Altri 45 milioni per i prepensionamenti: restano fuori 75 giornalisti in attesa

Nuovi requisiti per l’accesso (61 anni e 25 di contribuzione nel 2017) anche per chi ha “prenotato” i finanziamenti. Ecco perché le risorse considerano solo 175 posizioni

di Daniela StiglianoGiunta Fnsi e Consigliera generale Fnsi

Altri 45 milioni di euro, per esaurire la “lista d’attesa” dei prepensionamenti. A cui saranno però applicati i nuovi requisiti minimi di accesso al ritiro anticipato, più stringenti di quelli attuali: 25 anni di contribuzione e 61 di età per il 2017 (61 e 7 mesi dal 2018). La soluzione prevista nello schema di decreto legislativo (dlgs) varato venerdì dal Consiglio dei ministri, che rivede integralmente le regole sugli stati di crisi delle aziende editoriali (vedi articolo del Sole 24 Ore in fondo), taglia fuori circa 75 posizioni prenotate: il 30% dell’intera lista.

Varrebbero invece le regole attuali (18 anni di contributi e 58 di età) per i prepensionamenti già finanziati con i precedenti stanziamenti, compresi gli ultimi 23 milioni della Finanziaria 2017. E questo ripropone, anzi accentua, il nodo sulla graduatoria di assegnazione già al centro di tensione tra gli editori della Fieg (leggi qui): a chi andranno gli ultimi 24 posti coperti dai 23 milioni, nei grandi numeri in bilico tra Corriere della Sera e Hearst magazines Italia? La risposta potrebbe cambiare il destino di molti giornalisti.

Fine delle regole “speciali”
L’Editoria diventa un’industria come un’altra. Lo schema di decreto predisposto dal ministro Luca Lotti con il Dipartimento dell’Editoria della Presidenza del consiglio pone fine a condizioni “speciali” per le aziende dell’informazione nella gestione degli stati di crisi. In particolare, non si potranno avere più di 24 mesi di cassa integrazione straordinaria (oppure 12 mesi di cigs più 24 di contratto di solidarietà, per un totale di 3 anni, anche continuativi) nell’arco del cosiddetto quinquennio mobile. Inoltre, non sarà più possibile ricorrere alla cigs nelle società con meno di 15 dipendenti (dirigenti compresi).

Queste regole saranno applicate dopo 3 mesi dall’entrata in vigore del decreto, che presumibilmente si avrà tra metà e fine maggio, dopo che le commissioni parlamentari deputate avranno dato il loro parere e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Anche il calcolo dei 24 mesi di cigs nel quinquennio mobile partirà da questa data per gli stati di crisi in corso e non terrà conto dei periodi precedenti.

Prepensionamenti, nuovi requisiti e penalizzazione per le donne
I prepensionamenti saranno consentiti solo con la causale della riorganizzazione aziendale, escludendo quindi la crisi aziendale e i contratti di solidarietà. E cambiano dopo oltre 35 anni anche i requisiti di accesso, che non saranno più fissi ma sottoposti all’aspettativa di vita. L’età sarà direttamente collegata a quella di vecchiaia prevista per le pensioni Inpgi (degli uomini), con un massimo di 5 anni in meno: per quest’anno è pari a 61 anni, dal 2018 sarà pari a 61 anni e 7 mesi e dal 2019 crescerà appunto in base all’aspettativa di vita. Così come i 25 anni di contribuzione fissati per quest’anno fino al 2019.

A essere penalizzate saranno però, ancora una volta, le giornaliste. Fino a quando la loro età per la pensione di vecchiaia è stata pari a 60 anni, il requisito anagrafico per il prepensionamento è sempre stato fisso a 58 anni come per gli uomini. Ora che l’età diventa variabile, viene comunque collegata a quella dei colleghi maschi, più elevata per il biennio 2017-2018. Mentre il calcolo corretto dovrebbe prevedere per quest’anno un requisito anagrafico di 60 anni (i 65 previsti dall’Inpgi meno 5), per il 2018 di 61 anni (66 meno 5) e solo dal 2019 di 61 anni e 7 mesi (66 anni e 7 mesi meno 5).

Altri 45 milioni per 175 giornalisti
Un dettaglio non di poco conto, visto che questi nuovi requisiti varranno anche per tutti i prepensionamenti in “lista d’attesa” fino al dicembre 2016, seguendo l’ordine di presentazione dei piani di crisi. Questo infatti prevede la norma transitoria che il governo ha studiato per dare risposta a tutte le “prenotazioni” dei finanziamenti, con uno stanziamento di 45 milioni di euro che tiene conto dei giornalisti coinvolti negli stati di crisi già presentati al ministero del Lavoro e non ancora coperti da risorse, per un totale di 175 posizioni.

I dati forniti dall’Inpgi sono molto precisi. Nel corso del 2017 saranno 99 i giornalisti delle aziende in lista d’attesa che potranno accedere al prepensionamento con i nuovi requisiti, e altri 76 lo potranno fare nel 2018. Il costo medio per ogni collega – calcolato sulla base delle attuali retribuzioni effettive – è pari a 356 mila euro, una cifra praticamente identica a quella di 354 mila euro calcolata nel 2015 dall’attuario dell’Inpgi con i dati a fine 2014 (leggi qui), per un totale di poco più di 62 milioni. Il 30% è a carico degli editori (circa 17 milioni), mentre i restanti 45 milioni saranno finanziati appunto con il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione della Presidenza del Consiglio, istituito dalla legge sull’Editoria dello scorso ottobre (in vigore da metà novembre).

Il finanziamento sarà spalmato sui cinque anni tra il 2017 e il 2021, con un effetto che si trascinerà anche nel biennio successivo e un impegno di spesa che copre altresì i vent’anni di abbattimento dello scivolo, senza quindi pesare sulle casse dell’Inpgi. Per l’anno in corso sono previsti 6 milioni di euro e per i quattro successivi rispettivamente 10, 11, 12 e 6 milioni.

I prepensionamenti già finanziati
E chi ha già ottenuto i finanziamenti oppure li otterrà con le risorse residue della Finanziaria 2017? In questo caso, la norma dev’essere ancora ben esplicitata, ma al momento l’orientamento dei ministeri e del Dipartimento dell’Editoria è che valgano i vecchi requisiti di accesso al prepensiomento. Anche se l’uscita effettiva dalle azienda dovesse avvenire in un momento successivo all’entrata in vigore del decreto.

Un’indicazione che riguarda in particolare i Periodici di Rcs e il Sole 24 Ore, il Messaggero, il Gazzettino e l’Unione Sarda, tutti con i prepensionamenti già finanziati. Ma che si applicherà anche alle aziende a cui andranno le 24 posizioni ancora non assegnate dei 23 milioni della Finanziaria 2017 (a cui si aggiungono circa 7 inoptati, per un totale di 31 posti). Ed è su questo che potrebbe acuirsi la tensione in Fieg. Se passerà la nuova interpretazione del ministero del Lavoro, che stabilisce, e ha finora seguito, per l’assegnazione dei posti la graduatoria in base alla data di attivazione effettiva della cigs, a beneficiarne sarebbe il Corriere di Saluzzo (1 posizione richiesta) e quindi il Corriere della Sera (37 posizioni). Se si rispetterà l’ordine di presentazione dei piani di crisi, i 24 posti andranno a Il Biellese (2), al Corriere di Saluzzo (1), alla Hearst (15), a La Rassegna (1), alla Gazzetta del Sud (11) e, in caso di aumento degli inoptati, al Piccolo di Trieste (6).

Una soluzione discriminatoria
A conti fatti, sommando i 175 prepensionamenti coperti dai nuovi fondi da 45 milioni e i 24 residui, a restare fuori dalla lista degli attuali 275 saranno covunque circa 75 posizioni. Quelle dei giornalisti che non raggiungeranno i 61 anni di età quest’anno e i 61 e 7 mesi nel 2018 oppure che non hanno i 25 anni di contributi.

Una soluzione che certo non piace agli editori della Fieg, che puntava a una copertura totale delle richieste presentate dalle aziende. Ma che pone non pochi problemi e preoccupazioni anche ai giornalisti. E che inoltre appare discriminatoria, visto che i piani di crisi sono stati depositati quando le regole erano differenti. Senza contare che, per effetto di due stanziamenti differenti (Finanziaria 2017 e nuove risorse dal Fondo per l’Editoria), negli stessi mesi colleghi con 58 anni di età e 18 di contribuzione avranno accesso al prepensionamento e altri nelle medesime condizioni no.

Senza paracadute
Il rischio è che gli esuberi non coperti da prepensionamenti si trasformino in uscite senza paracadute. I pericoli maggiori si avrebbero, ovviamente, nelle aziende in cui dovessero concentrarsi molti colleghi con età inferiore ai 61 anni. Anche per l’effetto combinato dell’impossibilità di ricorrere all’ammortizzatore sociale della cigs o del contratto di solidarietà dopo i 24 mesi (o 36) nel quinquennio mobile.

Senza prepensionamenti, senza cigs e senza solidarietà, che fine faranno gli esuberi dichiarati di fronte al ministero del Lavoro?

 

ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE DI SABATO 18 MARZO 2017

image

image

image

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...