Inpgi, quel dubbio sulla procedura seguita per le delibere presidenziali di disinvestimento da 100 milioni. E le analogie con il caso Sopaf

Andrea Camporese
Andrea Camporese

C’è un tema, preoccupante, di depauperamento progressivo del patrimonio finanziario più liquido dell’Inpgi, su cui Unità Sindacale si è soffermata nell’articolo “Inpgi, Camporese “brucia” 100 milioni di euro in 32 giorni: investimenti venduti per pagare tasse, quattordicesime e l’anticipo dell’ex fissa“. E c’è un aspetto, altrettanto allarmante, che riguarda le procedure seguite per l’adozione delle delibere del presidente, Andrea Camporese, e per la ratifica successiva del Consiglio di amministrazione, su cui ha puntato il dito la consigliera Alessandra Spitz in un intervento su puntoeacapo.org. A cui ha subito risposto il direttore generale dell’Istituto, Mimma Iorio, con una nota esplicativa e di precisazione. Seguita da una controreplica dei colleghi di Puntoeacapo.

La vicenda del disinvestimento di 97,8 milioni di euro nell’arco di un mese, tra il 29 maggio e il 30 giugno scorso, per far fronte alla mancanza di liquidità necessaria per pagare tasse e ordinarie prestazioni agli iscritti, ha una natura solo apparentemente tecnica. Ma che ha valenza ampiamente politica, perché attiene ai poteri del presidente, alla sua autonomia nel disporre di somme anche molto elevate per l’investimento come per il disinvestimenti, al ruolo delle commissioni consultive, in particolare la Commissione Finanza, Bilancio, Programmazione e Investimenti, cui i regolamenti dell’Inpgi attribuiscono da molti anni, quantomeno dal 2008, un rilievo diverso dalle altre, con la previsione chiara di una consultazione di tutti i suoi componenti prima di assumere decisioni in tema di impiego o di disimpegno di risorse in strumenti mobiliari.

Non solo. La ricostruzione della vicenda ultima, quella della vendita di fondi in tre tranche per complessivi 97,8 milioni, ha fatto entrare nel dibattito anche l’inchiesta Inpgi/Sopaf, condotta dalla Procura di Milano, per la quale il presidente Camporese, che è alla guida anche dell’Adepp, ovvero dell’intero sistema delle Casse privatizzate dei professionisti italiani, è indagato con l’accusa di truffa aggravata ai danni del suo stesso Istituto e di corruzione per somme “di almeno 200 mila euro”.

Riportiamo qui di seguito i testi dei tre interventi che si sono succeduti negli ultimi giorni.

LA PRIMA DENUNCIA DI ALESSANDRA SPITZ

Ancora una volta l’INPGI decide su un atto finanziario rilevante – pari a 100 milioni di euro – e lo fa senza seguire le regole previste adottando invece una procedura d’urgenza e straordinaria che salta tutte le barriere.

Peccato che si tratti di un ingente disinvestimento di somme investite in Fondi comuni d’investimento, motivato dall’esigenza di liquidità dell’Istituto. Esigenza che non è dovuta a fatti straordinari intervenuti nel frattempo ma da normali scadenze ampiamente programmabili e che non hanno quindi carattere di urgenza e staordinarietà.

Questo comportamento ha causato oggi in consiglio di amministrazione il voto negativo di Carlo Chianura, portavoce di Puntoeacapo e consigliere di Inpgi Futuro.

Ma spieghiamo più precisamente di cosa si tratta: con tre delibere presidenziali (numero 121, 148 e 154 del 2015) vengono vendute quote di Fondi per oltre 97 milioni di euro e tutte con la motivazione di dover fronteggiare fabbisogni di cassa per esigenze di tesoreria. Ma in nessuna delle tre delibere è stato acquisito il parere della Commissione Finanza, Bilancio, Programmazione e Investimenti ma è stata seguita la strada straordinaria dell’acquisizione del solo parere del presidente della commissione, Enrico Castelli.

Questa procedura è contraria al regolamento dell’Istituto, approvato dai Ministeri vigilianti nell’aprile 2011 e che prevede, all’art.14, che la trattativa privata per l’alienazione dei beni mobiliari debba essere preceduta dal parere della Commissione Finanza che è composta, oltre che dal presidente Castelli, anche dal vice presidente Ignazio Ingrao, da Stefania Di Mitrio, da Stefano Salone, dalla sottoscritta e, in qualità di esperta, da Daniela Stigliano.

L’articolo 15 del regolamento, inoltre, concede la facoltà al presidente di attuare procedure d’urgenza ma al successivo articolo 16 limita questa facoltà a un tetto al di sotto dei 78mila euro.

Il collegio sindacale dell’Inpgi ha invece ricevuto la documentazione delle operazioni che dovranno essere ratificate dal Cda del 27 Luglio ma nella documentazione manca la dichiarazione del presidente della Commissione Finanza, relativa al parere dei membri della commissione stessa che peraltro si è riunita l’ultima volta il 5 maggio senza che nessuno la informasse di tali delibere.

Inoltre, anche la delibera del 2012 che stabilisce i poteri del presidente indica come indispensabile questo parere.

Senza questa dichiarazione, insomma, le tre delibere non sono complete perchè un parere verbale non appare assolutamente sufficiente per rispettare le regole dell’Istituto.

Insomma, come è avvenuto già altre volte, all’Inpgi si saltano le procedure e la commissione Finanza, Bilancio, Programmazione ed investimenti viene tenuta all’oscuro di decisioni rilevanti.

La soluzione migliore sarebbe allora di scioglierla ufficialmente, dichiarandone l’inutilità.

Alessandra SpitzComponente della commissione Bilancio Inpgi, esecutivo di Puntoeacapo

LA LETTERA DEL DIRETTORE GENERALE DELL’INPGI, MIMMA IORIO

Mimma Iorio
Mimma Iorio

Con riferimento alle osservazioni formulate in merito alla regolarità della procedura adottata in occasione della realizzazione dell’operazione di disinvestimento di alcune quote di partecipazione in fondi comuni di investimento, attuata con l’adozione delle Delibere Presidenziali n. 121, 148 e 154 del 2015, debitamente ratificate dal Consiglio di Amministrazione nella giornata del 27 luglio u.s., si sottolinea che tale iter procedimentale è pienamente conforme a quanto previsto dalle norme regolamentari vigenti nel regime ordinamentale dell’Istituto.

Premesso che l’attività posta in essere si è resa necessaria per garantire il reperimento della liquidità finanziaria destinata essenzialmente all’erogazione delle prestazioni agli iscritti (e, pertanto, all’assolvimento delle funzioni istituzionali), le modalità di attuazione della procedura di disinvestimento – disposta con Delibera Presidenziale, acquisito il parere del Presidente della Commissione consultiva Bilancio, Finanza, Programmazione e investimenti, successivamente sottoposta a ratifica da parte del Consiglio di Amministrazione – hanno puntualmente ottemperato quanto previsto in materia dal relativo Regolamento di Amministrazione – approvata dai Ministeri Vigilanti – che all’art. 14 dispone che l’acquisto e l’alienazione di valori mobiliari sia effettuato secondo le regole della trattativa privata e al successivo art. 15 disciplina l’esercizio delle funzioni del Presidente in tema di Immobili e Valori Mobiliari, statuendo che “Il Presidente dispone in materia di: ……. ; 2.3) acquisto, alienazione e permuta di valori mobiliari, allorché l’attesa della decisione del Consiglio di Amministrazione possa arrecare pregiudizio agli interessi dell’Istituto; ….; 2.5) nei casi sopraindicati, le delibere presidenziali sono sottoposte alla ratifica del Consiglio di Amministrazione nella prima riunione utile e, comunque, non oltre sessanta giorni dalla loro adozione.”.

Nel caso di specie, è evidente che ricorrevano le condizioni di necessità e urgenza richieste dal Regolamento, posto che tale operazione è stata finalizzata, come detto, al reperimento delle risorse finanziarie necessarie per consentire all’Istituto di erogare tra l’altro le prestazioni previdenziali agli iscritti.

Tale circostanza, peraltro, colloca la fattispecie al di fuori del contesto disciplinato da una specifica Delibera del Consiglio di Amministrazione – n. 38 del 2012 – che prevede invece che il Presidente possa disporre l’effettuazione di operazioni di sottoscrizione o disinvestimento di quote di fondi comuni di investimento “nell’ambito dell’attuazione del piano annuale di impiego dei fondi disponibili” deliberato dal Consiglio di Amministrazione, ratificato dal Consiglio Generale e divenuto esecutivo, “previo parere della Commissione Bilancio, Finanza, Programmazione ed Investimenti Mobiliari o, almeno, del suo Presidente, sentiti i componenti della Commissione”.

L’operazione, infatti, non è stata posta in essere nell’ambito delle politiche di investimento di fondi rientranti nelle disponibilità finanziarie dell’ente – sulle quali è legittimo si esprima la relativa Commissione Consultiva, con le modalità descritte – ma – piuttosto – per fronteggiare esigenze di liquidità immediata da destinare principalmente al pagamento delle prestazioni. Di conseguenza, non ricorrevano le condizioni per dare attuazione alla specifica procedura codificata nella citata delibera n. 38/2012 e, quindi, l’acquisizione del parere del Presidente Commissione Bilancio, Finanza, Programmazione ed Investimenti Mobiliari – non necessaria – è avvenuta in funzione dell’apporto particolarmente qualificato del suo contributo e in ossequio ad uno spirito di condivisione trasparente delle scelte gestionali.

In tale contesto, inoltre, è stato acquisito – come sempre – lo specifico parere dell’advisor esterno incaricato di valutare i profili di rischio dei titoli in portafoglio, che ha contribuito ad orientare le scelte adottate con le delibere presidenziali in relazione alla selezione e individuazione dei titoli da dismettere.

Quanto, infine, all’asserita esistenza di una presunta “limitazione” di natura quantitativa (circa 78 mila euro) relativamente alle somme oggetto di tale operazione di disinvestimento, è appena il caso di accennare al fatto che tale ipotesi è evidentemente frutto di un equivoco, posto che l’art. 16 – richiamato dai commentatori – disciplina non la materia della vendita dei titoli e valori mobiliari (regolamentata, come detto, dagli art. 14 e 15, collocati nel Capo I, titolo II, del Regolamento stesso) ma la diversa materia dei “Beni Mobili e Servizi” (arredi, strumenti, apparecchiature, veicoli, ecc, debitamente registrati come cespiti), disciplinata dalle norme contenute nel Capo II del predetto Regolamento e, come tale, non trova la benché minima applicazione nel caso di specie.

In conclusione, risulta pacifico che l’iter procedurale posto in essere – si sottolinea ancora una volta – per conseguire la liquidità necessaria a fare fronte agli impegni istituzionali dell’ente, consistenti prevalentemente nell’erogazione delle prestazioni previdenziali in favore degli iscritti, è stato correttamente istruito dagli uffici e formalmente e sostanzialmente realizzato dal Presidente e dal Consiglio di Amministrazione in perfetta adesione a criteri di scrupoloso rispetto delle norme regolamentari che disciplinano tale materia.

LA REPLICA DI PUNTOEACAPO

Nell’ultima seduta del CdA INPGI sono state ratificate con il solo voto contrario del consigliere di amministrazione di Inpgi Futuro Carlo Chianura tre delibere presidenziali (la 121, 148 e 154 del 2015) con cui sono state disinvestite quote di fondi comuni d’investimento per complessivi 97 milioni 800 mila euro, pari a circa 190 miliardi di vecchie lire, al fine di fronteggiare fabbisogni di cassa per esigenze di tesoreria dell’Istituto.

In particolare con la delibera presidenziale 121 del 29 maggio 2015 sono stati disinvestiti fondi per complessivi 23 milioni di euro così suddivisi:

ASHMORE-EMER MKTS DEBT-I EUR (Obbligazionario Mercati Emergenti) 4.000.000 di euro;

BLUEBAY-HIGH YIELD BD-IBPF Yield (Obbligazionario High) 4.000.000 di euro;

SSGA EUROPE INDEX EQUITY FUND I (Azionario Europa) 10.000.000 di euro;

BLUEBAY INVESTMENT GRADE BOND Corporate (Obbligazionario) 5.000.000 di euro.

Il disinvestimento di 23 milioni di euro é stato giustificato “dalla necessità di generare cassa, per la Gestione sostitutiva dell’A.G.O., per far fronte al pagamento dell’lRPEF relativa al mese di maggio, del XIV rateo pensioni e delle imposte IMU e TASI in scadenza a giugno“.

Invece con la delibera presidenziale148 del 29 maggio 2015 si è venduto il Fondo Russel 3000 (Azionario Usa) per un controvalore di circa 40 milioni di euro per fronteggiare “il pagamento delle imposte IRPEF, IRES/IRAP, IMU/TASI, del XIV rateo di pensione e per far fronte al finanziamento Ex-Fissa in scadenza nei mesi di giugno e luglio”;

Infine con la delibera presidenziale 154 del 30 giugno 2015, dopo aver “preso atto delle stime interne relative alle esigenze di tesoreria, per la Gestione sostitutiva dell’A.G.O., che determineranno nei prossimi mesi agosto/ottobre un fabbisogno di cassa non finanziato dalle entrate contributive” si é decisa “la vendita totale del Fondo Goldman Sachs Hedge Fund Opportunities (Hedge Fund) per un controvalore di circa 34 milioni 800 mila euro”.

Nella sua lettera la dottoressa Mimma Iorio, in risposta a una nota di Puntoeacapo, sostiene che, trattandosi di attività posta in essere dall’Istituto per garantire il reperimento della liquidità finanziaria destinata essenzialmente all’erogazione delle prestazioni agli iscritti, non è in questo caso applicabile la delibera del CdA INPGI n. 38 del 2012 ricognitiva dei poteri del presidente per effetto della quale il presidente Andrea Camporese può disporre l’effettuazione di operazioni di sottoscrizione o disinvestimento di quote di fondi comuni di investimento “nell’ambito dell’attuazione del piano annuale di impiego dei fondi disponibili” deliberato dal Consiglio di Amministrazione, ratificato dal Consiglio Generale e divenuto esecutivo, “previo parere della Commissione Finanza, Bilanciio, Programmazione ed Investimenti o, almeno, del suo Presidente, sentiti i componenti della Commissione”.

Secondo la dottoressa Iorio sono, invece, applicabili in questo particolare caso gli articoli 14 e 15 del Regolamento di Amministrazione INPGI approvato nel 2001.

Di conseguenza sono state – come sempre – rispettate dall’INPGI le procedure previste da leggi e regolamenti.

Pertanto, a parere della direttrice generale Inpgi, per il disinvestimento dei 97 milioni 800 mila euro non era necessario convocare la Commissione Finanza, Bilancio, Programmazione ed Investimenti, né tantomeno il suo presidente Enrico Castelli aveva alcun obbligo di informarne gli 5 altri membri della Commissione prima di esprimere il suo parere – peraltro del tutto pleonastico – sulle 3 distinte operazioni.

Le osservazioni della dottoressa Iorio non sembrano tuttavia cogliere nel segno perché:

nelle tre delibere presidenziali 121, 148 e 154 del 2015 per complessivi 97 milioni 800 mila euro, pari a circa 190 miliardi di vecchie lire, che hanno tutte in comune la necessità di fronteggiare fabbisogni di cassa per esigenze di tesoreria dell’INPGI, si fa sempre esplicito riferimento alla delibera del CdA del 26/4/2012 n. 38 ricognitiva dei poteri del Presidente con particolare riguardo al disinvestimento di quote di fondi comuni d’investimento;

le tre delibere presidenziali 121, 148 e 154 del 201 sono state tutte e 3 ratificate dal CdA nella seduta del 27 luglio 2015 e in esse si fa sempre esplicito riferimento alla suddetta delibera del CdA del 26 aprile 2012 n. 38 ricognitiva dei poteri del Presidente con particolare riguardo al disinvestimento di quote di fondi comuni d’investimento;

in base alla delibera del CdA n. 38 del 26 aprile 2012 il Presidente della Commissione Finanza, Bilancio, Programmazione ed Investimenti Enrico Castelli, prima di esprimere il suo parere, era quindi tenuto ad informarne – come indicato nella nota al punto 10 della delibera stessa – gli altri 5 giornalisti componenti, cioé il Vice Presidente Ignazio Ingrao, e gli altri 4 membri: Stefania Di Mitrio, Stefano Salone, Alessandra Spitz e Daniela Stigliano. Ma ciò non é, purtroppo, avvenuto;

ma non essendo avvenuto si è di fatto inficiata la regolarità dell’intero procedimento;

non dovrebbe essere applicabile in questo caso il Regolamento di Amministrazione INPGI in vigore dal 2001 perché non è stato mai richiamato nelle premesse delle suddette 6 delibere (3 presidenziali e 3 del CdA);

a distanza di più di 6 anni dal pressante invito da parte del Collegio Sindacale INPGI non è stato mai modificato il Regolamento di Amministrazione INPGI in vigore dal 2001.

Infatti il Collegio Sindacale INPGI nelle sedute del 2 e 7 aprile 2009, nell’esaminare la proposta di ratifica della delibera presidenziale n. 42 del 19/2/2009 di acquisto dalla SOPAF Spa del gruppo Magnoni di quote del Fondo Immobili Pubblici (delibera oggi al centro dell’inchiesta penale della magistratura milanese in cui é coinvolto, tra gli altri, il Presidente INPGI Andrea Camporese) rilevò “l’opportunità di recepire nel Regolamento di Amministrazione i contenuti della delibera n. 38 del 15 maggio 2008 (sostanzialmente quasi del tutto analoga alla successiva delibera del CdA n. 38 del 2012 per rendere il sistema omogeneo“.

Pertanto sono rimaste oggi in vigore nel Regolamento di amministrazione norme che appaiono in contrasto con le delibere n. 38 del 2008 e del 2012.

Infine, di fronte allo smobilizzo di fondi di importo così rilevante (circa 98 milioni di euro) regole di buon senso, nonché di saggia e prudente amministrazione, seguendo anche i cosiddetti criteri del “buon padre di famiglia“, avrebbero comunque consigliato il coinvolgimento di tutti e 6 i componenti della Commissione Finanza, Bilancio, Programmazione ed Investimenti, e non solo del suo Presidente Castelli.

D’altronde la consultazione anche per via telefonica, fax o per e mail avrebbe richiesto poco tempo, ma avrebbe rispettato almeno il criterio della piena trasparenza. Altrimenti verrebbero sviliti i compiti stessi della Commissione che la renderebbero di fatto praticamente inutile.

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