La “freddezza” di Lorusso con le radio-tv locali: tre indizi fanno una prova?

di Sergio Stella

Hanno abbozzato tutti. Nessuno ha intenzione di protestare ufficialmente. Ma i mugugni e i malumori serpeggiano, nel mondo delle radio-tv locali, verso quella che i più gentili definiscono “freddezza” nei loro confronti da parte del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Nei confronti dei giornalisti, che da 16 anni fanno i conti con un contratto depotenziato, fortemente voluto dall’allora numero uno del Sindacato, Paolo Serventi Longhi, nonostante le perplessità interne alla sua maggioranza e l’opposizione pubblica della Lombarda, ovvero la maggiore associazione regionale della Federazione. E nei confronti delle aziende che quel contratto hanno firmato attraverso l’associazione AerAnti-Corallo.

Una “sensazione” di scarsa attenzione e di mancanza di interesse, da parte di Lorusso, che troverebbe fondamento in tre diversi indizi che – come si sa – quasi sempre fanno una prova. Proviamo a metterli in fila?

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Giornalismo imprenditoriale, dall’idea alla startup: corso il 30 giugno

di Fabio Benati

“Ho quasi 60 anni, la testata per cui ho lavorato chiuderà. Che faccio?”.
“Sono un precario da quando ho iniziato a fare il giornalista, le collaborazioni diminuiscono, i contributi che verso all’Inpgi invece restano identici. Ma non ci si può inventare qualcosa?”.
“Licenziata in tronco, alle sei del pomeriggio, per chiusura del mensile in cui ero assunta a tempo indeterminarto. E adesso?”.

Sono storie vere, che conosciamo. Ce ne saranno altre migliaia, simili, che colpiscono la nostra categoria e causano un effetto di stordimento che annebbia le idee e fa ritenere sia molto difficile, se non impossibile, continuare a fare il mestiere che si ama: il giornalista.

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Assostampa Sicilia: “Contratto Fieg e riforma Inpgi, ancora troppi silenzi”

Pubblichiamo il comunicato diffuso a conclusione del Consiglio generale dell’Associazione siciliana della stampa.

Le pesanti incertezze sul contratto la cui proroga, fissata per settembre, è ormai alle porte; le gravi preoccupazioni per la manovra che l’Inpgi dovrà varare entro dicembre per adempiere alle direttive imposte dai ministeri vigilanti e far fronte al pesante disavanzo economico; la ridefinizione in calando delle prestazioni di Casagit; la riforma dell’Ordine.

Questi i temi che oggi rendono fosco il panorama prossimo venturo della categoria già messa a dura prova dalla pesante crisi dell’editoria e sui quali ha focalizzato la sua attenzione il Consiglio regionale dell’Associazione siciliana della stampa riunitosi a Palermo.

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Vendita case Inpgi: quello che fanno finta di non capire

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento del collega Pierangelo Maurizio sulla dismissione degli immobili dell’Inpgi approvata a maggioranza il 14 giugno dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto.

pierangelo-mauriziodi Pierangelo MaurizioConsigliere Fnsi

Subito dopo dicembre, nell’improvvisa quanto prevista accelerazione per dismettere il patrimonio Inpgi, ai vertici dell’Istituto tra i ben informati si parlava di “sconti” agli inquilini. Ma, si sa, eravamo in campagna elettorale… Ai primi di giugno una proposta addirittura scritta della Sgr che gestisce il Fondo “G. Amendola” suggerisce un abbattimento sul prezzo di vendita per gli inquilini “di almeno il 20%”. E’ stata presentata al Consiglio generale e in Commissione immobili e dismissioni dell’Istituto. Non proprio al bar…

Nel Cda del 14 giugno che in un batter d’occhio ha approvato le linee guida per vendere immobili (per 550 milioni) in due anni, invece quel “di almeno” è sparito. Come mai? Grazie all’emendamento di un consigliere, il quale ha ricevuto – fortuna sua – un lauto scivolo per lasciare il posto di lavoro e ha già a portata di mano la pensione di anzianità (cioè quella totalmente a carico dell’Inpgi al contrario del prepensionamento che fino all’età pensionabile è a carico dello Stato). Emendamento subito appoggiato dalla presidente Marina Macelloni (230 mila euro di indennità per costi complessivi di 250 mila all’anno pagati da noi). “Le case servono a pagare le pensioni” (e anche stipendi, emolumenti, consulenze ecc.). Che nel Consiglio d’amministrazione dell’Istituto ci sia qualche conflitto di interesse? Ma ancora peggio è far finta di non capire.

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Cronisti, il Prefetto di Milano a Unci e Odg Lombardia: “Massima attenzione alle intimidazioni sui social network”

Prefetto 1“In Italia non può esistere censura nei confronti della stampa. Certo, nel pieno rispetto dei ruoli e dell’autonomia di ciascuno, può essere opportuna una riflessione comune su come vengono diffuse talune notizie. In merito alle intimidazioni e alle minacce via web nei confronti dei giornalisti, mi impegno ad attivare sia il Questore sia la Polizia postale a una adeguata vigilanza, con particolare attenzione al fenomeno dei social network”.

Così il Prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, che questa mattina ha incontrato il presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani (Unci), Alessandro Galimberti, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia (Odg Lombardia), Gabriele Dossena.

L’incontro si è reso necessario dopo l’escalation di intimidazioni e minacce subite da alcuni cronisti segnalate allo “sportello cronaca” dell’Ordine lombardo. Dei 142 casi di intimidazioni e minacce in Italia, 14 casi (con 22 giornalisti coinvolti) si sono registrati in Lombardia, solo nei primi cinque mesi del 2016.

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Case Inpgi, chi ci guadagna dalla vendita? La Sgr dei Nattino e i nuovi inquilini (non giornalisti)

case inpgi targaUn industriale con 400 dipendenti e moglie stilista, che fabbrica in Sri Lanka reggiseni per Victoria’s Secret. Un proprietario di tipografie. Un imprenditore della sanità privata. Che cos’hanno in comune? Primo: non fanno i giornalisti. Secondo: sono inquilini – recenti – dell’Inpgi. Terzo: faranno un affare con la dismissione milionaria delle case del nostro Istituto di previdenza. Come lo farà, un affare, la InvestiRe Sgr della famiglia Nattino.

Basta leggere con attenzione le carte del mega-piano di vendita da 550 milioni in due anni (più altri 150 nei due successivi) degli immobili dell’Inpgi, costretto dalla profonda crisi di liquidità a far cassa con il mattone, per capire che a guadagnarci davvero saranno alla fine solo due soggetti: gli inquilini non giornalisti, soprattutto se con contratti di locazione stipulati dal 2013 in poi, e appunto la InvestiRe, società di gestione del Fondo “Giovanni Amendola”, a cui le case dell’Istituto sono state conferite negli ultimi anni, che si occuperà dell’intera operazione. Con autonomia quasi assoluta. E incassando commissioni più elevate rispetto a quanto finora previsto. Mentre tutti i giornalisti ci perderanno.

Proviamo a capire come e perché.

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L’Inpgi, le casse a secco e il “vizietto” delle delibere presidenziali

Ci risiamo. Arriva giugno, e l’Inpgi si accorge all’improvviso, da un giorno all’altro, che è un mese di scadenze fiscali e di quattordicesima mensilità per i pensionati. E siccome i rubinetti della cassa sono a secco di liquidità, ecco che si ricorre ancora una volta a una delibera presidenziale per vendere fondi per milioni di euro e far fronte agli impegni. Come se si trattasse di un’emergenza dell’ultim’ora e non di una necessità prevedibile e prevista da mesi. Nonostante un Consiglio di amministrazione riunito appena qualche giorno prima. E invocando le stesse ragioni di urgenza – guarda caso – utilizzate ai tempi dell’acquisto delle quote del Fip (Fondi immobili pubblici).

È quello che è accaduto il 6 giugno (e che era accaduto pure un anno fa e a gennaio, leggi qui, qui e qui). Forse dimentica di quanto gli uffici dell’Inpgi dicono da tempo, ovvero che le entrate non riescono a coprire le uscite per almeno una decina di milioni al mese (circa 130 milioni l’anno), la presidente Marina Macelloni si è accorta – dobbiamo immaginare con sorpresa, anche se nel giornale dove ha lavorato per una decina d’anni da caporedattorele scadenze fiscali sono il pane quotidiano – che non sarebbe riuscita a pagare Irpef, Imu/Tasi, Ires/Irap e quattordicesime.

Ha quindi deciso di gran carriera e firmato in solitudine una delibera per lo smobilizzo di investimenti finanziari per 25 milioni (qualcuno direbbe: qualcosa come 50 miliardi delle vecchie lire). E questa mattina chiederà al Consiglio di amministrazione di ratificare la sua decisione. Con la sicurezza di ottenere l’approvazione senza troppe storie, visto che la sua maggioranza è numericamente superiore a tutti gli altri consiglieri messi insieme (compresi rappresentanti degli editori e del Governo).

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Inpgi, chi ha votato (e chi no) i 230 mila euro della presidente

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La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni

La partita si è chiusa 36 a 17, più 3 astenuti. E il risultato è oramai noto: indennità confermata a 230 mila euro per la presidente Marina Macelloni, compensi limati di un risicatissimo 5% per gli altri componenti giornalisti degli organi collegiali, via il gettone di presenza da 80 euro, stop ai rimborsi spese per gli amministratori che risiedono a Roma e provincia, alcuni tagli ai rimborsi spese per tutti. Ma questi numeri raccontano poco, del dibattito di tre ore che si è svolto martedì 7 giugno al Consiglio generale dell’Inpgi. E ancora meno dicono sugli umori che attraversano una maggioranza già meno solida di due mesi fa.

Partiamo dai nomi. I giornalisti, sui social network e con telefonate e messaggi personali, rivendicano il diritto di conoscere chi tra i consiglieri generali si è espresso a favore, e chi contro, la delibera sui compensi. Chi ha presentato i tre emendamenti e com’è andato il voto. Vogliono trasparenza, insomma, sulle scelte di colleghe e colleghi che hanno eletto a febbraio. E hanno ragione a pretenderla. Chissà perché, però, solo chi ha detto no lo ha dichiarato pubblicamente. Nonostante una votazione avvenuta a scrutinio palese e per chiamata nominale. Ma capire chi si è espresso come è comunque possibile.

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Inpgi, anche la presidente Macelloni vale più di Mattarella (e pure di Obama)

Più di Sergio Mattarella. Più di Barack Obama. Meno di Andrea Camporese, però. Quest’ultima è la motivazione finale con cui la neopresidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, si appresta domattina, 7 giugno, a chiedere ai consiglieri generali dell’Istituto riuniti in via Nizza di approvare la sua indennità da 230 mila euro l’anno. E a proporre un mini-taglio del 5% per i compensi degli altri amministratori. In barba a qualsiasi esigenza e promessa di moralizzazione e di spending review, che pure viene tirata in ballo.

Non solo. L’importo richiesto appare come la naturale prosecuzione della risposta data da Macelloni su questo tema al collega Giorgio Mottola nel corso dell’intervista realizzata per Report e andata in onda nella puntata di domenica 29 maggio (si può rivedere qui, per chi l’avesse persa). Una risposta con cui la neopresidente dell’Inpgi ha sottolineato come fosse il suo predecessore a guadagnare le cifre riportate dal cronista, mentre la sua indennità non fosse stata ancora fissata (senza precisare che, almeno per i primi due mesi, è stata necessariamente “costretta” a percepire quella deliberata a ottobre per Camporese).

Ma queste sono quisquilie. E il ragionamento per arrivare ai 230 mila euro (che non è, badate bene, il costo totale a carico dell’Inpgi) è più articolato.

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