Stigliano: Come possiamo decidere il futuro dell’Inpgi senza conoscere quel che è davvero accaduto?

Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento di Daniela Stigliano al Consiglio generale dell’Inpgi del 22 marzo 2016, pronunciato a braccio nel dibattito che ha preceduto l’elezione dei dieci componenti giornalisti del Consiglio di amministrazione dell’Istituto (leggere qui)

Stigliano video 2di Daniela StiglianoConsigliere generale per Inpgi-La Svolta

Mi fa piacere che Marina Macelloni, che io conosco da oramai più di 32 anni, avendo fatto con lei la scuola di giornalismo Ifg di Milano nel biennio 1983-85, dica che è arrivata qui che era ancora “bambina” (parlando di 16 anni fa, ndr), cosa che consola anche me che sono un po’ più giovane di lei, però fa anche capire quanto la direzione verso una discontinuità sia molto distante.

Colleghi, quando ci troviamo in questi consessi, all’improvviso molti di noi dimenticano la professione che facciamo. Dimentichiamo di comprendere i meccanismi, di valutarli e di sentire l’esigenza di avere delle carte su cui discutere. O di verificare quello che viene detto da più parti, che è il nostro mestiere. Noi sappiamo benissimo che, da molto tempo, Marina Macelloni  – che ha appena dichiarato “non sono una sua fedelissima ma sono leale” – è la candidata del presidente uscente Andrea Camporese. E questo non può non essere considerato oggi.

La discontinuità
Il livello di discontinuità che io vorrei dal prossimo Consiglio di amministrazione non è tanto e non è solo sui nomi delle persone, ma sulla politica che è stata condotta in questi anni. Una politica che io ho appoggiato per un lungo periodo, come altri in questa sala che hanno responsabilmente valutato – per quello che veniva loro detto e per quello che avevano in mano – in maniera positiva molte decisioni. Il problema è quando poi le cose cambiano perché si hanno informazioni e dati differenti su cui riflettere.

La responsabilità e il tasso non di fedeltà ma di lealtà si misura su quello che si fa di fronte a elementi nuovi. E gli elementi nuovi indubbiamente, per chi voleva cercarli, c’erano.

La trasparenza
Un punto che si collega direttamente a quello che sto dicendo è la trasparenza. Se ci fosse stata trasparenza all’Inpgi, tutti noi – non solo noi che siamo qua dentro, ma tutti noi giornalisti iscritti all’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani – avremmo potuto avere contezza di tanti fenomeni, trend, dati e numeri che non sono usciti da queste stanze, e che possono permettere oggi a qualcuno di dire, con una leggera superficialità: gli inquilini non si devono preoccupare, facciamo la riforma in una certa maniera e andrà tutto benissimo (il riferimento è alle parole di Marina Macelloni, ndr). O ad altri di affermare, io credo con molta più superficialità (perché non voglio usare altri termini), che la campagna elettorale è stata condotta con maldicenze e calunnie, ma subito dopo chiedendo di abbassare i toni (il riferimento è all’intervento di Paolo Serventi Longhi, ndr).

Per quel che mi riguarda, tutto quello che ho detto e ho scritto è documentato. È documentato ed è a disposizione di tutti i colleghi. L’Inpgi non dà determinati documenti, ma io ho per esempio il Regolamento del Fondo immobiliare “Giovanni Amendola”, con l’istituzione dei due comparti, con alcune indicazioni chiare di quello che l’uno e l’altro comparto può o non può fare, con l’indicazione molto chiara di che cosa succede se la linea dell’Istituto non viene ritenuta adeguata da parte della Società di gestione (Sgr).

Sono tutti dati reperibili in varie forme e che sarebbe stato doveroso mettere a disposizione dei colleghi e ancor più di un Consiglio generale che oggi deve decidere di darsi un governo speriamo per i prossimi quattro anni, e non per qualche mese.

L’avvocato cambiato in corsa e la crisi di liquidità
Così come io credo che nessuno abbia saputo che il legale a cui è stata affidata la tutela dell’Istituto (nel processo Sopaf, ndr) è stato cambiato in corsa, un po’ più di un anno fa. Improvvisamente, il 2 febbraio 2015, si decide di sostituire con l’avvocato Maurizio Bellacosa il precedente avvocato, che era Andrea Marani. Il quale per combinazione un mese dopo firma un parere, non pro-veritate, in cui sostiene che l’Inpgi fa benissimo a non costituirsi parte civile. Io trovo che fosse in “leggero” conflitto di interesse. Ma quando il parere è stato reso noto, non dall’Inpgi, nessuno ha detto che era stato firmato da un avvocato che fino a un mese prima difendeva l’Inpgi stesso, e che in qualche modo avesse dato la linea. Io credo che nemmeno al Cda queste cose siano state dette. Sicuramente non sono state dette nel Consiglio generale, che io sappia. Come tante altre cose.

Sono calunnie e maldicenze dire che l’Istituto non ha la liquidità per pagare le pensioni e gli stipendi? Ci sono comunicati pubblici dell’Inpgi, quindi sostenere qui che invece i soldi ci sono è una palese contraddizione rispetto a quello che lo stesso Istituto e le stesse persone che l’affermano oggi hanno sottoscritto non più di qualche mese fa (leggere per esempio qui). È stato sostenuto, in maniera formale e ufficiale, che c’era un’esigenza fortissima, appena pochi giorni dopo una Commissione Bilancio, di procedere con la prassi – per me deleteria – delle delibere presidenziali per fare disinvestimenti per far fronte a una crisi di liquidità.

Crisi di liquidità che è riportata nelle parole di introduzione a una commissione Bilancio sottoscritte dal direttore generale e dal responsabile degli investimenti di questo istituto. E viene ribadita in maniera ancora più stressante dal consulente, che indica la strada della dismissione velocissima degli immobili, al di là di qualsiasi tetto  – e chi si occupa di economia e finanza e queste cose le pubblica ogni giorno sul suo autorevole giornale dovrebbe saperlo. Una vendita al di là del tetto che sarà imposto da un regolamento ministeriale, che peraltro ancora non c’è. E infatti si dice “anche” per andare incontro a dei problemi regolamentari, ma in maniera molto più affrettata: 550 milioni di immobili entro il 2018.

Etica e spending review
C’è un problema di etica, sicuramente. Che passa in primo luogo per la spending review. Certo, eliminare i compensi per i componenti del Cda, del Collegio dei sindaci e del Comitato amministratore Inpgi2 non risolve i problemi dell’Istituto, ma credo che mettere mano fortemente a questo sarebbe già un segno molto forte nei confronti della categoria. Qui dentro mi sembra siano in tanti a non voler comprendere che questa categoria si è svegliata. Non è stata svegliata dalla campagna elettorale: si è svegliata.

Peraltro, i compensi degli amministratori non sono materia del Cda, come mi è sembrato di capire, ma sono materia del Consiglio generale. Tanto che la famosa riduzione sbandierata a fine luglio del 10% dei compensi, probabilmente voi lo sapete bene, è stata approvata nel Consiglio generale di ottobre e praticamente ha agito per quattro mesi. È ancora in vigore fino a quando il Consiglio generale non prenderà una decisione in altro senso. Io mi auguro che sia nel senso di un taglio, anzi per me dovrebbe essere un’eliminazione dei compensi e un riportare tutto a gettoni di presenza, ma sicuramente spero che a nessuno venga in mente di aumentarli, questi compensi.

La costituzione di parte civile
Sulla costituzione di parte civile, la presunzione di innocenza equivale a dire che non si fanno processi in piazza, e nessuno per quel che mi riguarda li ha fatti. E però io vorrei capire come si concilia la pubblicazione, su tutti i nostri giornali, di qualsiasi cosa riguardi qualsiasi amministratore (e che induce per esempio il direttore generale dell’Inps, che non è neanche indagato, ad autosospendersi “per difendermi meglio); come si concilia la posizione nostra, di giornalisti, che pubblichiamo le intercettazioni anche che non c’entrano niente con le vicende, secondo me in alcuni momenti in maniera corretta e utile, in altre forse molto meno; come si concilia tutto ciò con l’essere qui a sentirci dire: “Proponiamo (la costituzione di parte civile) all’ordine del giorno del primo Consiglio di amministrazione”.

Io vorrei sapere come voterà chi si candida al Consiglio di amministrazione di questo Istituto, non come sarà fatto il primo ordine del giorno. Io vorrei sapere Marina Macelloni come voterà, Paolo Serventi Longhi come voterà, colleghi che si stanno candidando, come Edmondo Rho, come voteranno. Questo voglio sapere per decidere anche se arrivare a votarli o meno. Perché questo è un punto dirimente.

Non mi basta sapere che la presidente designata dal presidente uscente e candidata dal vicepresidente uscente dica: lo metto all’ordine del giorno. Perché forse immagina che altrimenti ci sarebbero davvero i forconi qui sotto, in via Nizza 35. Ma qual è la loro posizione? E voi potete davvero decidere per lealtà – visto che siamo contro la fedeltà – di votarli senza saperlo?

L’Inpgi e il Sindacato
Il ruolo del sindacato. Colleghi, abbiamo fatto tre contratti – e sfido chiunque in questa sala e fuori a dire che non è vero – tre contratti solo e soltanto a favore dell’Inpgi; solo per portare risorse all’Inpgi. Abbiamo sottoscritto contratti – io lo ripeto da molto tempo prima di essere candidata al’Inpgi – abbiamo accettato anche decisioni difficili da digerire e da spiegare ai colleghi, solo e soltanto perché questa relazione con l’Inpgi era così forte che ci imponeva di prendere delle decisioni. Io le ho difese. Difenderò fino in fondo i contratti che ho firmato, perché io non tiro indietro la firma un’ora dopo che l’ho fatta. Ero convinta allora, ne sono convinta anche adesso, di quello che ho firmato. Ma io so che nello stesso tempo veniva chiesto ripetutamente – da parte mia e non solo – all’Inpgi di fare delle riforme. Non quella delle donne, che ci siamo detti tante volte in questa stanza, in Commissione Bilancio, avrebbe avuto degli effetti talmente lontani nel tempo che non avrebbe risolto nulla.

Altre riforme. Che avrebbero avuto una gradualità diversa da quella che è già ora nella riforma varata a luglio dell’anno scorso dall’Inpgi e che sarà ancora peggiorata da quello che andremo comunque a fare. Io dico andremo, perché sono in questo consesso e fino a prova contraria da qui passerà.

La futura riforma
La manovra sarà durissima. È durissima e lo sarà ancora di più perché qualcuno ha voluto chiudere gli occhi e non fare nulla prima. Questa è la verità. Ed è l’unica verità. Incontrovertibile. Perché la riforma delle donne era una riforma che non dava risultati. E quello che accadeva nei conti veniva nascosto da numeri di carta. Anche questo ho sempre cercato di dire.

Quando ho ascoltato Marina (Macelloni) parlarci degli obiettivi della riforma, ho pensato che se prendiamo uno dei discorsi di Camporese fatti prima della riforma potremmo sovrapporli. Gli obiettivi sono gli stessi. Non si capisce perché qualcuno che ha fallito nel presentare una riforma che aveva quSesti obiettivi oggi dovrebbe riuscire a presentare una nuova riforma che rispetti ancora questi obiettivi. Io temo che non sia possibile. E che certo non sia un segno di discontinuità.

Una storia da leggere
Non voglio parlare degli immobili. E neanche della Sopaf. Anche se mi piacerebbe tanto che tutti i colleghi che sono bravissimi ad andare alle Procure della Repubblica e dagli avvocati a ritirare i documenti che riguardano altri imputati – non indagati, imputati – lo facessero. Non tanto per sapere quello che riguarda Andrea Camporese, ma perché dentro quelle carte c’è una storia di questo Istituto che comincia nel 2008 ma continua fino all’altro giorno. Cioè fino all’aprile del 2014, con la prima richiesta di documenti – mai resa nota – che arriva dalla Procura di Milano agli uffici dell’Inpgi. A maggio, la perquisizione. E tutto quello che ne è venuto fuori.

E allora, io davvero vi invito a leggere quella storia. Perché è quella storia che dovrebbe insegnarci, al di là delle persone che saranno scelte oggi, qual è la linea da dare a questo Istituto. Se voi riterrete – dopo aver letto quelle carte, non prima, dopo aver letto le mail, dopo aver letto tutto – che le stesse persone che hanno sostenuto e continuano a sostenere la linea che c’è stata finora meritino ancora non solo la vostra fiducia ma anche la vostra lealtà, io allargherò le braccia.

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