Galimberti (Unci) su Riina jr a Porta a Porta: inaccettabile non ricordagli anche i giornalisti uccisi dalla mafia

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Il presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti

Il punto non è invocare la censura preventiva – sempre sbagliata in una democrazia compiuta  – ma piuttosto l’utilizzo della professione e del ruolo che essa dà.

È inaccettabile trattare il figlio di Riina come ingenuo rampollo di una famiglia normale, dimenticando tra l’altro di ricordargli che lui stesso è stato condannato per mafia. Come è inaccettabile dimenticare di ricordargli che tra le centinaia di omicidi commissionati dai cosiddetti corleonesi, oltre a magistrati appartenenti alle forze dell’ordine, ci sono anche giornalisti che si opponevano all’omertà imperante e all’ovvietà della convenienza. E dietro quel fiume di sangue ci sono famiglie normali, quelle sì, oltraggiate una volta di più.

Biagi intervistò il boss Buscetta agli albori del suo pentimento, Marrazzo dieci anni prima fece parlare il capo bastone di Gioia Tauro, Piromalli, ma entrambi senza il corollario e l’affettazione di un salottino buono per tutte le portate.

Quelle interviste – non a muso duro, ma a domande dure, senza sconti né timidi rimbalzi  – hanno contribuito ad attaccare la gramigna mafiosa. A differenza, forse, delle comparsate dei Casamonica prima e di Riina jr poi, su cui resta il gusto mieloso di un giornalismo cerchiobottista.

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