Ora è ufficiale: Circolo della Stampa di Milano sfrattato, in autunno via da Palazzo Bocconi. Chi ne risponderà?

logo circolo 2Ora è ufficiale: il Circolo della Stampa di Milano chiude in autunno la sua storia con Palazzo Bocconi, travolto dai debiti per oltre 1,5 milioni di euro accumulati in nemmeno sei anni dalla Centro di Servizi Congressuali srl, la società (in liquidazione) che gestisce in maniera autonoma i rapporti commerciali e con i dipendenti. Mentre l’Associazione Lombarda dei Giornalisti prova, ancora, disperatamente, a cercare una via di uscita onorevole e una nuova sede per la “casa culturale” dell’informazione milanese, che in 66 anni di vita non ha mai smesso di operare.

La notizia non è arrivata, come sarebbe stato corretto, nel corso del Direttivo della Lombarda, che si è riunito il 15 luglio, dove pure il presidente Paolo Perucchini ha ammesso la “visita” dell’ufficiale giudiziario il 29 giugno scorso e la consegna dello sfratto esecutivo da parte della Fondazione Bocconi guidata da Luigi Guatri. La conferma dell’addio a corso Venezia 48 di cui si parlava da mesi (leggi quiqui) è stata invece comunicata qualche giorno dopo per mail ai vari Club che del Circolo della Stampa avevano fatto la sede dei propri incontri e cene sociali. E trapelata all’esterno.

Laconica comunicazione
Poche righe, firmate dal liquidatore della Centro Servizi ed ex presidente del Cda, Alberto Arrigoni, che hanno dato corpo ai timori e certezza sui tempi. “A seguito di complesse situazioni conflittuali con la proprietà“, scrive Arrigoni alla vigilia della lunga pausa estiva (dal 23 luglio al 29 agosto), “la società Centro di Servizi Congressuali Circolo della Stampa srl, dovrà lasciare i locali di corso Venezia 48 nel prossimo autunno. Non siamo quindi in grado di garantire la disponibilità di sale e servizi a partire, presumibilmente, da dicembre 2016“.

Quattro mesi ancora, nella migliore delle ipotesi, poi il Circolo della Stampa resterà senza sede. Anche se Arrigoni assicura che “sarà nostra cura informarvi se le numerose trattative in corso dovessero portare ad una soluzione diversa e positiva che saremmo lieti di condividere con voi“.

Alla ricerca di nuova sede
Analoghe assicurazioni ha pronunciato il presidente Perucchini al Direttivo della Lombarda, informando che lui personalmente sta “visionando spazi” che consentano di ripartire con il sistema attuale, cioè con una società commerciale che gestisce tutto e  il Circolo che si occupa esclusivamente delle attività culturali, ma con costi più contenuti; oppure soluzioni che passino dal reperimento di una sede esclusivamente per il Circolo della Stampa senza più alcuna attività commerciale.

Tutte ipotesi da verificare. Di sicuro, al momento, c’è il contenzioso tra la Centro servizi, controllata al 54,1% dalla Lombarda e al 45,9% dal Circolo, e la Fondazione Bocconi. Un contenzioso che, si apprende ufficialmente solo ora, ha portato l’Ente presieduto da Guatri a rivolgersi lo scorso anno alla magistratura per avere ragione del credito vantato nei confronti della Centro servizi.

Trattative (fallite) in tre punti
In base alla ricostruzione fatta da Perucchini al Direttivo della Lombarda, l’udienza di convalida del credito si è tenuta il 23 febbraio, cinque mesi fa. Il giudice ha dato ragione alla Fondazione Bocconi, con il credito divenuto esecutivo dal 2 marzo. E l’Ente ha ritenuto di avviare le procedure di sfratto nonostante in corso ci fossero ancora le trattative per trovare un’intesa. E ha inviato l’ufficiale giudiziario il 29 giugno.

Le trattative, del resto, erano tutte in salita, visto che sul tavolo i punti in discussione erano tre: 1) una nuova operatività della società commerciale, forse attraverso una realtà completamente nuova, su cui c’era ovviamente l’accordo delle parti; 2) la revisione del canone di affitto, salito a ben oltre 400 mila euro l’anno, su cui esisteva una disponibilità a discuterne, ma senza ipotesi di cifre seppure vagamente concordate; 3) una soluzione “bonaria” per il passato su cui Fondazione Bocconi non aveva intenzione di trattare perché vuole riscuotere in toto il suo credito.

Senza accordo, difficile evitare il fallimento o il concordato per la Centro servizi. E lo stop definitivo alle sue attività. A subirne le conseguenze più pesanti sarebbero, ovviamente, i dipendenti della Srl, a cui Perucchini ha promesso, oltre agli eventuali ammortizzatori sociali di legge, anche un aiuto per facilitare un loro ricollocamento sul mercato da parte del Sindacato, che non potrebbe però assorbirli al suo interno.

Corre il contatore dei debiti
Mesi e mesi di inutili (e nascoste) trattative hanno visto nel frattempo girare velocemente il contatore dei debiti della Centro di servizi congressuali srl. Che continua a correre senza tregua.

Le ultime cifre note le ha riportate sempre Perucchini al Direttivo della Lombarda di metà luglio. E parlano di circa 1,5 milioni di euro, senza specificare a quale data si riferiscano. Facile quindi ipotizzare che questa cifra sia già stata superata. Se non altro perché ogni tre mesi il credito della Fondazione Bocconi lievita di oltre 100 mila euro. Secondo il “dettaglio più fresco” – come lo ha definito il presidente dell’Alg – i canoni di affitto arretrati ammontano infatti a 1,043 milioni e rappresentano, com’è evidente, la fetta più grossa dell’esposizione. Da qui a dicembre, peraltro, al conteggio bisognerà aggiungere almeno 200 mila euro, ma forse anche 300 mila o più.

I crediti di Lombarda e Fisco
Il secondo maggiore creditore della Centro servizi è la stessa Lombarda, suo socio di maggioranza, con almeno 173 mila euro, di cui 100 mila relativi al prestito concesso nel 2012 (e per i quali la srl non ha mai pagato i previsti interessi da 4 mila euro l’anno) e 73 mila per anticipi di spese, versati tra il 2015 e il 2016, per l’analisi e la revisione dei bilanci (6.500 euro) e per la Trex srl di Casto Iannotta, incaricata di elaborare un nuovo business plan di rilancio della Centro servizi (66-67 mila euro). I rapporti con la Trex si sono nei mesi scorsi interrotti, vista l’evoluzione della situazione e il contenzioso con la Fondazione Bocconi: elementi che fanno al momento escludere una ripresa delle attività.

Gli altri debiti sono con il Fisco per 140 mila euro, fornitori vari per 46 mila euro e le banche per 50 mila euro. Sarebbe però a portata di mano l’eliminazione della fidejussione da 150 mila euro concessa dalla Immobiliare Circolo della stampa srl (altra società della galassia Alg), che è rimasta legata a un finanziamento ridotto oggi a 25 mila euro dai 75 mila iniziali.

Chi risponderà dei danni?
Quando a dicembre Palazzo Bocconi chiuderà i suoi battenti lasciando fuori il Circolo della Stampa, il debito complessivo della Centro servizi aver sicuramente superato il milione e mezzo di euro e potrebbe essere pericolosamente vicino ai 2 milioni.

Chi pagherà questo conto salatissimo? E chi risponderà del danno per il Circolo della Stampa, ferito nel suo prestigio e nella sua storia, e per il Sindacato lombardo dei giornalisti che perderà come minimo 200 mila euro?

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3 pensieri su “Ora è ufficiale: Circolo della Stampa di Milano sfrattato, in autunno via da Palazzo Bocconi. Chi ne risponderà?

  1. Già, sta passando l’idea che nessuno risponderà di questa Caporetto continua – dall’Inpgi, al sindacato, alla “riforma” della previdenza, passando per Sopaf e fondi immobiliari vari, ai buchi in alcuni bilanci di Associazioni territoriali. Ma temo sia un’illusione o meglio l’ennesimo segno di un’arroganza spropositata, proporzionale solo ai danni combinati.

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