Prepensionamenti, attesa finita per la Poligrafici: i Periodici Rcs ora primi della lista. E la continuità del piano di crisi “salva” la prenotazione del Sole

Aula vertenze LavoroI prepensionamenti vanno avanti. Tanto che la Poligrafici ha ottenuto l’assegnazione dei finanziamenti per gli ultimi 20 posti in attesa. E la lista delle richieste “prenotate” al ministero del Lavoro continua ad avere validità anche quando si va al rinnovo di stati di crisi giunti al termine dei due anni, in una continuità pienamente riconosciuta dagli uffici di Giuliano Poletti.

La mattina del 28 gennaio al ministero del Lavoro, nella sede di via Fornovo a Roma, due incontri successivi – per la Poligrafici e per Il Sole 24 Ore – hanno avviato le assegnazioni 2016 dei finanziamenti, segnando alcuni punti fermi per le procedure di ricorso ai prepensionamenti all’interno di stati di crisi.

In particolare, hanno messo a tacere definitivamente la voce, circolata nelle scorse settimane in base a un’errata interpretazione da parte di alcuni esponenti sindacali, che la “prenotazione” dei prepensionamenti potesse essere cancellata automaticamente nonostante la presentazione di un nuovo stato di crisi, facendo scivolare in fondo alla lista le richieste finora in testa.

Niente di più sbagliato, hanno chiarito i funzionari del Lavoro. Le posizioni vengono mantenute, in continuità di ammortizzatori sociali, in attesa dei finanziamenti che consentano il ricorso esecutivo alla cassa integrazione finalizzata ai prepensionamenti. Una interpretazione che, in molte redazioni, fa tirare un sospiro di sollievo: dove esistono esuberi strutturali, infatti, senza le uscite pur dolorose di colleghi con i requisiti per il prepensionamento il rischio concreto è di andare verso la perdita del posto di lavoro di redattori più giovani, che difficilmente troverebbero una nuova occupazione.

Proprio per questo, la riunione più attesa era quella del Sole 24 Ore, che il 7 agosto del 2014 aveva presentato la richiesta di 38 prepensionamenti all’interno di uno stato di crisi con ricorso ai contratti di solidarietà partito il primo febbraio precedente. Il nuovo accordo raggiunto dal Comitato di redazione e approvato con referendum dai giornalisti della testata (con 129 sì, 55 no, due schede bianche e una nulla) prevede dal prossimo mese l’avvio della cigs con 28 prepensionamenti. E il 28 gennaio è stato firmato al ministero del Lavoro il verbale di recepimento dell’intesa, che ha appunto confermato la prenotazione di due anni fa delle uscite anticipate.

Il nuovo piano, è stato chiarito ufficialmente, è in continuità e integra il precedente. Mentre i prepensionamenti potranno essere effettuati ovviamente solo nel momento in cui arriveranno i relativi finanziamenti. Il Sole 24 Ore mantiene insomma la posizione nella lista delle prenotazioni, che da oggi è diventata la seconda.

Con il finanziamento e l’assegnazione delle ultime posizioni alla Poligrafici, nelle diverse testate Giorno, Nazione, Resto del Carlino e Quotidiano Nazionale, i prossimi a essere chiamati al ministero del Lavoro saranno i Periodici di Rcs, il cui stato di crisi in corso (con contratto di solidarietà e la previsione di 15 prepensionamenti) scade il 15 febbraio e dove sono in corso le trattative per il suo rinnovo. Proprio lunedì 1 febbraio il Cdr ha convocato un’assemblea generale per fare il punto sul confronto con l’azienda.

Lo smaltimento della lista dei prepensionamenti, che al netto dei 20 posti assegnati oggi e dei dieci in meno chiesti dal Sole è a quota 373 (di cui due terzi per stati di crisi firmati in nemmeno 11 mesi, dal febbraio 2015 a pochi giorni fa, dalla maggioranza della Fnsi guidata da Raffaele Lorusso), è per ora affidata soprattutto ai cosiddetti inoptati, ovvero i prepensionamenti non effettuati da aziende che avevano già ottenuto i finanziamenti. Ma potrebbero arrivare anche nuove risorse.

In attesa di un ulteriore, possibile finanziamento della 416 da parte del governo, che non è però ancora certo, ci sono comunque i soldi del Fondo con finalità sociale istituito da Fnsi e Fieg con il contratto del 2009 che ha due fonti di entrata: il pagamento da parte degli editori del 30% dei costi di ogni proprio dipendente che va in pensione anticipata all’interno di uno stato di crisi (in gergo si chiama “riserva tecnica“), da utilizzare esclusivamente in conto-prepensionamenti, e un contributo straordinario dello 0,6% delle retribuzioni, di cui lo 0,5% a carico degli editori (solo quelli obbligati al pagamento della mobilità) e lo 0,1% dei giornalisti, destinato alle “esigenze sociali” giudicate da Sindacato ed editori “meritevoli di tutela”, tra cui in primo luogo gli ammortizzatori sociali.

È il Comitato paritetico (due rappresentanti della Fnsi, due della Fieg e due dell’Inpgi, di cui uno nominato dagli editori) a valutare le esigenze e decidere le destinazioni delle risorse del Fondo in base alle esigenze. Ma fino a tutto il 2016 è già stabilito che le somme vengano utilizzate interamente per i prepensionamenti. Mentre dal 2017 è ancora da definire a quali voci questi soldi saranno assegnati, anche se con le nuove norme di legge sugli ammortizzatori sociali, in particolare i contratti di solidarietà, la spesa per questi strumenti in capo all’Inpgi è dall’inizio del 2016 notevolmente diminuita e di conseguenza anche l’esigenza di finanziarli con il Fondo.

Si tratta di cifre che non riusciranno certo a coprire tutti i prepensionamenti in lista di attesa, ma che – facendo bene i conti – potrebbero limitare la richiesta di intervento da parte del governo. E far pendere l’ago della bilancia verso un rifinanziamento della 416 prima della revisione dei requisiti prevista all’interno della proposta di legge sulla riforma dell’editoria, che andrà in discussione alla Camera il prossimo 22 febbraio.

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