La “freddezza” di Lorusso con le radio-tv locali: tre indizi fanno una prova?

di Sergio Stella

Hanno abbozzato tutti. Nessuno ha intenzione di protestare ufficialmente. Ma i mugugni e i malumori serpeggiano, nel mondo delle radio-tv locali, verso quella che i più gentili definiscono “freddezza” nei loro confronti da parte del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. Nei confronti dei giornalisti, che da 16 anni fanno i conti con un contratto depotenziato, fortemente voluto dall’allora numero uno del Sindacato, Paolo Serventi Longhi, nonostante le perplessità interne alla sua maggioranza e l’opposizione pubblica della Lombarda, ovvero la maggiore associazione regionale della Federazione. E nei confronti delle aziende che quel contratto hanno firmato attraverso l’associazione AerAnti-Corallo.

Una “sensazione” di scarsa attenzione e di mancanza di interesse, da parte di Lorusso, che troverebbe fondamento in tre diversi indizi che – come si sa – quasi sempre fanno una prova. Proviamo a metterli in fila?

Commissione contratto dopo 4 anni: Lorusso ad Angers
L’8 giugno si è riunita, per la prima volta dopo quattro anni di vuoto, la Commissione permanente per il contratto AerAnti-Corallo, quello dei colleghi delle radio-tv locali. Il segretario generale della Fnsi, però, era ad Angers, in Francia, al Congresso della International Federation of Journalists (Ifj) dove si eleggeva il nuovo board. E dove Raffaele Lorusso è entrato, prendendo il posto del suo predecessore anche in corso Vittorio, Franco Siddi.

Ugualmente assenti – ma nessuno sembra essersene accorto – erano pure i due segretari generali aggiunti, la vicaria Anna Del Freo e il calabrese Carlo Parisi, anch’essi in Francia a sostenere la candidatura internazionale di Lorusso. Nessuno sembra averlo notato, è vero, ma per la “forma” (e per il rispetto dei colleghi) almeno uno di loro avrebbe potuto rinunciare alla trasferta nella Loira.

La riunione, sotto la guida della responsabile del settore per la Fnsi, Daniela Scano, è stata comunque importante e interessante, grazie soprattutto agli interventi dei colleghi che vivono sulla propria pelle che cosa significhi subire i morsi della crisi mentre si è inquadrati in un contratto che doveva essere di emersione ed è invece diventato semplicemente l'”altro” contratto, quello di serie B, con retribuzioni decisamente più basse del Fieg, diritti normativi molto “attenuati”, per usare un eufemismo, e un’applicazione spesso scavalcata a favore dell’ancora peggiore Frt (firmato dai sindacati confederali e che, in teoria, anche la Cassazione avrebbe nel 2000 escluso per i giornalisti).

Non a caso, nella discussione, ha aleggiato la domanda delle domande:“Ma davvero vogliamo tenerci ancora questo contratto?”. Peccato non fosse presente a rispondere il segretario Lorusso. Che certo – commenta ancora più d’uno – non salterà mai una Commissione contratto Fieg.

Convegno AerAntiCoralloI 40 anni dell’emittenza privata: Lorusso a Bari
Il 21 giugno il segretario era invece più vicino, nella sua Bari, per partecipare a WAN-IFRA Italia 2016, la conferenza internazionale dell’industria editoriale e della stampa quotidiana promossa dall’Associazione mondiale degli editori, a cui aderisce la Fieg. Per questo impegno con gli editori co-firmatari del primo e maggiore contratto Fnsi, ha disertato il convegno annuale di AerAnti-Corallo, a cui era presente il sottosegretario Antonello Giacomelli, che quest’anno assumeva un significato particolare con la celebrazione dei 40 dalla nascita dell’emittenza radio-televisiva privata in Italia.

A sostituirlo, anche in questo caso, è arrivata Scano, che ha assicurato il rammarico di Lorusso nel non poter proprio essere presente per “impegni improrogabili” (qui i video degli interventi). E ha poi spiegato la posizione del Fnsi sul settore: elogi al sistema dell’emittenza privata, “centrale e strategico” per l’informazione, che più degli altri ha sofferto i costi della crisi, ma dito puntato contro quelle aziende che impiegano pochi giornalisti, fanno scarsa informazione, non rispettano le regole contrattuali e sono comunque beneficiarie dei contributi statali. Questo in un settore in cui – in base a dati Inpgi relativi al 2015 – su circa 450 emittenti che versano contributi all’Istituto previdenziale per meno di 1.800 colleghi (applicando contratti diversi) solo 28 contano più di 10 giornalisti.

Il messaggio che più ha colpito – negativamente – la platea di editori è stato però quanto sia ineluttabile che non tutte le emittenti siano in grado di resistere, alla crisi e alla concorrenza sul mercato in generale. E che non è detto che tutte debbano sopravvivere a ogni costo.

Niente contributi a chi utilizza cigs o solidarietà?
Il terzo indizio, che farebbe la famosa prova, è meno “plastico” dei primi due. E più sottile e malizioso, nell’interpretazione. Riguarda le osservazioni sulle “Linee guida per l’elaborazione del regolamento sui criteri e le procedure di erogazione dei contributi in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali” su cui il ministero dello Sviluppo economico ha aperto le consultazioni con la pubblicazione del 9 maggio, con scadenza per l’invio di proposte e commenti entro il 3 giugno (leggi qui le linee guida).

Il segretario Lorusso voleva illustrare le valutazioni della Fnsi a voce, in un incontro personale con Giacomelli, che è stato chiesto ufficialmente il 13 maggio. Il Sottosegretario non ha però dato risposta alcuna. A quel punto, quasi all’ultimo momento, il primo giugno la Fnsi ha inviato le sue “principali osservazioni”: una paginetta con sei punti che chiedono di ripartire i contributi alle aziende in base al numero dei giornalisti assunti a tempo indeterminato, esclusivamente con contratti AerAnti-Corallo o Fieg, rapportato al fatturato, e purché siano in regola con i pagamenti previsti dalle norme di legge e di contratto per i collaboratori.

Nella paginetta si prevede però (al punto 4) anche un’altra conditio sine qua non: valutare se la singola azienda abbia in corso l’utilizzo di ammortizzatori sociali nel periodo considerato prima di concedere i contributi. Che equivale a dire che non dovrà ottenerli, non certo che sarà favorita. Un elemento – subito notato e sottolineato nella Commissione contratto – che definire sensibile è riduttivo. E che preoccupa non poco i colleghi che, in alcuni casi da anni, soffrono per gli stati di crisi in corso nelle proprie emittenti.

Anche per questo – ma non solo – le osservazioni inviate dalla Fnsi al Mise dalle parti di AerAnti-Corallo sarebbero state prese male. Ovvero, come l’ulteriore conferma di una scarsa considerazione delle loro posizioni. E pure del futuro dei giornalisti che lavorano nelle radio-tv locali. Se infatti venissero recepite tutte le indicazioni contenute nelle valutazioni della Fnsi – è il commento di molti – la maggior parte delle emittenti (in particolare quelle di piccole dimensioni, che sono la grandissima maggioranza, e tutte quelle con contratti di solidarietà o cigs in corso) dovrebbe chiudere i battenti. E lasciare per strada centinaia di giornalisti.

Osservazioni, detto per inciso, che non sono state discusse e neppure comunicate fino alla riunione della Commissione contratto dell’8 giugno alla Giunta esecutiva, che per Statuto è l’organo decisionale del Sindacato. Un particolare che ai più sembra un dettaglio, forse un orpello, e che invece dovrebbe far scattare il campanello d’allarme per l’attacco alla democrazia e alla trasparenza che dal Congresso di Chianciano in poi, non a caso con la dirigenza voluta dall’ex presidente dell’Inpgi, ha contagiato il Sindacato.

Il contratto scaduto e il rinnovo lontano
In questa situazione, c’è in ballo il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da due anni e mezzo (quattro e mezzo per la parte economica). Nella Fnsi si continua a dichiarare che i vertici di AerAnti-Corallo sarebbero pronti e impazienti di sedersi al tavolo. Ma per ora non è previsto alcun appuntamento ufficiale. Soprattutto, non è chiaro quali potrebbero essere le richieste (la piattaforma rivendicativa, si diceva una volta) da parte del Sindacato.

Su questo punto, la Commissione contratto è stata in verità esplicita: vuole trattare per avere miglioramenti normativi e pure economici. Le imprese del settore, dal canto loro, non si stancano di lamentare difficoltà nei conti e in cuor loro vorrebbero veder ridotto il costo del lavoro. Né sembrano pronte ad ampliare i diritti dei propri giornalisti. Anzi.

In ogni caso, fino a quando non sarà sciolto il nodo dei finanziamenti pubblici e dei criteri con cui saranno erogati, sarà difficile aprire il confronto. E – anche dopo – la “freddezza” di Lorusso non aiuterà certo il clima.

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