Tutti i testimoni del processo Inpgi-Sopaf

I più “citati” sono, com’era prevedibile, i due dirigenti del settore immobiliare dell’Inpgi ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondo immobili pubblici) per 30 milioni di euro. Accanto a loro, compaiono i nomi di altri funzionari – di livello più o meno elevato – dell’Istituto di previdenza dei giornalisti. E, in qualche caso a sorpresa, pure quelli di amministratori “politici”, ovvero giornalisti eletti dai colleghi nei diversi organismi dell’Ente. Oltre a manager e dipendenti della Sopaf della famiglia Magnoni e della sua Adenium sgr, funzionari di banca, esperti, consulenti. E persino i vertici di una (nota) società immobiliare che dovrebbero riferire della vendita di un immobile a Padova.

È lunga la lista dei testimoni del processo Sopaf che hanno iniziato a deporre nei giorni scorsi a Milano, tra quelli citati dal pm Gaetano Ruta e quelli chiamati invece dalle difese degli accusati. Testimoni che – vale la pena tenerlo ben presente – a differenza degli imputati, a cui è riconosciuto il diritto di mentire per non auto-incriminarsi, sono obbligati a dire tutta la verità, senza omettere nulla di quanto a loro conoscenza. Altrimenti, vanno incontro all’incriminazione penale per falsa testimonianza.

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Case Inpgi, chi ci guadagna dalla vendita? La Sgr dei Nattino e i nuovi inquilini (non giornalisti)

case inpgi targaUn industriale con 400 dipendenti e moglie stilista, che fabbrica in Sri Lanka reggiseni per Victoria’s Secret. Un proprietario di tipografie. Un imprenditore della sanità privata. Che cos’hanno in comune? Primo: non fanno i giornalisti. Secondo: sono inquilini – recenti – dell’Inpgi. Terzo: faranno un affare con la dismissione milionaria delle case del nostro Istituto di previdenza. Come lo farà, un affare, la InvestiRe Sgr della famiglia Nattino.

Basta leggere con attenzione le carte del mega-piano di vendita da 550 milioni in due anni (più altri 150 nei due successivi) degli immobili dell’Inpgi, costretto dalla profonda crisi di liquidità a far cassa con il mattone, per capire che a guadagnarci davvero saranno alla fine solo due soggetti: gli inquilini non giornalisti, soprattutto se con contratti di locazione stipulati dal 2013 in poi, e appunto la InvestiRe, società di gestione del Fondo “Giovanni Amendola”, a cui le case dell’Istituto sono state conferite negli ultimi anni, che si occuperà dell’intera operazione. Con autonomia quasi assoluta. E incassando commissioni più elevate rispetto a quanto finora previsto. Mentre tutti i giornalisti ci perderanno.

Proviamo a capire come e perché.

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Processo Inpgi-Sopaf, il Cda in scacco matto si costituisce parte civile

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La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni
Con le spalle al muro. Stretto da più parti, il Cda dell’Inpgi ha infine subìto lo scacco matto. E ha approvato la costituzione di parte civile nel processo Sopaf che si apre domani 21 aprile al Palazzo di Giustizia di Milano, in cui è imputato anche l’ex presidente Andrea Camporese con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto in associazione con altri rinviati a giudizio. Un’ottima notizia, per i giornalisti italiani e per la tutela della loro Cassa di previdenza. Ma una decisione (presa all’unanimità dei presenti) non senza resistenze e con molti mal di pancia.

A dimostrarlo ci sono il tono e il contenuto del comunicato tutto in difesa diffuso subito dopo la decisione. Le parole dal sapore di minaccia – vergate nero su bianco – della neopresidente Marina Macelloni contro fantomatici attacchi “diffamatori e calunniosi”. E il comportamento di due consiglieri di amministrazione, che al momento decisivo hanno lasciato la stanza della riunione pur di non partecipare al voto (ma senza voler lasciare traccia del loro dissenso).

Ma la cronaca degli ultimi giorni in via Nizza racconta molto di più.

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Processo Sopaf: il Cda dell’Inpgi decide in zona Cesarini. Ma noi ci siamo già costituiti parte civile

IMG_1208L’abbiamo rifatto. A un anno di distanza dall’udienza del 14 aprile 2015 contro Luca e Giorgio Magnoni, nei giorni scorsi ci siamo costituiti parte civile, questa volta nel filone del processo Sopaf che si aprirà il 21 aprile, al tribunale di Milano. Un processo che vede imputato, tra gli altri, l’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, accusato di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto, all’interno di una presunta associazione a delinquere con altri otto rinviati a giudizio.

È stata una decisione quasi obbligata, la nostra, di fronte al Consiglio di amministrazione dell’Inpgi che ha spinto in zona Cesarini la decisione sulla costituzione di parte civile da parte dell’Istituto che, secondo la tesi del pm Gaetano Ruta accolta nel rinvio a giudizio dal gup Alessandro Santangelo, è stato truffato dagli imputati e ha subìto danni per almeno 7,6 milioni di euro. Siamo ben consapevoli che nel caso in cui il Cda dell’Ente riunito oggi e domani dovesse scegliere di costituirsi – come si aspetta l’intera categoria e come ancora ci auguriamo noi – la nostra azione sarebbe ricompresa in quella dell’Inpgi. Ma noi avremmo comunque raggiunto il nostro obiettivo: tutelare gli interessi dei giornalisti e del nostro Istituto.

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Vittoria di Inpgi-La Svolta: si inizia (in silenzio) a squarciare il velo sui segreti di via Nizza. La trasparenza vera è però ancora molto lontana

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Mimma Iorio, direttrice generale dell’Inpgi e responsabile della Trasparenza

Sta avvenendo tutto alla chetichella, senza annunci, in gran silenzio. E pochissimi se ne sono accorti. Ma sul sito dell’Inpgi, nella sezione “Trasparenza” (clicca qui), subito prima del Consiglio generale del 22 marzo, sono stati caricati documenti e testi che contengono informazioni e dati finora sempre negati con motivazioni infondate e arroganti. Dai nomi dei componenti dei comitati dei Comparti Uno e Due del Fondo immobiliare “Giovanni Amendola” ai numeri sull’andamento delle quote dello stesso Fondo, all’identità dei dirigenti che siedono nei comitati consultivi di altri fondi in cui investe l’Inpgi (compresi i compensi).

Dopo le richieste, le denunce pubbliche e anche le posizioni nette assunte da candidati e consiglieri generali eletti da Inpgi-La Svolta (a partire dagli esposti di Nicola Borzi: leggere qui, qui e qui), si comincia insomma a squarciare il velo su alcuni dei segreti che si nascondono nelle stanze di via Nizza. Solo un primissimo, timido passo, sia ben chiaro. Perché tantissimo resta da fare. Ma sicuramente una vittoria per noi e per chi ci ha sostenuto. Sperando che l’elezione di una presidente in assoluta continuità con il passato come Marina Macelloni non rappresenti uno stop a questo percorso.

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Processo Inpgi-Sopaf: quei 50 mila euro che Camporese ammette di aver preso dai Magnoni. E che (con altri 142 mila) per il pm Ruta e il gup Santangelo provano la corruzione

Andrea Camporese
Andrea Camporese

Corruzione. Al processo Inpgi-Sopaf, che si aprirà a Milano tra meno di due mesi, il 21 aprile prossimo, non c’è solo l’accusa di truffa aggravata ai danni del nostro Istituto di previdenza a carico del presidente Andrea Camporese. La seconda imputazione, su cui il suo Consiglio di amministrazione e i suoi amici hanno sempre taciuto, è appunto la corruzione.

Due gli elementi su cui si basano le accuse. Il conto corrente n. 12872890 da 142.500 euro che Andrea Toschi, amministratore delegato di Adenium sgr (del gruppo Sopaf), avrebbe aperto per conto del presidente dell’Inpgi nella filiale di Lugano della Bsi, su cui il processo dovrà fare chiarezza. E i 50 mila euro in due anni (2012 e 2013) versati a Camporese per l’incarico di presidente del Comitato  consultivo del fondo di fondi di private equity della Sopaf Capital Management (SCM) sgr della famiglia Magnoni, poi ribattezzata Adenium sgr (oggi è gestito dalla Wise sgr).

Soldi – i 50 mila euro – che lo stesso Camporese ha ammesso di aver preso, sostenendo di fronte al Consiglio generale dell’Inpgi del dicembre 2014 di averli devoluti in beneficenza (senza però mai chiarire come e a chi). Una dichiarazione peraltro non ripetuta nell’interrogatorio davanti al pm Gaetano Ruta del 15 giugno 2015, quando si è limitato a dire che “nella mia prospettiva non vi era nulla di anomalo” nonché di averli “regolarmente dichiarati”. Secondo l’accusa, invece, qualcosa di anomalo ci sarebbe.

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Processo Inpgi-Sopaf, così il pm Gaetano Ruta spiega la truffa da 7,6 milioni con l’investimento nel Fip

di Inpgi-La Svolta

inpgi.jpg_694560180“Il Fip ha reso quasi il 50% in sette anni”. Questo è il ritornello che cantano all’unisono tutti i candidati all’Inpgi vicini al presidente Andrea Camporese, quando si parla del processo Inpgi-Sopaf e delle accuse mosse agli imputati. Se l’investimento nel Fip ha portato un guadagno, è il loro ragionamento, perché qualcuno dovrebbe lamentarsi e addirittura ipotizzare un reato?

Il punto, però, non è questo. E chi conosce i fatti lo sa bene. Il punto sono i 7,6 milioni di euro che sarebbero stati pagati in più, sui 30 milioni complessivamente sborsati, presi dalle casse dell’Inpgi2, la gestione separata di collaboratori e freelance.

Non lo diciamo noi: lo dicono i magistrati milanesi. Per dimostrarlo, pubblichiamo alcuni passaggi di un interrogatorio in cui il pm Gaetano Ruta spiega esattamente in che cosa consista il reato di truffa contestato agli imputati nel processo Sopaf – tra i quali figura anche Camporese.

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Inpgi-Adenium, una domanda (necessaria) a Camporese, al suo Cda e ai sindaci: quanto valgono oggi i 16 milioni investiti nel 2010 nel fondo di fondi della Sopaf?

Pavesi fotodi Fabio Pavesi – Il sole 24 Ore – candidato sindaco gestione principale – Inpgi-La Svolta

Non c’è solo il malaffare del Fip, con relativa inchiesta giudiziaria, il Fondo immobili pubblici dove l’Inpgi avrebbe fatto da bancomat per i bancarottieri della Sopaf, anticipando alla Sopaf stessa i soldi per l’acquisto a prezzo scontato delle quote poi rivendute all’Inpgi a prezzo pieno (7,6 milioni di plusvalenza facile per la Sopaf e di quindi di mancato guadagno per l’Inpgi).

La frequentazione del presidente Andrea Camporese con la famiglia Magnoni e gli affari della Sopaf fallita, su cui si sono accesi i riflettori della Procura di Milano, ha veicolato un’altra operazione dubbia sulla cui entità delle eventuali perdite poco si sa.

È quella del fondo di fondi Adenium Global private equity, affidato alla Sgr della Sopaf finita in amministrazione straordinaria e ora gestito da Wise Sgr.

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Inpgi, Andrea Camporese a processo il 21 aprile per corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto. La notizia su siti, agenzie e quotidiani

imageAndrea Camporese, presidente dell’Inpgi dal 2008, è stato ieri, 4 febbraio, rinviato a giudizio per corruzione e truffa aggravata nei confronti dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani dal gup Alessandro Santangelo in base alla richiesta avanzata dal pm della Procura di Milano, Gaetano Ruta.

Il rinvio a giudizio è arrivato nell’ambito dell’inchiesta per il crac della Sopaf della famiglia Magnoni. Il processo inizierà il 21 aprile. Entro questa data l’Istituto potrà decidere se costituirsi parte civile.

Mini rassegna stampa: ecco come la notizia è stata riportata da agenzie, siti online di informazione e quotidiani.

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Le nostre pensioni, numeri e responsabili del disastro. #InpgiLaSvolta: il programma con le azioni da fare subito per garantire futuro e autonomia dell’Istituto

di Inpgi-La Svolta

Questi sono i numeri del dissesto dell’Inpgi, nell’andamento dal 2008 al 2015. Numeri che mettono a rischio le nostre pensioni, di oggi e soprattutto di domani:

Programma tabella def

I responsabili di questa gestione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti: sono Andrea Camporese, presidente dall’aprile 2008, e i consiglieri di amministrazione che gli sono stati più vicini, fingendo di non vedere il disastro annunciato e poi realizzatosi.

Noi di Inpgi-La Svolta vi raccontiamo come sono andate le cose. E quali sono le azioni urgenti che, se saremo eletti, ci impegniamo a portare avanti nei nostri primi 100 giorni all’Istituto. Con l’obiettivo di riportare i conti dell’Inpgi in salute e assicurare il futuro delle nostre pensioni, il sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, prestazioni e garanzie aggiuntive per freelance e collaboratori e l’autonomia del nostro Istituto.

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Non facciamo gli struzzi: l’inchiesta Inpgi-Sopaf ha ricadute anche sulla riforma delle nostre pensioni

di Daniela Stigliano – Giunta Esecutiva Fnsi

IMG_0033Ho detto due volte no alla riforma Inpgi in tre giorni: il primo l’ho pronunciato la mattina di lunedì 6 luglio, al Direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, insieme con i colleghi (e amici) Letizia Mosca e Carlo Gariboldi; il secondo, nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio, unico voto contrario della Giunta Esecutiva della Fnsi. In mezzo, martedì 7 luglio, il pm della Procura milanese, Gaetano Ruta, ha depositato la conclusione delle indagini sul crac della holding di partecipazione Sopaf, della famiglia Magnoni, che comprende la presunta truffa ai danni dell’Inpgi da 7,6 milioni di euro. E che coinvolge direttamente il presidente dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, Andrea Camporese, indagato non solo per la truffa aggravata ma da martedì scorso anche per corruzione.

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Inchiesta Inpgi-Sopaf, 20 giorni (dal 7 luglio) alle difese per farsi interrogare o presentare dichiarazioni

IMG_1340La parola ora passa alle difese. Che hanno 20 giorni di tempo, a partire dalla data in cui il pm della Procura milanese Gaetano Ruta ha presentato le conclusioni di indagine (il 7 luglio), per presentare memorie, chiedere di essere sentiti o consegnare dichiarazioni.

Lo spiega il collega del Sole 24 Ore, Stefano Elli, in un articolo apparso oggi nell’inserto Plus del quotidiano economico-finanziario sull’inchiesta per il crac della holding di partecipazione Sopaf (nell’immagine a destra).

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Sopaf, l’Inpgi sapeva da un anno della truffa ai suoi danni. Ecco tutti i dettagli dell’inchiesta

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Cliccare sull’immagine per scaricare il documento

A luglio 2014 l‘Inpgi ne era pienamente consapevole, al punto da ammettere in due diverse lettere indirizzate al ministero del Lavoro (e pubblicate solo ora sulla Rete) di essere una “possibile parte offesa” e di aver dato mandato ai propri legali di “costituirsi nel procedimento penale, intendendo con ciò non solo tutelare la propria posizione nell’interesse degli iscritti, ma anche collaborare fattivamente con la Procura della Repubblica di Milano“. Non più “soggetto terzo, totalmente estraneo ai fatti”, come dichiarato in un comunicato di un paio di mesi prima, subito dopo la perquisizione negli uffici da parte della Guardia di Finanza. Poi tutto è cambiato, nell’autunno successivo. E l’Inpgi e il suo Cda hanno scelto la strada dell’arroccamento. Del no a ogni costo alla costituzione di parte civile nel processo avviato contro Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf, accusati anche di una presunta truffa ai danni dell’Inpgi e per 7,6 milioni di euro. Del nascondersi dietro formalismi processuali in un quadro che è da moltissimo tempo di solare chiarezza

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Processo Sopaf, quella strana “benevolenza” del Cda dell’Inpgi verso i Magnoni

Tutti tranne lInpgi, dunque. Al processo contro Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf, tutti gli enti truffati secondo la procura di Milano si sono costituiti parte civile. L’Istituto dei giornalisti, imperterrito, ha proseguito sulla strada del no. Sulla posizione attendista e rinunciataria che ha scelto da mesi il suo Consiglio di amministrazione. Nonostante le sollecitazioni arrivate da alcuni, e sicuramente da noi di Unità Sindacale. E non preoccupandosi delle conseguenze, economiche e di immagine, del suo comportamento.

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L’Inpgi, i Magnoni, il Fip, la parte offesa e il fumo negli occhi

L’Inpgi annuncia con enfasi sul suo sito internet che domani (giovedì 12 marzo) si presenterà come parte offesa al processo ai fratelli Magnoni per bancarotta e truffa ai danni dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, della Cassa dei ragionieri e dell’Ente dei medici.

Fumo negli occhi: l’Inpgi è parte offesa, ma non per scelta. Lo stabilisce il magistrato inquirente chi sono le parti offese. E che l’Inpgi lo fosse lo ha dichiarato pubblicamente oramai oltre due mesi fa.

Il Cda dell’Istituto avrebbe dovuto deliberare da tempo la costituzione di parte civile, a prescindere dalla successiva percorribilità, perché solo così avrebbe dimostrato la buona intenzione di voler tutelare l’integrità dell’Ente. Questo purtroppo non è avvenuto e oggi l’Istituto si nasconde dietro un automatismo procedurale ben sapendo che non avrà alcun effetto pratico. Se domani sarà accettata la richiesta di patteggiamento (a 4 anni e 6 mesi per Giorgio Magnoni e 3 anni e 6 mesi per il figlio Luca), infatti, non resterà che fare causa (civile) per riavere i 7,6 milioni di euro pagati in più dall’Inpgi per l’acquisto delle quote del Fip (Fondo immobili pubblici) dalla Sopaf dei finanzieri milanesi.

Stupisce piuttosto che l’Inpgi ostenti oggi di essere parte offesa, visto che finora ha sempre sostenuto di non aver subito alcun danno dall’operazione Fip/Sopaf. Se l’investimento fosse stato davvero vantaggioso, come più volte dichiarato, perché l’Istituto sarebbe parte offesa?

Inpgi-Sopaf, patteggiamento per i Magnoni ma l’inchiesta va avanti

Il Tribunale di Milano deciderà il prossimo 12 marzo se accettare o no il patteggiamento per Giorgio e Luca Magnoni, rispettivamente per una pena di 4 anni e 6 mesi e 3 anni e 6 mesi, che ha già incassato il sì della Procura. Va comunque avanti l’inchiesta sulla presunta truffa ai danni di tre casse previdenziali, tra cui l’Inpgi, nell’ambito della quale risulta indagato tra gli altri anche il presidente dell’Istituto dei giornalisti, Andrea Camporese. E su questo fronte potrebbero esserci presto novità in arrivo dalla Svizzera. La Procura avrebbe infatti chiesto assistenza per accertare la movimentazione su conti correnti riconducibili direttamente o indirettamente ad alcuni degli indagati.

La ricostruzione dell’intera vicenda e le ultime novità rivelate da fonti giudiziarie sono contenute in un articolo del Sole 24 Ore in edicola oggi (nell’immagine qui sotto) a firma di Stefano Elli.



Il patteggiamento dei Magnoni – secondo l’articolo del Sole – renderebbe impraticabile la costituzione di parte civile da parte degli Istituti di previdenza truffati secondo la Procura, e di altri soggetti che si ritengano danneggiati. Ma l’azione ritornerebbe possibile (e probabilmente doverosa) se ci dovessero essere nuovi rinvii a giudizio.

Troppi silenzi e nessuna trasparenza dal cda dell’Inpgi sul processo ai Magnoni

Aldo, Giorgio e Luca Magnoni

Silenzio. A oltre un mese dal rinvio a giudizio di Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf coinvolti in un’inchiesta che ipotizza anche la truffa aggravata ad alcuni Istituti di previdenza (tra cui l’Inpgi per 7,6 milioni di euro) e che vede insieme a loro altri indagati (a vario titolo per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, truffa, appropriazione indebita e frode fiscale), e dopo la richiesta esplicita arrivata il 23 dicembre con il comunicato firmato da noi di Unità Sindacale, il cda dell’ente dei giornalisti non ha assunto ancora alcuna posizione ufficiale sulla costituzione di parte civile. Eppure, la prima udienza del procedimento penale è tra appena due giorni, giovedì 8 gennaio. Solo uno dei sindaci dell’Istituto (attuale e anche ai tempi della presunta truffa), pur nascondendosi dietro un altro suo incarico sindacale, ha rivelato pubblicamente alcune informazioni di cui è venuto in possesso non si comprende se come esponente dell’Inpgi o come giornalista che ha condotto indagini personali

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Il cda dell’Inpgi si costituisca parte civile nel processo contro i Magnoni a tutela del patrimonio della cassa. Altrimenti, facciamolo noi!

La prima udienza è stata fissata per l’8 gennaio 2015: quel giovedì mattino si darà il via al processo con rito immediato per Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf, nel procedimento per truffa ai danni di alcuni istituti di previdenza, tra i quali l’Inpgi di noi giornalisti (in particolare la gestione separata, l’Inpgi 2, a cui sono iscritti collaboratori e freelance) per una somma pari a 7,6 milioni di euro. Il rito immediato è stato chiesto dagli inquirenti, e in genere viene proposto quando la Procura ha la convinzione di aver raggiunto la prova del reato.

Non è un caso, dunque, se i Magnoni – come hanno fatto sapere i loro avvocati – stiano pensando di ricorrere al patteggiamento, cioè alla richiesta di una condanna più lieve evitando soprattutto la “discovery” del dibattimento

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