Io e l’ex fissa: non ne ho diritto, ma molti colleghi sì. Per questo la difendo

Stigliano video 2di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Scusate se parlo di me. Ma è corretto che i colleghi conoscano, e valutino, anche gli eventuali interessi in gioco di chi ha incarichi negli organismi di categoria e prende posizione sui diversi temi in discussione. Come sto facendo in queste settimane sulla vicenda del Fondo ex fissa, da componente della Giunta Fnsi e Consigliera generale dell’Inpgi.

Ho 52 anni, lavoro da 32 con contratto, ma non ho diritto all’ex fissa perché a fine 2014 non avevo 15 anni di anzianità aziendale. A quella data avevo 14 anni e 9 mesi di anzianità in Rcs MediaGroup, dove lavoro ancora oggi. Al massimo, quando andrò in pensione, avrò diritto a 10 mila euro invece di molto di più.

Questo non mi ha impedito di votare e sottoscrivere un accordo contrattuale di riforma dell’istituto dell’ex fissa, con superamento del vecchio sistema di calcolo e messa in liquidazione del Fondo, evitandone il fallimento e mantenendo tutti i diritti acquisiti e garantendo a chi aveva già raggiunto i 15 di anzianità aziendale a fine 2014 il pagamento dell’indennità ma con tetto a 65 mila euro: una cifra che tutela tutti i colleghi con retribuzioni tra 95 mila e quasi 110 mila euro lordi annui. E mi sto impegnando e battendo, in assoluta minoranza all’interno della Giunta Fnsi, perché quell’accordo sia onorato fino in fondo.

Questo è quello che scrivevo – tra le altre cose – il primo luglio 2014, all’indomani della firma del Contratto 2013-2016 (che è scaduto e non viene rinnovato da quasi due anni):

7f0a523bb0200b75687169f67473feecFONDO EX FISSA
Il fondo della cosiddetta “ex fissa”, alimentato dal 1985 dagli editori con l’1,5% del monte retributivo di tutti i giornalisti dipendenti, è di fatto fallito, con circa 100 milioni di debiti e oltre mille colleghi in attesa di ricevere quanto gli è dovuto. Grazie a un meccanismo squilibrato ab origine che permetteva, a chi restava per almeno 15 anni nella stessa azienda (ma bastavano anche 10 anni, se si superavano i 55 anni di età, e persino appena 3, dai 60 anni in poi) di ricevere al momento della pensione una somma pari all’indennità di mancato preavviso, fissata in un numero di mensilità differenti in base alla qualifica (dalle 7 dei redattori ordinari alle 13 dei direttori, aumentata per tutti di una mensilità al superamento dei 20 anni in azienda), calcolata in base all’ultimo stipendio. E di sommare anche due o tre ex fisse insieme.

Una cifra enormemente superiore rispetto a quanto virtualmente versato da ognuno nell’arco della propria vita lavorativa. E sostenuta di fatto dai versamenti di chi alla ex fissa non avrebbe mai avuto diritto. Il meccanismo era già in forte tensione prima del rinnovo del contratto di cinque anni fa, quando il Sindacato aveva avanzato l’ipotesi di una riforma dell’istituto che lo mettesse in equilibrio, rifiutata allora dagli editori. Dopo l’uscita di centinaia di giornalisti prepensionati degli ultimi anni, il fondo era già da parecchio tempo giunto al collasso definitivo. Come sanno, appunto, i tanti colleghi che hanno ricevuto dall’Inpgi la comunicazione di tempi di attesa per ricevere l’indennità anche di numerosi anni. 

La soluzione concordata evita il fallimento vero e proprio. Per essere chiari e non usare giri di parole, la chiusura immediata del fondo ex fissa avrebbe significato che gli editori non avrebbero dovuto più versare l’1,5% sulle retribuzioni di tutti i propri giornalisti e nello stesso tempo avrebbe obbligato i colleghi, quelli in attesa e quelli che avessero invocato il diritto all’istituto contrattuale in futuro, a rivolgersi direttamente alla propria azienda. Risultato? Una forte penalizzazione per i colleghi di imprese fallite o comunque non in grado di soddisfare le richieste, mentre i soliti noti delle grandi imprese, soprattutto chi ha alti gradi e ampio potere contrattuale, avrebbero di certo avuto ragione dei propri soldi. 

(…)

La soluzione trovata nel rinnovo contrattuale evita dunque il fallimento del fondo ex fissa, ma richiede sacrifici e passi indietro da parte di tutti, per dare qualcosa a ognuno. Anche io personalmente pagherò un prezzo elevato, ma necessario. L’ho già scritto e lo ripeto ora: dopo 28 anni di contratti di lavoro, non ho mai raggiunto i 15 anni consecutivi in un’azienda. A fine dicembre 2014, limite massimo per calcolare il diritto o meno alla ex fissa pur ridotta (ma comunque fino a 65 mila euro), avrò 14 anni e 9 mesi di anzianità aziendale, con qualifica da caporedattore, in un gruppo che avrebbe finito per pagare soprattutto i più forti (magari dichiarando in altre aree qualche decina di esuberi in più): ebbene, prenderò 10 mila euro al momento di andare in pensione, tra una quindicina d’anni, e nel frattempo lo 0,25% (poi 0,5%) nel fondo di previdenza complementare. Come migliaia di altri colleghi. E sono convinta che questo sia comunque meglio di pensare di lasciare tutti nel far west delle richieste individuali e delle decisioni della magistratura.

Testo completo in: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15070

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