Vittoria di Inpgi-La Svolta: si inizia (in silenzio) a squarciare il velo sui segreti di via Nizza. La trasparenza vera è però ancora molto lontana

Mimma-Iorio
Mimma Iorio, direttrice generale dell’Inpgi e responsabile della Trasparenza

Sta avvenendo tutto alla chetichella, senza annunci, in gran silenzio. E pochissimi se ne sono accorti. Ma sul sito dell’Inpgi, nella sezione “Trasparenza” (clicca qui), subito prima del Consiglio generale del 22 marzo, sono stati caricati documenti e testi che contengono informazioni e dati finora sempre negati con motivazioni infondate e arroganti. Dai nomi dei componenti dei comitati dei Comparti Uno e Due del Fondo immobiliare “Giovanni Amendola” ai numeri sull’andamento delle quote dello stesso Fondo, all’identità dei dirigenti che siedono nei comitati consultivi di altri fondi in cui investe l’Inpgi (compresi i compensi).

Dopo le richieste, le denunce pubbliche e anche le posizioni nette assunte da candidati e consiglieri generali eletti da Inpgi-La Svolta (a partire dagli esposti di Nicola Borzi: leggere qui, qui e qui), si comincia insomma a squarciare il velo su alcuni dei segreti che si nascondono nelle stanze di via Nizza. Solo un primissimo, timido passo, sia ben chiaro. Perché tantissimo resta da fare. Ma sicuramente una vittoria per noi e per chi ci ha sostenuto. Sperando che l’elezione di una presidente in assoluta continuità con il passato come Marina Macelloni non rappresenti uno stop a questo percorso.

Un anno di ritardo
La pubblicazione dei primi documenti sul sito dell’Inpgi arriva in ritardo di quasi un anno. Il Codice etico (scarica qui) e il Regolamento sulla Trasparenza (scarica qui) portano infatti la data di approvazione del 7 maggio 2015, e nel secondo documento è sottolineata l’entrata in vigore immediata. Si dice inoltre che “la violazione degli obblighi contenuti nel presente regolamento costituisce irregolarità amministrativa valutabile ai fini di eventuali sanzioni disciplinari“. Risale invece al lontano giugno 1994 il Regolamento sull’accesso agli atti (scarica qui).

Responsabile della Trasparenza è il direttore generale, che era allora ed è ancora Mimma Iorio, obbligata dal regolamento a prevedere una modifica del sito con l’istituzione di un’apposita sezione. Ma fino a un paio di settimane fa poco o nulla era pubblicato nella sezione Trasparenza. Per far muovere i primi passi si è dovuto attendere la fine della lunga campagna elettorale e anche l’ultima riunione della maggioranza sugli assetti futuri, convocata dall’ex presidente Andrea Camporese proprio nella sua stanza di via Nizza.

Pensare che all’articolo 3 del Regolamento sulla Trasparenza è sancito nero su bianco l’impegno dell’Inpgi a garantire – tra le altre cose – l’integrità, la completezza, la tempestività e l’accessibilità alle informazioni. Parole finora vuote, e ancora ora molto distanti dal loro significato concreto. Basta fare un rapido confronto tra quel che prevede il Regolamento e quel che c’è sul sito per rendersene conto.

Che cosa dovrebbe essere pubblico
Gli obblighi di pubblicazione sono molteplici. Bisognerebbe, infatti, trovare informazioni sull’organizzazione e sui costi dell’Ente, con nomi, cognomi, curricula e “compensi di qualsiasi natura” di tutti i componenti degli organi sociali, dal Presidente in giù, e dei dirigenti. Oltre all’organigramma degli uffici, alla consistenza del personale, al costo complessivo, con relazione annuale comprensiva dei risultati di gestione. Nonché tutti i consulenti esterni, con curricula, compensi e “gli estremi dell’atto di conferimento di ogni incarico”.

Gli iscritti dovrebbero poter consultare i dati su patrimonio e investimenti, con il dettaglio sulle singole attività e il loro valore corrente, passività comprese, i documenti sulla politica di investimento, l’asset allocation strategica, i piani triennali e i piani d’impiego dell’Istituto, con nomi e curricula dei componenti dei comitati interni consultivi e del comitato d’investimento. Non solo. Dovrebbero essere pubblicati anche i bilanci tecnico-attuariali, quanto si incassa con i contributi e quanto si spende per le prestazioni.

Tutto, sia ben chiaro, garantendo “semplicità di consultazione“, “comprensibilità” e “il costante aggiornamento“, sanciti sempre nero su bianco dal Regolamento. E sempre a partire dalla sua entrata in vigore, il 7 maggio 2015.

Quasi nulla di tutto questo c’era fino alla sera del 18 marzo scorso, lo stesso giorno dell’ultima incredibile risposta dell’Inpgi alla richiesta di informazioni presentata dal consigliere generale Borzi (scarica qui). Adesso qualcosina c’è. Tutto però è aggiornato al 2014. Alla faccia della tempestività e del costante aggiornamento.

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Chi siede nel Fondo “Giovanni Amendola”
Le novità più rilevanti sono quelle relative al Fondo immobiliare “Giovanni Amendola” e agli altri fondi immobiliari e di private equity. In particolare, le informazioni balzano agli occhi perché finalmente alcune delle domande poste più volte nell’ultimo anno e mezzo hanno ora una risposta. Chi sono i componenti dei comitati dei Comparti Uno e Due del Fondo “Giovanni Amendola”? Chi sono i dirigenti con incarichi nei comitati consultivi dei fondi immobiliari e di private equity? A quanto ammontano i compensi?

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Ebbene, se finora a tutte queste domande era stato opposto un muro insormontabile di “no, non si può, questione di privacy”, ora le risposte sono miracolosamente apparse. Si scopre così che a febbraio 2014 il Cda di Andrea Camporese ha designato nel comitato del Comparto Uno del Fondo “Giovanni Amendola” i consiglieri generali Ignazio Ingrao e Alessandra Spitz e l’allora sindaco Enrico Ferri, quest’ultimo tra i candidati pensionati bocciati a febbraio dalle urne (leggi qui), e nel comitato del Comparto Due i consiglieri generali Domenico Affinito, Daniela Dirceo (anche fiduciaria della Lombardia) e Beppe Ceccato. Dei comitati facnno inoltre parte lo stesso Camporese e la direttrice generale Iorio, ma senza gettone di presenza.

Per tutti gli altri, il compenso è pari a 200 euro per ogni riunione, pari a due volte e mezzo il gettone di 80 euro previsto per i consiglieri generali e i componenti delle commissioni consultive. Chi abbia deciso l’ammontare del compenso non è dato di sapere. Certo, nulla è passato dal Consiglio generale. Così come restano ancora oscure le competenze che hanno portato alle designazioni, visto che i curricula dei componenti degli organi sociali della passata consiliatura non sono mai apparsi da nessuna parte.

Gli “altri” incarichi nei fondi immobiliari e di private equity
Squarciato il velo anche su un altro segreto dei segreti che ha segnato il dibattito intorno all’Inpgi dell’ultimo anno e mezzo: i nomi dei dirigenti dell’Inpgi che hanno incarichi nei comitati consultivi dei 14 fondi immobiliari e di private equity in cui l’Istituto investe (scarica tutti i dati qui). Lo stesso incarico, per intenderci, che l’ex presidente Camporese aveva assunto nel Global Private Equity, inizialmente della Sopaf dei Magnoni, poi diventato Adenium e ora gestito dalla Wise. Un incarico per il quale aveva ricevuto un pagamento di 25 mila euro l’anno per il 2012 e per il 2013 che gli è valso (insieme ad altri elementi) l’accusa di corruzione con cui va a processo il prossimo 21 aprile (oltre che per truffa aggravata ai danni dello stesso Inpgi).

Sui 14 fondi, escludendo l’immobiliare “Giovanni Amendola” di cui abbiamo già detto e due che non prevedono comitati, sono otto quelli in cui l’Inpgi ha propri rappresentanti. A parte il Fondo Hines, che ha investito nelle residenze di Porta Nuova a Milano, dove siede ancora Camporese (ma senza compensi) e che è stato conferito nel “Giovanni Amendola”, tutti gli altri posti sono occupati da dirigenti dell’Istituto. Dal febbraio 2014 anche nel Global Private Equity che, da quando è passato sotto la Wise sgr, ha sostituito il comitato consultivo con l’assemblea e non prevede più remunerazioni.

Chi ha paura della trasparenza?
La domanda a questo punto è: perché queste informazioni, più volte sollecitate, sono state rifiutate fino a oggi? Se facevano pienamente parte di materia soggetta alle norme della Trasparenza, visto che ora sono disponibili sul sito dell’Inpgi, chi ha deciso di tenerle nascoste? E che cosa è accaduto perché il 18 marzo si sia deciso di pubblicarle online, senza però annunciarlo a nessuno? Hanno forse influito le inchieste aperte da Bankitalia e Covip (leggi qui e qui) dopo gli esposti di Nicola Borzi?

Ma la questione centrale è un’altra: quante richieste, sollecitazioni, ricorsi ed esposti bisognerà fare prima che tutte le informazioni sull’Istituto siano davvero disponibili agli iscritti? Manca ancora infatti il grosso di quello che prevede il Regolamento come obbligo di pubblicazione. E mancano molte altre cose che, pur non previste, sarebbero invece doverose per un Ente che voglia davvero imboccare la strada della trasparenza.

La “rivelazione” di quelli che finora venivano considerati dati coperti da segreto è la dimostrazione che tutto può essere svelato. Un motivo in più, insomma, per continuare a pungolare e a sollecitare fortemente un’operazione di totale e assoluta chiarezza per ogni atto dell’Inpgi, attraverso la pubblicazione sul sito di decisioni, delibere, appalti, incarichi, compensi, verbali delle sedute di Consiglio generale e Cda, rendiconti degli investimenti e ogni documento dell’Istituto.

La risposta dei nuovi organi dell’Inpgi dimostrerà chi ha (ancora) paura della trasparenza.

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