Marco lo Conte: mi candido all’Inpgi, non ci sono soluzioni semplici ma non si può sempre stare a guardare. Ecco perché #contosudite


imagedi Marco lo Conte
candidato Inpgi-La Svolta

Perché mi sono candidato

Ho accettato di mettermi in gioco candidandomi alle elezioni per il Consiglio generale dell’Inpgi con Inpgi-La Svolta perché non si può stare sempre a guardare: ci sono circostanze di fronte alle quali non si può rimanere in disparte, guardare e criticare soltanto. Le circostanze che ci chiamano in gioco, in genere sono quelle meno piacevoli. Ma tant’è.

Sono stato 15 anni lontano dalle vicende sindacali e mi sono accorto di recente che anche nella mia comunità di professionisti e amici hanno attecchito una serie di malaffari di cui avevo scritto altrove: ipotesi di corruzione, remunerazioni spropositate, spese ingiustificabili. Non ci sono soluzioni semplici per salvare le nostre pensioni e i rimedi saranno necessariamente duri, visto che da ormai anni le uscite pensionistiche sono superiori ai contributi incassati dall’Inpgi, la crisi dell’editoria toglie speranze di un recupero dell’equilibrio e una serie di nodi presto o tardi verranno al pettine, a partire dai rendimenti del fondo immobiliare (oggetto di indagine di due autorità di vigilanza).

Vediamo cosa occorre fare.

Trasparenza, innanzitutto

La magistratura indaga da tempo sul presidente dell’Inpgi per reati odiosi: i reati contemplati nel fascicolo sono associazione per delinquere, bancarotta, corruzione, truffa, appropriazione indebita, frode fiscale e trasferimento fraudolento di valori finalizzato ad agevolarne il riciclaggio. E’ un dato di fatto che la difesa del presidente faccia di tutto per allungare i tempi procedurali ed evitare un rinvio a giudizio a ridosso delle elezioni.

L’ente previdenziale di chi dovrebbe essere il “cane da guardia del potere” non può permettersi tutto ciò. Serve un salto di paradigma. Partendo dalla remunerazione degli organi di rappresentanza: il presidente dell’Inpgi non può guadagnare una volta e mezzo lo stipendio del capo dello Stato, tre volte quello dell’Inps, tanto più in questa congiuntura economica. Inoltre occorre cambiare le scelte operative della gestione degli attivi.

 Banca depositaria

La trasparenza delle attività di un ente previdenziale come l’Inpgi deve essere un tabù. Purtroppo sappiamo che non è stato così così. E’ tuttavia fondamentale garantire ai nostri iscritti e a tutto il contesto economico che l’attività dell’ente presenta gli anticorpi per evitare comportamenti patologici sotto varia natura. Non possiamo vedere ancora in futuro l’Inpgi coinvolta in una vicenda di truffa o corruzione.

Pertanto è indispensabile introdurre anche nel nostro ente 1) l’assegnazione di mandati finanziari al termine di bandi pubblici e trasparenti, studiati sulla base delle esigenze dell’ente e non di chi riceve i mandati 2) introduzione dell’operatività di una banca depositaria, che custodisce gli attivi e li movimenta (in caso) sui mercati sulla base di regole e condizioni definite dall’ente stesso (per saperne di più: http://www.consob.it/main/trasversale/risparmiatori/investor/popup/popup_banca.html?popup=1). Ricordo che in molti paesi e per i fondi pensione complementari, banche depositarie e bandi pubblici sono OBBLIGATORI PER LEGGE.

Fondo dei fondi

Inpgi non può pensare di fare tutto da sola, soprattutto quando si tratta di realizzare obiettivi che necessitano di una massa critica e di una condivisione degli obiettivi. Nell’ultimo anno e mezzo un’ipotesi è diventata progetto: quello di destinare una percentuale degli investimenti degli strumenti previdenziali (primo e  secondo pilastro privati) a investimenti nella cosiddetta “economia reale”. Attualmente è in funzione un meccanismo di credito di imposta per i fondi pensione per l’equivalente di soltanto 80 milioni di euro l’anno.

Il progetto più ampio punta a destinare una cifra che il Sole 24 Ore tempo fa ha quantificato in un flusso annuo di circa 3 miliardi di euro. Gli obiettivi sono da definire: è importante identificare i target per evitare che chi governa questo fondo dei fondi attui strategie non previdenziali ma clientelari. Il dibattitto è tuttavia aperto e tra gli obiettivi identificati ci sono alcuni settori “coerenti” con gli obiettivi previdenziali di lungo termine: infrastrutture come la banda larga, ricerca e sviluppo in settori come il biomedicale ecc. Il termine fondo dei fondi è indicativo di uno strumento che raccoglie le disponibilità che i diversi fondi previdenziali (di primo e secondo pilastro) destinato a questo scopo, dirottandoli in particolare dai titoli di Stato europei, che si punta ora a  dismettere.

È un’operazione di sistema, che è possibile realizzare in collaborazione e coordinamento con il Ministero dell’Economia, senza subirne i diktat ma interloquendo con esso in modo collaterale, anche per scongiurare episodi come il recente innalzamento delle aliquote fiscali, su cui il presidente uscente non ha avuto una interlocuzione credibile con la controparte. Della materia ho dibattuto più volte con esponenti del Mef, esperti del settore e i vertici delle altre casse.

La riforma dell’Inpgi

In occasione della sua presentazione, ho definito la riforma dell’Inpgi timida e tardiva: era cioè necessario avere più coraggio in passato, domani potrebbe essere molto tardi. Abbiamo un piccolo margine per intervenire con una serie di interventi. Quali?

  • Chiariamo subito un punto controverso: il prelievo sulle pensioni non può che essere temporaneo: non è né eticamente né giuridicamente ammissibile il contrario. Ma che vada fatto, almeno per le rendite oltre una certa soglia, è fuori discussione. Deve essere proporzionale al reddito: ossia è da prevedere un prelievo percentuale maggiore sulle pensioni più alte e allo stesso tempo è da prevedere un prelievo percentuale maggiore anche sui redditi più alti degli attivi.
  • Altrettanto fuori discussione dover migliorare la qualità della gestione (vedi sopra) anche e soprattutto per ottenere rendimenti più alti, in particolare dal patrimonio mobiliare. Quello immobiliare è un nodo troppo stretto, che rischia di non poter essere più districato.
  • Il Ministero del Lavoro invita a metter da parte il sistema retributivo per abbracciare il contributivo pro rata: è un errore e glielo si può spiegare numeri alla mano. Il retributivo Inpgi si calcola su tutta la carriera lavorativa e in proporzione su tutto il reddito, il che fa sostanzialmente coincidere i risultato di calcolo di sistema contributivo e retributivo. Quindi il suggerimento del Ministero è un po’ manicheo. Inoltre: il sistema contributivo penalizza i redditi lavorativi bassi: una riforma in questo senso farebbe pagare il prezzo del risanamento ai più deboli, salvando l’acquisizione dei diritti delle posizioni apicali dei giornali. E’ quello che vogliamo? Direi proprio di no.
  • Il Ministero del Lavoro ha dato un parere complessivamente negativo sulla riforma messa a punto dal Cda uscente, parere comunicato allo stesso Cda prima di Natale. Non si capisce perché quindi quando la notizia è stata pubblicata sul Sole 24 Ore abbiamo gridato alla fuga di notizie. Ah no, scusate: si capisce benissimo…..

Questa vuole essere una base di discussione con i colleghi. Abbiamo un mese prima del voto: spendiamolo bene. Per questo #contosudite

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