Caltagirone Messaggero

Caltagirone fuori dalla Fieg: un’ombra anche sul contratto dei giornalisti

azzurra caltagirone
Azzurra Caltagirone

di Sergio Stella

Il motivo ufficiale dello scontro sono i poligrafici delle testate del gruppo Caltagirone e il loro passaggio al contratto di lavoro del commercio, contestato da (quasi) tutti gli altri editori. Ma dietro l’uscita rumorosa dalla Fieg degli editori di Messaggero, Mattino di Napoli, Gazzettino di Venezia, Corriere Adriatico, Corriere di Puglia e Leggo si nasconde molto di più. E la mossa – non del tutto inaspettata – allunga ombre sul prossimo futuro dell’intera industria dell’informazione e delle sue relazioni industriali. Senza risparmiare, ovviamente, la categoria dei giornalisti e il nostro contratto di lavoro (scaduto a fine marzo e prorogato al 30 settembre).

Anzi. Il vero rischio è che la battaglia finale si combatta proprio su questo terreno. Con esiti non scontati su alcun fronte. Ma che rischiano, in ogni caso, di passare sulla nostra testa e di giocarsi sulla nostra pelle. Anche grazie all’inanellarsi di errori sindacali, negli ultimi mesi, che nessuno sembra essere preparato e pronto a correggere. Ma proviamo a ricostruire i fatti. 

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Maurizio Costa

Nota e contro-nota
La notizia arriva a metà giornata di venerdì 6 maggio con un comunicato dei Caltagirone che fa velocemente il giro di tutte le redazioni e che non lascia spazio a dubbi: il gruppo ha deciso di uscire dalla Fieg e, di conseguenza, Azzurra, neo-amministratrice delegata del gruppo di famiglia e da anni vicepresidente Fieg, e il padre Francesco Gaetano abbandonano i propri incarichi nella Federazione italiana editori giornali. Motivo? “Diversità di vedute in merito al futuro del settore e allo sviluppo dello stesso”, è scritto nella nota. Senza scendere in ulteriori dettagli.

L’organizzazione degli editori guidata da Maurizio Costa cancella in tempo reale i nomi dei Caltagirone dalla composizione dei propri organi sociali (leggi qui). E, dopo qualche ora, replica – in quattro righe quattro (leggi qui) – che la decisione dei Caltagirone “è conseguente alla decisione del Comitato di Presidenza che, all’unanimità con una sola astensione, aveva invitato le società de Il Messaggero, Il Mattino e de Il Gazzettino a riconsiderare una iniziativa assunta al di fuori non solo delle scelte, ma anche delle logiche associative”.

Cambio di contratto per i poligrafici
Ancora tutto poco chiaro, per chi non ha seguito la vicenda dei dipendenti non giornalisti del gruppo Caltagirone, dal primo aprile riorganizzati in società che applicano il contratto del commercio invece di quello dei poligrafici sottoscritto dalla Fieg. Una scelta che consente a via del Tritone di ridurre il costo del lavoro, in particolare non contribuendo più al Fondo pensionistico Casella (quello dei poligrafici). Ed esclude inoltre qualsiasi ricorso alla legge 416/81 e ai suoi prepensionamenti nel caso di crisi aziendale.

La decisione, annunciata a marzo, ha scatenato subito le reazioni e gli scioperi dei poligrafici non solo delle aziende di Caltagirone ma dell’intero settore. Con un danno per tutti gli editori. Ecco perché il Comitato di Presidenza della Fieg ha invitato i Caltagirone a fare retromarcia con un voto unanime (tranne un’astensione), che disegna il quadro del “tutti contro uno”. Anzi, tutti contro una: Azzurra Caltagirone.

Azzurra come Marchionne?
Un ultimatum, insomma, pur mascherato da “invito“. Che chiaramente non è stato accolto, ma anzi rispedito al mittente con la decisione di uscire dalla Federazione. Difficile però sostenere che tutto ruoti, e si fermi, alla sola questione – pur di grande rilevanza e delicatissima – del contratto dei poligrafici.

La nota della Fieg tenta ovviamente di sostenere che esista un unico motivo di contrasto, anche per lasciare la porta aperta a un prossimo rientro del gruppo Caltagirone nella Federazione di via Piemonte. Ma basta leggere una frase nel pezzo con cui il Messaggero annuncia venerdì l’uscita del gruppo dalla Fieg per fugare i dubbi: “Fatti i doverosi distinguo, la decisione della Caltagirone Editore ricorda quella assunta dal Gruppo Fiat quando alcuni anni fa, sulla base di visioni sul futuro dell’industria italiana non in sintonia con l’allora vertice della Confindustria, decise di abbandonare l’associazione degli industriali” (leggi qui).

Equilibri, concentrazioni e l’astensione di Cairo
L’uscita dei Caltagirone dalla Fieg era in effetti nell’aria da tempo, con soffi di vento che si levavano o si quietavano a seconda degli alti e bassi nelle discussioni federali. E che Azzurra fosse un “falco” in via Piemonte non è mai stato un mistero. Né che con lei e dietro di lei, a condividere le sue posizioni, ci siano – ancora – molti altri editori. Non è detto, insomma, che la sua uscita faciliti le cose al presidente Costa. Più probabile che sia ancora più difficile trovare il giusto equilibrio tra le diverse posizioni ed esigenze dei diversi imprenditori, dopo che la via di uscita è stata indicata (in senso letterale) dall’ad di via del Tritone. Tanto che l’AdnKronos di Pippo Marra avanza l’ipotesi di altri futuri abbandoni eccellenti della Fieg (leggi qui).

Anche perché è indubbio che il processo di concentrazione che sta investendo l’industria dell’informazione, e in particolare le nozze tra Espresso-Repubblica e Itedi (Stampa e Secolo XIX), non può che far salire il livello di tensione tra editori, alle prese con anni di crisi e con contrasti anche sulla gestione della lista di attesa per i prepensionamenti (arrivata a quota 360). E non è un caso che sia trapelato solo a fatica il nome dell’unico astenuto nel Comitato di Presidenza che ha posto l’aut-aut ai Caltagirone.

A non prendere posizione sarebbe stato infatti Cairo, con la motivazione ufficiale di non essere interessato alla vicenda dei poligrafici perché editore di soli periodici (le tv non possono aderire alla Fieg). Come se, solo per fare un esempio, Mondadori o Hearst pubblicassero anche quotidiani. Fonti vicine a Cairo hanno poi fatto sapere (su sollecitazione di qualcuno?) che, in caso di successo dell’offerta su Rcs Mediagroup, che di quotidiani ne ha due del calibro del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, l’editore applicherà i contratti in vigore.

La disdetta del Cnlg
Uno dei motivi di tensione degli ultimi anni tra gli editori è stato indubbiamente il contratto nazionale dei giornalisti. Già nel 2013, il vicepresidente della Fieg Azzurra Caltagirone, con presidente Giulio Anselmi, era tra coloro che chiedevano la disdetta del Cnlg per poter avere mani libere se non si fosse trovato un accordo soddisfacente. Ma alla fine prevalsero le “colombe”, e la lettera non fu inviata. E, per la prima volta nella storia, la disdetta non fu data neppure dalla Fnsi, per evitare di trattare con una spada di Damocle sopra la testa.

L’operazione è invece riuscita ad Azzurra e agli altri “falchi” nello scorso autunno, quando la disdetta è arrivata sul tavolo del segretario Raffaele Lorusso ed è stata inizialmente tenuta nascosta all’intera categoria (leggi qui e qui). Data della scadenza del Cnlg: 31 marzo 2016. Certo uno scherzo che la data del primo aprile potesse segnare contemporaneamente il passaggio dei poligrafici di Caltagirone al contratto del commercio e lo stop al contratto dei giornalisti.

Proroga, quel compromesso di appena sei mesi
Ma così non è finita. Dopo quasi un anno di incontri in cui non si è ancora andati troppo al di là delle schermaglie iniziali, e a poche ore dalla scadenza, Fieg e Fnsi hanno firmato una proroga, con l’obiettivo esplicito di attendere l’approvazione della nuova legge sull’editoria e dei regolamenti attuativi, quindi di avere – soprattutto da parte degli editori – la certezza di nuovi finanziamenti pubblici.

Sarebbe potuta essere una buona notizia, quella di avere più respiro per trovare un’intesa contrattuale. Peccato che la Fieg abbia dovuto fare i conti con chi non voleva assolutamente sentir parlare di proroga – tra cui, inutile dirlo, i Caltagirone. E alla fine abbia raggiunto un compromesso su sei mesi. Che la Fnsi di Lorusso ha accettato senza neppure batter ciglio. Anzi, ostentando soddisfazione e sicurezza (leggi qui).

Che cosa accadrà?
Facciamo i conti. Dei sei mesi di proroga, uno abbondante è già passato, agosto non si considera, e settembre è dietro l’angolo. Mentre l’iter della legge sull’editoria continua sì il suo percorso, spesso pure con corsie accelerate, ma sono in pochi a scommettere che possa concludersi prima dell’estate. La Camera l’ha già approvata, al Senato sarebbero però pronti più emendamenti, e basta cambiare una virgola perché il testo debba tornare a Montecitorio. Proprio per questo, molti di più sono convinti che si andrà addirittura a dopo l’appuntamento con il referendum sulla riforma costituzionale di ottobre e in parallelo con la legge di stabilità per il 2017.

Il rischio concreto è, insomma, che la proroga al 30 settembre non sia sufficiente. Come del resto era apparso chiaro sin dal primo momento, nonostante le rassicurazioni della segreteria Fnsi. A quel punto, l’unica strada possibile per evitare il vuoto contrattuale (e il tentativo di qualche editore di portare la deregulation nelle redazioni) sarebbe sottoscrivere una seconda proroga, questa volta in grado di garantire una trattativa non frettolosa.

Difficile che sia la Fnsi di Lorusso a puntare i piedi per ottenerla. La domanda resta quindi: la Fieg senza Azzurra Caltagirone avrà più facilità a sottoscriverla? E se sì, come sostengono i più ottimisti, siamo certi che nessuno fuori da via Piemonte cederà alla tentazione di fare nuovi strappi contrattuali, questa volta sul fronte dei giornalisti?

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