Sky Tg24, gli 11 esuberi di oggi e lo “strano” caso dei 13 assunti del 2014

di Sergio Stella

Tredici assunzioni nel 2014, undici esuberi nel 2017 nella redazione di Roma di Sky Tg24, che l’azienda e il direttore Sarah Varetto vogliono trasferire a Milano, con un progetto di cui si parla da anni. Potrà mai essere un caso? Difficile crederlo. Almeno per chi la vicenda di Sky la conosce e sa che quelle 13 assunzioni l’azienda le ha finanziate con le trattenute sulle buste paga dei giornalisti. Con un paradosso. Nessuno di quei 13 assunti è tra gli attuali esuberi: come dire che chi oggi rischia il posto di lavoro avrebbe contribuito a finanziare il proprio possibile licenziamento.

Ricostruire quella vicenda potrebbe dare un’arma sindacale in più e maggiore forza alle richieste del Cdr di Sky Tg24, che pretende correttamente l’azzeramento degli esuberi e la presentazione di un piano industriale (propedeutico a quello editoriale  della testata) prima di discutere del trasferimento da Roma a Milano. E, anche nel caso che alla fine il trasferimento dovesse diventare realtà, il Cdr chiede la ricollocazione di tutti i giornalisti, un numero più elevato dei colleghi destinati a rimanere a Roma con particolare riguardo a chi ha situazioni familiari da tutelare, e più tempo per una trattativa che consenta di concordare le migliori condizioni per tutti.

La stabilizzazione di cento precari
Facciamo dunque qualche passo indietro. Dal 2009 al 2014 grazie a una serie di accordi sindacali siglati con i Cdr e la Fnsi e alla costituzione di una serie di “bacini contrattuali”, Sky Italia ha regolarizzato la posizione di poco meno di un centinaio di giornalisti precari assumendoli a tempo indeterminato e godendo delle agevolazioni previste dal contratto nazionale di lavoro.

Azienda e sindacato hanno lavorato su più fronti per stabilizzare la struttura di Sky Tg24 e dare flessibilità e prospettiva di sviluppo alla struttura del canale all news sportivo che all’epoca appariva come una scommessa dagli esiti tutti da definire.

L’insolita proposta di solidarietà espansiva
Nel maggio del 2014, l’allora segretario di Stampa Romana, Paolo Butturini – nonostante fossero ancora in corso gli accordi di stabilizzazione firmati negli anni precedenti – propose di siglare un contratto di solidarietà espansiva per permettere l’ulteriore assunzione di 14 giornalisti nella redazione romana di Sky Tg 24. Un’ipotesi fino a quel momento mai realizzata e che comunque non rispondeva alla situazione reale poiché la solidarietà espansiva prevede un ampliamento di produzione che in quel caso non vi era né era prevista.

I dubbi furono tanti e vennero sostenuti con forza anche all’interno del Dipartimento sindacale della Fnsi. Non tanto per l’assunzione di 14 presunti precari che in modo misterioso non erano sino a quel momento rientrati negli accordi di bacino, quanto perché l’azienda chiedeva che quelle assunzioni venissero finanziate, con una procedura mai attuata e concordata con il sindacato dei giornalisti, tramite un prelievo dell’1,69% dalla busta paga dei giornalisti dipendenti. Un prelievo operato al lordo delle ritenute previdenziali e anche nella parte alta del cedolino, per un totale di 412 mila euro.

Su questa ipotesi successe quello che nessuno immaginava. Una parte importante della redazione la respinse, giudicando irricevibile l’intenzione di intaccare la busta paga dei giornalisti di un’azienda sana. L’allora segretario di Stampa Romana, Butturini, scrisse una lettera al segretario generale Fnsi dell’epoca, il sardo Franco Siddi, chiedendo che venisse piegata la resistenza dei colleghi. Il sardo Siddi prima cercò di prendere tempo scrivendo all’azienda e al Cdr ma finì per essere travolto dal suo stesso temporeggiare.

La rivolta del Dipartimento sindacale Fnsi
Il Dipartimento sindacale della Fnsi sottoscrisse invece a maggioranza un documento con il quale l’ipotesi veniva respinta, sfiduciando di fatto l’operato del segretario generale che cercava di favorire l’accordo.

Si giunse a una clamorosa rottura ai vertici della Fnsi. Questo però non impedì al segretario generale di dare incarico al suo direttore generale, Giancarlo Tartaglia, e al consulente legale della Fnsi, l’avvocato Bruno del Vecchio, di raggiungere un accordo che, in cambio di 13 assunzioni, determinava appunto un prelievo sulla parte alta della busta che avrebbe avuto riflessi anche sulla tredicesima e sulla indennità redazionale.

La vicenda è questa e ciascuno può interpretarla come meglio crede anche in base ai documenti disponibili. Ma perché tutto sia trasparente e comprensibile fino in fondo occorre ricordare alcune “piccole” cose.

I destini di chi ha detto sì in Fnsi
Dopo quell’accordo, giunto quasi alla fine del mandato, l’allora segretario generale della Fnsi, rappresentante dei giornalisti, è divenuto rappresentante degli editori con la carica di presidente della Commissione Radio-Tv di Confindustria (nonché di consigliere di amministrazione della Rai).

Dopo quell’accordo l’allora segretario di Stampa Romana, che con Sky aveva avviato una “proficua” collaborazione (poi sospesa) per dei corsi di formazione, è divenuto vicesegretario e responsabile della formazione della Fnsi (incarico poi revocato per motivi ufficialmente non meglio specificati).

Tra le firme dei componenti del Dipartimento sindacale che si schierarono pubblicamente contro il sardo Siddi, sottoscrivendo il comunicato diffuso dalle agenzie, non figurano quelle dell’attuale membro di Giunta e coordinatore del Dipartimento sindacale Fnsi, il milanese Guido Besana, e dell’attuale segretario, il barese Raffaele Lorusso, che pure oggi offre la sua solidarietà ai colleghi e la sua disponibilità al Cdr di Sky Tg 24 di intervenire anche in prima persona nella vertenza di questi giorni.

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