Inpgi, chi ha votato (e chi no) i 230 mila euro della presidente

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La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni

La partita si è chiusa 36 a 17, più 3 astenuti. E il risultato è oramai noto: indennità confermata a 230 mila euro per la presidente Marina Macelloni, compensi limati di un risicatissimo 5% per gli altri componenti giornalisti degli organi collegiali, via il gettone di presenza da 80 euro, stop ai rimborsi spese per gli amministratori che risiedono a Roma e provincia, alcuni tagli ai rimborsi spese per tutti. Ma questi numeri raccontano poco, del dibattito di tre ore che si è svolto martedì 7 giugno al Consiglio generale dell’Inpgi. E ancora meno dicono sugli umori che attraversano una maggioranza già meno solida di due mesi fa.

Partiamo dai nomi. I giornalisti, sui social network e con telefonate e messaggi personali, rivendicano il diritto di conoscere chi tra i consiglieri generali si è espresso a favore, e chi contro, la delibera sui compensi. Chi ha presentato i tre emendamenti e com’è andato il voto. Vogliono trasparenza, insomma, sulle scelte di colleghe e colleghi che hanno eletto a febbraio. E hanno ragione a pretenderla. Chissà perché, però, solo chi ha detto no lo ha dichiarato pubblicamente. Nonostante una votazione avvenuta a scrutinio palese e per chiamata nominale. Ma capire chi si è espresso come è comunque possibile.

Presenti, assenti e votanti
Il Consiglio generale dell’Inpgi è formato da 69 persone (i cui nomi sono tutti riportati sul sito dell’Istituto e sono consultabili qui). Il 7 giugno risultavano sicuramente assenti (giustificati) 8 consiglieri: Fabrizio Carotti e Francesco Cipriani (designati dalla Fieg), Antonio Funiciello (rappresentante della Presidenza del Consiglio), Raffaele Lorusso (Fnsi), Gianfranco Summo (Casagit), Nicola Borzi, Carlo Parisi e Gianluca Zurlini. Tra i presenti, inoltre, Marcello Marè (Ministero del Lavoro) ed Enzo Iacopino (Ordine nazionale) sono consiglieri generali senza diritto di voto.

Indennità Inpgi 2015
Le indennità in vigore da novembre: confermato il compenso della presidente, ridotti del 5% gli altri. Clicca sopra per ingrandire l’immagine

La proposta del Consiglio di amministrazione era – come raccontato su questo blog nell’articolo “Inpgi, anche la presidente Macelloni vale più di Mattarella (e pure di Obama)” – di non ritoccare il sistema delle indennità in essere, che legano il compenso del presidente dell’Inpgi alla retribuzione annua del direttore generale aumentata del 10% (pari a 255 mila euro) e fissano in cifra fissa quello degli altri amministratori (ridotto a circa la metà se in possesso di redditi da lavoro dipendente o assimilato), confermando il taglio del 10% in vigore da novembre 2015 per la presidente Macelloni (230 mila euro) e ritoccando all’ingiù di un altro 5% quello di consiglieri di amministrazione, sindaci e membri del Comitato amministratore dell’Inpgi2. Oltre a questo, la proposta del Cda comprendeva il pagamento del gettone di presenza da 80 euro solo ai consiglieri generali e alcune riduzioni dei rimborsi spese per tutti.

Tre emendamenti
La lunga discussione in Consiglio si è però concentrata in gran parte sulle indennità della presidente e degli altri amministratori. Per poi passare anche alla questione dei gettoni di presenza dei consiglieri generali. Con la presentazione e la votazione, infine, di tre emendamenti al testo originario della delibera.

Il primo viene presentato da Mario Antolini a nome di InpgiFuturo: la proposta è di tagliare del 10% gli attuali compensi della presidente, di un ulteriore 5% quelli di consiglieri di amministrazione e sindaci (per una riduzione del 20% di tutti gli emolumenti rispetto a quanto in vigore prima di novembre) e di applicare ai componenti del Comitato amministratore la stessa disciplina applicata al Fondo di previdenza complementare (solo gettoni di presenza). Troppo penalizzante, per la maggioranza. Un passo avanti ma ancora non sufficiente per chi nella minoranza sostiene – come Inpgi-La Svolta – che la soluzione debba passare dall’individuazione di una cifra fissa per il ruolo del presidente (non legata allo stipendio del direttore generale e neppure ai guadagni precedenti di chi va a ricoprire l’incarico) e dal passaggio per gli altri amministratori a un sistema di gettoni di presenza che vada a verificare e riconoscere un lavoro realmente svolto. Per questo l’emendamento viene respinto con 14 sì, 29 no e 6 astenuti.

Approvati gli altri due. La proposta del romano Mauro Lozzi (che a fine marzo si era candidato al Cda con la lista di maggioranza) di eliminare il gettone di presenza da 80 euro anche per i consiglieri generali e per la partecipazione degli amministratori alle Commissioni consultive,  ottiene 34 voti a favore (tra cui praticamente tutti quelli dei consiglieri di minoranza, che avevano già dichiarato di voler rinunciare ai propri compensi), 14 contrari (della maggioranza) e 2 astenuti. Mentre la soppressione dei rimborsi spesa per gli amministratori residenti a Roma e provincia, chiesta da Fabio Morabito, passa con 23 sì, 21 no e 7 astenuti.

Come dimostrano i numeri, entrambi gli emendamenti hanno scatenato non pochi mal di pancia nella maggioranza, che di fatto ha votato in libertà. Tanto è vero che, in particolare sull’abolizione del gettone di presenza, si preannuncia già il tentativo di rimettere tutto in discussione al prossimo Consiglio generale.

Voto finale a chiamata nominale
La delibera complessiva su indennità, compensi e rimborsi spese viene infine messa in votazione nel testo originario modificato dagli ementamenti approvati. Alla decisione partecipano 56 dei 58 consiglieri chiamati per nome a esprimere il proprio voto (con registrazione stenografica).

Rispondono no in 17: i 3 consiglieri presenti di Inpgi-La Svolta Paola D’Amico, Luigi Ronsisvalle e Daniela Stigliano; i 12 di InpgiFuturo Mario Antolini, Domenico Bertoni, Paola Cascella, Carlo Chianura, Corrado Chiominto, Stefania Conti, Gianni Dragoni, Franco Ordine, Orlando Perera, Antonio Savi, Alessandra Spitz e Lino Zaccaria; i 2 romani Fabio Morabito ed Elena Polidori. Astenuti i consiglieri Sergio Casagrande, Rosalba Emiliozzi e Cristiano Fantauzzi. Le consigliere romane Ida Baldi e Silvia Garambois non rispondono alla chiamata al voto. Mentre tutti gli altri 36 presenti dicono sì ai 230 mila euro di indennità per la presidente Macelloni, ai compensi con leggera limatura per gli altri amministratori e alle ulteriori misure proposte.

La maggioranza scricchiola?
Letto in percentuale, il voto dà alla maggioranza che governa l’Inpgi e ha eletto i suoi vertici poco più di due mesi fa nemmeno due terzi del Consiglio generale (il 64%, per la precisione): un peso che non le consentirebbe, solo per fare un esempio, di approvare modifiche statutarie, per le quali è prevista una presenza minima del 66% dei consiglieri e il voto favorevole di almeno i tre quarti dei partecipanti al voto. Mentre nel momento dell’elezione del Cda la percentuale era del 70%.

Il vero banco di prova, per la tenuta della maggioranza, sarà però l’approvazione della riforma previdenziale, a cui si sussurra stia già alacremente lavorando un gruppo molto ristretto di persone. Se tutto dovesse essere deciso nelle segrete stanze e presentato a cose fatte al Consiglio generale, gli scricchiolii che si avvertono potrebbero diventare a quel punto molto più rumorosi.

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