Vittoria di Inpgi-La Svolta: si inizia (in silenzio) a squarciare il velo sui segreti di via Nizza. La trasparenza vera è però ancora molto lontana

Mimma-Iorio
Mimma Iorio, direttrice generale dell’Inpgi e responsabile della Trasparenza

Sta avvenendo tutto alla chetichella, senza annunci, in gran silenzio. E pochissimi se ne sono accorti. Ma sul sito dell’Inpgi, nella sezione “Trasparenza” (clicca qui), subito prima del Consiglio generale del 22 marzo, sono stati caricati documenti e testi che contengono informazioni e dati finora sempre negati con motivazioni infondate e arroganti. Dai nomi dei componenti dei comitati dei Comparti Uno e Due del Fondo immobiliare “Giovanni Amendola” ai numeri sull’andamento delle quote dello stesso Fondo, all’identità dei dirigenti che siedono nei comitati consultivi di altri fondi in cui investe l’Inpgi (compresi i compensi).

Dopo le richieste, le denunce pubbliche e anche le posizioni nette assunte da candidati e consiglieri generali eletti da Inpgi-La Svolta (a partire dagli esposti di Nicola Borzi: leggere qui, qui e qui), si comincia insomma a squarciare il velo su alcuni dei segreti che si nascondono nelle stanze di via Nizza. Solo un primissimo, timido passo, sia ben chiaro. Perché tantissimo resta da fare. Ma sicuramente una vittoria per noi e per chi ci ha sostenuto. Sperando che l’elezione di una presidente in assoluta continuità con il passato come Marina Macelloni non rappresenti uno stop a questo percorso.

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Inpgi, trasparenza ancora pari a zero. Il Consigliere generale Borzi: Basta al nostro Istituto “cosa loro”

di Nicola Borzi – Consigliere generale Inpgi – Inpgi-La svolta

Care colleghe, cari colleghi,

in attesa della prima riunione di martedì 22 marzo del Consiglio generale, sinora per l’Inpgi ho sentito discutere – eufemismo – solo sull’assegnazione di poltrone, poltroncine, seggiole e strapuntini, dentro il Cda e fuori. Posto che “gli assetti” sono comunque importanti, credo che prima di dividersi sull’attribuzione di cariche, prebende e sinecure (spesso lautissimamente retribuite: coi soldi dei contributi dei colleghi, ricordiamolo sempre!) occorrerebbe domandarsi piuttosto quale sia il futuro dell’Istituto previdenziale dei giornalisti, quali le riforme necessarie per cercare di tenerlo in piedi, ma su tutto QUALI REGOLE DI GOVERNANCE siano indispensabili oggi più che mai.

Dopo otto anni di una gestione personalistica, quasi proprietaria, delle pensioni dei giornalisti italiani, in cui sono stati calpestati i più elementari diritti alla trasparenza e all’informativa su atti scelte e nomine, dopo otto anni di operazioni che hanno sollevato più di un’obiezione dei magistrati (il presidente uscente è imputato di truffa e corruzione ai danni del suo stesso istituto), c’è chi non si vergogna di negare ancora anche solo l’accesso ad atti PUBBLICI (tutti i documenti sono di seguito nel testo).

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La trasparenza non abita nelle case dell’Inpgi: l’Ente nega le informazioni sul Fondo immobiliare “Giovanni Amendola”. Nuovo esposto di Nicola Borzi

IMG_1208La trasparenza non abita all’Inpgi. Soprattutto quando si tratta del Fondo immobiliare “Giovanni Amendola”. Di fronte alla richiesta di sapere di più sull’operazione che ha permesso la rivalutazione degli immobili di proprietà e di fatto salvato (sulla carta) gli ultimi bilanci, l’Istituto continua a opporsi. Con motivazioni che non convincono e appaiono anche contraddittorie. Tanto da indurre il collega del Sole 24 Ore, Nicola Borzi, autore il 27 ottobre scorso di un primo esposto sul tema (leggere qui), a presentare martedì 9 novembre un secondo atto.

Documenti e rendiconti del Fondo sarebbero – secondo quanto rispondono ufficialmente l’Istituto e la società di gestione InvestiRe sgrdati riservati, divulgarli sul mercato potrebbe “causare un danno commerciale al fondo”. In particolare, le informazioni contenute nel rendiconto periodico non possono essere rese pubbliche per “prevenire il rischio che possano essere conosciute anche da parte di soggetti che sono o possono divenire controparti“, per esempio in caso di contenziosi legali oppure nelle operazioni di vendita e affitto degli immobili.

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I costi dell’Inpgi/2. In otto anni il personale corre del 29% fino a 16 milioni. Per il dg stipendio oltre i 230 mila euro

Seconda puntata dell’analisi dei costi dell’Inpgi e del loro andamento negli otto anni di crisi dal 2007 al 2014. Sotto la lente, questa volta, abbiamo messo le spese per il personale, che costituiscono la spesa più importante, superando per la prima volta nel 2014 i 16 milioni di euro. La tabella con le elaborazioni è scaricabile qui in formato .pdf. La prima puntata era sui costi degli organi dell ‘Istituto.

Mimma-Iorio
Mimma Iorio
di Daniela Stigliano – Giunta Esecutiva Fnsi

Tre direttori generali, qualche uscita incentivata anche di “peso”, costi complessivamente aumentati di poco meno del 30% negli otto anni della crisi, con un’incidenza compresa tra il 62% e il 66% sul totale delle spese della macchina che muove l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Il personale è la voce più importante tra i costi di funzionamento dell’Inpgi (escludendo quindi le uscite per le prestazioni). Ma nella riforma presentata dal Consiglio di amministrazione alle parti sociali, Fnsi e Fieg, il 9 giugno scorso e poi inviata nel documento Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale Inpgi il 18 giugno, non c’è alcuna indicazione che faccia pensare a ipotesi di spending review sulla struttura, come per esempio sta attuando da alcuni anni l’Inps. Senza contare che il nuovo presidente dell’Istituto pubblico, Tito Boeri, si è assegnato una retribuzione di 102 mila euro lordi l’anno, un dodicesimo del suo predecessore Antonio Mastrapasqua. E molto meno anche del presidente della Cassa dei giornalisti, Andrea Camporese, e pure dei tre diversi direttori generali che sono passati da via Nizza in questi anni.

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Prepensionamenti, Stigliano: “Confermo tutto. La mia fonte? È l’Inpgi”

 di Daniela Stigliano Giunta Esecutiva Fnsi

Confermo tutto. Perché la mia fonte principale è l’Inpgi. Perché ho utilizzato per i calcoli gli identici dati che il neo segretario Fnsi ha illustrato in questi mesi nelle assemblee con i colleghi. E perché ho fatto controllare l’impostazione e i numeri della mia elaborazione a due esperti, uno degli editori e uno del sindacato. È vero, c’è un errore nell’attribuzione dello 0,6% contrattuale che modifica leggermente il risultato finale, mentre il numero dei prepensionati effettuati a fine di ogni anno ha uno scostamento di quattro unità rispetto a quanto contenuto nel documento dell’Inpgi perché io ho ricavato i dati dalle relazioni della Corte dei conti (non avendoli trovati nei bilanci dell’Inpgi). Ma la sostanza non cambia: in base ai dati in possesso fino a lunedì sera del sindacato e della categoria in quanto comunicati dall’Inpgi, i posti per nuovi prepensionamenti fino al 2019 ci sono, e sono alcune centinaia. Quello che è accaduto in nemmeno 24 ore è ancora incomprensibile

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Prepensionamenti dei giornalisti: chi ha ragione, Iorio o Lorusso?

Pubblichiamo un intervento postato ieri da Letizia Mosca sul suo blog letiziamosca.wordpress.com

di Letizia Mosca

 La collega della Giunta Esecutiva della Fnsi, Daniela Stigliano, ha calcolato il numero dei prepensionamenti ancora possibili fino al 2019 utilizzando un dato fornito un anno fa dall’Inpgi e noto a Fnsi e Fieg: 350 mila euro di costo medio per ogni prepensionato. Oggi la direttrice generale dell’Inpgi, Mimma Iorio, accusa Stigliano di aver fatto male i calcoli, perché ogni prepensionato costerebbe 467.267 euro. Un dato nuovo e sconosciuto a tutti.
La prova incontrovertibile? Il discorso tenuto dal neo segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso ad Ancona il 20 aprile 2015 in cui dichiarava che i prepensionamenti in attesa erano 224 e che un singolo prepensionato “costa 350 mila euro, e ad oggi solo di soldi pubblici avremmo bisogno di 60 milioni di euro, più un terzo pagato dagli editori”. Lo stesso Lorusso che oggi sposa la nuova tesi dell’Ingpi e parla di “strumentalizzazioni, dietrologie, insinuazioni”. Basate sulle sue stesse dichiarazioni pubbliche. Chi ha ragione: Lorusso o Iorio?

Qui l’intervento ad Ancona di Lorusso, riportato dal sito Fnsi (di cui è direttore responsabile lo stesso Lorusso).