Franco Siddi e la tassa sugli spot tv a favore dei giornalisti. Ovvero, come si cambia per non morire…

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Franco Siddi

La notizia di agenzia è chiara. “È incomprensibile e non condivisibile il contributo di solidarietà nel settore dell’informazione, pari allo 0,1% del reddito complessivo delle concessionarie pubblicitarie sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi”. Questo il giudizio severo e tranciante espresso il 16 febbraio in una nota ufficiale da Crtv (Confindustria radio televisioni), di cui è presidente il sardo Franco Siddi, sul provvedimento approvato lunedì in Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Che siano gli editori a giudicare “iniquo” questo che viene definito un “prelievo forzoso” appare fin troppo scontato. Peraltro una delegazione degli industriali, la cui guida è affidata a Siddi che siede anche nel Cda della Rai (ed è lecito che lo faccia in rappresentanza delle forze industriali del Paese), aveva espresso questi stessi concetti durante una audizione informale della commissione Cultura della Camera il 14 gennaio scorso.

Insomma, gli industriali delle radiotelevisioni e il loro presidente Siddi, si oppongono a muso duro all’iniziativa legislativa che dovrebbe portare nuove disponibilità finanziarie per “l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria”.

Tuttavia, sebbene di questa ipotesi si stia parlando solo in questi mesi, la tesi di un possibile prelievo dai ricavi pubblicitari delle radio e delle tv da destinare all’editoria è vecchia di almeno cinque anni. Cinque anni durante i quali la Federazione nazionale della stampa dell’ipotesi di prelievo dai ricavi pubblicitari televisivi ha fatto un vero e proprio cavallo di battaglia.

L’idea venne lanciata per la prima volta il 14 novembre del 2011 durante un convegno sul giornalismo sportivo svoltosi a Coverciano. Il titolo della notizia rilanciata dall’Ansa (ancora rintracciabile sul sito dell’Associazione stampa toscana qui) era: “Per l’editoria soldi da spot tv”. Fu in quella occasione che l’allora segretario generale della Federazione nazionale della Stampa, il sindacato unitario dei giornalisti, storicamente controparte degli editori, “suggerì” al presidente del Consiglio Mario Monti l’ipotesi di “un prelievo dell’1-2% sugli utili pubblicitari televisivi” che, in quella circostanza, venne definito però “un contributo“.

La proposta venne poi ripresa dallo stesso segretario generale della Fnsi il 27 ottobre, come pubblicò Avvenire il giorno successivo, durante una conferenza stampa convocata al Senato dal Comitato per la libertà e per il diritto all’informazione: “Abbiamo già proposto un prelievo sui ricavi pubblicitari delle tv”.

Il 30 dicembre dello stesso anno sul finanziamento del Fondo per l’editoria tornò il Manifesto riportando ancora una volta la proposta avanzata dal segretario generale della Fnsi.

Dal 2011 al 2014 l’ipotesi della Fnsi del prelievo dai ricavi pubblicitari delle tv venne illustratata e proposta nelle sedi più diverse. Ancora il 24 settembre del 2014 durante la conferenza stampa “Garantire pluralismo e informazione“, organizzata alla Camera (la notizia apparve sul sito del sindacato federale qui e fu poi ripresa anche da Primaonline qui), la Fnsi lanciò una serie di proposte per rimpinguare il Fondo per l’editoria. “Perché – chiese l’allora segretario generale del sindacato – non si inserisce una tassa minima sulla pubblicità delle emittenti televisive nazionali per la costituzione di un fondo per il pluralismo?”. Domanda corretta e pertinente avanzata da chi, allora, puntava a difendere gli interessi dei giornalisti chiedendo che fossero anche gli editori a sostenere dei sacrifici per fare fronte alla terribile crisi del settore.

Dopo tante ovvietà vale forse la pena dire chi era durante quegli anni il segretario generale del sindacato dei giornalisti che si opponeva agli editori: il sardo Franco Siddi. Possibile mai? Possibile sì!

Lo stesso Franco Siddi che l’8 ottobre del 2014, ovvero pochi mesi prima della conclusione del suo secondo mandato da segretario generale della Fnsi, depositò alla Commissione Cultura della Camera (alla cui audizione era accompagnato dal presidente della Fnsi, Giovanni Rossi, e dal direttore generale, Giancarlo Tartaglia) un lungo e articolato documento in cui si sosteneva tra l’altro: “Questa federazione propone che le risorse già destinate al fondo per l’editoria siano incrementate attraverso un prelievo, in minima percentuale, su: a) la pubblicità radiotelevisiva pubblica e privata…” (testo integrale del documento sul sito di Articolo21 qui).

Sono però bastati pochi mesi per cancellare un progetto e un’idea politica portati avanti per cinque anni e saltare da una sponda all’altra con repentino e radicale cambio di casacca e, ovviamente, di idee e progetti politici. “Togliamo i soldi agli editori tv” nel 2011201220132014 (Siddi), “non togliete i soldi agli editori tv” nel 2016 (Siddi).

Ma l’avvicinamento alla sponda opposta e contrapposta non è stato improvviso e repentino: è stato invece evidentemente graduale e costruito, pensato e gestito.

Il Siddi-pensiero, allora segretario generale Fnsi uscente, venne ribadito al Congresso di Chianciano. Era il gennaio 2015 e su questo punto si espresse anche la Giunta esecutiva che Siddi guidava. Nella relazione presentata ai congressisti, quale resoconto dell’attività svolta tra il 2011 e il 2014, alla possibilità di un “prelievo” per l’editoria venne dedicato un parte corposa del terzo capitolo: “Garantire sostegno pubblico all’editoria“.

“Abbiano proposto ai precedenti governi e al precedente Parlamento – è scritto nella relazione – che, ferme restando le risorse già destinate all’editoria, siano incrementate attraverso un prelievo, in minima percentuale, su: a) la pubblicità radiotelevisiva pubblica e privata…”.

Dopo due mandati da presidente e due da segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ormai sulla soglia della pensione professionale e sindacale, nel gennaio del 2015 ha lasciato il sindacato (a parte il posto nel board della Federazione internazionale, Ifj, che stranamente nessuno gli ha chiesto di abbandonare, ma che comunque scadrà fra qualche mese). La sua avventura, alla quale aveva dedicato quasi tutta la carriera giornalistica, si era ormai fisiologicamente e inevitabilmente conclusa. Non restava che tornare a lavorare almeno un po’.

Ma le vie evangeliche del Signore e dei Signori sono biblicamente infinite. E se la strada del sindacato si esaurisce nessuno vieta che qualcuno decida di aprirne una nuova. Per la verità un’autostrada più che una strada: il Cda della Rai (4 agosto 2015) prima, e la presidenza della Crtv (17 dicembre) subito dopo.

Dalla guida dei giornalisti a quella degli editori in poco più di sei mesi: ovvero come si cambia per non morire…

 

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