#Elezioni2018 Colleghi abbandonati, Inpgi e Casagit: 3 motivi per cambiare

Vertenze disastrose e redazioni lasciate sole, il contratto Fieg non rinnovato e i giornalisti del web declassati, l’Inpgi in profondo rosso e la Casagit bloccata nella sua riforma. Cambiare il Sindacato si può 

Stigliano video 2di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Restano poche ore, sino alle 18 del 3 dicembre, per votare in Lombardia per il nostro Sindacato. E per cambiare la sua politica, le sue azioni, le persone che lo hanno guidato negli ultimi quattro anni.

Perché cambiare? Per almeno tre motivi, concreti e reali, sotto gli occhi di tutti e vissuti sulla pelle di molti, troppi colleghi.

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#Elezioni2018Fnsi Galimberti: Il voto è una chance per cambiare anche il Sindacato

Abbiamo ridato all’Ordine lombardo trasparenza e autorevolezza. Ora possiamo portare competenza e impegno nell’Alg

galimbertidi Alessandro GalimbertiPresidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

Cambiare. Come (neo) presidente dell’Ordine lombardo dei giornalisti penso di essere titolato a utilizzare questo vocabolo.

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#Elezioni2018 Il Sindacato esca dalle proprie stanze

Patrizia Pertuso: Il Sindacato deve incontrare i colleghi nelle loro realtà. E dimostrare di essere pronto a intervenire e a tutelare tutti

Patrizia Pertusodi Patrizia PertusoCdr Metro

Restituire dignità professionale ai tanti colleghi che hanno assistito al continuo svilimento del loro lavoro da parte di editori incapaci. Questo è il primo obiettivo da porsi per arrivare a garantire un’informazione corretta, libera e autorevole. Un’informazione che deve essere accompagnata da un’azione sindacale che tuteli tutti.

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Mentana fa Gol grazie al bel regalo del contratto Fnsi-Uspi

Quattro anni e un unico risultato: un contratto per giornalisti poveri. E un bel regalo a Enrico Mentana: per il suo sito nazionale Open ha assunto 30 giovani con diritti e retribuzioni di serie B

carlo-gariboldi-nuova.jpgdi Carlo E. GariboldiConsigliere di amministrazione della Casagit

Incapaci. Un sindacato di incapaci. In quattro anni la maggioranza che governa il sindacato unitario (sic) dei giornalisti non ha rinnovato il contratto Fnsi-Fieg (non è riuscita neppure ad aprire un tavolo di discussione con gli editori), ha assistito come un pensionato davanti a un cantiere al disfacimento dell’Inpgi, sta boicottando la trasformazione di Casagit.

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#Elezioni2018Fnsi Questa volta non sbagliare: vota Unità Sindacale-Mil!

Il Sindacato che noi vogliamo: guarda il nostro video

 

 

Il Sindacato che noi vogliamo è unito, indipendente e autorevole, guarda al futuro e non fa battaglie di retroguardia, rappresenta e difende tutti i giornalisti, non arriva come il 118 quando i guai sono già scoppiati, esce fuori dalle stanze per andare a parlare con i colleghi, riporta gli editori al tavolo delle trattative per il contratto Fnsi-Fieg, vuole salvare le nostre pensioni e la nostra salute e non seggiole e poltrone.

Noi vogliamo cambiare il Sindacato per salvare l’informazione, la libertà di stampa e i posti di lavoro.

Guarda il video dei candidati di Unità Sindacale-Mil alle elezioni per Fnsi e Lombarda, disponibile anche sul canale YouTube di Unità Sindacale. E ricorda:

SI VOTA ONLINE DALLE 10 DEL 30 NOVEMBRE ALLE 18 DEL 3 DICEMBRE
I CODICI PER VOTARE ARRIVERANNO PER MAIL O A CASA ENTRO IL 29 NOVEMBRE

#Elezioni2018Fnsi Chi sono i 28 candidati di Unità Sindacale-Mil

Chi sono, che cosa hanno fatto e fanno, qual è il volto dei 28 candidati professionali e collaboratori (13 donne e 15 uomini) che si presentano nelle liste di Unità Sindacale-Mil alle elezioni per il XXVIII Congresso Fnsi e per il rinnovo delle cariche sociali della Lombarda.

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#Elezioni2018Fnsi Unità Sindacale-Mil: per un Sindacato unito, indipendente e autorevole

Occupazione, contratto, dignità del lavoro e delle retribuzioni, difesa di un giornalismo libero ed etico, welfare efficiente e solidale: cambiamo insieme il Sindacato dei giornalisti!

I GIORNALISTI ITALIANI
HANNO DIRITTO A UN SINDACATO
UNITO, INDIPENDENTE E AUTOREVOLE

IL PROGRAMMA DI UNITÀ SINDACALE-MIL

Occupazione, contratto, dignità del lavoro e delle retribuzioni, difesa di un giornalismo libero ed etico, welfare efficiente e solidale. Sono gli obiettivi che solo un Sindacato unito, indipendente e autorevole può raggiungere. E sono gli obiettivi delle candidate e dei candidati delle liste di Unità Sindacale-Mil (leggi qui chi sono), colleghe e colleghi che credono fortemente nell’idea di un Sindacato al servizio e in difesa dei giornalisti, di tutti i giornalisti e soprattutto di quelli più deboli, e non di un Sinda­cato in balia di correnti, di ideologie, di interessi di poltrona.

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#Elezioni2018Fnsi Ecco le liste di Unità Sindacale-Mil per Congresso e Lombarda

Sindacato dei giornalisti: scoprite i nomi delle candidate e dei candidati di Unità Sindacale-Mil per il XXVIII Congresso della Fnsi e per gli organismi dell’Associazione lombarda dei giornalisti.

In Lombardia si vota solo online dalle 10 del 30 novembre alle 18 del 3 dicembre con i codici che arriveranno per mail o a casa di ogni iscritto.

Non consegnate a nessuno le vostre password!

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Io e l’ex fissa: non ne ho diritto, ma molti colleghi sì. Per questo la difendo

Stigliano video 2di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Scusate se parlo di me. Ma è corretto che i colleghi conoscano, e valutino, anche gli eventuali interessi in gioco di chi ha incarichi negli organismi di categoria e prende posizione sui diversi temi in discussione. Come sto facendo in queste settimane sulla vicenda del Fondo ex fissa, da componente della Giunta Fnsi e Consigliera generale dell’Inpgi.

Ho 52 anni, lavoro da 32 con contratto, ma non ho diritto all’ex fissa perché a fine 2014 non avevo 15 anni di anzianità aziendale. A quella data avevo 14 anni e 9 mesi di anzianità in Rcs MediaGroup, dove lavoro ancora oggi. Al massimo, quando andrò in pensione, avrò diritto a 10 mila euro invece di molto di più.

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Ex fissa: non è solo una questione da “ricchi” pensionati

Sono 5.500 i giornalisti in attività interessati ai destini del Fondo, di cui oltre l’80% con diritto all’indennità piena. Colleghi che, se Fnsi e Fieg dovessero decidere di chiudere la gestione, non avrebbero diritto a nulla. Nemmeno al mancato preavviso previsto per i “giovani”

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi e Consigliera generale Inpgi

L’ex fissa riguarda solo i 2 mila pensionati di oggi? Nemmeno per idea! La confusione, indotta (involontariamente?) da molti, è smentita dai numeri. Sono infatti quasi 5.500 i giornalisti in attività interessati ai destini del Fondo gestito dall’Inpgi che l’attuale maggioranza della Fnsi, guidata dal segretario Raffaele Lorusso, ha messo in discussione insieme con gli editori della Fieg. Colleghi che, se il Fondo ex fissa dovesse chiudere i battenti per volontà del sindacato e degli editori, nella gran parte dei casi non potranno vantare più nulla. Neppure l’indennità sostitutiva del preavviso resuscitata dall’ultimo contratto anche nel caso di pensionamento da parte dell’azienda.

L’attenzione è puntata sulla riunione della Commissione paritetica convocata in via Nizza mercoledì 10 gennaio, alla quale si presenterà anche il neocostituito Comitato Diritto Exfissa. L’incontro dovrebbe valutare le risposte già arrivate alla proposta di taglio tra il 40% e il 50% contenuta nella letterina di Natale inviata a 1.948 colleghi in attesa dell’indennità (leggi qui) e, probabilmente, decidere il rinvio a fine mese del termine entro cui esprimere la “manifestazione di interesse” alla riduzione del credito in cambio di un anticipo dei tempi di pagamento.

Nessuno, in Fnsi, parla e si rivolge anche alle migliaia di “altri” giornalisti ancora al lavoro che vantano un futuro credito nei confronti del Fondo ex fissa. Ecco chi sono.

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Ex fissa, le verità nascoste della letterina di Natale di Fnsi e Fieg

Entro il 31 dicembre 1.948 colleghi dovranno scegliere se accettare o meno il dimezzamento (o quasi) della cifra originaria. Senza un nuovo prestito da altri 23 milioni da parte dell’Inpgi (o delle banche?), nessuno però otterrà niente. Ecco tutti gli elementi per decidere

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Le lettere con la “proposta” sono arrivate nei giorni scorsi e 1.948 giornalisti in attesa dell’ex fissa (alcuni da molti anni) stanno facendo i conti nelle proprie tasche: meglio accettare pochi soldi, “maledetti e subito”, oppure aspettare ancora pur di ottenere l’intera cifra che gli spetta? Una scelta difficile e personale, resa quasi impossibile dalla fumosa comunicazione ricevuta. E su cui pesa come un macigno un’incognita di cui nessuno dice nulla: senza un ulteriore prestito da parte dell’Inpgi (o di un altro soggetto?), i 23 milioni residui sui 35 complessivi su cui si basava la modifica contrattuale del 2014 (e di cui sono già stati versati 12 milioni), nessuna operazione sarà possibile.

Un prestito avvolto dal mistero e da posizioni e dichiarazioni contraddittorie. Su cui il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, si è rifiutato di fare chiarezza. Nonostante su quegli ulteriori 23 milioni di finanziamento si basino tutte le ipotesi proposte. E se quei soldi non dovessero arrivare?

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Gariboldi: vi dico com’è andata alla Casagit perché non si ripeta all’Ordine

Abbiamo vinto a Milano e Roma, ma la maggioranza della Fnsi a pensiero unico ha eletto il suo presidente e ci relega a minoranza. E ora punta a mettere le mani sull’Ordine

Carlo Gariboldi nuovadi Carlo E. GariboldiConsigliere di amministrazione della Casagit

Tre mesi fa si sono svolte le elezioni Casagit, all’inizio di luglio è stato eletto un nuovo consiglio di amministrazione, che ha confermato presidente Daniele Cerrato, in palese violazione dello statuto che pone il limite a due mandati. Abbiamo vinto le elezioni a Milano e Roma, ma la maggioranza del sindacato ha fatto finta di niente, appoggiandosi su un sistema federalista che favorisce le piccole regioni (dove i giornalisti sono pochi).

Vi scrivo oggi perché siamo alla vigilia del voto per l’Ordine: un banco di prova importante dove dobbiamo scongiurare si ripeta quello che è successo in Casagit. Per il bene di tutti i colleghi.

La maggioranza della Fnsi vuole mettere le mani su tutto: nei giorni scorsi ha costituito una nuova corrente (che si chiama, bizzarramente, ControCorrente) che vuole confermare i presidenti regionali amici ed eleggere Carlo Verna presidente nazionale. Un altro giornalista Rai. Come il presidente della Fnsi, quello del Fondo complementare, quello della Casagit. E come l’ex presidente Inpgi, che ha scelto il suo successore come fosse un monarca.

A Milano la maggioranza del sindacato che stampella l’Alg si è divisa sulla base di argomenti molto poco chiari e trasparenti. Io e i miei amici (con i gruppi Unità sindacale, Senza Bavaglio e Mil) appoggiamo i candidati delle liste “Ordine: Prima la professione!” (leggi candidati qui e programma qui, scarica il volantino qui).

Ma torniamo alla Casagit.

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Pensioni dopo le riforme: una guida (minima) per non fare confusione

Manovra Inpgi e decreto Lotti (con la “manovrina” d’estate) hanno rivoluzionato la nostra previdenza. Raccapezzarsi tra regole, deroghe e salvaguardie non è facile. E non tutto è come appare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

La riforma dell’Inpgi e le nuove regole per i prepensionamenti. Le clausole di salvaguardia e le deroghe per le uscite anticipate. E poi il sistema contributivo, il calcolo automatico dell’aspettativa di vita, la rivalutazione dei contributi ridotta retroattivamente dal 2007 per tutti. Nel giro di pochi mesi di questo 2017 quasi tutto è cambiato per le pensioni dei giornalisti italiani. Ed è facile fare confusione tra norme, regole, deroghe e salvaguardie. Anche perché non tutto è esattamente come appare.

Proviamo allora a fare ordine tra le differenti novità, con questa guida minima alla comprensione del nostro futuro. O perlomeno di quel che sarà fino alla prossima (vicina?) riforma delle nostre pensioni, già richiesta dai ministeri vigilanti.

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Unci e Fnsi al Giardino della Memoria

Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, ha partecipato lunedì 19 giugno a Palermo alla presentazione del depliant informativo dedicato al Giardino della Memoria e curato dall’Unione nazionale cronisti italiani. L’incontro si è svolto nella sala convegni dell’Associazione siciliana della Stampa.

Al termine dell’incontro Giulietti ha raggiunto il Giardino della Memoria dove è stato accolto dal presidente nazionale dell’Unci, Alessandro Galimberti, dal vice-presidente nazionale, Leone Zingales, e dal presidente regionale dell’Unci, Andrea Tuttoilmondo.

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Testate online e giornalisti in Svizzera: Hearst farà da apripista?

Ha utilizzato per prima le norme Fornero sul licenziamento economico nel caso di Alba Solaro. E ora fa un altro “strappo”. Mentre Fnsi e Inpgi stanno a guardare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Hearst trasferisce le edizioni online dei suoi giornali italiani a Chiasso. Giornalisti compresi. Giornalisti che nella sede milanese non avevano trovato una stabilizzazione definitiva. E che adesso avranno contratti svizzeri (da collaboratori?) e quindi meno vincoli rispetto a quello Fieg.

Il rischio è che Hearst Italia faccia da apripista ad altri editori. Così come per prima ha utilizzato un anno e mezzo fa le norme della legge Fornero sul licenziamento economico per mandare via il caporedattore di Marie Claire, Alba Solaro.

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Prepensionamenti, Poletti cambia le regole e stravolge la lista d’attesa

Modificato l’ordine di accesso ai finanziamenti. Gli editori “retrocessi” sono pronti a ricorrere al Tar. E il ministero blocca le chiamate. In attesa dei decreti dell’Editoria

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

C’è grande confusione sotto il cielo dei prepensionamenti dei giornalisti italiani. Una nuova interpretazione del ministero del Lavoro di Giuliano Poletti ha stravolto l’ordine della lista di attesa per l’assegnazione dei 23 milioni di finanziamenti stanziati dalla legge di bilancio 2017 (leggi qui), per un totale di 94 posizioni. Non vale più la data di presentazione del piano di crisi al ministero, con possibilità di ricorso al contratto di solidarietà al posto della cigs: ora è il giorno dell’effettivo avvio della cassa integrazione a determinare la graduatoria.

Una rivoluzione piovuta sulla Fieg come una bomba, che coinvolge direttamente anche la Fnsi. Tra minacce di ricorsi al Tar, tentativi informali di mediazione con il ministero e invio di lettere a doppia firma a dirigenti e allo stesso Poletti. Con il risultato, al momento, di aver paralizzato il processo di autorizzazione dei prepensionamenti.

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Riforma pensioni e rischio esodati: la sconfitta politica di Inpgi e Fnsi

Bloccate le clausole di salvaguardia. Negata l’autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Mentre passano le misure Inps ma senza protezione pubblica. E il futuro dei giornalisti non è garantito

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Nessuna clausola di salvaguardia. Nessuna autonomia del Cda sull’aspettativa di vita. Nessuna garanzia sul futuro. E, soprattutto, il rischio – che è quasi una certezza – di creare decine, centinaia di esodati. La riforma delle pensioni dei giornalisti, entrata in vigore il 21 febbraio con il via libera dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, è la rappresentazione plastica del fallimento politico dell’attuale maggioranza di Inpgi e Fnsi.

I no e le sospensioni pronunciate dai due dicasteri pesano infatti come macigni. Perché vanno a colpire le poche, pochissime aree su cui il vertice dell’Istituto aveva differenziato le condizioni rispetto all’Inps e su cui il Sindacato si era impegnato con i giornalisti. Mentre nulla si conosce ancora delle condizioni e dei paletti che i ministeri hanno indicato nella lettera arrivata il 21 febbraio in via Nizza, che i vertici dell’Istituto si rifiutano di rendere pubblica.

Altro che cantare vittoria per una riforma che sovrappone la nostra previdenza a quella dell’Inps ma senza nessun ombrello protettivo pubblico! La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, e il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, dovrebbero ammettere la sconfitta politica. Ecco perché.

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All’Inpgi i controllati vogliono controllare il controllore

Lettera contro Abruzzo della presidente Macelloni. E si muovono pure i consiglieri della maggioranza

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Franco Abruzzo, giornalista economico e Sindaco dell’Inpgi

di Nicola BorziPaola D’Amico e Daniela StiglianoConsiglieri generali Inpgi

Può un controllato pretendere di controllare il controllore? Oppure chiedere al presidente dei controllori di “richiamare” uno di loro? La risposta, di norma, è no. Eppure, all’Inpgi sta accadendo pure questo. E sebbene l’Istituto di previdenza dei giornalisti ci abbia sorpresi ben più di una volta con la “creatività” della sua dirigenza in tema di interpretazione delle regole e di rifiuto della trasparenza, questa volta lo stupore lascia lo spazio all’indignazione civica.

Accade infatti che la presidente Marina Macelloni abbia scritto al neopresidente del Collegio dei sindaci, Paolo Reboani, per denunciare l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo, giornalista economico-finanziario in pensione, presidente emerito e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, e sindaco dell’Inpgi, ovvero controllore degli amministratori dell’Istituto. E ora sembra che anche alcuni consiglieri di amministrazione e generali della maggioranza si siano lamentati con lo stesso Reboani per gli identici motivi. Nel tentativo evidente di mettere il bavaglio a un collega che dice la sua, sì, anche sulle pensioni e sull’Inpgi. Ma senza mai violare la riservatezza sulle informazioni ricevute nella sua veste di sindaco dell’Istituto.

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Prepensionamenti, i 23 milioni della Finanziaria lasciano fuori 300 in attesa

A gennaio prime convocazioni al ministero del Lavoro. L’incognita del decreto che cambierà i requisiti e della riforma Inpgi

I 23 milioni di euro in cinque anni stanziati nella legge di Bilancio 2017 a carico della presidenza del Consiglio basteranno a coprire forse nemmeno il 20% dei 377 prepensionamenti in lista da attesa. Lasciandone fuori circa 300. A cui rimarrà qualche speranza di rientrare in gioco con i cosiddetti “inoptati”, posti prenotati ma poi non utilizzati grazie a uscite ad altro titolo. A meno che non si riesca a trovare, in altro modo, quel centinaio di milioni necessari a soddisfare tutti.

A gennaio dovrebbero comunque partire le prime convocazioni al ministero del Lavoro per l’assegnazione dei finanziamenti «in ordine di presentazione delle richieste», come recita la norma. Due incognite condizioneranno però numero di uscite e costo per ogni giornalista prepensionato: i nuovi requisiti che il governo dovrà stabilire in uno dei decreti della legge sull’Editoria e l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia prevista dalla riforma dell’Inpgi varata a fine settembre dal Consiglio di amministrazione di via Nizza e ancora al vaglio dei ministeri vigilanti. Ecco perché, chi può andare via con le attuali norme sta facendo i suoi calcoli. Mentre a muoversi d’anticipo con determinazione è stata la Rai, che ha varato da qualche settimana un piano di incentivazioni all’esodo per circa cento colleghi con i requisiti per la pensione di anzianità.

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Inpgi, ritocchi minimi alla riforma delle pensioni e per tre anni il potere agli editori sulla flessibilità in uscita

di Daniela StiglianoConsigliere generale Inpgi

PIccoli ritocchi, qualche riscrittura,  modifiche che potrebbero addirittura essere peggiorative, una proposta – l’unica novità vera – per coniugare flessibilità in uscita e nuova occupazione  consegnata nelle mani degli editori. La nuova versione della riforma delle pensioni disegnata dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi (scarica qui il file) – su cui stamattina dovrà dare il giudizio la Giunta Esecutiva della Fnsi – non modifica di fatto nulla della struttura presentata a inizio settembre: passaggio al contributivo, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, flessibilità in uscita a maglie strette e a caro costo, stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, niente più possibilità di sommare anni di contributi Inps e Inpgi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, cigs o solidarietà (leggi qui).

Una manovra iniqua, e oltretutto incapace di garantire la sostenibilità dell’Inpgi a lungo termine e di mettere in sicurezza le nostre pensioni. Anzi. Le proiezioni complete dell’attuario ancora non ci sono, ma è certo siano basate su dati non corrispondenti a quelli effettivi per i primi due anni (2015 e 2016) e calcolati su irrealistici parametri di crescita per i successivi 48 anni, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione. Lo sanno bene i consiglieri di amministrazione dell’Inpgi che domani dovranno decidere se approvare o meno la riforma, e quindi inviarla ai ministeri vigilanti. E lo sa ancora meglio il consigliere Mauro Marè, professore esperto di previdenza, dal 2007 a capo del Mefop (la società di sviluppo dei fondi pensione voluta e partecipata da ministero dell’Economia) e soprattutto rappresentante nel Cda del ministero del Lavoro che quei parametri di crescita ha consegnato alle casse previdenziali.

Come potranno, tutti i consiglieri e Marè in particolare, approvare una riforma che non risolve nulla alla radice rimandando soltanto il problema nel tempo?

Ma vediamo che cosa cambia nella nuova versione dell’ipotesi di riforma delle nostre pensioni.

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