Processo Inpgi-Sopaf, il Cda in scacco matto si costituisce parte civile

marina_macelloni
La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni
Con le spalle al muro. Stretto da più parti, il Cda dell’Inpgi ha infine subìto lo scacco matto. E ha approvato la costituzione di parte civile nel processo Sopaf che si apre domani 21 aprile al Palazzo di Giustizia di Milano, in cui è imputato anche l’ex presidente Andrea Camporese con l’accusa di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto in associazione con altri rinviati a giudizio. Un’ottima notizia, per i giornalisti italiani e per la tutela della loro Cassa di previdenza. Ma una decisione (presa all’unanimità dei presenti) non senza resistenze e con molti mal di pancia.

A dimostrarlo ci sono il tono e il contenuto del comunicato tutto in difesa diffuso subito dopo la decisione. Le parole dal sapore di minaccia – vergate nero su bianco – della neopresidente Marina Macelloni contro fantomatici attacchi “diffamatori e calunniosi”. E il comportamento di due consiglieri di amministrazione, che al momento decisivo hanno lasciato la stanza della riunione pur di non partecipare al voto (ma senza voler lasciare traccia del loro dissenso).

Ma la cronaca degli ultimi giorni in via Nizza racconta molto di più.

Un assedio partito da lontano
L’assedio ai consiglieri di amministrazione, peraltro confermati in gran numero, non è notizia dell’ultim’ora. Già in campagna elettorale da più ambiti, anche della maggioranza che governa il Sindacato, era arrivato un messaggio chiaro: comunque vada, al processo Sopaf l’Inpgi deve costituirsi parte civile. Stessa richiesta confermata da tanti, all’interno del Consiglio generale del 22 marzo. Insomma, quel clima un po’ sonnacchioso e incline a una comoda unanimità su tutto, che ha caratterizzato – tranne pochissime eccezioni – otto anni di gestione Camporese, non esiste più. Per fortuna.

Anche la notizia della costituzione di parte civile da parte di un buon numero di giornalisti (sempre pochi, rispetto alla categoria, ma comunque più di un anno fa, leggi qui), di cui gli avvocati difensori degli imputati, tra cui quello di Camporese, erano a conoscenza da alcuni giorni, ha giocato il suo ruolo. Come giustificare che il 21 aprile, all’apertura del processo nell’aula della seconda sezione penale del Palazzo di giustizia di Milano, sarebbero potuti essere presenti colleghe e colleghi a sostenere un danno per l’Istituto e per se stessi in assoluta assenza dell’Inpgi?

Scacco matto in due mosse
A far capitolare definitivamente il Cda dell’Inpgi, costretto a una decisione dell’ultimo minuto e per nulla scontata fino alla vigilia, sono stati infine due elementi decisivi.

Prima di tutto, la posizione del Governo che, attraverso il rappresentante di Palazzo Chigi in Cda, Antonio Funiciello, ha fatto sapere senza mezzi termini di volere la costituzione di parte civile dell’Istituto nel processo Sopaf. Una posizione resa ufficiale con una dichiarazione al Consiglio di amministrazione di ieri. Che si è sommata alle intenzioni note da tempo dei due consiglieri di Inpgi Futuro, Paola Cascella e Carlo Chianura.

Un’analoga indicazione esplicita era inoltre arrivata anche dal Collegio sindacale. Riuniti al gran completo lunedì pomeriggio 18 aprile sotto la presidenza di Livia Salvini, designata dal ministero del Lavoro, i Sindaci dell’Inpgi hanno approvato all’unanimità la richiesta al Consiglio di amministrazione di costituirsi parte civile. Troppo, per far finta di nulla.

Cda riunito per pochi minuti
All’appuntamento del Cda di ieri sono quindi arrivati quasi tutti pronti all’inevitabile. E decisi a cavarsi il dente in fretta. Erano presenti in 14 consiglieri sui 16 totali: assenti il vicepresidente designato dalla Fieg, Fabrizio Carotti, e il rappresentante del ministero del Lavoro, Mauro Marè, presenti tutti gli altri, compreso il rappresentante della Fnsi, Raffaele Lorusso. In apertura, è subito arrivata la proposta della presidente Macelloni di costituzione di parte civile. Dopo l’intervento di Funiciello, si è andati al voto. A cui hanno partecipato però solo 12 consiglieri. Tra cui tanti volti non proprio sorridenti.

Tutti erano rassegnati, infatti, tranne due irriducibili. L’ex vicepresidente vicario Paolo Serventi Longhi e il consigliere riconfermato Giuseppe Marzano, che si erano mostrati decisamente contrari alla costituzione di parte civile già nel pre-Cda del giorno prima, hanno preferito abbandonare la riunione e non hanno partecipato al voto.

Alla fine, la delibera – che non riporta alcun riferimento esplicito all’ex presidente dell’Inpgi, Camporese – è stata approvata all’unanimità dei presenti. E il legale dell’Ente presenterà la costituzione di parte civile in apertura dell’udienza di domani, 21 aprile.

Inpgi - Costituzione parte civile
Clicca sull’immagine per scaricare il comunicato
Un comunicato assai poco giornalistico
Subito dopo la decisione del Cda, è stato diffuso il comunicato ufficiale (a sinistra). Che decisamente non appare un pezzo giornalistico. Certo, la notizia della costituzione di parte civile c’è, definita “scelta processuale di natura meramente prudenziale“. Segue un testo condito da “eventuali” e condizionali forse un pelo oltre l’obbligo, che raggiunge l’apice quando si spinge ad affermare che l’Ente non ravvisaelementi univoci in base ai quali ricondurre in capo ai soggetti coinvolti quei profili di eventuale responsabilità che sarà il procedimento ad accertare“. Quasi un giudizio preventivo.

Neppure una parola, invece, sulla vera natura delle accuse mosse dalla Procura di Milano. Non una ricostruzione o una spiegazione degli avvenimenti dell’inchiesta, dalle richieste di documentazione agli uffici dell’Inpgi dell’aprile 2014 al rinvio a giudizio del presidente Camporese e degli altri il 4 febbraio scorso (leggi qui). Nemmeno un passaggio dedicato alla descrizione di quella che, secondo il pm Gaetano Ruta e il gup Alessandro Santangelo, è l’essenza della truffa (leggi qui). E neanche un accenno agli ulteriori capi d’accusa, in particolare la corruzione, che avrebbe condizionato – secondo la Procura di Milano – altri investimenti dell’Inpgi (leggi qui). Anzi. Ancora una volta, il tentativo è di spostare l’attenzione sul solito argomento: il rendimento delle quote Fip, superiore al 59% in sette anni.

Occhi chiusi sull’essenza delle accuse
Eppure, grazie anche a chi, come questo blog di Unità Sindacale, ha rivelato e rese pubbliche molte delle carte processuali che riguardano la presunta truffa all’Inpgi da 7,6 milioni di euro nell’acquisto dei titoli Fip, i giornalisti hanno cominciato da tempo a capire che il punto non era e non è quanto abbia reso l’investimento. Ma quanto in più – secondo l’accusa – sono state pagate le quote e quanto ci hanno guadagnato i Magnoni e la Sopaf con l’intermediazione (visto che non erano proprietari delle quote e le hanno a loro volta acquistate con i soldi dell’Inpgi). Non solo. I colleghi hanno conosciuto pure gli elementi alla base dell’accusa di corruzione mossa agli imputati, compreso l’ex presidente Camporese, in associazione tra loro.

Tutti hanno capito. Ma la presidente dell’Inpgi in arrivo dal giornalismo finanziario e fortemente voluta da Camporese, gli altri consiglieri eletti nella sua lista e chi materialmente scrive i comunicati dell’Inpgi, evidentemente ancora no.

Minacce preventive?
Così come non sembra essersi persa un’altra abitudine dell’era Camporese: attaccare chi osi aprire bocca sulle vicende degli amministratori dell’Inpgi. Chiunque abbia parlato, in questi anni, è stato subito accusato di attentare all’Istituto. Senza neanche farsi sfiorare dal dubbio che le critiche motivate e documentate siano, al contrario, mosse da attenzione e preoccupazione per la Cassa di tutti i giornalisti italiani e per il futuro previdenziale (e non solo) della categoria.

La presidente Macelloni è caduta nell’antica abitudine del suo predecessore già alla sua prima dichiarazione pubblica, in chiusura del comunicato di ieri. Con una frase che non lascia spazi alle interpretazioni e agli equivoci: “Intendiamo salvaguardare l’Inpgi in tutte le sedi – dichiara la presidente – da attacchi che risultino diffamatori e calunniosi e diamo sin d’ora mandato ai nostri legali di procedere di conseguenza“.

Nelle redazioni e dalle parti del Sindacato qualcuno potrebbe quasi definirla una querela temeraria preventiva. Sicuramente, una mossa in arrocco. Dopo lo scatto matto.

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