Riforma Inpgi, il 2 luglio incontro pubblico organizzato dalla Lombarda al Circolo della Stampa di Milano. Diretta Twitter #openinpgi

logo circolo 2Appuntamento al Circolo della Stampa di Milano giovedì 2 luglio, dalle ore 10, per parlare della riforma delle pensioni dei giornalisti. L’Associazione lombarda dei giornalisti ha organizzato un incontro pubblico sul tema “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale Inpgi”, che è poi il titolo dato dall’Ente alle 13 pagine con cui ha inviato il 18 giugno scorso la sua proposta di revisione del sistema previdenziale alle parti sociali, Fnsi e Fieg.

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I costi dell’Inpgi/1 Cda e Consiglieri guadagnano sempre più: in 8 anni aumento medio del 39%. Sindaci a +14%

Quanto costa la macchina che fa muovere l’Inpgi? Nel 2014, per le cosiddette spese di struttura, che vanno dal personale ai beni e servizi, comprese le spese girate alle Associazioni di stampa che funzionano come sedi decentrate, fino agli organi e altro, l’Istituto ha speso in tutto 24,8 milioni di euro, in diminuzione dell’1,6% rispetto ai 25,2 milioni del 2013, anche se nel preventivo 2015 la voce è ipotizzata in crescita fino a 25,9 milioni. Il valore assoluto, però, dice poco. Bisogna capire quanto questi costi pesano sul complesso delle attività dell’Inpgi. E mettere il risultato a confronto con altre realtà previdenziali. Ebbene, sul totale delle entrate per contributi, il peso è del 6,07% (era del 6,06% l’anno precedente), sul volume gestito, ovvero la somma di entrate contributive e spese per prestazioni, è pari al 2,76% ed è del 4,82% sul totale delle uscite. L’Inps, per esempio, nel 2013 aveva un’incidenza delle spese di funzionamento sul movimento dei flussi previdenziali e assistenziali dell’1,6%, che nel 2014 è stato in ulteriore diminuzione. Mentre l’Enpals, nel 2010, l’anno prima di confluire nella stessa Inps, aveva un rapporto dei costi di struttura dell’1,84% sul volume gestito, considerato comunque elevato, e del 2,82% sul totale delle uscite. 

Anche la composizione percentuale delle voci all’interno dei costi fa riflettere. Il personale, per esempio, incide per oltre il 66% sulle uscite per funzionamento, contro il 50% dell’Inps e il 64% dell’Enpals pre-integrazione. Gli organi sono addirittura al 5,6% rispetto all’1,5% della cassa di sportivi e lavoratori dello spettacolo. Eppure, nella riforma studiata dal Cda dell’Inpgi per tentare – in ritardo – di porre rimedio a uno squilibrio previdenziale cresciuto negli anni, non si parla in nessun modo di mettere mano ai costi della struttura. Né di quale sia stata la dinamica di queste spese negli anni della crisi. Proviamo a fare un’analisi per capirne di più, iniziando dalle uscite per gli organi sociali del nostro Istituto.

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Gabriele Cescutti
Andrea-Camporese
Andrea Camporese

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Otto anni di crisi, per i giornalisti. Otto anni di testate chiuse, migliaia di posti di lavoro persi, cassa integrazione, contratti di solidarietà, pensionamenti anticipati, disoccupazione. Per non parlare delle condizioni sempre peggiori di freelance e collaboratori. Otto anni di bilanci dell’Inpgi in trend negativo, salvati finora solo da vendita di investimenti liquidi e rivalutazione (sulla carta) del valore degli immobili. Eppure, ai piani alti di via Nizza, nello stesso periodo, i risparmi non sono stati troppo di casa. Soprattutto se si parla dei compensi del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale, cresciuti di un terzo tra il 2007 (ultimo anno di presidenza di Gabriele Cescutti) e il 2014 (settimo anno di presidenza di Andrea Camporese).

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Riforma Inpgi, Lorusso e la sfera di cristallo: per il sito Fnsi l’ok è già sicuro

Schermata 2015-06-26 a 11.07.27Inutile leggere, scrivere, riunirsi in assemblea! L’ok alla riforma dell’Inpgi arriverà comunque a metà luglio. A dare la notizia è il sito della Fnsi, il cui direttore responsabile è il segretario generale della Federazione nazionale della stampa, Raffaele Lorusso. L’annuncio campeggia, fisso dal 23 giugno sotto il rullo delle quattro news su sfondo blu, nell’home page (foto in alto). Ed è stato inviato per newletter quello stesso giorno (foto a destra).

Il titolo è chiarissimo: l’Inpgi ha preparato la manovra di riequilibrio dei conti, l’ha inviata a Fieg e Fnsi, ma a metà luglio comunque la varerà (addirittura in anticipo sui tempi già stretti annunciati nelle riunioni del 9 giugno). A che cosa servono, dunque, le assemblee, le prese di posizione, i documenti che stanno circolando, di appoggio o di critica poco importa, su quelle che lo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, definisce nel testo inviato alle parti sociali “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale“?

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Inpgi/Basta illusioni, soltanto una visione nuova può garantire un futuro pensionistico ai giornalisti

di Unità Sindacale IMG_1208

Una riforma tardiva, insufficiente e priva di un respiro di lungo periodo. Nelle proposte presentate dall’Inpgi per rivedere contributi e prestazioni del nostro Istituto di previdenza, non si tratta di andare a ritoccare un capitolo o l’altro. Né tantomeno di fare la lotta tra pensionati di oggi e di domani per decidere chi dovrebbe pagare di più e se l’intervento è giuridicamente lecito o meno. Semplicemente, è tutto l’impianto che non regge. Perché chiede sacrifici importanti, avvicinando il welfare dei giornalisti a quello dell’Inps senza dare le medesime garanzie di stabilità nel tempo. Perché porta risparmi esigui rispetto al buco tra entrate e uscite previdenziali correnti, e non li mette in prospettiva attuariale, proiettandoli su scenari realisticamente ipotizzabili per il futuro, dando di fatto risposte di livello congiunturale a un problema che è strutturale. Con il rischio, appunto, di dover intervenire nuovamente, e ancora più pesantemente, nel giro di pochissimi anni, se non peggio. Oltre al fatto che nulla dice sui costi di struttura, sul loro peso sui bilanci dell’Inpgi e su come intervenire per contenere queste spese.

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Provincia Pavese, i giornalisti ai lettori: L’azienda vuole spazzare via l’identità di un quotidiano davvero locale

Questa è la lettera che l’assemblea dei giornalisti della Provincia Pavese ha pubblicato oggi sul sito del quotidiano del gruppo L’Espresso-Repubblica e che domani apparirà sul giornale di carta, che torna in edicola dopo due giorni di sciopero. La protesta della redazione contro l’annuncio fatto dall’azienda di non sostituire due colleghe in uscita e di chiudere le redazioni di Vigevano e Voghera continua con lo sciopero delle firme.

Cari lettori,

mercoledì 24 e giovedì 25 non avete trovato in edicola il vostro giornale quotidiano, La Provincia Pavese, per uno sciopero di due giorni proclamato dai giornalisti delle tre redazioni di Pavia, Vigevano e Voghera. Le ragioni di questa protesta sono due: a luglio e a settembre usciranno dall’organico del giornale due colleghe che l’azienda non vuole sostituire, togliendo quindi di fatto due persone al gruppo di giornalisti che ogni giorno lavorano alla produzione del quotidiano locale. Come se non bastasse, l’azienda ha anche deciso, senza alcun confronto preventivo con la rappresentanza sindacale interna e senza un confronto con la redazione, di chiudere dal primo settembre le due redazioni distaccate di Voghera e Vigevano, portando tutti i giornalisti a quella centrale di Pavia in base a una logica di accentramento che noi non condividiamo.

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I giornalisti delle Marche alla Fnsi: “Riforma Inpgi da rivedere. Difendiamo la specificità del Giornalismo”

Pubblichiamo la lettera che il segretario generale del Sigim ( il Sindacato delle Marche), Giovanni Rossi, ha scritto al segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, e a tutta la Giunta Esecutiva, per comunicare le considerazioni del suo Consiglio direttivo sull’ipotesi di riforma trasmessa dall’Inpgi il 19 giugno.

di Giovanni Rossi

Caro Segretario, Cari Colleghi,

il Consiglio direttivo del Sigim, riunitosi il 22 giugno per valutare l’ipotesi di riforma Inpgi trasmessa alla Federazione, ha sviluppato le seguenti considerazioni che affida al dibattito federale in vista della prevista riunione di Giunta del prossimo 8 luglio.

In premessa, apprezziamo il lavoro fatto dall’Inpgi (presidenza, dirigenza e uffici) per rendere la materia – così complessa – il più possibile fruibile. E’ uno sforzo dovuto, certo, ma non di meno lo consideriamo come elemento di positività e di chiarezza.

Sul piano politico, è evidente e dichiarato il tentativo del Cda Inpgi di spalmare i tagli su una molteplicità di prestazioni per non pesare solo su alcune. E’ un’idea certamente rispettabile, che ha una sua ratio.

Sul piano prospettico, crediamo tuttavia non sfugga ad alcuno che esiste una distanza tra gli obblighi di legge che l’Istituto ha con i suoi studi attuariali e l’evoluzione di una realtà che spesso travolge le previsioni. Fare calcoli di sostenibilità quando la platea contributiva e gli scenari professionali cambiano continuamente è esercizio particolarmente arduo.

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Provincia Pavese in sciopero per i tagli all’organico e la chiusura delle redazioni di Vigevano e Voghera

Comunicato dell’Assemblea di redazione della Provincia pavese (Finegil – gruppo L’Espresso-Repubblica)

L’Assemblea di redazione della Provincia Pavese ha approvato due giorni di sciopero a partire da oggi, martedì 23 giugno, per protestare contro la decisione comunicata dall’azienda di non sostituire due colleghe che escono dall’organico e di chiudere le due redazioni staccate di Vigevano e Voghera nonostante i conti del giornale siano ancora positivi

Pur consapevoli della difficoltà in cui versa il settore dell’editoria e della necessità di una nuova organizzazione del lavoro, riteniamo inaccettabile la scelta dell’azienda di smantellare del tutto una presenza storica del giornale su un territorio vasto e variegato come la provincia di Pavia nelle sue articolazioni Lomellina, Pavese e Oltrepo

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Direttivo Alg: Sorrentino (a sorpresa) coordina i freelance lombardi. Rimandata la discussione sulla riforma Inpgi

Iniziamo con questo articolo a raccontare ai colleghi quel che accade nelle riunioni del Consiglio Direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, la più grande Associazione regionale di stampa della Fnsi, dove siedono per elezione diretta 30 colleghe e colleghi, di cui 20 professionali e 10 collaboratori, e di cui fanno parte con diritto di parola (per le questioni di competenza) i consiglieri nazionali Fnsi lombardi e i rappresentanti di gruppi di specializzazioni e sindacati di base, sempre regionali. Si tratta di una cronaca non ufficiale, ovviamente. Quella ufficiale dovrebbe essere redatta in un verbale, a norma di Statuto dell’Alg, a disposizione di ogni iscritto. Un suo riassunto dovrebbe inoltre essere pubblicato su Giornalismo, ma non avviene da anni (o forse da sempre). Ogni seduta è in ogni caso registrata.

Schermata 2015-06-22 a 17.31.51La sorpresa della riunione del Direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti di venerdì 19 giugno ha il nome e il volto di Riccardo Sorrentino (nella foto), stimato collega poco più che cinquantenne, giornalista di economia internazionale del Sole 24 Ore, dove lavora da oltre vent’anni, eletto a novembre nelle liste di Stampa Democratica dopo due consiliature trascorse nelle fila di Quarto Potere. Ottimo professionista e persona molto seria. Il presidente dell’Alg, Paolo Perucchini, leader di Stampa Democratica, lo propone in apertura di seduta come Coordinatore della Commissione regionale lavoro autonomo. Tra la sorpresa – appunto – di tutti. Compresi molti consiglieri che fanno parte della maggioranza che sostiene il governo della Lombarda.

Lo stupore non è per la persona, ma per la scelta di un giornalista da sempre contrattualizzato per guidare l’organismo dei freelance in un Direttivo in cui siede più di un giornalista autonomo, e proprio all’interno delle componenti che hanno eletto il presidente e continuano a sostenerlo. In molti esprimono perplessità,

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Inpgi, chi rischia di pagare il conto della crisi e di troppe distrazioni

Pubblichiamo la lettera aperta che Fabio Pavesi, esperto di finanza del Sole 24 Ore, ha inviato a tutti i colleghi del suo giornale e anche ai componenti della Giunta Esecutiva della Fnsi e del Consiglio di amministrazione dell’Inpgi. La sua analisi sulla crisi dell’Istituto di previdenza dei giornalisti e sulla futura riforma che aspetta la categoria si conclude con un invito esplicito (e benvenuto): Ne discutiamo?

di Fabio Pavesi – Il Sole 24 Ore

(in coda, il link alla replica di Franco Abruzzo)

inpgi.jpg_694560180L’Inpgi è a un bivio difficile della sua storia, da quando nel ’94 è stato privatizzato. Ora si parla apertamente di una nuova riforma, inevitabile, ma basterà? Le ultime due riforme nel 2007 e nel 2011 si sono rivelate dei pannicelli caldi. Hanno solo tamponato una crisi che è in realtà strutturale da molti anni. Anni in cui si è minimizzata la portata della crisi.

Basti pensare che già nel 2004 l’attuario Gismondi pronosticava che dal 2017 il saldo della gestione corrente sarebbe risultato negativo accentuandosi nel tempo. Ebbene previsione azzeccata ahimè solo con largo anticipo. Il saldo tra entrate (contributi) e uscite (spesa per pensioni Ivs) della gestione corrente (incassare contributi e pagare pensioni) è andato in rosso per la prima volta già nel 2011 per 1,3 milioni. Poco si dirà. Ma è l’escalation a essere drammatica.

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Inpgi, riforma da 60 milioni l’anno: molti sacrifici, poca sostenibilità. E nessuna spending review

 In tutto, nemmeno una sessantina di milioni l’anno tra maggiori entrate e risparmi sulle prestazioni. A valori retributivi attuali e scommettendo quantomeno su uno stop al trend di uscite dal lavoro, soprattutto di pensionati di anzianità. La riforma che l’Inpgi propone per far fronte ai gravi problemi di squilibrio della gestione previdenziale ristruttura radicalmente il quadro delle prestazioni offerte dall’Istituto, che si avvicina sempre più, e in qualche caso di sovrappone integralmente, a quanto garantisce l’Inps. Senza però assicurare, a un primo sguardo, una reale sostenibilità a lungo termine dei suoi conti. Perché 60 milioni l’anno (scarsi), a fronte di un rosso 2014 di quasi 110 milioni (non considerando i proventi da investimenti e rivalutazioni), non sembrano essere in grado di mettere in sicurezza l’Istituto e le nostre pensioni.

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Prepensionamenti, perché l’Inpgi non ha avvertito la Fnsi quando dava ai colleghi numeri oggi definiti errati?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Ringrazio l’Inpgi per gli “ulteriori chiarimenti, definitivi e non necessari” che aggiungono nuovi elementi a un dibattito che sta diventando stucchevole per i colleghi. La domanda finale resta una sola: preso atto dei dati illustrati nelle due note dell’Istituto, perché da via Nizza nessuno ha mai avvertito i rappresentanti della Fnsi quando, dal segretario generale (membro del Cda dell’Ente previdenziale) in giù, hanno sostenuto di fronte ai colleghi che il costo medio di ogni prepensionamento è pari a 350 mila euro?

Per quanto riguarda la mail indirizzata dall’Inpgi al governo,  nel giugno 2014, e le cifre in essa contenute, rifletto da profana:

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Il welfare dei giornalisti ai tempi della crisi: le foto del dibattito al Circolo della Stampa

Pubblichiamo le immagini di alcuni momenti del corso di formazione dal titolo “Il welfare ai tempi della crisi: ammortizzatori sociali, pensioni, salute, nuove tutele per i freelance“ che si è tenuto ieri al Circolo della Stampa di Milano, organizzato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia e dell’Ordine nazionale dei giornalisti

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Prepensionamenti, Stigliano: “Confermo tutto. La mia fonte? È l’Inpgi”

 di Daniela Stigliano Giunta Esecutiva Fnsi

Confermo tutto. Perché la mia fonte principale è l’Inpgi. Perché ho utilizzato per i calcoli gli identici dati che il neo segretario Fnsi ha illustrato in questi mesi nelle assemblee con i colleghi. E perché ho fatto controllare l’impostazione e i numeri della mia elaborazione a due esperti, uno degli editori e uno del sindacato. È vero, c’è un errore nell’attribuzione dello 0,6% contrattuale che modifica leggermente il risultato finale, mentre il numero dei prepensionati effettuati a fine di ogni anno ha uno scostamento di quattro unità rispetto a quanto contenuto nel documento dell’Inpgi perché io ho ricavato i dati dalle relazioni della Corte dei conti (non avendoli trovati nei bilanci dell’Inpgi). Ma la sostanza non cambia: in base ai dati in possesso fino a lunedì sera del sindacato e della categoria in quanto comunicati dall’Inpgi, i posti per nuovi prepensionamenti fino al 2019 ci sono, e sono alcune centinaia. Quello che è accaduto in nemmeno 24 ore è ancora incomprensibile

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Prepensionamenti dei giornalisti: chi ha ragione, Iorio o Lorusso?

Pubblichiamo un intervento postato ieri da Letizia Mosca sul suo blog letiziamosca.wordpress.com

di Letizia Mosca

 La collega della Giunta Esecutiva della Fnsi, Daniela Stigliano, ha calcolato il numero dei prepensionamenti ancora possibili fino al 2019 utilizzando un dato fornito un anno fa dall’Inpgi e noto a Fnsi e Fieg: 350 mila euro di costo medio per ogni prepensionato. Oggi la direttrice generale dell’Inpgi, Mimma Iorio, accusa Stigliano di aver fatto male i calcoli, perché ogni prepensionato costerebbe 467.267 euro. Un dato nuovo e sconosciuto a tutti.
La prova incontrovertibile? Il discorso tenuto dal neo segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso ad Ancona il 20 aprile 2015 in cui dichiarava che i prepensionamenti in attesa erano 224 e che un singolo prepensionato “costa 350 mila euro, e ad oggi solo di soldi pubblici avremmo bisogno di 60 milioni di euro, più un terzo pagato dagli editori”. Lo stesso Lorusso che oggi sposa la nuova tesi dell’Ingpi e parla di “strumentalizzazioni, dietrologie, insinuazioni”. Basate sulle sue stesse dichiarazioni pubbliche. Chi ha ragione: Lorusso o Iorio?

Qui l’intervento ad Ancona di Lorusso, riportato dal sito Fnsi (di cui è direttore responsabile lo stesso Lorusso).

Sorpresa! I soldi per i prepensionamenti ci sono. Ecco quello che Inpgi e Fnsi non dicono

di Daniela Stigliano Giunta Esecutiva Fnsi

Daniela Stigliano

Sono davvero finiti i soldi per i prepensionamenti dei giornalisti? Certo, il governo di Matteo Renzi non intende almeno fino a tutto il 2019 rivedere le regole della legge 416 del 1981, quella che regola cigs e prepensionamenti per i giornalisti. E non ha nemmeno intenzione di dare nuovi finanziamenti per le uscite anticipate negli stati di crisi, oltre ai 20 milioni l’anno previsti dal 2009 (che non si sa se saranno confermati dal 2020 in poi) e ai 51,8 milioni di euro del Fondo triennale straordinario da 120 milioni di euro voluto dal governo di Enrico Letta e poi reso operativo lo scorso anno dal sottosegretario Luca Lotti. Ma questo significa che già oggi non ci sono più soldi per soddisfare la coda di richieste di finanziamento avanzate al ministero del Lavoro né tantomeno quelle che potrebbero arrivare, come i vertici di Fnsi e Inpgi vanno ripetendo negli ultimi mesi in ogni occasione, praticamente all’unisono ma senza dare giustificazioni e dati chiari? Facendo i conti in base ai criteri di calcolo elaborati e utilizzati proprio dai massimi uffici dell’Istituto di previdenza, le cose in verità non sembrano stare così. Anzi! I prepensionamenti finanziabili fino a tutto il 2019 sarebbe addirittura almeno altri 300 e più

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Dietro i numeri: che cosa racconta davvero il bilancio dell’Inpgi

di Daniela Stigliano – Giunta Esecutiva Fnsi

Patrimonio accantonato significa che quella somma è tutta in cassa e disponibile? Qual è esattamente il rapporto tra pensioni pagate e contributi versati? Contratti di solidarietà e casse integrazioni quanto pesano davvero sui conti? A quanto ammontano i guadagni reali, o le eventuali perdite? Per capire bene quale sia la situazione dei conti dell’Inpgi, vale la regola generale che si applica a ogni azienda: non basta leggere le relazioni ufficiali né tantomeno i discorsi generici di colleghi che danno numeri su tutto senza mai spiegarli.

Bisogna, invece, guardare dentro al bilancio ufficiale dell’Istituto. Mettere insieme dati che non sempre si ritrovano sotto la stessa voce, spulciare nella nota integrativa e incrociare le informazioni. Andare oltre quel che sembra, insomma

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Cronisti lombardi, rinnovati Direttivo e Revisori. Ecco i risultati (ancora ufficiosi)

Si sono svolte ieri e oggi le elezioni per il rinnovo del Consiglio direttivo e dei Revisori dei conti del Gruppo cronisti lombardi dell’Associazione lombarda dei giornalisti. Ecco i primi risultati, ancora ufficiosi.

I nove componenti del nuovo Consiglio direttivo del Gruppo Cronisti Lombardi per i prossimi 4 anni sono:

Antonello Capone 35 voti

Elena Golino 30 voti

Rossella Verga 28 voti

Fabrizio Cassinelli 26 voti

Giulio Giuzzi 26 voti

Nicola Vaglia 25 voti

Michele Crosti 24 voti

Andrea Galli 24 voti

Carlo Riva 19 voti

I votanti sono stati 77. Schede bianche e nulle, nessuna

I tre componenti eletti del Collegio dei Revisori sono:

Renzo Magosso 24 voti

Attilio De Pascalis 18 voti

Lorenzo Di Palma 11 voti

I votanti sono stati 77, le schede bianche 2, le nulle una.

Il welfare ai tempi della crisi: corso di formazione l’11 giugno al Circolo della Stampa

L’editoria è in crisi dal 2007. L’innovazione tecnologica ridisegna l’organizzazione del lavoro dentro e fuori le redazioni. Più di una testata ha cessato le pubblicazioni. Molta parte dei giornalisti dipendenti è coinvolta in stati di crisi, tra casse integrazioni, contratti di solidarietà e prepensionamenti. Si riduce il numero dei colleghi assunti e aumenta quello dei collaboratori e dei freelance sfruttati e con scarsi diritti. E i conti degli istituti di categoria soffrono.

Come è possibile garantire ancora un welfare solidale e inclusivo, all’interno di contratti nazionali di lavoro innovativi, che estenda le tutele e ritrovi l’equilibrio economico?

È l’argomento al centro del corso di formazione organizzato l’11 giugno a Milano dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia e dall’Ordine nazionale dal titolo “Il welfare ai tempi della crisi: ammortizzatori sociali, pensioni, salute, nuove tutele per i freelance

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