All’Inpgi i controllati vogliono controllare il controllore

Lettera contro Abruzzo della presidente Macelloni. E si muovono pure i consiglieri della maggioranza

franco-abruzzo
Franco Abruzzo, giornalista economico e Sindaco dell’Inpgi

di Nicola BorziPaola D’Amico e Daniela StiglianoConsiglieri generali Inpgi

Può un controllato pretendere di controllare il controllore? Oppure chiedere al presidente dei controllori di “richiamare” uno di loro? La risposta, di norma, è no. Eppure, all’Inpgi sta accadendo pure questo. E sebbene l’Istituto di previdenza dei giornalisti ci abbia sorpresi ben più di una volta con la “creatività” della sua dirigenza in tema di interpretazione delle regole e di rifiuto della trasparenza, questa volta lo stupore lascia lo spazio all’indignazione civica.

Accade infatti che la presidente Marina Macelloni abbia scritto al neopresidente del Collegio dei sindaci, Paolo Reboani, per denunciare l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo, giornalista economico-finanziario in pensione, presidente emerito e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, e sindaco dell’Inpgi, ovvero controllore degli amministratori dell’Istituto. E ora sembra che anche alcuni consiglieri di amministrazione e generali della maggioranza si siano lamentati con lo stesso Reboani per gli identici motivi. Nel tentativo evidente di mettere il bavaglio a un collega che dice la sua, sì, anche sulle pensioni e sull’Inpgi. Ma senza mai violare la riservatezza sulle informazioni ricevute nella sua veste di sindaco dell’Istituto.

Ricostruiamo i fatti. Franco Abruzzo, classe 1939, giornalista dal 1963, per 18 anni presidente e attuale consigliere dell’Ordine della Lombardia, nelle elezioni del febbraio 2016 è stato eletto sindaco dell’Inpgi, dopo una campagna fortemente critica sulla gestione passata dell’Istituto. Dal 2003, già pensionato, ha un proprio sito (francoabruzzo.it), molto seguito, su cui tratta argomenti del mondo dei media e una newsletter inviata quasi ogni giorno a oltre 100 mila indirizzi email.

Argomenti che comprendono quelli della previdenza dei giornalisti. E ha ovviamente continuato a farlo in quest’ultimo anno, con toni spesso preoccupati per la situazione attuale e il futuro dell’Inpgi, perché il diritto a esprimere le proprie opinioni è sancito per tutti dalla nostra Costituzione e dalla Cedu (la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali). Ma sempre nel rispetto del suo nuovo ruolo di sindaco Inpgi: tra le responsabilità dei sindaci sancite dal codice civile all’articolo c’è infatti  l’obbligo di «conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio».

Infatti, i dati e le informazioni utilizzate da Abruzzo nei suoi articoli e anche quando rilascia interviste a terzi sono ricavati da documenti e bilanci reperibili da chiunque sul sito dell’Inpgi, in particolare alle sezioni «Bilanci» e «Trasparenza» (vedi qui), e sono quindi pienamente pubblici.

Ma la legittima attività di informazione del sindaco Abruzzo, evidentemente, dà molto fastidio alla maggioranza che governa l’Inpgi (e pure la Fnsi). E a gennaio è scattata la prima offensiva, con la lettera di “denuncia” consegnata dalla presidente dell’Inpgi Macelloni al presidente del collegio sindacale Reboani (nominato a dicembre dal ministero del Lavoro in sostituzione della dimissionaria Livia Salvini). Paolo Reboani avrebbe dovuto – nelle intenzioni dell’autrice della missiva – richiamare e in qualche modo fermare la diffusione delle opinioni di Franco Abruzzo sull’Istituto.

La mossa non ha però ottenuto soddisfazione. Ecco allora che si sarebbero mossi, secondo quanto riportato sabato 11 febbraio da Luciano Cerasa in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano (leggi qui) e non smentito, anche «buona parte dei consiglieri “di maggioranza” del Cda», che si sarebbero «lamentati per l’attività pubblicistica di Franco Abruzzo». Altre fonti raccontano che a sottoscrivere una nuova lettera di denuncia siano stati chiamati anche i consiglieri generali di maggioranza. E che a chi esprime qualche dubbio, i promotori risponderebbero senza troppi complimenti: «Chi non firma contro Abruzzo, è fuori dalla maggioranza».

Comunque sia, l’iniziativa è inaccettabile. Prima di tutto perché sono i sindaci a dover vigilare e controllare gli amministratori, tanto è vero che «possono in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo». Non certo il contrario. Gli amministratori dell’Inpgi – cioè tutti i consiglieri generali – rivestono peraltro un ruolo da ufficiali pubblici e come tali hanno l’obbligo di comportarsi e di rispondere delle proprie azioni. E dovrebbero ricordare che, sempre a norma di codice civile, «i sindaci possono essere revocati solo per giusta causa» e che tale revoca «deve essere approvata con decreto dal tribunale, sentito l’interessato». Nessun potere di “censura” né tantomeno di revoca è insomma nelle loro mani e nemmeno in quelle del presidente del Collegio sindacale.

L’iniziativa della maggioranza dell’Inpgi è inaccettabile inoltre perché voler mettere il bavaglio alle opinioni è sempre e comunque vergognoso. Ma lo è ancor di più se arriva da giornalisti che peraltro, in altre sedi, si fanno paladini della libertà di informazione.

La Fnsi, attraverso il suo rappresentante nel Cda dell’Inpgi, il segretario generale Raffaele Lorusso, e il presidente Beppe Giulietti, dovrebbe prendere posizione decisa contro chi vuole impedire ad Abruzzo di continuare a dire la sua. Perché i principi e i valori sono universali e si devono difendere sempre, senza distinguere tra “amici” o “non amici”.

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