Processo Sopaf: il Cda dell’Inpgi decide in zona Cesarini. Ma noi ci siamo già costituiti parte civile

IMG_1208L’abbiamo rifatto. A un anno di distanza dall’udienza del 14 aprile 2015 contro Luca e Giorgio Magnoni, nei giorni scorsi ci siamo costituiti parte civile, questa volta nel filone del processo Sopaf che si aprirà il 21 aprile, al tribunale di Milano. Un processo che vede imputato, tra gli altri, l’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, accusato di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto, all’interno di una presunta associazione a delinquere con altri otto rinviati a giudizio.

È stata una decisione quasi obbligata, la nostra, di fronte al Consiglio di amministrazione dell’Inpgi che ha spinto in zona Cesarini la decisione sulla costituzione di parte civile da parte dell’Istituto che, secondo la tesi del pm Gaetano Ruta accolta nel rinvio a giudizio dal gup Alessandro Santangelo, è stato truffato dagli imputati e ha subìto danni per almeno 7,6 milioni di euro. Siamo ben consapevoli che nel caso in cui il Cda dell’Ente riunito oggi e domani dovesse scegliere di costituirsi – come si aspetta l’intera categoria e come ancora ci auguriamo noi – la nostra azione sarebbe ricompresa in quella dell’Inpgi. Ma noi avremmo comunque raggiunto il nostro obiettivo: tutelare gli interessi dei giornalisti e del nostro Istituto.

Una ventina di giornalisti da tutta Italia
Rispetto a un anno fa, ci sono in ogni caso alcuni elementi nuovi e significativi, nella nostra costituzione di parte civile. Prima di tutto, siamo molti di più: dai tre dell’aprile 2015 oggi siamo una ventina di giornalisti e oltre. Residenti in tutta Italia. E iscritti non solo alla gestione separata della Cassa dei giornalisti ma pure alla gestione principale. Inoltre, la costituzione di parte civile è stata presentata nei termini corretti, e non tardivi come un anno fa (motivo per cui non fu accolta): è stata infatti depositata prima dell’udienza in quasi tutti i casi e solo per alcuni è prevista l’istanza all’apertura dell’udienza del 21 aprile.

Grazie all’appello dei colleghi di “Salviamo l’Inpgi” (leggi qui), è stato possibile coinvolgere e coordinare molte più persone, da Nord a Sud. A rappresentare tutti sarà il pool di legali coordinati dagli avvocati penalisti Alessio Ciasco e Claudio Ferrazza, che al loro attivo hanno anche la precedente esperienza nel processo per il Fondo Casella dei poligrafici. E che sono pronti a sostenere le ragioni del danno milionario inferto all’Inpgi e quindi ai suoi singoli iscritti, se non sarà incaricato di farlo il legale dell’Istituto.

Secondo la tesi degli avvocati Ciasco e Ferrazza, che è alla base della nostra costituzione di parte civile, ogni giornalista iscritto all’Inpgi, attivo o pensionato che sia, “ha  subìto danni di natura patrimoniale e non patrimoniale in diretto rapporto eziologico con i comportamenti contestati agli imputati”, ovvero con la truffa condotta in associazione e realizzata grazie ad atti di corruzione, come contestati dalla Procura. E questo perché dal quadro accusatorio “emerge un significativo pregiudizio economico patito dal patrimonio dell’Inpgi. Patrimonio che si è formato grazie al lavoro di tutti i giornalisti italiani e che rappresenta per gli stessi la garanzia dei trattamenti previdenziali, presenti e futuri”.

Pre-Cda ieri a porte chiuse
In barba alle rassicurazioni date dalla presidente Marina Macelloni e dal vicepresidente uscente, riconfermato nel Cda, Paolo Serventi Longhi, prima della loro elezione in Cda (leggi qui), il nodo della costituzione di parte civile dell’Inpgi nel processo Sopaf non è stato posto alla prima riunione del Consiglio di amministrazione, il 7 aprile scorso. La discussione, e la conseguente decisione, sono state rinviate alla doppia riunione di oggi e domani. Proprio alla vigilia dell’udienza del 21 aprile, termine ultimissimo per costituirsi parte civile.

In verità, il confronto sull’argomento è partito già ieri mattina, all’interno di quello che in via Nizza è sempre stato chiamato “pre-Cda“, ovvero una riunione informale tra la componente giornalistica del Consiglio di amministrazione. Ieri però alla riunione, che si è svolta in gran riserbo e rigorosamente a porte chiuse, hanno partecipato anche i rappresentanti della Fieg. E che pare si sia peraltro concluso con un nulla di fatto.

Il dilemma di un Cda molto legato alla gestione Camporese
La decisione, del resto, non è facile da prendere. Non perché non sarebbe logico e scontato, costituirsi parte civile, di fronte a un pm e a un gup che ritengono sia avvenuta una truffa ai danni dell’Istituto. Ma perché a prendere questa decisione sono chiamati in maggioranza consiglieri di amministrazione che facevano parte del Cda che ha già detto no (solo in pre-Cda informali e mai in seduta ufficiale e alla presenza del Collegio sindacale) a chiedere i danni ai Magnoni in sede di processo penale. Sono infatti 9 su 16 i consiglieri riconfermati rispetto alla gestione Camporese (leggi qui). Tra cui la stessa presidente Macelloni e pure i due rappresentanti della Fieg. Che il 7 aprile hanno anche votato a favore dell’elezione dei nuovi presidente e vicepresidente vicario.

Non solo. I consiglieri di amministrazione – vecchi e nuovi – si trovano sì di fronte al dilemma tra costituirsi parte civile, tra gli altri anche nei confronti dell’ex presidente (e quindi, in caso di condanna, pretendere un risarcimento proprio da colui che ha determinato e guidato l’elezione di gran parte dei giornalisti in Cda), oppure rischiare un’accusa per omessa difesa degli interessi dell’Inpgi, o addirittura essere costretti dalla Corte dei Conti a risarcire i danni. Ma sembra abbiano un’altra gatta da pelare: gli onorari dei legali di Camporese. Finora si dice siano stati pagati dall’Istituto in virtù di una polizza assicurativa (forse addirittura mai passata in Consiglio generale) che coprirebbe tutti i consiglieri di amministrazione per gli errori nella gestione. Errori – si può immaginare, conoscendo questo genere di polizze – che non siano però frutto di dolo. Costituirsi parte civile, insomma, potrebbe significare dover chiedere all’ex presidente la restituzione anche di questa somma, oppure accusare una ulteriore perdita nei conti.

Due pomeriggi di riunione: all’odg anche il bilancio 2015
Per il Cda – quello istituzionale e formale – è comunque prevista una due-giorni. Anzi, una due-pomeriggi, per essere precisi. Oggi e domani, infatti, la riunione si aprirà alle 15. Tra l’altro, l’ordine del giorno contiene un altro argomento decisamente sensibile e importante: l’ok ai conti del 2015, che sembra si presentino in peggioramento rispetto a quanto preventivato e pure all’assestamento esaminato a novembre. Ma che – se verrà confermata la linea contabile finora tenuta – potrebbe essere ancora una volta salvato dalle plusvalenze sulla carta ottenute grazie al conferimento di altri immobili al Fondo “Giovanni Amendola”.

Di sicuro, gli uffici hanno dovuto accelerare il rilascio dei numeri del bilancio. Contrariamente a quanto sempre avvenuto, quest’anno infatti l’Inpgi deve rispettare l’obbligo – definito per tutte le Casse previdenziali – di approvare i conti entro fine aprile invece che entro maggio. E infatti il Consiglio generale è stato convocato per il 28 aprile.

In tempo per discutere e votare il bilancio, ma a decisione presa sulla costituzione di parte civile nel processo Sopaf. Ma state tranquilli: se al tribunale di Milano il 21 aprile non ci sarà l’Inpgi, noi ci saremo di sicuro. Anche a nome di tutti voi. E vi racconteremo tutto.

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