Inpgi, Camporese “brucia” 100 milioni di euro in 32 giorni: investimenti venduti per pagare tasse, quattordicesime e l’anticipo dell’ex fissa

Andrea Camporese
Andrea Camporese

Quasi 100 milioni in 32 giorni. È la quantità di patrimonio “bruciata“, con tre diverse delibere, dal presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, tra il 29 maggio e il 30 giugno scorsi, per far fronte ai drammatici problemi di liquidità che l’Inpgi deve affrontare oramai da tempo e in particolare per pagare tasse, quattordicesima ai pensionati e l’anticipo dell’ex fissa. Tre diverse operazioni che il Consiglio di amministrazione riunito il 27 luglio in via Nizza ha ratificato, subito dopo aver varato a maggioranza (con nove sì, due no, l’astensione critica della rappresentante dei ministeri vigilanti, Fiorella Kostoris, e l’assenza dei due uomini della Fieg e di un consigliere giornalista) la riforma delle nostre pensioni.

L’uomo che, secondo l’epopea narrata dai suoi estimatori, avrebbe fatto “guadagnare” alla Cassa previdenziale dei giornalisti 500 milioni di euro grazie alla rivalutazione (su carta) degli immobili conferiti al Fondo Amendola, sta in verità dissolvendo il patrimonio più liquido dell’Inpgi, quello investito in fondi, perché le entrate contributive non sono in grado di far fronte alle diverse voci di uscita. Non una novità dell’ultim’ora, certo, ma una verità negata con forza dai vertici dell’Istituto, per anni e pure ultimamente. E che la riforma tardiva appena varata dal cda, se sarà approvata dai ministeri vigilanti, non riuscirà a contrastare efficacemente.

Il patrimonio mobiliare dell’Inpgi, quello iscritto nel bilancio nel cosiddetto “Attivo circolante” tra i titoli finanziari non immobilizzati, quindi liquidi, ammontava a fine 2011 a oltre 684 milioni, 37,5 milioni in più rispetto all’anno precedente. A 12 mesi di distanza era sceso a 644 (-40 milioni), a fine 2013 era crollato a 541 milioni (-103) e al 31 dicembre 2014 si era ulteriormente ridotto di 61 milioni, a quota 480 milioni.

Con gli ultimi tre disinvestimenti, peraltro taciuti dalle cronache ufficiali e nelle dichiarazioni trionfalistiche dei consiglieri di amministrazione, il patrimonio in fondi dell’Inpgi arretra ancora di circa 98 milioni. Anche se il trend dello squilibrio tra entrate e uscite e, di conseguenza, delle vendite dovesse rallentare, cosa peraltro improbabile, il rischio è che nel giro di tre o quattro anni gli investimenti in fondi si azzerino. E si debba erodere il patrimonio immobiliare, a quel punto totalmente trasferito nel Fondo Amendola, anche a costo di svendere i cespiti pur di fare cassa. E riuscire a coprire gli impegni di spesa.

La prima delibera del presidente Camporese ratificata dal Cda predispone la vendita di quote di quattro fondi (tre obbligazionari e un azionario) per complessivi 23 milioni. La motivazione viene indicata nella necessità di far fronte al pagamento di Irpef, Imu, Tasi e quattordicesima dei pensionati.

La seconda è l’operazione più grossa, da 40 milioni, per l’uscita completa dal fondo azionario Usa di Russell. Le ragioni sono le medesime della delibera di fine maggio, con l’aggiunta del pagamento di Ires/Irap e dell’anticipo dell’ex fissa. Mentre l’ultima delibera, per 34,8 milioni, pari a tutte le quote dell’hedge fund Goldman Sachs Opportunities, è finalizzata a soddisfare il generico fabbisogno di cassa non finanziato dalle entrate contributive, previsto per il periodo tra agosto e ottobre.

Per quanto riguarda gli ultimi due mesi dell’anno, che prevedono il pagamento di altre tasse sugli immobili e della tredicesima dei pensionati, oltre a tutti gli impegni di spesa corrente, non si sa ancora se l’Inpgi riuscirà ad affrontarli senza dover depauperare ancora le sue (e nostre) riserve finanziarie.

Resta infine una domanda da “profani“: i diversi milioni di euro entrati negli ultimi anni nelle casse dell’Istituto, da fonte statale o delle aziende, come anticipo dei costi complessivi di ogni singolo prepensionamento, contributi (sempre anticipati per tutti gli anni previsti) per gli sgravi previdenziali sulle nuove assunzioni, fondi per gli ammortizzatori sociali e quant’altro, possono essere utilizzati temporaneamente per coprire eventuali esigenze di liquidità? E, se sì, questo è già avvenuto?

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