I video di Inpgi-La Svolta/7: Nicola Borzi, trasparenza significa rendere disponibili agli iscritti tutte le informazioni

100876-227Nicola Borzi, giornalista del Sole 24 Ore e candidato al Consiglio generale in Lombardia, spiega concretamente la strada della trasparenza che vuole costruire all’Inpgi nel settimo video della serie che Inpgi-La Svolta ha realizzato in vista delle elezioni per il rinnovo degli organismi dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Tutti i video sono disponibili sul canale YouTube di Unità Sindacale.

Trasparenza, sottolinea Borzi, significa rendere disponibili tutte le informazioni agli iscritti, prima di tutto, dai bilanci (che lo devono essere per legge) a ogni delibera fino agli investimenti e ai loro rendimenti. Ma anche incaricare una persona, all’interno dell’Istituto, per il dialogo continuo con i giornalisti.

Se questa trasparenza ci fosse stata, è la considerazione amara di Nicola Borzi, molte questioni si sarebbero conosciute in anticipo. E si sarebbero potute affrontare prima che la situazione precipitasse.

Le elezioni per rinnovare gli organismi dell’Inpgi si terranno il 22, 23 e 24 febbraio online e il 27 e 28 febbraio ai seggi (a Milano, in viale Monte Santo 7).

I video di Inpgi-La Svolta/6: Fabio Benati, mandiamo a casa chi ha rovinato il nostro Istituto

100876-227Mandiamo a casa chi ha rovinato l’Inpgi”: è questo il primo obiettivo di Fabio Benati, candidato di Inpgi-La Svolta al Consiglio generale in Lombardia, intervistato da Daniela Stigliano nel sesto video della serie che Inpgi-La Svolta ha realizzato in vista delle elezioni per il rinnovo degli organismi dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Tutti i video sono disponibili sul canale YouTube di Unità Sindacale.

Benati richiama inoltre l’attenzione sulle tante cose da fare nell’Inpgi2 per dare maggiore assistenza e migliori garanzie a collaboratori e freelance e per mettere a punto piani di sostegno per i giornalisti imprenditori.

Le elezioni per rinnovare gli organismi dell’Inpgi si terranno il 22, 23 e 24 febbraio online e il 27 e 28 febbraio ai seggi (a Milano, in viale Monte Santo 7).

Vademecum elezioni Inpgi: la guida completa che risponde a tutte le domande sul perché e per che cosa siamo chiamati a votare

100876-227di Inpgi-La Svolta

Come, dove e quando si vota per l’Inpgi? Ma anche: chi può votare e per quali candidati, quali sono gli organismi da rinnovare, quante persone li compongono e che poteri hanno, qual è il sistema elettorale, perché ci sono circoscrizioni regionali e collegi nazionali, si può dare o no un voto di lista, quante preferenze si possono esprimere e secondo quali regole saranno determinati gli eletti?

Inondati come mai prima d’ora da mail e messaggi elettorali da tutti i candidati, i giornalisti chiamati a scegliere chi gestirà per i prossimi quattro anni l’Istituto di previdenza, che versa in una situazione di oggettiva e profonda difficoltà, si fanno – qualcuno forse per la prima volta – molte domande.

Il vademecum che abbiamo realizzato vuole essere un contributo di chiarezza e un aiuto a votare con consapevolezza (e senza difficoltà). Perché la posta in gioco, questa volta, è troppo alta per rinunciare a partecipare e delegare ad altri la scelta di chi gestirà i nostri soldi e il nostro futuro.

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Riforma Inpgi, la stangata di Camporese & co. su contributi e pensioni future passa senza salvaguardie. Bocciate tutte le altre misure

imagedi Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsicandidata con Inpgi-La Svolta

Tutto come previsto. Le indicazioni del ministero del Lavoro (leggi qui) sono state fatte proprie dal ministero dell’Economia, ed entrambi hanno dato il via libera alla riforma Inpgi solo per le misure di incremento delle aliquote e diminuzione del calcolo delle future pensioni. Le misure negative, insomma. Che penalizzano i giornalisti (e solo in parte gli editori) per rimediare alla politica disastrosa degli ultimi otto anni.

Lo stop, ovvero la bocciatura di fatto, per tutto il resto è però confermato. No alla nuova età pensionabile a 66 anni, ritenuta troppo bassa. No ai nuovi requisiti per la pensione di anzianità, anch’essi considerati troppo “larghi”. No al prelievo sulle pensioni in essere, per i rischi di contenzioso. No, soprattutto, alle clausole di salvaguardia. E, unica nota davvero positiva, no alla indennità di disoccupazione rivista per l’ennesima volta all’ingiù per un risparmio di pochi spiccioli. Tutto rinviato ai prossimi vertici dell’Inpgi.

Non c’è insomma molto da essere allegri, né tantomeno da essere trionfanti per quest’ultimo regalo del Cda in scadenza, che in gran parte si ripresenta alle elezioni di fine febbraio. Anzi, coloro che si gaudiano oggi o non hanno capito bene (ed è grave) oppure sono ancora una volta degli irresponsabili verso i colleghi. Perché non dicono la verità: l’insipienza e l’arroganza di chi ha governato finora l’Inpgi non hanno permesso di trovare soluzioni correttive quando ancora si sarebbe potuto evitare il disastro. E di fatto ci hanno condotti ad avere condizioni da Inps pur restando apparentemente fuori dal sistema pubblico.

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Le nostre pensioni, numeri e responsabili del disastro. #InpgiLaSvolta: il programma con le azioni da fare subito per garantire futuro e autonomia dell’Istituto

di Inpgi-La Svolta

Questi sono i numeri del dissesto dell’Inpgi, nell’andamento dal 2008 al 2015. Numeri che mettono a rischio le nostre pensioni, di oggi e soprattutto di domani:

Programma tabella def

I responsabili di questa gestione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti: sono Andrea Camporese, presidente dall’aprile 2008, e i consiglieri di amministrazione che gli sono stati più vicini, fingendo di non vedere il disastro annunciato e poi realizzatosi.

Noi di Inpgi-La Svolta vi raccontiamo come sono andate le cose. E quali sono le azioni urgenti che, se saremo eletti, ci impegniamo a portare avanti nei nostri primi 100 giorni all’Istituto. Con l’obiettivo di riportare i conti dell’Inpgi in salute e assicurare il futuro delle nostre pensioni, il sostegno ai colleghi in difficoltà, disoccupati o coinvolti negli stati di crisi, prestazioni e garanzie aggiuntive per freelance e collaboratori e l’autonomia del nostro Istituto.

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Riforma pensioni, l’Inpgi sapeva da settembre dei “no” di Poletti. Ma non l’ha detto a nessuno

IMG_1208Il primo giudizio sulla riforma delle pensioni dell’Inpgi da parte del ministero del Lavoro è arrivato il 22 settembre scorso. Con la richiesta di nuovi calcoli rispetto a quelli contenuti nel bilancio tecnico consegnato a fine giugno, in particolare limitando il tasso di interesse sul patrimonio al 3% rispetto al 4,6% ipotizzato dall’Istituto. Calcoli che sono stati inviati da via Nizza al dicastero di Giuliano Poletti il 9 novembre, nel silenzio più totale. Non l’hanno infatti saputo i giornalisti italiani tutti. Ma non risulta siano stati informati ufficialmente neppure il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale dell’Inpgi. O perlomeno non tutti i componenti dei due organismi.

A rivelarlo è la lettura integrale della comunicazione che il ministero del Lavoro ha inviato prima di Natale ai colleghi dell’Economia (in coda, il testo completo), di cui ha scritto per primo sul Sole 24 Ore di sabato 9 gennaio il collega Vitaliano D’Angerio (leggi qui). Nella lettera il giudizio degli uomini di Poletti è tranchant: “Si ritiene che la delibera CdA 24/2015, nella sua attuale formulazione, non possa avere ulteriore corso”. E scorrendo le lunghe pagine di missiva tra i due ministeri vigilanti si capisce il perché.

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Inpgi-La Svolta: trasparenza, competenza e serietà per riportare il sereno sulle nostre pensioni. Fronte unico in tutta Italia con Inpgi Futuro

100876-227Un fronte unico, in tutta Italia, per riportare il sereno sulle pensioni dei giornalisti italiani. Per ricostruire con trasparenza, competenza e serietà la solidità dell’Inpgi. Per mandare a casa gli autori di una politica scellerata, che ha privilegiato operazioni finanziarie discutibili e dubbie e ha ridotto in ginocchio i conti del nostro Istituto di previdenza. Perché nessuno possa più mettere le mani sull’Ente, dissipare il suo patrimonio e attentare alla tranquillità del nostro domani.

La formazione Inpgi-La Svolta, nata su iniziativa di Unità Sindacale e della corrente Mil-Movimento Informazione e Libertà (portavoce Franco Abruzzo), fa asse con le liste di Inpgi Futuro alle prossime elezioni per il rinnovo degli organismi dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani, che si terranno dal 22 al 28 febbraio 2016.

Ecco i nomi delle colleghe e dei colleghi di Inpgi-La Svolta e di Inpgi Futuro candidati per il Consiglio generale (giornalisti attivi e pensionati), il Comitato amministratore dell’Inpgi2, i Sindaci della Gestione principale e di quella Separata.

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Casse dell’Inpgi a secco. E il cda ora vuole disfarsi degli immobili per pagare pensioni e stipendi

IMG_1208di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Nel gergo tecnico della finanza si definisce – rigorosamente in inglese – “liabilities driven investing“, Ldi in sigla. Tradotto in italiano suona così: strategia di investimento guidata dalle passività. In parole povere significa: abbiamo finito i soldi e dobbiamo vendere i gioielli di famiglia per pagare i debiti. I debiti, in questo caso, si chiamano pensioni dei giornalisti, stipendi dei dipendenti e altre spese correnti. E i gioielli di famiglia sono il patrimonio dell’Inpgi, in particolare gli immobili.

Nei prossimi tre anni, tra il 2016 e il 2018, dovrebbero andare sul mercato tra 450 e 550 milioni di beni immobili dell’Istituto di previdenza, altri 120-150 milioni nei due anni successivi, per continuare con ulteriori cessioni per qualche centinaio di milioni fino al 2030. Non prima, però, di aver concluso rapidamente tutto il progetto di conferimento del mattone nel Fondo immobiliare “Giovanni Amendola”. E senza alcuna garanzia per il futuro dell’Inpgi e delle nostre pensioni.

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Al via il voto per il Fondo. La nostra lista è stata esclusa, l’indipendenza dall’Inpgi è a rischio. Ecco le istruzioni

IMG_1818Il voto online per i nuovi organismi del Fondo di previdenza complementare è aperto da qualche ora e le urne elettroniche si chiuderanno alle ore 20 del 28 novembre. La lista che avevamo presentata è stata esclusa dalla competizione, nonostante le 284 firme presentate: ne sono state infatti giudicate non valide 38, con una severità e una rigidità che sono state invece evitate in altre competizioni, in particolare quella per il Congresso Fnsi e i vertici dell’Associazione lombarda dei giornalisti (forse perché allora, a rischiare di non essere ammesse, sarebbero state liste di altri schieramenti?).

Siamo stati esclusi e non possiamo quindi presentarvi e chiedervi di sostenere e votare i nostri candidati, come avremmo voluto. E sappiamo già che la fine di queste elezioni, senza la nostra presenza, è purtroppo nota.

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Lotti cambierà i requisiti per i prepensionamenti. Ma che cosa potrebbe accadere agli stati di crisi in corso?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Il sottosegretario Luca Lotti
Il sottosegretario Luca Lotti

Nuovi requisiti di età e di contribuzione all’Inpgi per i giornalisti prepensionati. Li stabilirà il Governo secondo la proposta di legge sull’editoria in discussione al Parlamento, presentata dal Pd il 22 settembre scorso. La soddisfazione di chi – nella categoria – pensa più ai conti a breve termine dell’Inpgi che ai colleghi e al loro futuro è palpabile, anche se non espressa esplicitamente nelle dichiarazioni ufficiali. Forse nella speranza che lo stop tanto annunciato ai prepensionamenti arrivi per via legislativa.

In pochi, invece, sembrano interrogarsi sul destino dei molti stati di crisi in corso nelle testate e nelle aziende che, in attesa dei finanziamenti per l’uscita dei colleghi prepensionabili, hanno attivato ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà. E che, in assenza di quelle uscite, potrebbero ritrovarsi con il ricorso a soluzioni ben più traumatiche: il licenziamento di chi non avrà alcun paracadute.

Ma come potrebbero cambiare i requisiti per il prepensionamento dei giornalisti? E che impatto potrebbero subire le molte richieste in lista di attesa al ministero del Lavoro?

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Riforma Inpgi: sì, no, nì. Quale sarà il giudizio dei ministeri? Ecco gli scenari che si aprono. E i rischi che si corrono

IMG_1208Ma la riforma delle pensioni dell’Inpgi è già entrata in vigore? La domanda può apparire retorica, ingenua o fors’anche provocatoria. È però la prima cosa che viene da chiedersi ad ascoltare i discorsi dei colleghi. Siamo infatti tutti impegnati a fare i conti con norme future (disponibili a questo link) date per acquisite e in verità ancora incerte, perché varate dal Cda dell’Istituto il 27 luglio scorso ma non approvate dai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Mentre nessuno sembra più pensare a quello che prevedono le regole attuali, ancora pienamente in vigore (si possono consultare qui) Né tantomeno ai rischi di un giudizio non nettamente positivo da parte dei dicasteri vigilanti.

L’avvertimento è stato lanciato dallo stesso presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, presentando a giugno la sua riforma: i ministeri – ha spiegato – possono approvare la manovra così com’è, o rigettarla in toto, oppure dire sì ma imponendo una serie di correzioni, ritenendola di fatto non sufficiente a mettere i conti dell’Inpgi al sicuro. E che la riforma sia del tutto inutile a garantire la sostenibilità, perché studiata troppo tardi da chi ha in questi anni messo in ginocchio il nostro Istituto, è dimostrato dai calcoli ufficiali del bilancio tecnico del professor Marco Micocci (non reso pubblico dall’Istituto, ma rivelato su questo blog a questo link).

Che cosa accade, o potrebbe accadere, in ognuno di questi tre scenari? E come questo può condizionare le decisioni personali?

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Escamotage per le “esodate”: sì alla pensione a 60 anni se si chiede entro dicembre di pagare i contributi volontari

L’Inpgi ci mette una pezza. Dopo le proteste arrivate da più parti e la denuncia di Unità Sindacale, è stato costretto a trovare un escamotage per permettere a tutte le colleghe senza occupazione e con almeno 20 anni di contributi di andare in pensione a 60 anni di età entro il 2021. Anche se non avevano finora fatto richiesta di prosecuzione volontaria della contribuzione.

Come? Basterà presentare la domanda entro il prossimo dicembre e chiedere di retrodatare la prosecuzione di un semestre. Si rientrerebbe così di diritto nella clausola di salvaguardia, che mette appunto come condizione di aver versato almeno un contributo prima della data di approvazione della riforma da parte del cda dell’Inpgi, cioè il 27 luglio scorso. Questo se, beninteso, i ministeri vigilanti approveranno la riforma.

Ecco in ogni caso i passi da fare.

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Inpgi, i calcoli dell’attuario: default nel 2030 senza interventi, ma la riforma è solo il preludio a future manovre

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Marco Micocci, professore di Statistica e attuario dell'Inpgi
Marco Micocci, attuario dell’Inpgi
Dritti verso il default. A restare fermi, senza fare nulla ma anzi rassicurando i giornalisti italiani sulla “salute” dei conti e delle pensioni come hanno fatto negli ultimi anni, i vertici dell’Inpgi avrebbero portato il patrimonio dell’Istituto ad annullarsi entro il 2030, molto probabilmente anche prima, e a dichiarare fallimento.

La riforma appena approvata dal Cda, e ora al vaglio dei ministeri vigilanti (del Lavoro e dell’Economia), migliora la situazione. Ma non è per nulla risolutiva. E costituisce solo il preludio a nuovi interventi da qui al 2020. Le uscite previdenziali continuano infatti a superare le entrate per contributi fino al 2044, le prestazioni e i costi di struttura vengono quindi pagate erodendo il patrimonio e facendo conto sul rendimento degli investimenti immobiliari e mobiliari, anche se le casse dell’Inpgi si assottigliano senza annullarsi mai completamente. Questo però a fronte di tali e tante condizioni da non far dormire sonni tranquilli a nessuno.

A mettere sull’avviso per il futuro dell’Istituto è Marco Micocci, ovvero il professore con cattedra di Matematica finanziaria e attuariale all’università di Cagliari, a cui è stato affidato il compito di sostenere con proiezioni attuariali a 50 anni la validità della manovra varata il 27 luglio.

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Il Cda Inpgi come la Fornero: crea esodate. A rischio centinaia di giornaliste

IMG_1208Donne, con poco meno di 60 anni, oltre 20 di contributi previdenziali, che hanno perso o lasciato il lavoro in aziende in crisi nella convinzione della vicina pensione, ma dovranno ora attendere sette, otto, anche nove anni prima di ottenere l’assegno. Sono decine, forse centinaia, in tutta Italia, le giornaliste esodate create dal Cda dell’Inpgi con la riforma approvata il 27 luglio e ora al vaglio dei ministeri vigilanti.

Senza lavoro, senza reddito, spesso unica fonte di guadagno in famiglia, si stanno rivolgendo in questi giorni agli uffici dell’Istituto per capire quale sarà il loro destino. E ottengono la risposta peggiore: loro no, non sono comprese nelle clausole di salvaguardia previste per altre colleghe e per i colleghi. Anche se gli stati di crisi che hanno subìto sono precedenti alla delibera del Cda, anche se hanno vissuto mesi in cassa integrazione, anche se hanno concordato uscite incentivate nell’ambito di accordi sindacali. Per loro, non c’è niente da fare.

Come è potuto accadere tutto questo? E che cosa si potrebbe fare per rimediare?

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Avviso ai Cdr: inviate all’Inpgi entro l’1 settembre gli accordi di cigs, solidarietà o incentivazione all’esodo. Altrimenti, niente deroghe (divenute discriminatorie)

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Le clausole modificate per le pensioni di anzianità con abbattimenti permanenti

La riforma delle nostre pensioni deve passare ancora al vaglio dei ministeri vigilanti, e non è detto che venga infine approvata, ma l’Inpgi impone comunque tempi incomprensibilmente stretti ai colleghi che potrebbero aver bisogno di usufruire delle clausole di salvaguardia contenute nella delibera del Consiglio di amministrazione del 27 luglio. Gli accordi di cigs o per i contratti di solidarietà e quelli collettivi o individuali per incentivazione all’esodo, prima di tutto, devono essere stati sottoscritti obbligatoriamente prima della data di delibera, inoltre dovranno essere inviati in via Nizza 35 “entro e non oltre il 01/09/2015“, come scritto nel regolamento modificato (ma non ancora in vigore) e come si sottolinea anche in una comunicazione inviata il 29 luglio a Fnsi, Associazioni di stampa e fiduciari Inpgi per la sua diffusione, ma non pubblicata (al momento) sul sito dell’Istituto.

Perché il paletto del 27 luglio e non dalla data di approvazione finale della riforma? E perché tanta fretta, come se gli accordi potessero scappare o essere nel frattempo modificati? Questo nessuno lo spiega. A meno di non pensare al timore di un esodo di massa. Di certo, dare l’annuncio a fine luglio e imporre una scadenza entro agosto potrebbe trovare molti giornalisti e loro rappresentanti “distratti” dalle ferie, e quindi “ridurre” il numero di possibili aventi diritto alla deroga. Senza considerare che questa regola non vale per tutti. È già questa è una fastidiosa discriminazione.

Chi è dunque interessato a queste deroghe? E che cosa esattamente bisogna inviare all’Inpgi? Proviamo a definirlo bene.

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Ritocchi positivi minimi, stretta sulla disoccupazione, penalizzazione per i redditi più alti: quello che sappiamo della (possibile) riforma Inpgi

IMG_0731di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Una strada più lenta e capace di maggiori risparmi nel breve periodo (ma non nel lungo) verso l’età pensionabile, di anzianità (per tutti) e di vecchiaia (solo per le donne). Cinque anni di “grazia” per il ritiro a qualsiasi età con 40 anni di contribuzione, per evitare la corsa alla pensione entro dicembre di quest’anno. Un ennesimo taglio drastico all’indennità di disoccupazione. Contributo di solidarietà sulle pensioni confermato, con la garanzia però dell’assegno sociale minimo (6 mila euro lordi annui). E una pesante penalizzazione – che non appare in nessun comunicato – per chi ha redditi sopra gli 84 mila euro lordi l’anno, “stangato” con un’aliquota di rivalutazione di appena lo 0,78.

Sono i ritocchi dell’ultim’ora apportati dal consiglio di amministrazione dell’Inpgi alla riforma delle nostre pensioni prima di approvarla a maggioranza. Che non risolvono davvero nessuno dei temi posti da più parti della categoria nelle ultime settimane. Né sgombrano il campo dai dubbi dei giornalisti sul futuro proprio e dell’Istituto di previdenza. Anzi.

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Inpgi, Camporese “brucia” 100 milioni di euro in 32 giorni: investimenti venduti per pagare tasse, quattordicesime e l’anticipo dell’ex fissa

Andrea Camporese
Andrea Camporese

Quasi 100 milioni in 32 giorni. È la quantità di patrimonio “bruciata“, con tre diverse delibere, dal presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, tra il 29 maggio e il 30 giugno scorsi, per far fronte ai drammatici problemi di liquidità che l’Inpgi deve affrontare oramai da tempo e in particolare per pagare tasse, quattordicesima ai pensionati e l’anticipo dell’ex fissa. Tre diverse operazioni che il Consiglio di amministrazione riunito il 27 luglio in via Nizza ha ratificato, subito dopo aver varato a maggioranza (con nove sì, due no, l’astensione critica della rappresentante dei ministeri vigilanti, Fiorella Kostoris, e l’assenza dei due uomini della Fieg e di un consigliere giornalista) la riforma delle nostre pensioni.

L’uomo che, secondo l’epopea narrata dai suoi estimatori, avrebbe fatto “guadagnare” alla Cassa previdenziale dei giornalisti 500 milioni di euro grazie alla rivalutazione (su carta) degli immobili conferiti al Fondo Amendola, sta in verità dissolvendo il patrimonio più liquido dell’Inpgi, quello investito in fondi, perché le entrate contributive non sono in grado di far fronte alle diverse voci di uscita. Non una novità dell’ultim’ora, certo, ma una verità negata con forza dai vertici dell’Istituto, per anni e pure ultimamente. E che la riforma tardiva appena varata dal cda, se sarà approvata dai ministeri vigilanti, non riuscirà a contrastare efficacemente.

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Processo Sopaf, Giorgio Magnoni accusato anche di corruzione. E pensa di ritentare il patteggiamento

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

Giorgio Magnoni
Giorgio Magnoni

Il processo al Tribunale di Milano a Giorgio Magnoni nell’ambito del dissesto del gruppo Sopaf e di alcune truffe a enti previdenziali e’ stato aggiornato al 29 settembre prossimo, per dare tempo alla difesa dell’imputato di prendere visione dei nuovi atti del pm relativi alla contestazione suppletiva mossa nei confronti dell’imprenditore. A Giorgio Magnoni, ex vicepresidente del cda di Sopaf dal 2005 al 2012 e consigliere delegato dal 2007 al 2010, gia’ imputato per associazione per delinquere, bancarotta, truffa, corruzione e alcuni reati fiscali, sono state fatte dal pm Gaetano Ruta, titolare del fascicolo, ulteriori contestazioni relative all’accusa di corruzione, dopo che e’ stata chiusa l’inchiesta nei confronti degli altri indagati per gli stessi fatti (tra cui Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi e anche dell’Adepp, ndr).

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Non facciamo gli struzzi: l’inchiesta Inpgi-Sopaf ha ricadute anche sulla riforma delle nostre pensioni

di Daniela Stigliano – Giunta Esecutiva Fnsi

IMG_0033Ho detto due volte no alla riforma Inpgi in tre giorni: il primo l’ho pronunciato la mattina di lunedì 6 luglio, al Direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, insieme con i colleghi (e amici) Letizia Mosca e Carlo Gariboldi; il secondo, nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio, unico voto contrario della Giunta Esecutiva della Fnsi. In mezzo, martedì 7 luglio, il pm della Procura milanese, Gaetano Ruta, ha depositato la conclusione delle indagini sul crac della holding di partecipazione Sopaf, della famiglia Magnoni, che comprende la presunta truffa ai danni dell’Inpgi da 7,6 milioni di euro. E che coinvolge direttamente il presidente dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, Andrea Camporese, indagato non solo per la truffa aggravata ma da martedì scorso anche per corruzione.

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Giorni difficili per l’Inpgi, tra un disavanzo da 118 milioni e le critiche alla riforma: articolo sul Fatto quotidiano online

I conti dell’Inpgi, lo squilibrio evidenziato dalla Corte dei Conti, la riforma proposta dal presidente Andrea Camporese e dal Cda dell’Ente, il sì della Fnsi, le argomentazioni di chi la critica. Nell’articolo pubblicato dal Fatto quotidiano online a firma del collega Luigi Franco si ripercorrono le difficoltà dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani.

Andrea Camporese
Andrea Camporese
di Luigi Francoilfattoquotidiano.it

Giorni difficili per l’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti. La situazione dei conti non è sostenibile a lungo termine, come ha certificato anche l’ultima relazione della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’istituto. Mentre in molti giudicano iniqua e tardiva la proposta di riforma del regolamento dell’ente, che proprio quei conti dovrebbe mettere a posto. A idearla è stato il cda guidato dal presidente r, per il quale la procura di Milano ipotizza il reato di corruzione e truffa aggravata nell’indagine appena chiusa sulla vicenda Sopaf.

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