Il Salvini-Factor continua. Dopo milioni di euro pubblici alla Padania, otto anni di cigs e 15 giornalisti ancora in cassa

lega nord salvini factor
L’annuncio apparso il 29 marzo

di Sergio Stella

Chissà se i primi 500 candidati che hanno risposto all’appello del Salvini-Factor – “Sai scrivere bene e vuoi collaborare con Matteo Salvini? Questa è la tua occasione! Inviaci un pezzo e vedremo se hai il Salvini-Factor” – ebbene, chissà se questi giovani di bella penna hanno anche memoria storica.

Facciamo un ripasso. In principio fu la Padania, organo ufficiale della Lega Nord. Poi, nell’autunno 2007,  arrivarono due anni di cassa integrazione, e poi altri due ancora. Quattro lunghi anni. Terminati peraltro con i reintegri decisi dal giudice del lavoro.

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Stigliano: Come possiamo decidere il futuro dell’Inpgi senza conoscere quel che è davvero accaduto?

Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento di Daniela Stigliano al Consiglio generale dell’Inpgi del 22 marzo 2016, pronunciato a braccio nel dibattito che ha preceduto l’elezione dei dieci componenti giornalisti del Consiglio di amministrazione dell’Istituto (leggere qui)

Stigliano video 2di Daniela StiglianoConsigliere generale per Inpgi-La Svolta

Mi fa piacere che Marina Macelloni, che io conosco da oramai più di 32 anni, avendo fatto con lei la scuola di giornalismo Ifg di Milano nel biennio 1983-85, dica che è arrivata qui che era ancora “bambina” (parlando di 16 anni fa, ndr), cosa che consola anche me che sono un po’ più giovane di lei, però fa anche capire quanto la direzione verso una discontinuità sia molto distante.

Colleghi, quando ci troviamo in questi consessi, all’improvviso molti di noi dimenticano la professione che facciamo. Dimentichiamo di comprendere i meccanismi, di valutarli e di sentire l’esigenza di avere delle carte su cui discutere. O di verificare quello che viene detto da più parti, che è il nostro mestiere. Noi sappiamo benissimo che, da molto tempo, Marina Macelloni  – che ha appena dichiarato “non sono una sua fedelissima ma sono leale” – è la candidata del presidente uscente Andrea Camporese. E questo non può non essere considerato oggi.

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Inpgi: un Cda più anziano, meno “rosa” e confermato per oltre la metà

Un Cda di pensionati o quasi. La metà ha più di 60 anni. Tre di loro finiranno il mandato oltre i 70. E nessuno ne ha meno di 50. I dieci componenti del Consiglio di amministrazione dell’Inpgi eletti martedì 22 marzo dal Consiglio generale (leggi qui il comunicato ufficiale) hanno una media di 60 anni: più vicini all’età della pensione che a quella di giornalisti in attività. Cinque anni in più rispetto all’età media dei dieci consiglieri di quattro anni fa.

Il Cda dell’Inpgi, insomma, è invecchiato. Ed è anche meno “rosa”, con appena due colleghe su dieci. È l’effetto combinato della conferma di sei persone (di cui una sola donna), che ovviamente hanno quattro anni in più rispetto al 2012, e dell’ingresso in Consiglio tra i quattro nuovi consiglieri di tre ultrasessantenni (tra cui una giornalista) e di un solo cinquantenne.

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Inpgi, trasparenza ancora pari a zero. Il Consigliere generale Borzi: Basta al nostro Istituto “cosa loro”

di Nicola Borzi – Consigliere generale Inpgi – Inpgi-La svolta

Care colleghe, cari colleghi,

in attesa della prima riunione di martedì 22 marzo del Consiglio generale, sinora per l’Inpgi ho sentito discutere – eufemismo – solo sull’assegnazione di poltrone, poltroncine, seggiole e strapuntini, dentro il Cda e fuori. Posto che “gli assetti” sono comunque importanti, credo che prima di dividersi sull’attribuzione di cariche, prebende e sinecure (spesso lautissimamente retribuite: coi soldi dei contributi dei colleghi, ricordiamolo sempre!) occorrerebbe domandarsi piuttosto quale sia il futuro dell’Istituto previdenziale dei giornalisti, quali le riforme necessarie per cercare di tenerlo in piedi, ma su tutto QUALI REGOLE DI GOVERNANCE siano indispensabili oggi più che mai.

Dopo otto anni di una gestione personalistica, quasi proprietaria, delle pensioni dei giornalisti italiani, in cui sono stati calpestati i più elementari diritti alla trasparenza e all’informativa su atti scelte e nomine, dopo otto anni di operazioni che hanno sollevato più di un’obiezione dei magistrati (il presidente uscente è imputato di truffa e corruzione ai danni del suo stesso istituto), c’è chi non si vergogna di negare ancora anche solo l’accesso ad atti PUBBLICI (tutti i documenti sono di seguito nel testo).

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Cdr giornali Finegil: Centrali e strategici nel progetto “Stampubblica”

Il coordinamento dei Comitati di redazione dei 18 giornali del Gruppo Finegil si è riunito a Roma giovedì 17 marzo 2016 per discutere della firma del memorandum che porterà alla fusione tra il Gruppo Editoriale Espresso e Itedi (La Stampa e Il Secolo XIX).

Il coordinamento dei Cdr ribadisce un giudizio positivo sugli obiettivi di espansione e di rafforzamento del Gruppo nel panorama editoriale italiano. Esprime allo stesso tempo preoccupazione sulle possibili conseguenze dell’operazione di cui non sono stati ancora forniti dettagli ma che hanno già alimentato voci e articoli di stampa su future modifiche dell’assetto del Gruppo Finegil.

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“Stampubblica”, testate locali Cenerentole sacrificabili? Anche la Fnsi le dimentica (e tace pure su Rcs)

tabella finegildi Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Valgono tutte insieme 36 mila copie in più della “mamma” Repubblica (quasi 292 mila rispetto a 255 mila), che le supera sul digitale solo perché la sua offerta li comprende tutti. E sulla carta staccano di 70 mila lunghezze Stampa e Secolo XIX messi insieme (tabella a destra, per ingrandirla clicca sopra l’immagine). Eppure, le 18 testate locali della divisione Finegil di Espresso-Repubblica appaiono come le Cenerentole della fusione tra la ItEdi di John Elkann e il gruppo di Carlo De Benedetti, immediatamente ribattezzata “Stampubblica“.

Solo un accenno nel comunicato congiunto (leggi qui). Quasi nessuna traccia negli ampi articoli del giorno successivo all’annuncio. Nessun riferimento neppure nella dichiarazione della Fnsi, che parla esclusivamente di “articolazione territoriale delle tre testate” come “patrimonio da salvaguardare e difendere” (leggi qui).

Cenerentole, appunto. E, come tali, sacrificabili. Perché quando AgCom e Antitrust dovranno pronunciarsi su un matrimonio che supera già il tetto del 20% delle diffusioni nazionali fissato dalla legge, e che ha tutta l’ambizione di ampliare la propria presenza nel mercato italiano dell’informazione, sarà più semplice rinunciare – con chiusure o vendite – a qualche giornale locale piuttosto che intervenire sui quotidiani principali: Repubblica e Stampa.

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Inpgi, gli sgambetti tra pensionati della lista Camporese

Elezioni Inpgi 2016 bisTutti insieme, ma in ordine sparso. Uniti ma divisi. A leggere i flussi dei voti in arrivo dalle singole regioni (tabella in basso), si scopre che i candidati pensionati al Consiglio generale dell’Inpgi della lista “L’Inpgi siamo noi – 2016” hanno lavorato più per se stessi che per la squadra. E nel gioco di sgambetti incrociati hanno lasciato sul campo cinque compagni su otto, tra cui i due “eccellenti” Enrico (Chicco) Ferri de Lazara e Giovanni Negri, entrambi aspiranti alla poltrona di vicepresidente, e il presidente dell’Unione pensionati Guido Bossa, che è stato bocciato dagli elettori dell’Inpgi1 anche nella corsa a sindaco.

A farcela sono stati alla fine gli unici due che hanno fatto asse, Marina Cosi e Paolo Serventi Longhi (quest’ultimo per il rotto della cuffia, nonostante il curriculum da segretario Fnsi per 11 anni e da vicepresidente vicario Inpgi negli ultimi quattro), che si rifanno entrambi all’area di Autonomia e Solidarietà. Oltre al siciliano Giuseppe Gulletta, che ha preso un po’ da tutti, forse perché ritenuto innocuo e quasi marginale nella competizione, ma ha dato poco o niente agli altri nella sua regione: in Sicilia si è portato a casa 61 preferenze su 80 elettori, il secondo più votato della lista, Serventi Longhi, appena 28.

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