in Spagna, lascia dopo tre anni e poco più di un trimestre il timone della maggiore azienda editoriale dell’Italia, subito dopo aver concluso la sua ultima cessione: quella di Rcs Libri, passata alla Mondadori.

Pubblichiamo i comunicati diffusi dal Comitato di redazione dei Periodici e dal Cdr del Corriere della Sera.

COMUNICATO SINDACALE DEL CDR PERIODICI RCS

Che cosa resta di Rcs MediaGroup?

Cinque testate di Rcs Periodici cedute e altre sei chiuse, rinunciando al valore economico di brand prestigiosi. Il palazzo di via Solferino 28 – storica sede del Corriere della Sera – venduto. Alienate le quote Rcs nelle radio. Chiusa Rcd agenzia multimediale. E ora la Rcs Libri consegnata nelle mani di Mondadori. Che cosa resta di Rcs MediaGroup?

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Il Nobel per la prima volta a una giornalista. Lo vince la bielorussa Svetlana Aleksievič, alla vigilia delle elezioni

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La giornalista bielorussa e premio Nobel Svetlana Aleksievič

di Antonio Armano

Svetlana Aleksievič è la prima giornalista a vincere un premio Nobel con libri da cronista, non solo la prima bielorussa a vincere un Nobel – e proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali dove Aleksander Lukašenko conquisterà probabilmente l’ennesima vittoria bulgara e il quinto mandato.

I suoi libri – scritti in russo -, secondo una definizione corrente, appartengono al genere della “prosa d’arte documentaristica”. Le etichette lasciano il tempo che trovano, e “se ne occupino i bibliotecari” come diceva Giuseppe Pontiggia. Ma in sostanza si tratta di inchieste giornalistiche sotto forma di intervista su vari temi: La guerra non ha volto di donna, sulle donne che hanno partecipato alla seconda mondiale, Ragazzi di zinco, sull’invasione sovietica dell’Afghanistan, Incantati dalla morte, sui suicidi seguiti al crollo dell’Unione sovietica, Preghiera per Černobyl’ e infine Tempo di seconda mano, sulle vite della gente più o meno comune dopo il crollo del comunismo, tra miseria, nuovi ricchi e nuovi conflitti.

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Presidente Fnsi, Capss e Lombarda fanno flop. Senza voti, Giulietti si ritira. E la maggioranza del segretario Lorusso scappa sull’Aventino

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Stefano Tallia tra Giancarlo Tartaglia (a sinistra) e Raffaele Lorusso

di Sergio Stella

Presidente Fnsi, la prima è un flop storico. La maggioranza del segretario Raffaele Lorusso non ha i numeri per eleggere al primo turno il neoconsigliere nazionale Beppe Giulietti e si ritira sull’Aventino, con i consiglieri nascosti nelle stanze della Federazione o nei bar sotto la sede della Fnsi, per non rispondere all’appello delle presenze. Senza numero legale, il consigliere anziano Stefano Tallia, deputato per statuto a presiedere il Consiglio nazionale, non può che dichiarare non valida la riunione e chiuderla senza nemmeno aprirla.

Una brutta pagina, per il sindacato dei giornalisti, quella andata in scena ieri mattina al secondo piano di corso Vittorio Emanuele II, a Roma. Una cosa mai accaduta, a memoria di chi conosce storia e anima della Fnsi. La dimostrazione plastica della disgregazione del gruppo che a Chianciano si era fatto maggioranza, negando differenze politiche (e personali) profonde. E il fallimento della linea dura sulla candidatura di Giulietti sostenuta contro tutti da Enrico Ferri per il Capss e Giovanni Negri per la Lombarda, con l’ausilio degli uomini del pallottoliere.

Ma soprattutto un gioco al massacro (del sindacato) che sembra preso a prestito dalla peggiore politica e che difficilmente potrà essere compreso dai colleghi, che dai dirigenti della Fnsi si aspettano risposte ai tanti problemi di chi sta fuori e dentro le redazioni e non trucchi pirotecnici per nascondere la propria disfatta.

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Presidente Fnsi, vigilia di sfide e di ricatti. Capss e Lombarda arroccati su Giulietti contro tutti, ma da soli non hanno i numeri

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Beppe Giulietti

di Sergio Stella

L’ultima chance di trovare un accordo è affidata alle ultimissime ore prima del voto del Consiglio nazionale di domani, mercoledì 7 ottobre, che dovrebbe scegliere il nuovo Presidente della Fnsi. Ma la maggioranza che ha in mano il Sindacato dei giornalisti dopo il Congresso di Chianciano si presenta alla vigilia dell’appuntamento ancora più spaccata e lacerata, tra dibattiti lunghi e accesi, riunioni ufficiali e segrete, prove di forza, iniziative provocatorie, ricatti e ultimatum. Che sono andati in scena per tutta l’ultima settimana fino alla serata di ieri. E che con ogni probabilità continueranno pure oggi.

Tutto ruota intorno a quello che la maggioranza della maggioranza, ovvero il Capss insieme con la Lombarda e altre aree minori, considera l’unico e solo candidato possibile: Beppe Giulietti. Un nome che non va giù alla minoranza della maggioranza, che da Roma si estende alla Toscana e all’Umbria, all’Emilia Romagna, al Piemonte e alle Marche. E che non ha fatto ritirare dalla competizione l’altro candidato rimasto in gioco, Paolo Butturini.

Il punto vero è però un altro: nessuno dei due schieramenti che si fronteggiano ha i voti per eleggere da solo il presidente. Tanto che qualcuno azzarda la previsione di un Consiglio non solo lungo ma forse anche non risolutivo.

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Il sindacato dei giornalisti contro Prs. Lombarda: grave e senza precedenti l’attacco personale contro l’ex direttore di Ok Salute, Eliana Liotta

Eliana Liotta
Eliana Liotta

Un attacco personale senza precedenti. È il giudizio netto che il sindacato dei giornalisti lombardi esprime sulla vicenda che vede da una parte la Prs di Alfredo Bernardini de Pace, che nel luglio 2013 ha acquisito da Rcs Mediagroup un gruppo di testate periodiche, tra cui il mensile Ok Salute, e dall’altra l’ex direttore della rivista, Eliana Liotta, che ha lasciato la casa editrice a marzo 2014, con un accordo di uscita siglato con l’azienda.

Nella relazione sulla gestione contenuta nell’ultimo bilancio, la Prs ha inserito una frase che ha sollevato l’indignazione dei colleghi e del sindacato: “Ok Salute ha risentito positivamente del licenziamento del direttore, ex Rizzoli”. Una cosa, appunto, mai vista.

Pubblichiamo la mozione approvata all’unanimità dal Direttivo della Lombarda.

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Lotti cambierà i requisiti per i prepensionamenti. Ma che cosa potrebbe accadere agli stati di crisi in corso?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Il sottosegretario Luca Lotti
Il sottosegretario Luca Lotti

Nuovi requisiti di età e di contribuzione all’Inpgi per i giornalisti prepensionati. Li stabilirà il Governo secondo la proposta di legge sull’editoria in discussione al Parlamento, presentata dal Pd il 22 settembre scorso. La soddisfazione di chi – nella categoria – pensa più ai conti a breve termine dell’Inpgi che ai colleghi e al loro futuro è palpabile, anche se non espressa esplicitamente nelle dichiarazioni ufficiali. Forse nella speranza che lo stop tanto annunciato ai prepensionamenti arrivi per via legislativa.

In pochi, invece, sembrano interrogarsi sul destino dei molti stati di crisi in corso nelle testate e nelle aziende che, in attesa dei finanziamenti per l’uscita dei colleghi prepensionabili, hanno attivato ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà. E che, in assenza di quelle uscite, potrebbero ritrovarsi con il ricorso a soluzioni ben più traumatiche: il licenziamento di chi non avrà alcun paracadute.

Ma come potrebbero cambiare i requisiti per il prepensionamento dei giornalisti? E che impatto potrebbero subire le molte richieste in lista di attesa al ministero del Lavoro?

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