Antonio Armano: votiamo in tanti online per l’Inpgi. O volete tenervi fino all’Expo di Dubai chi ha gestito l’Istituto così?

Antonio ARMANOdi Antonio Armano – freelance – candidato Sindaco Inpgi2 nella llista Inpgi-La Svolta

Sarebbe veramente tristissimo e sconfortante se i giornalisti non cogliessero la possibilità di mandare a casa i colleghi che hanno gestito l’Inpgi in questi anni, tra conti in rosso e processi, e si ripresentano alle elezioni come se niente fosse. I colleghi che si vantano di una riforma tardiva e insufficiente, in gran parte bocciata dai ministeri, per raddrizzare i conti e non dicono una parola sull’imminente processo per corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto che pende sul presidente.

Se nonostante tutto questo verranno rieletti, grazie all’astensionismo, cioè all’indifferenza della nostra categoria per i problemi che la riguardano, dovremo tenerceli fino al 2020…

È dunque troppo sperare che qualcuno si svegli? Che si trovi almeno qualche minuto tra lunedì e mercoledì per votare al computer?

Lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 febbraio si vota per via telematica: basta collegarsi al sito dell’Inpgi (qui). Si possono anche recuperare le credenziali, compresa la password, se scaduta o persa. Non è quindi necessario andare al seggio, ma chi vuole andarci lo potrà fare sabato 27 e domenica 28 febbraio.

Se si perderà questa occasione, ci terremo le stesse persone fino al 2020, l’anno dell’Expo a Dubai. Una sconfitta per tutti, non solo materiale ma anche morale. Vorrebbe dire che i giornalisti si disinteressano totalmente del loro futuro, del loro presente e del passato più recente. Per esempio dei 7,6 milioni di euro che, secondo l’accusa, l’Inpgi2, la gestione separata, quella dei freelance, ha pagato in più per investire in quote del fondo immobiliare Fip, e che sono ormai materia processuale.

Basterebbe una buona partecipazione online, invece della solita marcia delle truppe cammellate, per impedire questo mancato rinnovamento, questa prospettiva di conservazione. I giornali hanno parlato poco o niente dei guai dell’Inpgi e del suo presidente, a parte alcune lodevoli eccezioni come Il Fatto Quotidiano e Il Sole 24 Ore. Almeno finché le cose non sono degenerate fino al prevedibile rinvio a giudizio.

Ora però i colleghi hanno tutti gli elementi per valutare. Che cosa dovrebbe fare la gestione di una cassa previdenziale per essere mandata a casa oltre ad avere una gravissima crisi di liquidità e la guardia di finanza alle porte? Che cosa mai può scuotere, può motivare gli elettori?

Certo, il diluvio di email e di sigle non ha aiutato a decidersi, a farsi un’idea della situazione. Invito i giornalisti a dare un’occhiata in rete, agli articoli di Nicola Borzi, Daniela Stigliano, Franco Abruzzo, ai pezzi usciti sul Fatto Quotidiano e sul Sole, per capire chi ha avuto il coraggio di parlare chiaro fin da subito.

Non si tratta di demonizzare l’avversario. Io stesso ho fatto parte della gestione uscente come membro del comitato amministratore dell’Inpgi2 (anche se non di quella precedente, che ha detto sì al Fip). Non ho però fatto parte del Cda e nemmeno del Consiglio generale. Mi candido ora come sindaco, cioè con un ruolo di controllo, in contrapposizione a chi ha governato l’Inpgi negli ultimi anni (e vorrebbe continuare a farlo) non per partito preso ma perché le cose che sono emerse nella fase finale della gestione non consentono in coscienza altre scelte.

I freelance, partite Iva o cococò che siano, hanno di fronte un futuro di pensioni da fame. Si parla di un migliaio di euro scarsi. All’anno però, non al mese. Bisogna far sì che ottengano tutele di cui possano godere fin da subito: si devono allargare cioè le prestazioni, dalla sanità alla disoccupazione. Bisogna aiutarli a fare società con altri colleghi, creare start-up editoriali soprattutto in campo digitale, seguirli nell’accesso ai fondi europei che sono complicatissimi da ottenere per via diretta.

Bisogna soprattutto far sì che i loro contributi rendano di più del misero interesse previsto dalla legge per rendere meno misera la pensione. Si deve dare ai freelance un rappresentante previdenziale in tutte le regioni mentre oggi chi segue i freelance fa un altro mestiere.

Ma tutto questo potrà avvenire solo in un quadro di rinnovamento generale. Tutto questo e anche altro. Come la eliminazione o diminuzione dei compensi, a partire da quello del presidente che costa all’Inpgi la somma dello stipendio del Capo di Stato e di quello del presidente dell’Inps. Vale a dire oltre 350 mila euro l’anno. La riduzione dei costi di struttura con una spending review seria.

Occorre quindi votare in blocco tutta la lista Inpgi-La Svolta, non dare la preferenza solo a singoli  candidati. Occorre prima di tutto e soprattutto votare. L’indifferenza di fronte a una situazione diventata tanto grave sarebbe un segnale molto negativo sullo stato di salute della categoria.

I freelance, in particolare, che sono tantissimi, possono riprendere facilmente in mano il proprio destino oppure rinunciare a esercitare un diritto.

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