Testate online e giornalisti in Svizzera: Hearst farà da apripista?

Ha utilizzato per prima le norme Fornero sul licenziamento economico nel caso di Alba Solaro. E ora fa un altro “strappo”. Mentre Fnsi e Inpgi stanno a guardare…

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Inpgi

Hearst trasferisce le edizioni online dei suoi giornali italiani a Chiasso. Giornalisti compresi. Giornalisti che nella sede milanese non avevano trovato una stabilizzazione definitiva. E che adesso avranno contratti svizzeri (da collaboratori?) e quindi meno vincoli rispetto a quello Fieg.

Il rischio è che Hearst Italia faccia da apripista ad altri editori. Così come per prima ha utilizzato un anno e mezzo fa le norme della legge Fornero sul licenziamento economico per mandare via il caporedattore di Marie Claire, Alba Solaro.

A trasferirsi in suolo elvetico, proprio al di là del confine italiano e di fatto a due passi dalla sede di Milano, saranno le edizioni online di Elle, Elle Decor, Marie Claire, Cosmo e Gioia, così come quella del maschile Esquire, che nei prossimi mesi Hearst vuole diffondere in Italia (sembra solo in formato digitale).

La prima voce sull’operazione era stata accolta sul sito francoabruzzo.it, che a dicembre 2016 ha pubblicato una lettera (leggi qui). Altre segnalazioni erano successivamente arrivate da più fonti. E di tutto avevo avvertito la Giunta Fnsi in una riunione di qualche mese fa (come la registrazione può testimoniare). Avevo chiesto ci fosse una presa di posizione ufficiale da parte del Sindacato. La risposta è stata un generico: approfondiremo. Ma nulla è stato fatto. Certo, non mi risulta alcuna iniziativa ufficiale della Giunta, di cui faccio parte. Né un comunicato del segretario sulla vicenda.

Esattamente come nessuno si era mosso per la collega Solaro fino a quando il suo licenziamento non era stato consumato. E la notizia non era stata resa pubblica da altri.

Ora che è tutto pubblico e ufficiale, che cosa avranno da dire il segretario Raffaele Lorusso e la segretaria aggiunta vicaria Anna Del Freo? E la presidente dell’Inpgi Marina Macelloni, che rischia di “perdere” contributi per le casse esangui dell’Istituto?

Ma la domanda più preoccupante è: gli altri editori della Fieg, che subiranno un innegabile dumping contrattuale e previdenziale, resteranno a guardare o seguiranno l’esempio di Hearst?

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