“Stampubblica”, testate locali Cenerentole sacrificabili? Anche la Fnsi le dimentica (e tace pure su Rcs)

tabella finegildi Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Valgono tutte insieme 36 mila copie in più della “mamma” Repubblica (quasi 292 mila rispetto a 255 mila), che le supera sul digitale solo perché la sua offerta li comprende tutti. E sulla carta staccano di 70 mila lunghezze Stampa e Secolo XIX messi insieme (tabella a destra, per ingrandirla clicca sopra l’immagine). Eppure, le 18 testate locali della divisione Finegil di Espresso-Repubblica appaiono come le Cenerentole della fusione tra la ItEdi di John Elkann e il gruppo di Carlo De Benedetti, immediatamente ribattezzata “Stampubblica“.

Solo un accenno nel comunicato congiunto (leggi qui). Quasi nessuna traccia negli ampi articoli del giorno successivo all’annuncio. Nessun riferimento neppure nella dichiarazione della Fnsi, che parla esclusivamente di “articolazione territoriale delle tre testate” come “patrimonio da salvaguardare e difendere” (leggi qui).

Cenerentole, appunto. E, come tali, sacrificabili. Perché quando AgCom e Antitrust dovranno pronunciarsi su un matrimonio che supera già il tetto del 20% delle diffusioni nazionali fissato dalla legge, e che ha tutta l’ambizione di ampliare la propria presenza nel mercato italiano dell’informazione, sarà più semplice rinunciare – con chiusure o vendite – a qualche giornale locale piuttosto che intervenire sui quotidiani principali: Repubblica e Stampa.

In gioco ci sono non solo testate storiche, ma anche e soprattutto tanti giornalisti. Quelli assunti nei giornali e quelli, molto più numerosi, che collaborano con le redazioni, spesso costituendo l’ossatura della cronaca locale. Ed è sui livelli occupazionali che ha messo l’accento il comunicato del Coordinamento dei Cdr Finegil, pubblicato su tutte le testate (leggi qui) ma non sul sito Fnsi.

Ma sul terreno ci sono anche i motivi di preoccupazione – nessuno banale – che pone l’operazione Espresso-ItEdi sulla concentrazione dell’editoria e sul pluralismo dell’informazione, e per gli effetti sul futuro di Rcs Mediagroup dell’abbandono del gruppo da parte di Fca, su cui in particolare nessuna voce del Sindacato si è finora levata.

Tra Nord-Est e Nord-Ovest
Nelle cronache apparse in questi giorni su qualche quotidiano, è stata avanzata l’ipotesi di una cessione da parte di De Benedetti delle testate Finegil del Nord-Est, che insieme rappresentano quasi il 50% delle diffusioni locali del gruppo, e della Nuova Sardegna, terzo quotidiano più forte per copie vendute dopo Tirreno e Messaggero Veneto. Ma il ragionamento sembra più fatto a tavolino, sommando i numeri e guardando alla pulizia di costi che l’ad dell’Espresso Monica Mondardini ha già fatto, che sulla possibilità concreta dell’operazione e sull’appetibilità dei singoli giornali. Nessuna decisione sembra in realtà essere già stata neppure valutata.

La vera concentrazione su cui Antitrust e AgCom potrebbero – e dovrebbero – aprire gli occhi (e di cui ha scritto Vincenzo Vita il 5 marzo sul Manifesto qui e l’8 marzo Michele Polo su lavoce.info) non è in ogni caso a Nord-Est, dove esiste comunque una concorrenza, se non altro rappresentata dal Gazzettino di Francesco Gaetano Caltagirone, ma dal lato opposto dell’Italia. Anche perché la legge 416, per garantire il pluralismo e impedire le concentrazioni editoriali, non impone solo ai quotidiani di non superare il 20% delle diffusioni a livello nazionale, ma anche di non oltrepassare la soglia del 50% delle copie “nella medesima area interregionale“.

Tutti gli indizi portano verso Nord-Ovest. Quando il matrimonio dovesse consumarsi, in tre regioni, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, la nuova entità Espresso-Repubblica, con in pancia Stampa e Secolo XIX, sarebbe padrona assoluta. Con una forza da monopolista nella pubblicità di un’area già vasta. Non dimentichiamo che la nascita di ItEdi ha decretato di fatto a Genova la morte del Mercantile, mentre il Lavoro è diventato un inserto di Repubblica.

Difficile pensare di risolvere la situazione e replicare agli eventuali rilievi delle Autorità semplicemente chiudendo le redazioni locali di Repubblica e della Stampa. Oppure sacrificando la Sentinella del Canavese, trisettimanale considerato strategico ai tempi dell’Olivetti ma che si andrebbe a sommare alla sede di Ivrea della Stampa. Bisognerebbe probabilmente disfarsi di una testata per fare spazio a un altro editore, nel rispetto dei principi di concorrenza a livello interregionale.

Galline dalle uova d’oro
Ma anche questo potrebbe non bastare a scendere sotto la quota nazionale del 20%. E si potrebbe allora passare a prendere in considerazione la galassia Finegil. Che comprende un buon numero di quotidiani locali mai in perdita, con utili allettanti, che non hanno sofferto nessuno stato di crisi: galline dalle uova d’oro. Un’occasione ghiotta per qualsiasi pretendente all’acquisto, in primo luogo per il “liquidissimo” Caltagirone.

Ovunque in Italia si dovesse realizzare, l’eventuale operazione di cessione, stiamo parlando di un buon numero di giornalisti a rischio. Ecco perché il Sindacato dovrebbe studiare da subito, senza timori reverenziali o meno, una strategia precisa e determinata, che veda in campo pubblicamente e senza indugi Fnsi e Associazioni territoriali accanto a tutti i Cdr. Non semplicemente con comunicati di circostanza che, come è accaduto in altre recenti occasioni, non hanno prodotto alcun risultato concreto. E sicuramente senza lasciare indietro nessuno.

Rcs logoRcs Mediagroup “dimenticata” dal sindacato
L’altro tassello “dimenticato” dal sindacato è Rcs Mediagroup. Su cui si sono mossi con comunicati severi quanto preoccupati i Comitati di redazione, da quello del Corriere della Sera (leggi qui) a quelli della Gazzetta dello Sport (leggi qui) e dei Periodici (leggi qui). Ma su cui Fnsi e Lombarda non hanno (ancora?) trovato il tempo di dire una parola.

L’uscita di Fca, cioè della famiglia Agnelli oggi guidata da John Elkann, dal gruppo di via Rizzoli è stata annunciata in un comunicato parallelo (leggi qui) a quello sulle nozze con l’Espresso. L’abbandono del primo azionista porterà a una profonda rivoluzione nella compagine dei soci. Con esiti tutti da comprendere, in un’azienda gravata da debiti per 450 milioni di euro nonostante le vendite di pezzi eccellenti del patrimonio editoriale e non solo, alle prese con una ristrutturazione che investe ogni divisione e con i lavoratori chiamati da anni a sacrifici pesanti e interessata da revisioni della struttura organizzativa manageriale (l’ultima varata ieri, scarica qui).

Argomento da Giunta
Eppure, nella riunione di Giunta che si è tenuta a Roma mercoledì 2 marzo insieme con la Consulta delle Associazioni territoriali, quando lo scenario era già chiaro seppur non ancora ufficializzato, il segretario Raffaele Lorusso (giornalista di Repubblica a Bari) non ha voluto cogliere il mio invito a discutere e a pronunciarsi pubblicamente su questi temi. Solo il presidente Beppe Giulietti ha ammesso che si trattava di argomenti importanti, su cui confrontarsi.

Nel pomeriggio avanzato, di fronte al comunicato reso pubblico da Espresso e ItEdi a Borsa chiusa, la Fnsi ha rilasciato una dichiarazione. In cui testate locali Finegil e Rcs non hanno trovato incomprensibilmente spazio.

La prossima occasione in cui la Giunta potrà discutere dell’intera operazione “Stampubblica” e prendere una posizione unitaria forte è la riunione di domani mattina, 16 marzo, anche se in assenza delle Associazioni territoriali (purtroppo non convocate). Vi terrò informati.

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