Le nostre pensioni, numeri e responsabili del disastro. #InpgiLaSvolta: il programma con le azioni da fare subito per garantire futuro e autonomia dell’Istituto

di Inpgi-La Svolta

Questi sono i numeri del dissesto dell’Inpgi, nell’andamento dal 2008 al 2015. Numeri che mettono a rischio le nostre pensioni, di oggi e soprattutto di domani:

Programma tabella def

I responsabili di questa gestione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti: sono Andrea Camporese, presidente dall’aprile 2008, e i consiglieri di amministrazione che gli sono stati più vicini, fingendo di non vedere il disastro annunciato e poi realizzatosi.

Noi di Inpgi-La Svolta vi raccontiamo come sono andate le cose. E quali sono le azioni urgenti che, se saremo eletti, ci impegniamo a portare avanti nei nostri primi 100 giorni all’Istituto. Con l’obiettivo di riportare i conti dell’Inpgi in salute e assicurare il futuro delle nostre pensioni, il sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, prestazioni e garanzie aggiuntive per freelance e collaboratori e l’autonomia del nostro Istituto.

I RESPONSABILI DEL DISSESTO

Un presidente rinviato a giudizio dai magistrati di Milano con l’accusa di corruzione e truffa ai danni dell’Inpgi, che guadagna il triplo di Boeri, più di Mattarella, più di Putin e di Obama, e più di Hollande e Shinzo Abe messi insieme.

Un Cda formato da donne e uomini che lo hanno sempre difeso e coperto, avallando ogni sua decisione politica e amministrativa, tanto che siamo l’unico Ente che non si è costituito parte civile nel processo Sopaf. Consigliere e consiglieri che ora si ripresentano per continuare questa stessa gestione disastrosa con le liste sostenute in tutta Italia dalla nuova maggioranza della Fnsi. Mentre noi abbiamo portato allo scoperto per primi e denunciato fortemente la crisi dei conti, le operazioni finanziarie sospette e un procedimento penale su cui è stato steso il velo connivente del silenzio di tutti.

Una riforma arrivata in ritardo, inutile, che fa pagare a tutti i giornalisti gli errori di otto anni di gestione disastrosa. Noi siamo stati i soli a criticarla e contrastarla con un voto negativo, dopo aver chiesto per anni trasparenza con i colleghi sui numeri veri dei conti dell’Istituto e interventi che mettessero in sicurezza le nostre pensioni e l’Inpgi stesso.

Non esiste una bacchetta magica di fronte alle ceneri, ai conti previdenziali in profondo rosso e agli errori negli investimenti che lascia in eredità la gestione irresponsabile degli ultimi anni.

Noi vi garantiamo il nostro impegno e la nostra competenza per ricercare e realizzare soluzioni sostenibili e trasparenti per riportare i conti dell’Inpgi in salute e garantire le nostre pensioni, il nostro futuro e l’autonomia del nostro Istituto. Con un piano di azione in nove punti per i nostri primi 100 giorni all’Inpgi.

Come primo passo di serietà e di coerenza, vogliamo l’eliminazione dei compensi fissi per consiglieri e sindaci, con l’introduzione del solo gettone di presenza differenziato tra chi ha uno stipendio o una pensione e chi fa il freelance: un’operazione di doveroso “esempio”, soprattutto nel momento di crisi che vivono i colleghi, che consentirebbe di dimezzare e anche più i costi degli organismi sociali, pari nel 2015 a oltre 1,5 milioni di euro.

Attenti a chi ha fatto quadrato intorno a Camporese e alla politica dell’Inpgi degli ultimi anni e ci ha portato al disastro. Le stesse persone che oggi si ripresentano al vostro voto, con la scusa che Camporese non si candida più (ma solo perché ha raggiunto il limite dei due mandati da presidente).

I FATTI

  • Andrea Camporese costa all’Inpgi quasi 400 mila euro l’anno, oltre a tutti i rimborsi spese e a una casa in affitto non dell’Istituto ma pagata dall’Istituto: tutti emolumenti e benefit approvati dal Cda e dal Consiglio generale
  • Negli otto anni del suo mandato, Camporese ha costruito un sistema di relazioni e ha affidato i soldi dell’Inpgi, cioè i nostri, anche a soggetti discussi e discutibili
  • A partire dal 2008 ha partecipato a numerosi viaggi, in Paesi che spaziano dagli Usa alla Giordania, alla Cina, direttamente o indirettamente a spese di società di gestione spesso poi scelte come gestori del patrimonio Inpgi
  • Nel 2009 ha investito 30 milioni di euro dell’Inpgi2 nel Fip garantendo, secondo la Procura di Milano, un guadagno di 7,6 milioni di euro in un giorno alla Sopaf dei faccendieri Magnoni
  • Il Cda ha avallato l’investimento in una data successiva chiudendo gli occhi e anzi approvando regole che hanno permesso a un uomo solo, Camporese, di far uso senza autorizzazioni di cifre enormi del patrimonio dell’Inpgi
  • Per due anni, dal 2012 al 2013, lo stesso uomo è stato pagato 25 mila euro l’anno per sedere nel Comitato consultivo di un fondo di private equity di Adenium sgr, società dei Magnoni, in cui l’Inpgi è il primo investitore
  • Ha poi dichiarato di essere componente di altri tre Comitati consultivi di altrettanti fondi, con dieci ulteriori incarichi affidati a dirigenti e funzionari dell’Inpgi, ma non ha mai fornito i nomi delle società né di dirigenti e funzionari interessati, e non ha neppure risposto al quesito se pure tali incarichi siano retribuiti
  • Nel novembre 2014 è stato indagato per truffa aggravata ai danni dell’Inpgi per l’investimento nel Fip, a cui nel luglio 2015 si è aggiunta l’accusa di corruzione, ma ha sempre rifiutato di dimettersi o perlomeno autosospendersi dal ruolo di presidente
  • A novembre 2015 il pm ha chiesto il suo rinvio a giudizio e il 4 febbraio il gup ha accolta tale richiesta
  • Il processo per corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Inpgi si aprirà a Milano il prossimo 21 aprile
  • Secondo la Procura di Milano, oltre ai 50 mila euro per l’incarico biennale nel Comitato consultivo, avrebbe anche ricevuto circa 200 mila euro da Andrea Toschi, ad di Adenium sgr, su un conto corrente di Lugano
  • Il Cda lo ha sempre difeso da ogni accusa, anche con comunicati ufficiali. E si è rifiutato di costituirsi parte civile pure nei confronti dei faccendieri Magnoni e degli altri imputati per truffa, perdendo la possibilità di ottenere un risarcimento in tempi brevi
  • Nel 2012 è stata varata una riforma delle pensioni delle giornaliste che si sapeva avrebbe potuto dare i primi risultati solo a distanza di molti anni
  • Nel 2013, il Cda ha deciso di costituire un fondo a cui conferire l’intero patrimonio immobiliare dell’Inpgi e il gestore, Investire sgr della famiglia Nattino, è stato scelto con una gara che suscita ancora molti interrogativi. Mentre non si sa ancora ufficialmente chi siano i componenti dei comitati consultivi del fondo e in base a quali criteri siano stati scelti
  • La rivalutazione degli immobili ha permesso, dal 2013 a oggi, di chiudere i bilanci in utile contabile, cioè solo sulla carta, senza far emergere il rosso della gestione previdenziale
  • Nel luglio 2015, di fronte a una situazione dei conti non più sostenibile e a numerose sollecitazioni della Corte dei Conti, il Cda ha presentato una riforma delle pensioni e delle prestazioni tardiva quanto inutile e iniqua, che ha già ricevuto la bocciatura del ministero del Lavoro in attesa di una risposta congiunta con il ministero dell’Economia (che arriverà solo dopo le elezioni)
  • A dicembre 2015 il Cda ha approvato un cambio negli investimenti, che prevede la vendita in pochi anni di quasi tutto il patrimonio immobiliare conferito nel fondo per far fronte al bisogno di soldi liquidi per pagare pensioni e stipendi dei dipendenti. Il rischio è di essere obbligati a cedere gli immobili a prezzi inferiori a quelli con cui sono stati conferiti al fondo e quindi di registrare perdite
  • Sul fondo immobiliare hanno aperto distinte inchieste sia Bankitalia sia la Covip, in seguito a due esposti presentati dal collega del Sole 24 Ore, Nicola Borzi, il 27 ottobre e il 9 novembre 2015
  • Al contrario della gestione principale, quella separata, cioè l’Inpgi2, ha i conti in attivo per definizione, ma le pensioni che erogherà saranno da fame con il profilarsi in un futuro non troppo lontano di una situazione di indigenza generalizzata tra freelance e collaboratori: una vera e propria “bomba sociale”.

IL PIANO DI AZIONE DEI NOSTRI PRIMI 100 GIORNI ALL’INPGI

In nove punti, ecco che cosa ci impegniamo a fare nei nostri primi 100 giorni all’Inpgi:

1 – Analisi della reale situazione economica e di funzionamento dell’Inpgi 1 e 2. Sotto la lente dovranno in particolare andare: entrate previdenziali e assistenziali a confronto con le uscite per le diverse prestazioni; crediti delle aziende non incassati; costi della struttura e organizzazione degli uffici; logica e utilizzo delle riserve e dei fondi; distribuzione degli investimenti e rapporti con i gestori; esigenze di liquidità e tempi di realizzo; criteri e condizioni dei contratti con Fnsi e Ars; organizzazioni, iniziative e manifestazioni a cui è stato dato sostegno economico; ricorso ai consulenti e loro costi.

2 – Interlocuzione diretta con il Governo e i ministeri vigilanti per una nuova manovra che rimetta in sesto l’Inpgi1, in un giusto mix tra sacrifici sostenibili e tutele necessarie, assicuri il futuro delle pensioni e il giusto sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, e garantisca l’autonomia del nostro Istituto.

3 – Programma intenso di spending review, che parta dall’eliminazione immediata dei compensi fissi per gli amministratori (solo gettoni di presenza) e arrivi alla revisione di tutti i costi di struttura dell’Inpgi, nel rispetto dei diritti dei dipendenti.

4 – Progetto di prestazioni e garanzie aggiuntive per l’Inpgi2, ivi compresa la possibilità di aumento della rivalutazione delle future pensioni, come ora consentito da una sentenza della magistratura. In caso contrario, saranno bassissime e non integrate al minimo a causa dell’eliminazione della cosiddetta “pensione sociale” per i liberi professionisti. È inoltre indispensabile mettere a punto un piano di maggiore copertura socio-assistenziale, con pagamento di maternità, malattia e disoccupazione, e di un’assicurazione sanitaria davvero realizzabile, utilizzando il patrimonio accumulato (circa 500 milioni di euro). Infine, si devono valutare strumenti di sostegno ai giornalisti imprenditori, attraverso l’utilizzo dei fondi nazionali ed europei e accordi con istituti bancari, e pubblicizzare la possibilità per i colleghi in grave difficoltà di avere un contributo economico, oggi ignorata dalla gran parte degli iscritti.

5 – Rivoluzione nella vigilanza dell’Inpgi, per far emergere gli abusivi, i redattori camuffati da cococo, le false partite Iva e l’occupazione in nero soprattutto nelle testate senza neppure un contratto di lavoro regolare, per portare all’Inpgi i contributi dei colleghi degli uffici stampa pubblici e privati, per eliminare il fenomeno dei pensionati in redazione.

6 – Elaborazione di una nuova e più efficace distribuzione strategica degli investimenti, con introduzione della banca depositaria che garantisce maggiore trasparenza e successiva revisione – ove necessario – dei diversi mandati di gestione attraverso bandi pubblici, pronti anche a cambiare la sgr a cui è affidato il Fondo immobiliare.

7 – Verifica della possibilità e della convenienza di investimenti nella cosiddetta “economia reale”, anche per usufruire dei crediti d’imposta stanziati, insieme con altre casse e fondi di previdenza. Significa destinare una percentuale del patrimonio ad alcuni settori “coerenti” con gli obiettivi previdenziali di lungo termine: infrastrutture come la banda larga oppure ricerca e sviluppo nel biomedicale, attraverso un “fondo dei fondi” che raccoglie le disponibilità che casse e fondi previdenziali (di primo e secondo pilastro) riservano a questo scopo;

8 – Definizione dei criteri organizzativi per il rinnovo delle convenzioni con le Ars per l’assistenza agli iscritti sul territorio, prevedendo anche la presenza in ogni regione di un fiduciario per l’Inpgi2.

9 – Revisione immediata dei regolamenti Inpgi e avvio dei lavori di riforma dello Statuto, con l’obiettivo di ripristinare la corretta gestione collegiale delle scelte, di ridare un ruolo di reale controllo al Collegio sindacale e di rendere ogni atto trasparente e verificabile da tutti gli iscritti.

I nostri valori:

Trasparenza, competenza, serietà. E onestà

 

I NOMI DI INPGI-LA SVOLTA

 

LOMBARDIA – LISTA “INPGI-LA SVOLTA”

3 – BENATI Fabio – Agenzia Lombardia Notizie

4 – BORZI Nicola – Il Sole 24 Ore

9 – D’AMICO Paola – Corriere della Sera

14 – GALBUSSERA Sabrina – l’Eco di Bergamo

16 – LO CONTE Marco – Il Sole 24 Ore

22 – PERSICO Marco – Rcs

23 – PERTUSO Patrizia – Metro

27 – STIGLIANO Daniela – Rcs

 

SINDACI INPGI1

(COLLEGIO NAZIONALE – votano giornalisti attivi e pensionati)

1 – ABRUZZO Francesco detto Franco (Lombardia)

4 – CERINO Maurizio (Campania)

10 – FRANZ (ROESLER FRANZ) Pierluigi (Lazio)

14 – PAVESI Fabio (Lombardia)

20 – TESTI Gabriele (Emilia Romagna)

 

INPGI2 – COMITATO AMMINISTRATORE

(COLLEGIO NAZIONALE)

1 – ALBORETTI Carmine (Campania)

20 – MARCHESE RAGONA Fabio (Lombardia)

29 – VENDITTI Giovanni (Lazio)

 

SINDACI INPGI2

(COLLEGIO NAZIONALE)

2 – ARMANO Antonio (Lombardia)

6 – FRANZ (ROESLER FRANZ) Pierluigi (Lazio)

 

INPGI1 – CONSIGLIO GENERALE GIORNALISTI PENSIONATI

(COLLEGIO NAZIONALE)

2 – ANTOLINI Mario (Lazio)

7 – BOTTINO Gianpiero (Lombardia)

9 – CASCELLA Paola (Emilia Romagna)

25 – ORDINE Franco (Lombardia)

26 – PERERA Orlando (Piemonte)

32 – SPITZ Alessandra (Lazio)

37 – ZACCARIA Lino (Campania)

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